blog di Carlo Cuppini

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sabato 17 luglio 2021

Contro il green pass - e l'abdicazione degli intellettuali

Nell’epoca pandemica, gli intellettuali cresciuti nei decenni dell’edonismo, estranei per questo alla cognizione del dolore e della morte, per non rischiare di apparire insensibili (è la prima preoccupazione di molti) hanno rinunciato al compito di destrutturare il discorso del potere e di smascherare il suo continuo dissimularsi nei luoghi più impensati, per sposarlo in toto, arricchendolo di figure retoriche e invettive.

Quello sul “green pass” è esattamente un discorso del potere su se stesso, con se stesso, perché le masse intendano, apprendano e si conformino. Un discorso corale, pronunciato contemporaneamente da molte bocche, comprese quelle di alcuni “scienziati scelti.” Sia chiaro: non è un discorso di natura sanitaria, relativo a obiettivi sanitari, interno alla comunità scientifica, fondato su evidenze e considerazioni scientifiche. Le implicazioni di questo discorso non riguardano il futuro della pandemia, né la possibilità di tornare a fare collettivamente una vita libera e normale (si veda sotto, al punto 2): riguardano piuttosto il rapporto del potere con se stesso, nell’articolazione delle sue varie anime e compartecipazioni, e quello tra le masse e il potere.
La necessaria destrutturazione di questo discorso va svolto su due piani, quello giuridico e quello propriamente scientifico. Ci vorrebbe un po' di semiotica, ma non va più di moda. Da parte mia, avendo più paura di vivere assoggettato all’irrazionalità del potere che di apparire insensibile, tento un primo abbozzo di decostruzione, sperando che seguano altri contributi.
1) Decidere che i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali non sono innati e inviolabili in qualunque circostanza, ma possono essere "rilasciati" ad personam dallo Stato, sulla base di misurazioni biometriche, apre definitivamente le porte all'epoca della biopolitica: un'epoca dove la saldatura tra politica e tecnica (non chiamiamola "scienza", via, siamo onesti) può dare vita a sviluppi mostruosi. A qualcuno questi sviluppi potranno piacere; a qualcuno potranno tornare molto utili; qualcuno starà già investendo su di essi; ma si rileggano i testi di Foucault, e si sia ben consapevoli di quello di cui si sta parlando, senza nascondere le implicazioni giuridiche di queste scelte, che costituiscono altrettanti precedenti, dietro un “si deve fare quindi si fa: primum vivere deinde philosophari”. Ciò che prefigura il pass sanitario è un apartheid accettato come condizione normale perché utilitaristica: una condizione che potrà essere attivata e modulato a seconda delle circostanze, durante e dopo il covid, in base alle scelte arbitrarie di quel soggetto chiamato “la scienza”, che non ha niente a che vedere con la scienza, e che invece identifica la suddetta saldatura tra politica e tecnocrazia. “La scienza” si autoconferisce il potere di definire competenze, prerogative, limiti, confini e periodi di vigenza di tutti gli altri ambiti dell’umano: la politica tradizionalmente intesa, il diritto, la filosofia, l'etica. In nome della biosicurezza e agitando la paura della morte e il rischio di apparire insensibili se critici, oppure terrapiattisti.
Ovviamente quella inaugurata dal green pass non sarà una “dittatura sanitaria”: sarà "soltanto" una riformulazione del discorso che il potere fa incessantemente su se stesso per potersi inverare nella Storia. Un discorso aggiornato con locuzioni di carattere sanitario, questa volta, pronunciate magari dalle bocche di determinati operatori della sanità e di diverse discipline scientifiche, in modo che le diverse proposizioni, ancorché in contraddizione l’una con l’altra, appaiano verosimili e autorevoli. (Sappiamo, dall’esperimento Milgram, cosa può un camice bianco sulla disponibilità di una persona a derogare dai propri principi, non è vero?) Da lì il discorso si distribuisce a cascata in tutti gli snodi dell’organizzazione sociale, attraverso i meccanismi semplici del conformismo e della delegittimazione del dissenso. In questo ovviamente i media hanno un ruolo centrale.
2) Il razionale scientifico del green pass. Parliamo di questo. Proviamo a sviluppare un ragionamento ricapitolando schematicamente alcune conoscenze:

lunedì 12 luglio 2021

"Il mistero delle meraviglie scomparse" - recensione di Giovanni Agnoloni su "La poesia e lo spirito"

