Carlo Cuppini

giovedì 31 dicembre 2009

88 - sei poesie per Gaza, 3

Questa donna buttata in terra
aggrappata al tronco di un ulivo secolare
mutilato in tutti i suoi rami
questa donna che ha finito di piangere
perché ha finito il fiato e le lacrime
potrebbe essere la madre di mia madre
che scongiura la sua infanzia rurale
con tutti i fantasmi assiepati nel pagliaio:
non tornare.

mercoledì 30 dicembre 2009

87 - sei poesie per Gaza, 2

Il cuore l’hanno preso a cannonate
la città dei nostri nervi è sotto assedio
bloccano i viveri i farmaci
attaccano dal cielo e dal mare
lanciano i missili da lontano
invadono i vicoli coi carri armati.
Poi se tre muri sono ancora in piedi
entrano in pista i buldozer
radono al suolo la polvere
i trecento bambini le sei madri
e i quattro combattenti quindicenni
che avevano nascosto là dietro
i propri occhi sgranati.
Spalmano i corpi su strada
e l’asfalto sui corpi a cancellare.
Soli a scamparla i neon pubblicitari
i cartelloni delle aziende occidentali
insegne e vessilli patinati
dei membri esclusivi del club
amici e soci della strage

martedì 29 dicembre 2009

86 bis - sei poesie per Gaza, 1

Adesso sì cantano le Sirene
e non c’è Ulisse legato stretto al palo
ma pezzi di corpi sparsi in strada
pezzi di gente esplosa con le bombe
donne e bambini al mercato
uomini e ragazzi nel cantiere
famiglie e vecchi in processione a un funerale.
Ora passati i boati aeronautici
gridano ambulanze e pompieri
vogliono spaccare il silenzio calato
su ossa e gengive scoperte e già seccate.
Non c’è più sangue per tutti
qualcuno morirà senza televisioni.
Perché anche qui oggi è scoppiata
la nuova guerra umanitaria
il mondo intero accanito
contro due ragazzini e sedici pastori

86 - sepolto nel cielo

Angelo d’Arrigo ha voluto essere angelo davvero, e per questo ha dovuto spingere il suo destino di umano tanto in là quanto il limite della specie gli permetteva.

lunedì 28 dicembre 2009

85 - filastrocca

Ho aperto questa pagina con l'intento di trascrivere una filastrocca che ho scritto ieri. Ma poi ho trovato una notizia che devo prima riportare. Gli attivisti di tutto il mondo della Gaza Freedom March, di cui ho parlato ieri, sono stati bloccati dalle autorità egiziane, alcuni fermati nei loro alberghi, altri si sono visti sequestrati i pulmini.

domenica 27 dicembre 2009

84 - 1400 goy

Due forze uguali e contrarie: quelle che mi attraggono e mi respingono dalle religioni. E intendo le tre religioni monoteistiche, quelle che hanno a che fare con me, con la mia cultura. Accanto alla nostra altra radice, estinta solo in superficie, del paganesimo antico, che meriterebbe un discorso a parte.
Voglio mettere in luce solo un aspetto, che potrebbe sembrare anche marginale: il proselitismo.

sabato 26 dicembre 2009

83 - irrevocabile

Un insolito portapenna. La base rettangolare, di corno scuro; sopra una piccola scultura di osso, chiaro come avorio, alta dieci centimetri.

venerdì 25 dicembre 2009

82 - islam samhan

E' da questa notte che tira un vento forte a cento all'ora, che non accenna a placarsi. Sembra voler sradicare le piante, divellere i coppi dai tetti, scardinare le persiane; e in parte ci riesce. Le nubi corrono all'impazzata; spariscono prima di essersi offerte alla contemplazione. Lo sguardo, come il vento, è costretto a spazzare rapido le valli e le colline che circondano, senza proteggerlo, il paese rialzato, esposto, percosso. Buon Natale.

