blog di Carlo Cuppini

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giovedì 16 maggio 2024

Il momento della riconoscenza

Le cose non si fanno mai da soli, neanche quelle che sono considerate attività solitarie. Quindi prima o poi arriva il momento della riconoscenza. Per “Logout” arriva adesso.
Grazie a Ramona e ai nostri figli Maia ed Enea, per avermi sostenuto e sopportato sempre, e aspettato senza farmi pesare la mia assenza, per tutto il periodo della lavorazione di “Logout”. E per avere letto le prime stesure dandomi i primissimi, preziosissimi riscontri.
A Claudia Tarolo, editrice ed editor acutissima, esigente, paziente, straordinaria, che ha scelto di pubblicare il libro e mi ha accompagnato, con una messe di osservazioni minuziose e fondate, nelle fasi di revisione. Senza di lei il romanzo sarebbe rimasto una mela acerba.
A Marco Zapparoli, editore geniale, signorile e spiritoso, che sta curando la vita del libro fuori dalle scatole in modo spiritoso, signorile e geniale.
A Roberta Solari, che con infaticabile professionalità bada agli eventi e ai rapporti con la stampa, fa la comunicazione della casa editrice e un mucchio di altre cose indispensabili.
A Silvia Viganò, che si è occupata con meticolosa premura della parte redazionale, stanando refusi, incongruenze e storture.
E a tutte le altre collaboratrici e collaboratori della casa editrice Marcos y Marcos.
Ad Alice Barberini, che ha disegnato la copertina, interpretando con sensibilità la strada piena di incognite, ostacoli e ricompense che Luca deve percorrere a passo d’uomo, anzi di ragazzino.
A tutti coloro che hanno letto il libro prima che uscisse - bambini, adolescenti e adulti - offrendomi le loro impressioni - sapete quanto è importante.
A quelli che dopo la lettura mi mandano messaggi per raccontarmi "come è andata". Se scriverò un altro libro, sarà perché lo dovrò scrivere, certamente; ma sarà anche perché tante parole ricevute mi aiuteranno a trovare la dedizione, il tempo, la perseveranza, l’isolamento, la forza che occorrono.
A chi sta alimentando il passaparola - vitale per un libro come questo! – consigliando il libro agli amici, regalandolo a una nipote, scrivendone sui social, lasciando una recensione su un sito di acquisti on-line...
Alle libraie e ai librai che ordinano, espongono, consigliano il libro, e magari lo suggeriscono ai gruppi di lettura e alle scuole che a loro si rivolgono.
Alle ragazze e ai ragazzi a cui questo libro, e il messaggio segreto che contiene, sono rivolti. Comprese le ragazze e i ragazzi che continuano a vivere, sotto qualche strato di vita, dentro tutti noi, diventati adulti.
...a tutte e tutti voi, grazie di cuore.
Ah… aspetta! C'è ancora un ringraziamento: ai signori Zucabezzo e alle signore Novemmezzo, ai Generali Spellavanti e ai Capitani Raspot, alle professoresse Triboli Trek e agli influencer Lollifard e Rigatoni… Grazie per avere popolato i miei sogni e i miei incubi finendo per suggerirmi questa storia, e per esservici fatti trascinare dentro!

mercoledì 15 maggio 2024

“Un titolo in inglese? Vade retro!”

“Logout” significa “scollegamento da un sistema informatico” e chi leggerà il libro capirà quanto questo concetto sia cruciale nello svolgimento della storia. Quando ho capito che il titolo doveva essere questo, ero pronto a scommettere un euro e trenta centesimi che qualcuno avrebbe storto il naso e fatto polemiche. Così è stato. Dunque, qualche parola su questo.
Non amo l’abuso degli anglicismi dove ci siano alternative nostrane equivalenti, tant’è che nel libro ne ho fatto un uso perfino inferiore rispetto a quello che si farebbe discorrendo comunemente di certi temi. Per dare alla storia un’aura di atemporalità un po’ fiabesca e, per esempio, i miei personaggi dicono “Segnale” invece di “Internet”, e “a distanza” invece di “on-line”. Però dicono “computer”, “influencer” e “social”. Al posto dei “like”, tuttavia, in Malsazia ci sono i “baciot”, e i “tablet” vengono chiamati “tavolette”. La stessa società malsaziana è sensibile alle questioni linguistiche e all’etimologia: al punto che il nome della capitale, Sbafo, proviene da un termine dell’antica lingua birbana, “sbaaf”, e a scuola, tra le varie materie, si studia “Storia dei codici linguistici”. Insomma, ho fatto un po’ come mi pareva, o meglio, ho assecondato le esigenze del racconto, della sua coerenza interna. E, come sempre, ho giocato con le parole, divertendomi a volte a usarle per fare il gioco delle tre carte sotto gli occhi del lettore.
Tornando al titolo "Logout", dopo avere visto la copertina di Alice Barberini che lo inscrive graficamente nell’ombra del piede di Luca, proiettato in avanti verso le conseguenze ignote della sua ribellione, e trasforma le "o" nel tasto acceso/spento (per non dire "power"...), sono stato ancora più convinto di avere scelto bene.

