Carlo Cuppini

giovedì 24 febbraio 2011

Bavaglio

tolto il bavaglio
non c'è bocca
né faccia

senza trucco 
né inganno
ci tocca scoprire
che nessuno ci ha costretti 
a tacere
se non il tacere

martedì 22 febbraio 2011

Litania

lascio l'orma del sogno nel letto – scendo
mi stendo nella pozzanghera nel corridoio – vedo
scendere fiocchi di cemento armato – lievi
sul corpo si sciolgono in cenere – nera
cammino tra la città e il bordo – del mare
montagne di ali d'angeli ammucchiate – pattume
hanno detto: deportazione: partenza – domani
noi siamo in cammino da sempre già – deportati
tra le spiagge senza il mare le scarpe – spellate
ci ricordano piedi che non abbiamo – perduti
e vengono giù bombe come ingiunzioni – commerciali
tra i palazzi di gesso guardiamo il bambino – che muore – seduto – sul sole

sabato 12 febbraio 2011

Alle fiamme

qui non c'è attesa
di speranza
disperanza
dispera

qui c'è il Benzinaio
pronto a dare ragione
a chi volesse incendiarsi
di fronte all'oltraggio

il Maghreb in fiamme ha alzato il prezzo del barile
in Maghreb alle fiamme si è dato un ragazzo
ventisei anni laurea moglie figlie un'ultima
lettera alla madre scritta su facebook

a Roma carburante a un euro e mezzo al litro
e se volessi darti a fuoco per protesta
contro la svendita dello Stato al Proprietario
ci guadagna – oltre al Benzinaio – lo Stato

che lascia evadere le tasse ai vivi
ma batte cassa coi morti una lira e novanta
per la guerra d'Abissinia del trentacinque
quattordici lire per la crisi di Suez del cinquantasei

il Vajont del sessantatré la Firenze
del sessantasei il Belice del sessantotto il Friuli
del settantasei l'Irpinia dell'ottanta il Libano
dell'ottantatré la Bosnia del novantasei...

oggi anche il tavolo s'è incendiato
noi seduti intorno per pranzo
rimasti a guardare attoniti il pollo
le altre portate e la tovaglia avvampare

Luce

Scoppia la lampadina in mezzo al soffitto. Piovono vetri. Ci ho tirato contro una scarpa, nel dormiveglia. Vetri mi cadono in faccia. Un frammento ferisce la cornea. Dell'occhio sinistro. Gratto l'occhio sfregando la palpebra chiusa. L'irritazione si espande. A occhi chiusi, il rosso si espande. Da un punto centrale indistinto, dove è intenso, verso la periferia, dove sbiadisce. Dal portalampada senza più bulbo discende un fluido verdastro. Nevica sul pavimento in grandi fiocchi, lentamente. L'angelo appare seduto in alto, sullo spigolo di due pareti, con faccia di leone accecato. Come occhi due tondi neri. Guarda il flusso verdastro, mi guarda. Dice: è la luce che cade, che va all'estinzione. Gratto l'occhio attraverso la palpebra. Il rossore si espande. Apro quell'altro. Vedo nero.

giovedì 10 febbraio 2011

Tregua

Le tue labbra protese in attesa
lo spazio tra esse più grande
di una singola lettera e più stretto
di un'intera parola
descrive esattamente l'ampiezza
di una sillaba segreta
che non dici
mi guardi
attendi
che in quell'apertura minuscola entri
il mio fiato acuminato e
morbido e
pronto a tramutarsi in parola e
sciogliersi una volta raggiunto
l'alveo del tuo palato

martedì 8 febbraio 2011

Un poemetto su Nazione Indiana

Su Nazione Indiana il poemetto
Inno-qui, inno-qua, canticchiar, Afghanistàn!

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lunedì 7 febbraio 2011

Sott'acqua

Hanno aperto i rubinetti
l'acqua lentamente sta salendo.
S'è deciso risolutamente
per la strategia dell'inondazione
a tutela di ciò che resta
della dignità e del sapore
della vita vera in questo paese.
Troppo arduo conservare questi beni
in superficie esposti all'aria alla luce del sole
pare impossibile contrastare
l'erosione dei venti le intemperie i crolli accidentali
i saccheggi dei barbari italiani e soprattutto le bordate
del Proprietario.
Molto meglio sott'acqua in fondo al mare
dove tutto è più calmo e le cose
che hanno tenuta sufficiente a resistere all'acqua
possono essere custodite in buono stato più o meno
in eterno. La nostra dignità e il sapore
di una vita non svenduta al Proprietario
li ritroveranno gli archeologi marini del 3000
nuovi bronzi di riace altrettanto perduti
e splendenti. Ecco l'acqua è già arrivata ai capezzoli
do l'ultimo saluto alle colline
e al ricordo dei morti d'Italia 
invano
blup