Islam Samhan ha 28 anni.

giovedì 24 dicembre 2009

81 - pregare

Per radunare intorno a sé le forze che danno vita alla vita, e poterle celebrare, propagare.
Per nutrire la coscienza che siamo vulnerabili e comunque soggetti a sparizioni inattese.
Perché per essere in grado di offrire protezione, è necessario prima imparare a chiedere protezione. E non importa a chi o a cosa.

mercoledì 23 dicembre 2009

80 - grossa ombra nera

In strada in cima all'Appennino, diretto verso Est, nell'autoradio suona il CD con il terzo concerto per pianoforte di Beethoven. La strada, l'Appennino, l'inverno, l'ora serale e il buio, il periodo natalizio, la musica di Beethoven: tutto mi spinge verso uno stato meditativo con molte idee e fitte riflessioni su progetti e rinnovamenti prossimi.

martedì 22 dicembre 2009

79 - illeso

si avvicina natale
fa un freddo cane
col pelo dell'angelo
la gente
ha fatto pellicce e divani

ma l'angelo non si lascia conciare
e torna indietro a suo piacimento
e senza sforzo adesso
pellicce che divampano
divani che esplodono
con tutti i cuscini
e chi ci sta sopra
o dentro

lunedì 21 dicembre 2009

78 - donne

1
Cercando libri in preparazione di un prossimo viaggio a Istanbul, mi sono imbattuto nel racconto di viaggio di Ella Maillart, pubblicato da EDT con il titolo La via crudele. Nel 1939, mentre l'Europa prendeva la strada dell'autodistruzione, la fotografa svizzera, insieme a un'amica scrittrice, prendeva la strada per l'Oriente. Alla guida di una Ford.
Ella aveva circa 35 anni, e aveva già girato parecchio, tanto da poter dire: arrivate a Istanbul non ci interessava visitare la città, tanto la conoscevamo bene.

domenica 20 dicembre 2009

77- progetto per un film sui campi profughi

Il campo potrebbe essere Al Ain, margini della città di Nablus, territorio della Cisgiordania. O qualunque altro. In Palestina, o altrove.

prima sequenza
la telecamera avanza attraverso i vicoli e gli spazi del campo. a un metro dal suolo, punto di vista sbassato, ad altezza di bambino.
il movimento dello sguardo è lento e costante.
le vie larghe un metro o un metro e mezzo costringono a un'ossessiva prospettiva centrale, rinascimento deviato.

sabato 19 dicembre 2009

76 - Rischio

Scandaglia attentamente ogni
anfratto del corpo tra
ascelle e canini e
sotto le costole e la lingua
oltre le rughe tutto
intorno al femore le gengive
tra le dita dei piedi nel bianco
dell’occhio tu esplora
pertugi fessure dove l’angelo
madreperlaceo miniaturizzato
si potrebbe annidare.

E arrivato alla fine del braccio va’ a capo
perché è lì che comincia
l’assenza e il bordo del volto è
confine
col vuoto e in fondo allo
sguardo non s'apre che
l’eco.

Corpo smangiato dal bianco
eroso da ciò che lambisce
e corrode e scrosciando
sparisce.

E ora l’angelo avrà lampi d'aurora
nitore abbagliante in fondo agli occhi
suoi ciechi - non occhi ma vuoti
crateri cavità che ti accolgono
ti sono tana mentre tu
ti rivolti e ti frughi divorato
dal morbo di cercare - su te -
il segno di un volto che irradia
la cicatrice di luce la piccola
impronta di un’ala.

venerdì 18 dicembre 2009

75 - utimo diario

E' uscito l'ultimo numero di "Diario". Ultimo nel senso che dopo non ce ne saranno altri. Non ce l'hanno fatta a far quadrare le finanze. Ne danno notizia attraverso l'editoriale, come già era stato annunciato nel numero di novembre, con toni sobri e senza sentimentalismi.
Comprate l'ultimo "Diario". Chi ne è stato un lettore non ha bisogno di questo invito. A tutti gli altri voglio consigliare di non privarsi della possibilità di leggere e conservare almeno l'ultimo numero del mensile, la rivista di reportage più interessante, bella, seria ed appassionante nel panorama editoriale italiano.
Come per ogni atto di estinzione, auguriamoci che altro, dello stesso valore, per una sorta di compensazione cosmica, abbia origine.

giovedì 17 dicembre 2009

74- atti concreti di comprensione

Dunque, cos'è ora questa militanza del fiore.
Racconti, pensieri, deliri, lettere, invenzioni, report.
Forse questi materiali frammentari, sparsi, incoerenti, sono tutti report. Rapidi appunti stesi in tempo reale, resoconti da territori diversi. Dai territori occupati, i nostri territori occupati. Un primo sopralluogo dell'occupazione militare totale che ci riguarda, una mappatura istintiva e selvaggia.

mercoledì 16 dicembre 2009

73- carne di zanzara

Riempiendo ogni angolo di deodoranti e figurine, abbiamo finito per trascurare l'assenza. E ora le parole sono tutte appiccicate, e senza spazi, e il tordo non ha modo di volare, ché l'aria s'è fatta troppo densa, non c'è più rarefazione.
Per questo i morti ci hanno lasciati soli, svuotando di sé le urne, le foto, i nostri pensieri e ricordi, i nostri dialoghi invisibili ridotti a monologhi materiali, i tumuli, i loculi, le candele, le caldaie. Restando soltanto gente che è stata, e che è morta, e non è.

martedì 15 dicembre 2009

72- Galleria

Vede avvicinarsi un altro se stesso.

