di Giovanni Agnoloni, Carlo Cuppini, Sandra Salvato
Arkadia Editore / collana Senza rotta
160 pp. / 15 €
NO ALLA GUERRA
Così si intitola uno degli ultimi capitoli del mio racconto fantastico “Il mistero delle meraviglie scomparse” (Marcos y Marcos). Che è un racconto pacifista, e ha un lieto – e allegramente irriverente – fine.
Il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione.
"Buonasera. Sono Carlo Cuppini. Oggi siamo qui, in diretta insieme - Luca Cellini, Licia Coppo, Luigi Magli, Antonella Marsilia, Sergio Porta, Stefano Pietrinferni, Valentina Vico - per parlare dello sciopero della fame che alcune settimane fa abbiamo deciso di intraprendere, in risposta al salto di qualità nella scala della discriminazione, che con l’istituzione del super green pass ha configurato un vero e proprio regime di segregazione: con l’esclusione dalla vita sociale e da una serie di diritti essenziali di milioni di persone, minorenni compresi, perfino con la presenza di un tampone negativo che attesti lo stato di salute.
Chi di noi aveva iniziato il digiuno intorno a metà febbraio lo sta portando avanti in alcuni casi per un giorno a settimana fino a completa rimozione di ogni forma di discriminazione.
Altre e altri hanno iniziato in seguito e stanno tuttora portando avanti uno sciopero totale e a oltranza finché l’organismo lo consentirà.
Decine di persone si sono unite nella forma simbolica di digiuni di 24 o 48 ore, anche ripetuti periodicamente.
Persone vaccinate e non, specifico, perché non è il vaccino il tema.
Ricordo che la nostra decisione segue quella analoga di altri, che già da dicembre scorso hanno scelto questa forma di protesta.
È diffusa l’idea che la situazione politica e sociale sia talmente grave e drammatica da richiedere una risposta di tale livello.
Sarebbe opportuno che politici e commentatori se ne accorgessero.
Nella particolare condizione del digiuno ciascuno ha prodotto riflessioni che si possono leggere nei rispettivi profili o blog.
Sono parole particolari, perché smettere di nutrirsi è anche un modo per sottrarsi a modalità di discussione e di riflessione incancrenite, inautentiche, manipolate da quei creatori di etichette e di banalizzazioni che hanno gravemente inquinato la possibilità di un confronto.
Il digiuno radicale è anche un modo per cercare un approccio diverso alla critica e alla resistenza, al quale abbiamo riconosciuto il nome impegnativo di non violenza.
Questo stesso termine interroga oggi in modo pressante e inevitabile le nostre coscienze anche rispetto ai nuovi, tragici eventi internazionali. Le riflessioni su questo punto sono molto urgenti, ma non è questa la sede per parlarne.
Una questione prioritaria è come dare seguito alla potenza del gesto del digiuno: una forza fatta di mitezza e determinazione che ha raggiunto molte persone e aperto canali di comunicazione inattesi con giornalisti, politici, rappresentanti delle istituzioni, osservatori internazionali; come far crescere la protesta non violenta oltre la prospettiva della staffetta di digiuni, fino al giorno in cui tutte le cittadine e i cittadini torneranno a essere uguali di fronte alla legge, ai diritti e alle opportunità.
Oggi quindi ci dedichiamo a un primo momento di riflessione collettiva, che è un’occasione di bilancio, ma anche di rilancio.
Si susseguiranno interventi di pochi minuti in cui ognuno di noi toccherà un aspetto che gli sta a cuore.
Abbiamo deciso di non interagire con gli ascoltatori durante la diretta, in questa occasione, per non allungarne la durata, che vorremmo mantenere contenuta. Ma lo faremo a diretta conclusa rispondendo ai messaggi che saranno lasciati tra i commenti.
Inoltre ci piacerebbe che questa forma di condivisione fosse solo il primo di una serie momenti di confronto pubblico, in cui si possano incontrare diversi relatori, diversi messaggi, diverse idee e prospettive, per dare seguito insieme all’iniziativa non violenta per i diritti.