Aggiungo – a beneficio di chi avesse una particolare e insopprimibile insofferenza verso l'uso di termini inglesi – la risposta che ho dato a un amico (appena un po’ rimaneggiata):

Pensa che nel cassetto ho racconti intitolati:
- “Paccottiglia"
- “Il walzer dell’hashish”
- “Lo zar sul water"
- “La guerriglia del karaoke“
- ”Il mio camion marrone”
- “La cosca della matriosca”
- “Pigiama flop"
- "Guano nel barbecue"
- “Due bunker per un detective”
- "Baraonda blues”
- "Il ghota degli emoji”
- "Microchip flambé"
- "Internet gulag"
- “L’album dei killer"
- “Horror senza suspance"
- "Cin cin!"

Le uniche parole “italiane” che compongono questi titoli (immaginari, evidentemente) sono gli articoli e le preposizioni. Le altre, “crude” o adattate, sono parole slave, russe, arabe, inglesi, francesi, spagnole, latine, dei popoli nativi americani Quechua e Tainos, giapponesi, cinesi, tedesche, persiane, siciliane.
Per concludere, confesso di essere affiliato alla Società di tutte le lingue – vive, morte, moribonde, nasciture, terrestri, aliene, reali e immaginarie – che mi permettono di esprimermi come mi va, senza paura di perdere l’identità.
Prosit!

Fare logout

“Per qualche motivo il suo corpo nudo gli ricordò che era scollegato da tutto. Non poteva mandare messaggi agli amici, dare un’occhiata alle notifiche, avviare una diretta per raccontare a tutti quello che stava passando, controllare le notizie che sicuramente stavano girando sul suo conto.
Era una condizione che dava le vertigini. Era come se avesse smesso di esistere ovunque tranne che nel luogo fisico in cui si trovava. Non poteva fare nulla che non fosse interagire con le persone e le cose che erano fisicamente intorno a lui. Logout.” ("Logout", Cap. 19)

Scrivendo questo romanzo mi sono trovato a riflettere, anche grazie a letture e approfondimenti, sulla questione del digitale e di internet nei dispositivi mobili. Oggi la mia opinione è questa: portarsi in tasca la connessione, e usarla come la maggior parte delle persone la usa, significa per la mente ciò che significherebbe per il corpo avere un sacchetto pieno di cibo e buttarsene in bocca una manciata ogni 3-5-10-30 minuti, dal risveglio al momento di andare a letto. Questo sacchetto probabilmente conterrebbe cibi nutrienti e salutari insieme a caramelle, würstel, ketchup, bibite ipercaloriche e schifezze varie. Anche quando volessimo mangiare solo una mandorla o una carota, ogni manciata finirebbe per contenere in qualche misura tutti i cibi presenti nel sacchetto. La forma fisica, il metabolismo e l’intera salute dell’organismo ne subirebbero conseguenze significative.

Credo che dovremmo riconsiderare seriamente gli stili di vita che da una quindicina di anni abbiamo adottato, un po’ per scelta, un po’ per necessità lavorative, un po’ per inerzia o per emulazione – e che stiamo offrendo come esempio ai bambini e agli adolescenti. La domanda che dovremmo porci è: stiamo preservando integra la nostra capacità di concentrarci, di apprendere, di aspettare, di lasciare la mente priva di sollecitazioni esterne, di essere visitati da pensieri originali e inattesi, di ascoltare e comprendere, di avere sete e fame di esperienze e di relazioni fisiche? Oppure queste facoltà, in noi, si stanno modificando, riducendo?

Non credo che si debba o che si possa “tornare indietro”. Ma andare avanti sì, si può, si dovrebbe, con determinazione, verso lo sviluppo di una nuova consapevolezza, praticando nuove e personali - gioiose - forme di autodisciplina, e offrendo ai bambini e ai ragazzi nuovi modelli, e nuovi strumenti per la affrontare la propria crescita, e nuove forme di educazione. Come sempre, dal mio punto di vista, non si tratta di vietare e di togliere (o togliersi), ma di inventare e aggiungere: modalità, strategie, abitudini, significati condivisibili, pieni e vuoti.

Che ne pensate?

domenica 12 maggio 2024

"La meraviglia è possibile" - Logout al Salone del Libro di Torino

Un'altra clip dall'intervista realizzata da Future Channel allo stand della Camera di Commercio di Torino al Salone del Libro.