Lui è seduto su un divano accostato a una lunga parete, nell'ombra; l'altro si avvicina giungendo da destra; la sua sagoma si distingue appena nel buio della Galleria che li accoglie.
Il frastuono di un attimo prima è come congelato, ridotto a una vibrazione interna al silenzio che ora si espande.

lunedì 14 dicembre 2009

71 - nessun autoscatto

A Lione, camminando sul lungo Saona, sono entrato nella bottega di un antiquario attratto da un oggetto bizzarro esposto in vetrina, regalo ideale per una persona importante. Una volta dentro, il mio sguardo è caduto su un piccolo volume appoggiato a uno scaffale: un piccolo libro in formato album, rilegato con una copertina verde telata. Sapeva di vecchio e, all'apparenza, nacondeva un mistero.

lunedì 7 dicembre 2009

64 - ascolta

Un amico, incontrato su una lunga, polverosa e sacra via, e poi mai più visto né sentito, scrive alla militanza del fiore e io, senza commentare il suo pensiero e le sue parole ma con gioia, ascolto e accolgo.

[...]
Ascolta, ho del materiale personale che mi piacerebbe condividere con voi... spiegami meglio il meccanismo se non ti disturba troppo... nel frattempo ti mando la poesia...ok?
sono contento di poter notare sempre più che il pensiero spirituale collettivo è orientato alla fantasia, al coraggio, alla profondità, ai sentimenti...al cuore...
ecco la poesia...
Emiliano Grassi


Foto di famiglia (presepe moderno)

"Brrr che freddo stasera,ma che fine ha fatto il bue e il suo fetore?"
- chiese Gesù bambino
"Ma quale bue,vado ad alzare la temperatura del radiatore"
- disse s.Giuseppe,nonchè babbo del Divino
E Maria,sposa di Giuseppe e madre del pargoletto:
"Aspetta, del risparmio energetico non hai letto?"
"E dei rischi che il pianeta va correndo?" - continuò lei
"Maria,non credo sia il caso di fare la foto di famiglia con la felpa e il cappotto direi ..."
" Eppoi la tradizione,l'immagine,il significato,che idea si faranno di noi..." - rispose il santo con sgomento
"Forse hai ragione tu,Beppe,mi domando cosa ci resta ancora da escogitare per far ricordare questo evento"
"E l'asino che ragliava come un treno carico d'aglio??"- si intromise curioso il Re neonato
"Non ricordi più figliuolo ora ha la laurea e a far politica è portato"
precisò s.Giuseppe e continuò mentre si appoggiava al suo bastone
"Amministra,cassa,vara e ogni tanto lo si vede anche in televisione"
"E i pastorelli,gli angeli,dove sono andati tutti quanti?"
chiese Gesù coi guanti
"Si sono trasferiti in città ormai,dove qualcuno s'è fatto ragioniere,
qualcun altro è presentatore di quiz e un altro è banchiere"
"Ma aspetta,c'è anche chi è economista,stagista,chi è interinale e chi soldato"
concluse il falegname che in volto parea decisamente rattristato
"Di tutto or dunque s'è perso il senso,il senno,il significato grandioso" - pianse la bellissima Maria
"Speriamo caro Beppe che l'umanità tutta finalmente colga il suo valore smisurato"
"Indipendentemente dal materiale impiegato e dalla tecnologia"
"Il suo valore per noi resterà intatto nel cuore e in tutta la sua semplicità testimoniato"
e fu subito magia...

domenica 6 dicembre 2009

63 - eccola, la poesia di Giovanni

L'acrobata

Con maestosità entri in scena, e con maestria conquisti l'attenzione del pubblico.
Tutti sono fermi lì, con il fiato sospeso e il cuore che batte.
La tua bravura, la tua perfezione è meravigliosa, tutti si chiedono: come fa?
Senza rete ogni sera ti esibisci, senza paura ti scontri con la morte, e tutti si chiedono perché, cosa ti spinge a tanto?
Io lo so, e anche se non sono un'artista come te, comprendo la tua forza, perché è la mia vita che mi chiede di essere un'acrobata.
No, io non ho un pubblico, io no amico mio.
Il mio pubblico è la mia vita, unica ragione di mostrare che non mi arrenderò giammai, perché anche io ogni giorno mi esibisco senza rete, e fino a quando i miei muscoli, la mia volontà me lo permette io ti stupirò “vita amara” e tu mi dovrai dire: bravo come fai?
E' semplice, sono un'acrobata.