A integrazione di quanto ascolterete, nei commenti potrete trovare i link a tutti i documenti, i comunicati e gli articoli di riferimento.
Prima di passare la parola, vorrei soltanto fare un cenno a tre punti che per me sono stati decisivi nella scelta dello sciopero della fame.
Il primo è il rapporto tra cittadini e Stato, quindi il senso stesso della democrazia. In una società liberale lo Stato può certamente porre obblighi - quando un fatto venga ritenuto e possa essere dimostrato dirimente - e definire le sanzioni per gli inadempienti. Il ruolo dello Stato termina lì.
Non può dare premi e punizioni, coinvolgendo addirittura i diritti essenziali e la dignità stessa delle persone, sulla base del tipo di risposta individuale data a una raccomandazione.
Questa modalità di esercizio del potere politico non è democrazia, non è liberalismo e non pertiene alla civiltà del diritto.
È qualcosa di diverso, che si fa fatica anche solo a nominare.
Secondo. Durante il lockdown avevamo capito, ascoltando attentamente e con apprensione i dibattiti tra giuristi, che i diritti costituzionali possono essere toccati in via del tutto eccezionale soltanto quando la loro temporanea sospensione permetta di raggiungere un obiettivo diretto, immediato, assolutamente prioritario e improrogabile, oggettivamente non raggiungibile passando per altre vie più contemperanti.
Il green pass non risponde a questa logica, dal momento che è inoppugnabile che il suo obiettivo non è quello diretto, affermato a luglio da Draghi, di garantire la sicurezza epidemiologica dei luoghi; ma è quello indiretto di spingere le persone a compiere una scelta pur di avere indietro i diritti negati.
Infine, il discorso d’odio.
Se i due punti precedenti descrivono la trasformazione dello Stato liberale in un’entità di natura completamente diversa, lo hate speech di Stato, riproposto e amplificato in tutti i livelli della comunicazione pubblica, è ciò che ha indotto una grande parte della popolazione ad accettare la stessa trasformazione.
Dopo avere condannato per anni ogni forma di violenza verbale e di bullismo, abbiamo assistito a uno hate speech continuo che ha criminalizzato il dissenso, banalizzato e sbeffeggiato il pensiero critico, suscitato odio e violenza verso una categoria di persone simbolicamente, linguisticamente e normativamente disumanizzate: spogliate di diritti e di dignità perché “indegne di partecipare alla vita sociale”, come ebbe a dire già nel settembre scorso un governatore che sembrava delirare, ma invece era soltanto tre mesi in anticipo sui tempi della politica nazionale.
Questa non è solo la distruzione della civiltà del diritto, della cultura democratica e del tessuto sociale; è anche la diseducazione civica, il trauma psicologico, l’oggettivo impedimento a un sano sviluppo che stiamo dando alle nostre figlie e nostri figli, a centinaia di migliaia di adolescenti che guardano in silenzio quello che accade.
E se osano parlare, vengono spesso presi a manganellate. O, in un caso “esemplare”, sottoposti a Tso. Mi riferisco allo studente liceale di Fano naturalmente. Una violenza inaudita che non ha fatto alzare nessuna voce di condanna da parte delle istituzioni; e che quindi deve essere stata considerata un fatto degno di nessuna nota. Un fatto accettabile e normale.
Ricordiamocelo bene: i nostri figli stanno imparando che il potere politico e lo Stato - inteso come l’insieme delle istituzioni - possono legittimamente manifestarsi con un volto tanto violento, irrazionale e punitivo, e insieme cinico e indifferente, fino a privare loro, o i loro compagni, o i loro fratelli più grandi, o i loro fidanzati, della dignità, e di parti irrinunciabili e irrecuperabili della loro vita.
Ho concluso."
