sabato 24 ottobre 2009

20 - storia di un uomo che

Storia di un uomo che ogni giorno si sveglia in una vita diversa. Non si sa perché. Lui non lo sa. Ma sa che non è normale. Lui è sempre lo stesso, ogni giorno che passa ha un giorno di più; con gli anni lui cresce. Ma ogni mattina si sveglia in un letto diverso, con una donna diversa accanto, a volte si sveglia in una casa dove vive da solo. E fa un lavoro diverso, frequenta persone diverse, ha un passato e un futuro diversi. Ad ogni risveglio si sente ancora dentro la sua vita del giorno prima; poi nell’arco della giornata c’è il lento fluire di una trasparenza, in cui più dimensioni si sovrappongono e si danno il cambio: la familiarità con la vita del giorno presente dopo un po’ prende il sopravvento; come per l’attivarsi di continui istinti innati lui riconosce tutte le cose intorno a sé, la moglie, la fidanzata, i figli, i colleghi, la casa, gli impegni; e parallelamente i ricordi del giorno precedente - tutta una vita - si fanno più lontani e sfumati; in più, il ricordo di tutte le vite precedenti, di tutti i passati giorni della sua vita, stanno sullo sfondo, come un mosaico evanescente e traslucido, un’intera folla di figure, personaggi, possibilità. Lui ha una continua consapevolezza del proprio strano destino, ma durante la giornata attraversa momenti in coi si immedesima totalmente nella circostanza presente, arrivando quasi a dimenticare che entro poche ore tutto questo non esisterà più, lasciando il posto a una nuova realtà. Lui, in certi casi, certe giornate in cui scopre di avere tempo a disposizione per riflettere, ceca di ripensare al suo passato, alla sua infanzia, a tutte le sue vite; si chiede se è sempre stato così, o se può risalire a qualche ricordo di infanzia fissato, non soggetto alla quotidiana variazione casuale; c’è mai stato un tempo in cui le cose restavano le stesse, almeno per più di un giorno? E’ mai esistita la certezza che le cose sarebbero rimaste le stesse per sempre? A volte gli sembra di giungere ad agganciare qualcosa, afferrare un ricordo; in genere l’oscillazione tra la trasparenza e l’opacità delle sue realtà che si susseguono gli impedisce di ancorarsi ad alcunché di solido.

Finisce che un giorno lui si sveglia nella stessa vita che stava conducendo il giorno prima. E il giorno dopo, ancora; e poi ancora; e ancora. Allora lui...
Finisce che un giorno lui si sveglia e si accorge di essere tornato a vivere la vita di tanti, tanti anni prima: la sua vita originaria, quella in cui è nato, con la stessa madre che l’ha messo al mondo. Allora lui...
Finisce che un giorno lui si sveglia e si accorge che non è mai saltato da una vita all’altra: la sua vita finora si è svolta normalmente tra cose che continuano e cose che cambiano. Ma la sua mente è piena di ricordi non suoi; uno per ogni giorno della sua esistenza passata. E domani cosa accadrà? Allora lui...

Vivere solo di inizi. O di fini. La storia parla anche del mondo presente, di ciò che ci circonda, ci coinvolge, ci influenza. Parla dei destini degli umani oggi; dei nostri destini e di dove possiamo andare a destinarci. Del dolore dello stare al mondo, dello sforzo necessario, della necessaria utopia di vedere attraverso il buio. Il bisogno di comprendere e neutralizzare la spinta che ci porta sempre altrove, a beneficio di chi può pilotare le nostre esistenze, manovrando forze oscure più grandi di noi. Forse è una metafora del consumismo del cuore, del consumismo dell’esperienza, del supermercato dell’alternativa a cui siamo continuamente invitati, che mina la tenuta e la forza solare dell’identità. L’eccesso di informazioni, la patologia del turismo divenuta modalità quotidiana attraverso l’intrattenimento e l’evasione. L’essere a vuoto, senza aggancio, senza ancoraggio.

La tentazione della reversibilità e il suo risultato: l’inesistenza. Ogni azione che prevede un possibile tornare indietro, è un passo verso la dis-incarnazione del nostro essere e del nostro destino.

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