sabato 5 febbraio 2011

Mistica del 41

Come mai questo accanimento di Berlusconi intorno al numero 41? Forse era l'autobus che prendeva da bambino per andare a scuola? (Avrà mai preso l'autobus, Berlusconi?)
Un collaboratore di giustizia ha rivelato recentemente che sarebbe stato Berlusconi in persona a ideare gli attentati mafiosi del 1993, in modo da avere, una volta divenuto capo del Governo, il pretesto per avviare trattative (segrete ma ufficiali) con la mafia, con lo scopo finale di cancellare il famoso articolo 41bis (Legge 354/1975) che istituisce il carcere duro per i reati di mafia. Questo era quanto i boss richiedevano a Berlusconi in cambio del 100% dei voti siciliani, e non solo, che infatti Berlusconi, regolarmente, intascò, pur essendo alleato con la LegaNord.
Ora, quasi vent'anni dopo l'attentato dei Georgofili a Firenze e gli altri dello stesso ciclo, uno dei principali obiettivi politici di Berlusconi, stando alle sue stesse dichiarazioni, sembra essere la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, che recita:
"L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."
Questo articolo esprime un principio di buonsenso talmente generico, ed è così poco vincolante e verificabile all'atto pratico, che non si capisce come lo si possa modificare se non negandolo e istituendo il principio esattamente contrario. 
Pertanto, presumibilmente, Berlusconi riscriverà l'articolo 41 della Costituzione nel seguente modo: 
"L'iniziativa economica privata è libera. PUO' svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge NON determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali." E' presto fatto: basta spostare un "non".
E d'altra parte bisogna riconoscere che ha tutte le ragioni per voler fare questa modifica: non sarebbe altro che la ratifica di quanto realmente accade in Italia, oggi e da tempo.
Ma allora, se non c'entra l'autobus che di certo non prendeva da bambino, qual è l'origine di questa ossessione cabbalistica? La cronologia storica potrebbe illuminarci: l'anno 41 d.C è ricordato principalmente per la fine del regno di Caligola, che coincise peraltro con il suo violento, liberatorio, assassinio. Forse Berlusconi, avendo qualche reminiscenza scolastica della vicenda di questo suo maestro e antesignano, intuisce inconsciamente quale sarà (o potrebbe ragionevolmente essere) la sua fine. E così, mescolando incontinenza psicologica privata a devastazione politica pubblica, se la prende con tutti i "41" che incontra, cercando di esorcizzare il nero destino che si è iniziato a costruire da solo, dal momento in cui ha deciso di mettere in ginocchio un intero Paese, i suoi cittadini e la loro dignità. (Oltre che un numero ancora imprecisato di minorenni, che ha messo in ginocchio davanti a sé, e anche in altre posizioni).

mercoledì 2 febbraio 2011

Lettera di un cittadino italiano al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Presidente Giorgio Napolitano,
come italiano, come cittadino di uno stato democratico, come trentenne che guarda al presente e al futuro per sé e per il proprio Paese, io mi rivolgo a Lei con la morte nel cuore.

Presidente, è noto a tutti che la democrazia non è un dogma, né un dono, né una verità. Non è neanche la raggiunta e insuperabile perfezione nella storia della convivenza umana. Non è neanche qualcosa su cui si sia tutti d'accordo: nelle "repubbliche popolari", democrazia significa eliminare le differenze di ogni genere tra la popolazione, affinché nessuno se la passi peggio degli altri. Noi invece crediamo che la democrazia significhi "un uomo un voto". E certo non siamo senza ragione.

"Un uomo un voto". 
Sì. Ma con quali regole?
Un voto per eleggere chi?
E un voto per assegnare quale tipo di potere, rispetto ai tre poteri fondamentali dello Stato?
E con quali possibilità di bilanciare, contrastare, influenzare gli altri poteri, non "dello Stato", che comunque condizionano la vita delle persone?
E attraverso quali meccanismi formali e sostanziali la fisionomia politica dello Stato viene modellata dal voto che ogni uomo è tenuto a esprimere?


Balena

Balena spiaggiata sulla sponda del sonno
al risveglio gridano tutti saltando a pie' pari il Tirreno
25 metri di bestia riversa imbottita di plastica
e noi andiamo nel fondale col tubo a cercare i relitti
dell'affondata Civiltà del Futuro per quanto
qua un tempo era tutto fondale finché
i sacchetti hanno alzato il livello del suolo e i rigagnoli
di monnezza non riciclata liquefatta dall'acido
delle piogge torrenziali esistenziali riportano
tutto al bacino del mare e la balena anche
si contorce si rotola col mal di pancia
alla luce delle cozze fosforescenti venute da Bari
a vegliare degnamente il cetaceo finite
poi accidentalmente sul piatto
del ristorante romantico del lido e al momento
di pagare il conto sono scoppiate
tutte le navi atomiche del Mediterraneo
e hanno fatto rivoltare l'Italia come una frittata
l'Appennino a raschiare il fondale come lo scafo
di una nave annacquata le radici
per aria