mercoledì 9 dicembre 2009

66 - tre passi nel delirio: uno

Credendo che l'omino rosso girato a testa in giù nel bollo luminoso del semaforo pedonale sia solo un errore una rotazione accidentale o uno scherzo lui non coglie nel fatto alcun segno di presagio trovandosi positivisticamente radicato nel secolare buonsenso del lume-lampione [lumen deprivato di numen].
Lui che pure le correnti nere della psiche espansa della città lo attraversano in più punti del corpo e della mente [una descrizione accurata della sua morfologia lo dimostrerebbe] [per non dire di quell’organo che è il destino individuale] intersecandosi nella sua persona creando crocevia e flussi direzionali rendendolo parte di un processo osmotico unitario e olistico [in un ottica evidentemente post ecologia e post teologica] tra resistenza e abbandono drenaggio e assorbimento in modo che tutto ciò va a determinare un contesto dal quale deriva
il mio alzarmi dalla sedia uscire di casa non riconoscermi nello specchio dell'ascensore [che sta scendendo] mentre sento chiaramente l'altro io senza più carne né occhi [io carnevalato [levatam carnem] scavato al contrario da dentro] che da sotto pesta i piedi nella mia ombra [che proietto io da sopra sulla superficie superiore].
Che con somma illusione concepimmo l'asfalto come separazione finale dal caos nero di humus a favore dell'uomo vittorioso che in definitiva superato il semaforo con l'omino rosso capovolto cade nel tombino scoperchiato arrecando grave danno alla sua persona.

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