Grazie infinite allo scrittore Giovanni Agnoloni per questa bellissima recensione de "Il mistero delle meraviglie scomparse" (marcos y marcos), che, con gesto originale, sceglie di leggere il libro come un racconto per adulti. Questa lettura "adulta" della fiaba mette in luce l'aspetto iniziatico del viaggio, come occasione di crescita per i bambini; ma anche, a ritroso, come invito a tornare alla fonte, all'origine dell'immaginazione, ai principi creativi e morali dell'infanzia. Questa recensione coglie anche i riferimenti - involontari, ma innegabili - alla più recente, pressante e irrisolta attualità.
Questo, che non è l’esordio, ma senza dubbio il libro finora più importante di Carlo Cuppini, narratore e poeta urbinate ma fiorentino di adozione, è proposto come un libro per bambini, ma di fatto è un’indagine e un percorso trasformativo rivolto anche ai lettori adulti. La storia ruota intorno a uno di quegli inciampi del destino che spesso segnano la transizione in un nuovo ordine di cose – più o meno come il tempo infausto in cui, negli ultimi diciotto mesi, ci siamo ritrovati a vivere (prima analogia significativa con il presente, per un’opera scritta prima della “pandemia”). E il fatto spiazzante è questo: i monumenti di Firenze sono spariti. Qualcuno, nello spazio di una notte, li ha presi e portati via – verranno poi ritrovati sparsi in varie parti del mondo, arrivati lì non si sa come.
Nello sconcerto generale, sia pur accompagnato da una certa misura di fatalismo nella popolazione (seconda analogia con i fatti che ben conosciamo), due fratellini, Filippo e Francesca, abituati a frequentare le rive dell’Arno, hanno la geniale intuizione – aiutata dall’improvvisa scomparsa di una statuetta-giocattolo, ghermita da una mano d’acqua notata da Filippo – che a rubare i monumenti sia stato proprio il fiume. E siccome la situazione, in città e oltre, si è fatta pesante, tanto che è stato chiuso tutto (terza analogia), e tra gli stati la tensione intorno ai monumenti rubati è andata alle stelle, i due, mentre i loro genitori indugiano davanti alla TV (quarta analogia), pensano bene di agire.
Aiutati da un archetipico vecchino munito di barca, risalgono l’Arno fino alla sorgente per negoziare con lui la restituzione dei monumenti e salvare la pace. E qui, se finora non fosse bastata una storia brillante e scritta con mano tanto lieve quanto profonda e tanto seria quanto brillantemente ironica, le cose si fanno veramente interessanti. Viene infatti fuori il suo aspetto più incisivo e carico di simbologie. Il viaggio dei bambini verso la sorgente del fiume non è solo un percorso iniziatico e un’esperienza educativa che fa di questo libro un gioiello di romanzo di formazione; è soprattutto una potente allusione alla necessità, per la psiche e lo spirito umano, di tornare alla Fonte, alla radice della scissione dal Sé, che spesso si annida proprio nei territori dell’infanzia, là dove il “gioco” è stato perduto e la passione che lo accompagnava è stata con esso smarrita – e, aggiungo, dove i summenzionati inciampi del destino sollecitano a prendere coscienza del punto di lacerazione e a ricucirlo, per ritrovare un’unità.
Davanti ai traumi collettivi e alle reazioni di paura, sconcerto, codardia e omologazione che ne conseguono (e ne sappiamo qualcosa), c’è solo una strada possibile per uscire dalla crisi, progredire e, così, crescere: trovare la nota dissonante, indagare e non chiudere gli occhi davanti a ciò che è evidente, ma che la propaganda dei media e del governo cerca di offuscare per perseguire altri scopi. Insomma, prescindere dagli altri, che siano ministri, giornalisti o semplici concittadini arresi e supini. Assumersi la responsabilità di un itinerario di autoconsapevolezza alla luce della verità dei fatti esterni e interiori. E agire non “a caso”, e nemmeno “troppo”, ma là dove e come serve. Non cadere nell’errore delle contrapposizioni dualistiche, che spesso giovano a chi persegue fini oscuri, ma cercare un’unità che non è improvvida compromissione – per evocare uno dei più importanti titoli di un maestro della narrativa italiana come Mario Pomilio –, ma l’adesione a un disegno interiore di chiarezza di coscienza, capace di riverberarsi sul mondo.
È questo che fanno Filippo e Francesca, i due piccoli protagonisti. E sempre questo fa il loro creatore, Carlo Cuppini, che con Il mistero delle meraviglie scomparse realizza una storia che possiede la principale qualità dei migliori libri: una densità filosofica che fa tutt’uno con la semplicità e la scorrevolezza delle forme.