Lunedì 15 febbraio 2022
COMUNICATO STAMPA
Mentre un numero sempre più ampio di scienziati autorevoli dichiara che l’adozione di politiche di green pass non ha alcun valore sanitario e scientifico, e mentre queste vengono cancellate in tutta Europa, il governo italiano impone in questi giorni una definitiva escalation verso livelli di discriminazione di intere categorie di cittadine e cittadini senza pari nel mondo. Dal 10 gennaio, questo comporta l’esclusione dalla vita sociale di una parte della popolazione che comprende perfino le nostre ragazze e i nostri ragazzi.
Oggi assistiamo a milioni di persone – comprese centinaia di migliaia di adolescenti e minorenni – che si trovano esclusi dai diritti più elementari e da numerosi diritti costituzionalmente garantiti. Questi diritti, pensiamo solamente al diritto al lavoro e quindi al sostentamento per sé e per la propria famiglia, sono essenziali per garantire la dignità della persona umana.
Mai prima d’ora nella storia della Repubblica Italiana il governo del Paese ha così duramente colpito cittadine e cittadini, strumentalizzando e distorcendo ogni giorno sia il fatto pandemico che il processo scientifico. Il tessuto sociale del Paese è sconvolto e dilaniato come mai prima a memoria d’uomo, e gli stessi fondamenti dello stato di diritto, della Costituzione e della democrazia sono messi gravemente a repentaglio.
Questa condizione ha suscitato la preoccupazione di Amnesty International, che ha esortato l’Italia a non usare il green pass a scopi discriminatori – cosa che evidentemente, secondo l’organizzazione, sta facendo.
La stessa richiesta è stata formalmente avanzata dalla Garante per l’Infanzia della Regione Toscana e da altri garanti regionali relativamente alla condizione di milioni di bambine, bambini, adolescenti, colpiti tragicamente dagli effetti di queste norme.
E gli stessi sottosegretari all’Istruzione Rossano Sasso e Barbara Floridia hanno definito discriminatorie le norme che regolamentano la quarantena nel ciclo primario della scuola pubblica, distinguendo – peraltro senza alcun ravvisabile criterio scientifico – tra alunne e alunni vaccinati e non vaccinati.
Diritti inalienabili sono divenuti concessioni condizionate e differenziate. Per la natura stessa del green pass, la modulazione delle discriminazioni è estremamente flessibile. Per questo vengono colpiti oggi i salvati di ieri, e si colpirà domani secondo le agende del governo in carica. Nessuno può sentirsi al riparo.
Decine di persone in tutto il Paese stanno praticando lo sciopero della fame, ormai da alcune settimane, come gesto spontaneo e improrogabile di protesta dettato da un definitivo rifiuto tanto di queste politiche autoritarie quanto del devastante clima di intolleranza che si è creato in Italia e che alimenta una gravissima divisione sociale. Molte altre persone si stanno accingendo in questi giorni a prendere analoghe decisioni.
Chiediamo alle forze politiche, alle istituzioni, agli organismi di garanzia, alle associazioni per la tutela dei diritti umani – e per la tutela dei minori in particolare - di prendere atto che questa strategia non può e non deve essere il modo in cui uscire dalla crisi.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di rimuovere immediatamente, permanentemente e in via di principio, ogni forma di green pass, e con questo ogni forma di discriminazione tra cittadine e cittadini.
Ci rivolgiamo altresì ai media e agli osservatori internazionali per chiedere attenzione verso una deriva politica in atto da mesi e giunta ormai ben oltre il punto di non ritorno, che costituisce anomalia assoluta nel contesto Europeo, e dovrebbe destare la più forte preoccupazione in chiunque si riconosca nei valori liberali e democratici.
Donatella Campai
Luca Cellai
Licia Coppo
Carlo Cuppini
Antonella Marsilia
Paola Olivieri
Sergio Porta
Domenica 13 febbraio 2022
COMUNICHIAMO L'INIZIO DELLO SCIOPERO DELLA FAME
Questo atto vuole esprimere un NO assoluto a politiche che – a copertura di gravi omissioni, ritardi, inadeguatezze e contraddizioni – non esitano a punire cittadini che non hanno infranto alcuna legge o norma, sovvertendo i principi culturali, prima ancora che giuridici, dello stato liberale e di diritto.