[Ciao Giovanni, se mai il caso fosse così strano e benevolo da portarti fino a questa militanza del fiore...]

venerdì 4 dicembre 2009

61 - che sia

angelo
potenza primordiale
venuto al nulla
prima
che ogni dio venisse a dio
prima che un mondo
venissemesso al mondo
e prima che noi
ti raggiungessimobagnati
dallo stesso umido nulla
o persi in mezzo a quel nulla
noi che non lasceremo traccia
come il tuo volo puro nel cielo
tu che sei giunto qui
prima che la prima
immagine sacra
scolpisse il primo
pensiero
grande pennuto
che se invocato
piombi addosso dall'alto
in un istante
con tonnellate di piume
e ali
a soffocare
e salvare
con affetto paleolitico
maternale e totale
di volatile preistorico
di mostro rettile corazzato
e nudo e
invulnerabile
indifferente ai cambi di stagione
ai passaggi di religione
al fluire di epoche e mode
e ideologie
civiltà
sordo al frastuono
della storia e delle
storie
tu sempre lì
impresso nel tuo cielo
vuoto o di pietra
che sia
impresso o scolpito o
sparito
tu assenza con un grido
assenza con le ali
assenza con figura
assenza che porti coraggio
e salvezza
e presenza
tu teso là
a incidere il senso del volo
la traiettoria eterna
del nostro solo
abbandono

giovedì 3 dicembre 2009

60 - "perché non posso immaginarlo diversamente"

Leggo ora il tuo scritto su Giovanni e le lacrime mi inondano gli occhi. E' una persona che non dimenticherò mai. Ricordo che per anni ho portato con me la sua poesia, era nella tasca della mia borsa di pelle, quella che usavo per l'università. Era come un portafortuna, ma poi l'ho così consumata che ho deciso di custodirla in uno dei miei diari a casa ad Urbino, ben protetta in uno scatolone.
Giovanni era pura energia quando l'abbiamo conosciuto e amava la vita. Quando abbiamo saputo che era fuggito ho esultato, perchè non si può imprigionare un'anima libera, non si può uccidere colui che ama.
Per me Giovanni rappresenta la libertà ed il sorriso.
Quando sono triste e la mia vita non mi soddisfa penso sempre alle parole di Giovanni.
Penso al suo cuore puro, perchè lui era puro ed era curioso e tutto sembrava facile quando parlavi con lui.
Io spero sempre che lui sia felice e libero, perchè non posso immaginarlo diversamente.
Debora

mercoledì 2 dicembre 2009

59 - progetto di una passeggiata

Progetto di una passeggiata con un gruppo di amici, uno dei quali palestinese, lungo i 700 km del Muro di separazione israeliano. Camminando dal lato della Palestina. Camminare dal punto più a Nord, al confine della Giordania, e seguire tutto il tracciato, con calma e attenzione alle cose che si incontrano: paesaggio, persone, villaggi, colonie. Parlare con tutti. Parlare tra noi, con il ritmo del passo. Filosofeggiare con tutta la calma del mondo, perché il tempo della passeggiata ce lo consente. Fermarsi in un villaggio, dopo ogni giornata di cammino, e chiedere ospitalità. Conoscere le persone del posto, condividere un pasto frugale. Raccogliere storie, volti, sguardi, strette di mano. Fare fotografie, filmati; scrivere appunti, racconti e poesie. Farsi guidare dallo spirito aereo della libertà del viandante, all'ombra dell'obbrobrio di cemento del Muro. Attraversare decine di villaggi nell'arco di un mese, il tempo necessario a percorrere tutta la lunghezza del Muro fino al punto in cui termina, girando intorno al Sud della Cisgiordania fino a racchiuderla interamente: sulla costa del Mar Morto.
E' il progetto di un diario di viaggio fatto di dieversi materiali, e a più mani: diario di cammino, di incontri, di discussioni, di fatica, di amicizia, di speranza messa giù nel lavoro dei piedi.
E' l'utopia della militanza del fiore: il potere dell'incontro umano a livello del suolo, armati di poesia, meraviglia, desiderio, e realtà.
Irriducibilmente. Seriamente. In modo leggiadro.
Sapendo che niente e nessuno può impedire a una scelta di raggiungere la sua destinazione.

