venerdì 8 febbraio 2013

Camicia bianca

Uscito dal mare impetuoso, grondante e realizzato, capisco che i due sbruffoncelli con la camicia bianca e le maniche arrotolate si meritano senz'altro una bella lezione. Mi faccio avanti spavaldo verso di loro, che restano stupiti e impreparati davanti alla mia baldanza. Mi toglierò diversi sassolini dalla scarpa, picchiando a dovere questi giovanotti muscolosi, coi loro ciuffi biondi troppo ondulati per essere innocenti. Hanno certamente umiliato la mia famiglia, la mia compagna, i miei amici e me stesso, con qualche mezza parola o anche solo con odiosi pensieri, questi due poco di buono rileccati. Conto di colpirli prima che si scuotano dalla sorpresa; faccio per tirarmi su le maniche, premessa indispensabile alla colluttazione che prevedo breve e indolore; ma i bottoni dei polsini sono inaspettatamente ben allacciati e le maniche non ne vogliono sapere di salire. Mi stringono i polsi, questi polsini, mi paralizzano le mani, le tengono ben ferme al loro posto e io ho già perso l'istante perfetto per l'assalto; camuffo il disappunto, prendo tempo con appositi sguardi minatori, cerco di spacciare la mia titubanza per volontaria procrastinazione dell'azione: invano. Sento che il tempo mi rema contro, intacca la strategia e vanifica ogni possibilità di successo. Ogni istante che passa mi spinge più in là nel ruolo della vittima. Già i due energumeni si lanciano occhiate ghignanti; io sempre alle prese coi bottoni dei polsini di questa maledetta camicia bianca, che non si vogliono proprio slacciare. Accidenti al vestito buono, al pulito fatale dalle buone maniere; stavolta mi toccherà beccarle, e non posso scappare.

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