Lo sciopero della fame è un NO definitivo a un sistema autoritario che, mentre strumentalizza e distorce ogni giorno il fatto pandemico, non sembra porsi minimamente il problema della ricucitura delle tragiche lacerazioni inferte al tessuto sociale, né sembra cogliere l’urgenza di rimuovere totalmente e definitivamente, il regime di segregazione a cui è costretta una parte della popolazione. Questa comprende centinaia di migliaia di adolescenti e minorenni – gli stessi sulla cui crescente emergenza psichiatrica si spendono fiumi di parole, ma che di fatto sono privati di qualsiasi voce, cura e tutela.
Il digiuno è anche una forma di compartecipazione alle privazioni imposte a milioni di persone di ogni età che, per decreto governativo – e con l’approvazione o il silenzio di consulenti, garanti, scienziati, magistrati e commentatori – si vedono escluse dalla vita sociale, dal diritto al lavoro, dalla libertà costituzionale di circolazione, dalle più svariate opportunità di formazione e di benessere. Una sub-popolazione di sub-umani, condannata di fatto alla non-esistenza, come espresso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dicendo “Lascio un Paese unito” ha detto una cosa vera, a patto di escludere dall’idea stessa di cittadinanza milioni di cittadini, separati al punto da non essere nemmeno percepiti, se non per essere discriminati, intimiditi e umiliati. Unita è solo la parte del Paese che “esiste” – poi ci sono le “non persone”, ombre invisibili, innominabili, inesistenti, le loro storie, i loro figli.
Non si ricorda a memoria d’uomo, nella Repubblica Italiana, una simile violenza dello Stato contro i propri cittadini. Si intravedono peraltro insistenti segnali di un corso politico che tende a installare questa forma di autoritarismo in modo permanente nel cuore stesso del “sistema operativo” che sovrintende alla relazione tra Stato e cittadino: in diversi circoli, in questi giorni, è in discussione il prolungamento delle attuali forme di discriminazione nel godimento di diritti elementari anche oltre la durata dello stato di emergenza formale e anche in assenza di un’effettiva emergenza. È l’ultimo passaggio: la normalizzazione dell’inconcepibile.
Se questa situazione non può che suscitare la più irriducibile opposizione politica e la più forte preoccupazione per il futuro della democrazia, il pensiero delle centinaia di migliaia di adolescenti e giovanissimi esclusi con inaudita e insensata brutalità da aspetti essenziali della loro esistenza è causa di una sofferenza insopportabile.
L’astensione dal cibo è, ancora, un gesto di lucidità e consapevolezza personale, compiuto attraverso il silenzio e la sottrazione: sottrazione da un tempo irriconoscibile, inaccettabile, nel quale al potere politico viene consentito di manifestarsi con un volto fino a questo punto minaccioso, vendicativo, paternalista e irrazionale. Dove le forze progressiste ed egualitarie dalla società, e i sistemi di controllo e garanzia istituzionali, sembrano avere abdicato al loro ruolo.
Il nostro sciopero della fame non veicola alcuna richiesta o rivendicazione, se non quella di rimuovere totalmente e incondizionatamente, in via di principio, ogni forma di discriminazione. Le argomentazioni sono già state ampiamente poste e oggi, dopo una vertiginosa escalation nella scala della discriminazione, la segregazione di massa sembra essere accettata come un fatto normale. Quindi resta soltanto da presentare alle coscienze degli Italiani e degli osservatori internazionali un fatto: corpi che si privano volontariamente del proprio sostentamento per esprimere solidarietà ai corpi invisibili delle donne rimosse, degli uomini rimossi, dei loro figli, privati di diritti, sostentamento, cittadinanza, dignità e futuro.
Carlo Cuppini, Paola Olivieri, Sergio Porta