giovedì 10 dicembre 2009

67 - tre passi nel delirio: due

L'innovativo e pregiato prosciutto di cuore di manzo [ma non fu poi dichiarato essere di cavallo? addirittura qualcuno ricorderà le parole “di uomo”...] mostrato e offerto in esclusiva degustazione [non senza una dose di comprensibile autocompiacimento] dal macellaio [artefice di tale violaceo prodotto gastronomico] a una ristretta cerchia di astanti radunati per l’occasione [in modo misteriosamente casuale e inconsapevole] in una stanza [bianca e quadrata al punto da causare amnesia collettiva e cancellazione dei ricordi in tutti riguardo al quando e al come si sia giunti fin qui], suscita una [forse] imprevista freddezza generale frammista a contenute manifestazioni di sdegno e disgusto morale.

Osservando in me stesso l'identica reazione viscerale comincio a chiedermi l'origine e la ragione di tali sentimenti irrazionali [che paiono generalizzati e quindi amplificati all’ennesima potenza per una sorta di sindrome della condivisione] interrogandomi soprattutto sulla loro [eventuale e non scontata] fondatezza e giustificazione.

Domanda che subito viene spostata a monte della questione verso il senso del nostro essere partecipanti a una presentazione di tal genere e risalendo infine ancora più in su fino alla natura stessa incerta ed enigmatica e in definitiva paradossale dell'oggetto [che è comunque centro e causa della nostra aggregazione e ragion d'essere fondante dell'intera situazione].

Quando la domanda sta per insinuarsi intorno all'oscura incertezza dell'identità del macellaio [che ora appare con un bianco e candido camice da lavoro] [che ora sembra non avere mai aperto bocca come se tutte la cose che so e sappiamo e non sappiamo sul suddetto [ormai ossessivamente sovraesposto all'attenzione di tutti] "prosciutto di cuore" e la sua provenienza e appartenenza fossero nate contemporaneamente nella nostra testa e non da sue dichiarazioni] l'attività di risalita a salmone del pensiero interrogativo verso un'origine [tendenza innata per quanto probabilmente fallimentare a priori] viene sgonfiata e interrotta dalla subitanea constatazione che la ragazza vestita di rosso [fin ora passata [stranamente] inosservata e confusa nell’impersonalità collettiva e senza volti del gruppo] si sta scostando nettamente dal senso comune [con mossa imprevedibile e [fino a un istante fa] inconcepibile] e [addirittura!] con certa indifferente spavalderia si fa avanti [la qualità della sua determinazione gestuale è elemento finora non previsto né contemplato nelle regole del gioco collettivo della socialità [provocando un vero spostamento di senso e di orizzonte esperienziale ed immaginale con conseguenze al momento non determinabili] verso il "prosciutto di cuore" [con grande ed evidente godimento del macellaio ed anche finalmente sollievo e soddisfazione attesa fin dal primo istante come è chiaro] e [la ragazza sempre lei che fin dal suo primo emergere differenziandosi dall'indistinzione della piccola massa è portatrice di inquietudine ed energia scoordinante e disgregante] ne afferra un boccone tra le dita e se lo infila tra le labbra per poi senza indugi masticarlo [dando a intendere di non preoccuparsi minimamente della radicale diversità che la disomologa dalla compattezza della collettività facendone per questa ragione un essere di altra specie [con tutto il portato di energia e violenza che questo posizionamento comunque implica].

Eppure il suo gesto [con tutta l’orchestra dei suddetti connotati che tenderebbero a riverberarsi in riflessioni e considerazioni riflesse all’infinito e ad libitum] suscita in me sorta di travaso e un travalicare di emozione [travaso e afflusso di sangue in vaso nei vasi sanguigni nei pressi del ventre come risulta dal calore e presa violenta di intensità della rappresentazione propriocettiva che ho di me [ma sia chiaro in un unico immemore istante di sapienza istintuale]] come un rigurgito da zone infere [situate lontano dentro o sotto di me [qualunque cosa possa voler dire me]] e disaddomesticate [normalmente imbavagliate e depotenziate] operando nel mio essere un drastico slittamento di prospettiva fino a concepire una mia possibile lontana parentela genetica con la creatura femminile ormai al centro sul focus [diversa da tutti per il fatto che non si indigna e assaggia con palese soddisfazione] ben sapendo io che si tratta di un’aliena o di una visione infera o della Madonna.

Tale è l’effetto [se le due cose possono essere in qualche modo in relazione [ma è ovvio e indiscutibile che sia così nella logica stringente della compresenza dei fatti]] che ricevo in dono [o provvisoriamente in dotazione] lo spalancarsi di un canale percettivo del tutto nuovo e strabiliante [riferendomi con ciò nello specifico a una vista perforante e attraversante] che mi consente [o mi costringe [possedendo e dirigendo la mia concentrazione e la mia intenzionalità e la mia attività desiderante] a penetrare sotto il vestito [ora evidentemente [e luminosamente] bianco] della ragazza rilevando il rosso [dilagante [almeno come percezione [è il colore che sta dilagando o sono io a liquefarmi nei miei confini [comunque fittizi]?]] delle sue mutande che fasciano pube e sedere [al di sotto del bianco] [al di là della situazione e del suo attuale [possibile] significato [sognificato]].

Contemporaneamente al suo manifestarsi il canale sensoriale si rivela [mentre abbandono per sempre la località dove si svolge l'incontro e l'evento] un imbuto collegante e confluente in una dimensione altra [sotto sopra di qua di là dietro in fondo altrove rave grove ruma prume] ad alto potenziale gravitazionale [tanto da risucchiarmi all'interno dello stesso canale conico della mia visione] e mi piomba in una precipitazione verso strati diversificati di acqua [strati sensazione modulati tra il rosa carne e il bianco assenza di carne [bianco vestito [bianco camice [bianco non ci sono]]] [dove tutto ciò [infine] [prima di risolversi in uno sconfinamento nella dimensione dell’impossibilità del linguaggio]...]...]

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