mercoledì 1 maggio 2013

I nuovi venuti

Avevano installato missili in mezzo alla piazza cittadina per respingerli. Ma il loro arrivo fu talmente fulmineo che nessuno fece in tempo a sparare. Mostrandosi essi non ostili ed essendo certamente potenti, poiché non avevano potuto distruggerli presero a venerarli senza indugio. Va detto che essi si comportarono con saggezza e discrezione: non rimossero i governanti in carica, ma li affiancarono silenziosamente; non misero al bando le vecchie credenze, ma lasciarono che il nuovo culto si affermasse spontaneamente; non vessarono il popolo con leggi inique, ma si distinsero per un radicale senso della sobrietà. Dal punto di vista amministrativo si limitarono a un unico provvedimento, che imponeva una tassa sulla stupidità. Così, in poco tempo, diventammo tutti poveri. Nacquero dei movimenti di protesta che reclamavano l'abolizione dell'imposta e alcuni perfino la cacciata dei nuovi venuti. Essi li tolleravano, quando avrebbero potuto disperderli in un istante. D'altra parte la maggioranza della popolazione aveva accettato di buon grado la tassazione, trovandola ragionevole e giusta – anche se quasi nessuno ammetteva volentieri di esserne direttamente interessato. Almeno finché essi non decisero di pubblicare i registri in una bacheca al centro della piazza, accanto ai missili (che stavano sempre lì, essendo stati spacciati, dopo il loro arrivo, per sculture ornamentali): non mancava un solo nome di quelli registrati all'anagrafe, anche se c'era chi pagava di più e chi meno. La tassa infatti era rigorosamente progressiva, nel rispetto della nostra Costituzione.
Un giorno essi inventarono un gioco. Non fu chiaro lo scopo, ma con ogni probabilità non si trattava d'altro che di un semplice divertissement. Forse le nostre vite li annoiavano e volevano crearsi una distrazione. Il gioco consisteva nel modificare il significato di alcune parole ogni domenica notte. Essi potevano farlo. Il lunedì mattina la gente si svegliava e diceva "cane" invece di "porta". Settimana dopo settimana cambiarono migliaia di parole. Dopo un mese poteva accadere che "porta" non si dicesse più "cane", ma "giovanotto".
Restarono per un anno. Poi, un giorno, se ne andarono così come erano venuti. Molti pensarono che fosse una sparizione momentanea; alcuni sperarono ardentemente che tornassero presto. Quando fu chiaro che non sarebbe accaduto, venne subito abolita la nuova tassa. Così, in poco tempo, tornammo tutti a essere molto ricchi. Poi, visto che i missili erano sempre lì, posizionati in mezzo alla piazza, li lanciammo contro una nazione lontana, per dare all'arsenale uno scopo e per conquistare risorse naturali. Nessuno però diede peso al fatto che i nostri discorsi non volevano dire più niente.