lunedì 28 giugno 2021

"Il mistero delle meraviglie..." - recensione di Giovanna Canzi su "Tuttomilano/Repubblica"

Sono felice che Giovanna Canzi abbia visto, al centro di questa storia, l'elemento del coraggio. Che non è sconsideratezza – o slancio verso l'avventura soltanto – ma impegno del cuore contro la paura. Le bambine e i bambini lo sanno bene: per loro è una sfida quotidiana, anche quando noi grandi non ce ne accorgiamo.
E davvero il commento della sua piccola "consulente"** è una grande gratificazione: vorrei farle sapere che in cantiere ci sono già una fiaba, un romanzo e un catalogo ben strano. In tutti i casi si parla di una cosa sfuggente e impossibile da descrivere se non attraverso le storie, che è meglio non nominare neanche, perché mettersela in bocca potrebbe diventare un alibi per non praticarla: la lib... Ops, stavo per dirla!

** "La mia non lettrice ha deciso che il magnifico Carlo Cuppini deve subito scrivere il sequel! Migliore recensione di questa non esiste! Tuttomilano/Repubblica"

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CI VUOLE CORAGGIO

Di Giovanna Canzi


Questo è uno degli insegnamenti più preziosi che Filippo e Francesca, protagonisti di Il mistero delle meraviglie scomparse (8+, Marcos y Marcos, 12€) di Carlo Cuppini, si porteranno nel cuore anche quando la fantastica avventura in cui sono stati catapultati sarà finita. Sì, perché i due ragazzini si trovano all’improvviso di fronte a un evento incredibile che rischia di far scoppiare una guerra mondiale: un giorno l’Arno fa sparire i più importanti monumenti di Firenze, che ricompaiono nei più disparati angoli del mondo. Ogni Paese non vuole rinunciare alle sue nuove meraviglie e il parapiglia generale rischi di compromettere gli equilibri internazionali. Sarà solo grazie al coraggio dei due piccoli fiorentini se ogni cosa tornerà al suo posto e ogni popolo scoprirà il valore della condivisione.








venerdì 25 giugno 2021

Libri e pandemia (c'è anche "Il mistero delle meraviglie scomparse")

Tra i libri sulla pandemia segnalati dalla pagina facebook "Goccia a goccia. A scavar pietre" di Sara Gandini c’è anche, nella sezione bambini, il mio Il mistero delle meraviglie scomparse (Marcos y Marcos). La selezione è a cura di Ludovica Notarbartolo.