martedì 1 dicembre 2009

58 - "come una benedizione"

Questa estate, durante un viaggio in Palestina, sono stato a trovare i ragazzi dell'Operazione Colomba che stanno a At-Tuwani, un villaggio nel Sud della Cisgiordania, lontano da qualunque cosa. Stanno lì da cinque anni, dandosi il cambio ogni qualche mese, ma assicurando una presenza costante: questa è necessaria per limitare (non impedire) le violenze dei coloni israeliani contro le famiglie dei pastori e i loro bambini, frequenti vittime di imboscate mentre vanno alla scuola elementare. Questo luogo poverissimo, arido e martoriato, così intriso di una selvaggia spiritualità che immediatamente mi aveva fatto pensare al Vangelo di Pasolini, la gente semplice e generosa che vi abita, mi hanno toccato qualche corda del cuore. Chi ha seguito il mio racconto in tempo reale http:/viaggioinpalestina.blogspot.com lo sa. Mi arrivano di tanto in tanto notizie dai volontari internazionali di At-Tuwani. Purtroppo non sono mai buone notizie: la situazione sta sprofondando in una spirale di violenza a senso unico: dai coloni e dall'esercito israeliani, contro i pastori e i bambini di At-Tuwani. Voglio riportare questo racconto di Laura, una ragazza italiana. Perché ora il mio pensiero va anche a questi volontari, cristiani o laici che siano, oltre che alla gente di là. Che la voce di loro possa arrivare lontano, di loro che piantano semi di speranza nella polvere del mondo; e che con dita forti aprono le proprie palpebre per vedere, e per farci vedere.  
 
Ecco il racconto.
Colline a Sud di Hebron, Martedi 17 novembre, le 11 di mattina di una giornata fredda. La pioggia, come una benedizione, lava le pietre delle colline arse dal sole di una lunga estate mediorientale. Una famiglia cammina verso casa. Sono Fatima e Nasser, una giovane coppia con tre bambini. Ibrahim, 3 anni, trotterella dietro ai genitori: gli altri due, troppo piccoli per camminare, sono portati in braccio da mamma e papá. La coppia si ferma in cima alla salita per prendere fiato e guarda sconsolata verso Havat Ma’on, l’avamposto alla loro sinistra. Da quando i coloni
israeliani si sono installati su quella collina, piu’ di dieci anni fa, non possono piu’ usare la strada diretta, quella che in un quarto d‘ora di agevole cammino li avrebbe portati da At Tuwani a Tuba. Ora sono obbligati ad un giro tortuoso su sentieri sassosi per almeno quarantacinque minuti.
Improvvisamente due donne si avvicinano, gesticolando. Sono Sarah e Laura, due attiviste internazionali. Una parla un po’ di arabo: “Stamattina abbiamo visto dei coloni nell’area. Non prendete la strada corta, fate quella lunga”. Fatima sospira. La strada lunga é molto lunga e non é una strada. La aspettano due ore di cammino,con un bimbo in braccio, su e giu’ per ripide colline sulle tracce di greggi
e pastori. Le famiglia riparte, seguita dalle due volontarie, scende fra i campi
in attesa di essere arati e risale sulla collina successiva. Ibrahim é stanco e si ferma. Nasser approfitta della pausa per chiedere dove fossero esattamente i coloni. Quasi a rispondergli quattro uomini appaiono fra le rocce, ad una cinquantina di metri. La famiglia ricomincia a camminare, correre é impossibile. Sarah e Laura si fermano, iniziano a filmare. I coloni all’inizio esitano, sono disorientati. Poi iniziano a scendere, corrono verso la famiglia. Un quinto colono sale dalla valle e raggiunge il gruppo. I coloni circondano la famiglia e le internazionali, poi spintonano Nasser, che ancora stringe suo figlio in braccio. Ibrahim e’ terrorizzato, piange. Laura e Sarah si mettono in mezzo. I coloni le gettano a terra, vogliono le telecamere. Piovono colpi, calci e spintoni. La famiglia, nella confusione riesce ad allontanarsi. I coloni strappano le telecamere e finalmente se ne vanno. Dopo venti minuti li vediamo entrare nell’avamposto.  
Questa e’ la storia di quello che ho visto e vissuto in un giorno di ordinaria violenza nelle colline a Sud di Hebron.