La mia storia non parla di virus né di malattie, ma di un evento misterioso che getta il mondo nel caos: la scomparsa dei monumenti da Firenze e la loro ricomparsa in ogni angolo del mondo. La risposta degli adulti è spaventata, muscolare, bellicosa. A nessuno viene in mente di ascoltare la natura per comprendere lo strano fenomeno: mobilitare gli eserciti è l’unica soluzione che i capi dei governi riescono a immaginare, mentre i media diffondo il panico. Naturalmente scuole, uffici, teatri e negozi vengono chiusi… per sicurezza: se il ladro di monumenti è ancora nei paraggi non si può rischiare che sparisca una scuola con dentro tutti i bambini.
Questa storia è nata prima dello scoppio della pandemia, ma, a posteriori, viene da pensare che qualcosa fosse già nell’aria. E non mi riferisco al virus.
Durante le presentazioni, oppure incontrando bambini che hanno letto il libro, ho notato che i piccoli lettori colgono volentieri l’occasione di questa storia per raccontare le loro esperienze e le loro emozioni provate durante il lockdown e le restrizioni.
Di solito lo fanno con foga e con gli occhi spalancati.
Ogni volta mi chiedo se noi, genitori, insegnanti, educatori, zii, amici grandi, ci siamo ricordati di chiedergli almeno una volta come stavano, come se la sono passata.

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LIBRI E PANDEMIA
Di Ludovica Notarbartolo
Se dopo un anno e mezzo di bombardamento mediatico rispetto alla pandemia, in cui è stato detto tutto e il contrario di tutto, avete ancora voglia di approfondire l’argomento, ecco a voi una breve guida non esaustiva (continuano a uscire libri nuovi) del panorama editoriale intorno al Sars CoV-2.

venerdì 18 giugno 2021

"Il mistero delle meraviglie..." - recensione di Serena Bedini su "Leggere:tutti"

Una bellissima recensione di Serena Bedini.


E se l’Arte decidesse di girare il mondo?

di Serena Bedini

A dire la verità, nell’avventura Il mistero delle meraviglie scomparse di Carlo Cuppini (Marcos y Marcos 2021), non è l’Arte a decidere di girare il mondo, bensì la libera iniziativa del fiume Arno a cominciare un’opera di diffusione spregiudicata e oltremodo divertente dei monumenti e dei musei più celebri in ogni parte del Pianeta. Evidentemente, se un fiume prende l’iniziativa non sono da meno altri corsi d’acqua… O sono invece le stesse opere d’arte a prenderci gusto e a decidere di andarsene per il mondo alla ricerca di un po’ di libertà, dopo essere state per secoli ferme sempre allo stesso posto? Non sarò io a svelare come vanno le cose in questa folle e gustosa avventura che è scritta sì per i bambini, ma, per parafrasare un celebre autore, anche per tutti i grandi che si ricordano di essere stati bambini. Quello che è certo è che in questa storia Cuppini riesce nell’intento di divertire con intelligenza, con coraggio, lasciando trapelare valori di umanità, di integrazione, di inclusione che sono tanto preziosi oggi in quanto rari proprio come i capolavori dell’arte, eppure necessari a vivere meglio. Non solo: Cuppini fa riassaporare il piacere delle belle letture di una volta, quelle scritte con autentiche capacità, con tanta fantasia e con la forza immaginifica che scaturisce dalle emozioni, le vere e intense emozioni provate solo da chi è ancora capace di credere che i sogni possano diventare realtà.

sabato 12 giugno 2021

Un brano di "Il mistero delle meraviglie scomparse" letto per il Juke Vox di Marcos y Marcos

Lettura di una scena clou di Il mistero delle meraviglie scomparse per il Juke Vox di Marcos y Marcos.
Salite sulla barchetta con i piccoli Filippo e Francesca e rilassatevi... 
Non troppo però! I fiumi possono nascondono delle sorprese...



 

Vaccini e ragazzi: un attentato

A questo punto bisogna assumersi la responsabilità di usare parole molto chiare. Io le mie le ho pesate una a una, e sono queste:

Chi ha organizzato eventi in cui si sono offerti vaccini che comportano rischi accertati, e per questo sono stati sconsigliati dalle autorità, ai giovani e ai giovanissimi – richiamandoli con un misto di lusinghe, regalie, comunicazione "pop", ricatti fisici e morali, minaccia dello stigma sociale – ha compiuto un ATTENTATO.
“Richiamati” in realtà non è la parola giusta: se bisogna usare parole chiare, la parola giusta è “ADESCATI”.
Subito dopo va detto che una parte della responsabilità è di chi avrebbe avuto il potere e il DOVERE di impedire questo scempio, e non l’ha fatto; come anche di chi avrebbe avuto titolo per condannarlo, denunciarlo, e non l’ha fatto.
Lo scrivevo il 30 maggio: di fronte al previsto danneggiamento della generazione dei figli, determinato da questa incauta e scellerata politica vaccinale, molte persone si sarebbero dovute assumere la RESPONSABILITA' di decisioni politiche, di dichiarazioni parziali, fuorvianti o disinformanti – se non proprio manipolatorie – di pressioni psicologiche indebite, della simbolizzazione di un fatto strettamente sanitario che dovrebbe essere trattato con la massima lucidità e consapevolezza, di silenzi e omissioni.
Con il decesso della diciottenne Camilla Canepa, e il ricovero in gravi condizioni di altre persone giovani e giovanissime, il momento è già arrivato.

domenica 6 giugno 2021

Uccelli



Mi piacciono gli uccelli. 

Gli uccelli di Aristofane. Quelli di Hitchcock. La conferenza degli uccelli, antico poema Sufi. L’albatros di Baudelaire e il corvo di Poe. Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach. E Cipì di Mario Lodi. E altri uccelli ancora.

Mi piace quando le rondini ti sfrecciano sfrontate accanto al viso, insinuando una tua appartenenza alla dimensione aerea, un legame originario con le altezze del cielo, affermando la loro fulminea inafferrabilità.

Lo facevano i rondoni neri nella terrazza altissima della casa dell’infanzia.

Lo fanno oggi i piccoli balestrucci bluastri, lanciati come proiettili in avvitamenti spericolati a un centimetro dall’asfalto, schivando le sporadiche automobili, nell’antica via ritorta in cui viviamo, ai margini della città.

sabato 5 giugno 2021

"L'Arno, il fiume dell'immaginazione", recensione (bellissima) di Sandra Salvato



Questa recensione di "Il mistero delle meraviglie scomparse" (marcos y marcos) è un gran pezzo di letteratura, civile, intenso e toccante. Lo sarebbe anche se fosse una stroncatura. Invece è pure straordinariamente lusinghiera.

Grazie di cuore a Sandra Salvato, penna rara, che l'ha scritta, e a Cultura Commestibile che l'ha ospitata (La rivista si può sfogliare qui).

venerdì 4 giugno 2021

"Cosa avrebbe portato sopravvivere rimettendoci ad un essere come quello?": Nausicaa, una storia per il nostro tempo

Nausicaa, il mondo vivente, la hybris tecnocratica, la compassione olobiontica (una vecchia storia per il nostro tempo)

Covid ha riproposto con forza una questione culturale enorme, che forse è il vero cuore del problema: il nostro rapporto con la natura, di cui facciamo parte ma che pretendiamo di guardarla da fuori, come se noi fossimo collettivamente il soggetto, ed essa, in blocco, l'oggetto. E' la questione epistemologica fondamentale. E’ il tema del rapporto della “fisica” (in senso antico, cioè la conoscenza della natura, che oggi chiamiamo “scienza”) con la tecnica (che è il suo dominio e la sua manipolazione).
Conoscete Nausicaa della Valle del Vento, il film di animazione di Myazaki del 1984? Vi voglio raccontare la trama (spoiler alert: se non volete sapere il finale, non leggete il post).
Un mondo post-catastrofe nucleare, spopolato e regredito, è insidiato da una giungla tossica (o "mar marcio" nel nuovo doppiaggio), che si va espandendo e da cui emergono “insetti” enormi, gli OM, e altre creature più piccole, che portano morte e distruzione ovunque.
Uno dei due regni sopravvissuti alla catastrofe è dominato da una regina superba, emblema delle soluzioni tecnocratiche, che vuole sgominare questi mostri risvegliando un antico guerriero robot biologico, il mostruoso "Soldato Titano". Gli aiutanti della regina cercano di rintracciare e di rimettere insieme i suoi pezzi, in una corsa contro il tempo.
Nausicaa, la principessa dell'altro regno, la Valle del Vento, animata da una vera “compassione olobiontica” (olobionte è il macrorganismo composto da noi più i nostri microrganismi, e per estensione il pianeta + tutti gli esseri viventi che lo popolano), tra buddismo giapponese e francescanesimo, arriva a capire che la giungla tossica - e i mostri che ne fuoriescono - sono soltanto una risposta parossistica del pianeta all'intossicamento causato dall'uomo. Distruggono ciecamente, perché non possono fare altro: si è innescato un vortice di distruzione. Non sarà la contrapposizione muscolare a fermarlo. La giungla tossica è come il pus.

giovedì 3 giugno 2021

Vaccino e minori: il dovere di un dibattito onesto e di un'informazione corretta

Da oggi in alcune regioni italiane si possono prenotare i vaccini per gli adolescenti dai 12 anni. Bene per i giovani fragilissimi. Sull’opportunità di vaccinare tutti gli altri – adolescenti e ragazzi sani, o non esposti a significativi rischi – il livello del dibattito politico e lo stato dell’informazione in Italia sono scorretti in modo sconcertante, e questo è molto grave.
Il tema della vaccinazione destinata a persone non esposte a forme gravi della malattia e nel pieno dell’età dello sviluppo è straordinariamente delicato e controverso. Eppure certa stampa italiana e certa comunicazione politica, e anche istituzionale, vogliono far passare l’idea che la comunità scientifica sia unanime nel sostenere la necessità della vaccinazione in età pediatrica.
L’idea, propagandata da diversi commentatori influenti, che il ragazzo che si vaccina sia un eroe e quello che non lo fa sia un vigliacco e un traditore, sta creando una pressione indebita e violenta sugli stessi ragazzi e sulle loro famiglie.
Sulla falsa convinzione di una unanimità tra scienziati e su questa retorica ricattatoria molte persone baseranno scelte disinformate e “obbligate” per conto dei propri figli.
Evito ogni altro commento personale, perché ho già detto come la penso, e perché come la penso io non conta nulla. Conta però che l’informazione non sia manipolata e manipolatoria, e che congetture e ipotesi non siano spacciate per certezze assodate, da parte di scienziati evidentemente pronti a sconfessare i fondamenti stessi del metodo scientifico. Chi lo fa, si carica di una responsabilità drammatica, tanto più perché legata alla salute dei minori, che devono godere di una tutela speciale, oltre che per inderogabile dovere morale, per obbligo di legge (176/1991).
Mi limito quindi a riportare una “rassegna stampa” che dà conto di posizioni che vanno ben oltre la dabbenaggine incosciente del “vaccinate bambini e ragazzi perché non c’è problema”.
Ognuno poi si faccia le sue idee e prenda le sue decisioni.
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Adam Finn, professore di pediatria Università di Bristol, capo del Bristol Children's Vaccine Centre, presidente del gruppo consultivo tecnico europeo di esperti sull'immunizzazione dell’OMS, membro del gruppo consultivo strategico di esperti dell'OMS (29 maggio): “Children transmit Covid to some extent, although they rarely suffer badly from the disease themselves. If you offer them vaccines, then you put them at risk of possible side-effects – so there really needs to be some significant, tangible benefit to them, not just the indirect protection of adults from Covid-19.” ["I bambini trasmettono il Covid in una certa misura, anche se raramente soffrono gravemente della malattia stessi. Se somministri loro i vaccini, li esponi al rischio di possibili effetti collaterali. Quindi ci deve essere davvero un beneficio significativo e tangibile per loro, non solo la protezione indiretta degli adulti dal Covid-19" - trad. mia]