"Logout" al Salone del Libro di Torino

"È un'avventura fantascientifica ambientata in un paese immaginario chiamato Malsazia. È una sorta di mondo avveniristico dove il digitale ha preso completamente il sopravvento sulle esperienze fisiche e le persone non escono mai di casa perché dentro casa succede tutto, tutto viene consegnato in casa. Fuori è rimasta una terra spopolata che trasmette soltanto l'idea di pericolo e di rischio..."
"La meraviglia è possibile, deve essere possibile..."

Due clip dall'intervista su "Logout" realizzata da Future Channel allo stand della Camera di Commercio di Torino, al Salone del Libro.






venerdì 10 maggio 2024

I giorni di "Logout"

Non ci avevo pensato fino a ieri, quando ho presentato il libro alle ragazze e ai ragazzi delle scuole medie, ma questi sono proprio i giorni di Logout. Nel senso che la vicenda narrata si svolge in un arco temporale che va dall'8 al 13 maggio di un anno imprecisato di un prossimo futuro. (C'è un indizio nel primo capitolo, per chi non volesse restare nella vaghezza: quell'8 maggio è domenica).

Oggi, 10 maggio, è il giorno in cui Luca fa un incontro che lo sconvolge, vive un drammatico conflitto interiore, prende la decisione che lo porterà a compiere lo strappo. Oscuramente, dentro di sé, sa che da quel momento nella sua vita ci sarà per sempre un prima e un dopo. Ha soltanto dodici anni, vorrebbe vivere una vita normale, è terribilmente spaventato da quello che sta per fare. E tuttavia non può sottrarsi: la superficie scintillante del mondo perfetto, prevedibile e confortevole in cui è vissuto fino a quel momento ha già iniziato a incrinarsi. E quello che intravede sotto le crepe, senza che possa dargli un nome e un senso, non gli dà pace.
Se state leggendo "Logout" in questi giorni, sappiate che state davvero vivendo accanto a Luca: respirate la stessa aria tiepida di maggio, sopra la testa avete lo stesso cielo terso che la sera tarda a imbrunire. Certo, sulla città di Sbafo non volano uccelli, e non ci sono i sentori della natura naturale... Ma chissà cosa accadrà nei prossimi tre giorni?
Probabilmente sentite fisicamente la presenza di Luca, nella dimensione parallela e non meno reale dell'immaginazione (avete presente Bastiano e Atreju...), come lui sentirà la vostra. Alzate un braccio, il palmo in verticale: può essere che stiate sfiorando il suo.

giovedì 9 maggio 2024

Logout al Salone del Libro di Torino

È stato emozionante rompere il ghiaccio, con Logout, prima con le ragazze e i ragazzi di terza media, poi con il pubblico di persone cresciute allo stand di Bibliocoop. Nel primo caso ho alternato racconto, letture e sfide. Tra un brano e l'altro ho chiamato dei "volontari" e gli ho fatto pescare una carta del famoso mazzo, lato giallo. A Viola è toccata questa sfida: "Dopocena tieniti alla larga da qualsiasi cosa abbia uno schermo, degli altoparlanti, una connessione." "Facile" ha detto Viola alzando le spalle. Poi Davide (io: "Ehi, ti chiami come il migliore amico di Luca!") ha pescato questa: "Usa il telefono tutte le volte che vuoi, ma ogni volta devi stare in equilibrio su un piede solo". Anche lui ha alzato le spalle. "Fallo ORA" l'ho provocato. "Manda un messaggio a... lei." Risate di tutti. Davide ha accettato la sfida, e l'ha vinta. "Ve la sentite di affrontare tutti questa missione, fino a domani?" ho rilanciato. "Anche le professoresse?" Tutte hanno annuito. Ho concluso l'incontro con la lettura dell'incontro- scontro tra Luca e il teppista Adrika, che è il momento in cui la superficie scintillante della routine malsaziana si incrina irreparabilmente agli occhi del giovane protagonista. È una scena concitata, perfino drammatica, e mi ha fatto piacere percepire l'attenzione e la tensione di tutti quei ragazzi, tutti protesi in avanti ad ascoltare, con gli occhi spalancati come bambini, come i bambini che erano fino a una manciata di anni fa.

Con il pubblico adulto di Bibliocoop abbiamo parlato soprattutto dei temi sociali e politici che la narrazione sfiora: lo strapotere delle corporation che sempre più rappresentano l'unione tra logistica (acquisti on-line) e servizi digitali (surrogati delle esperienze fisiche); le due facce delle medaglia della globalizzazione liberista, dove al benessere opulento di una parte corrisponde necessariamente la miseria e lo sfruttamento di un'altra. Ho parlato del recente articolo dello psicologo sociale Jonathan Haidt, pubblicato in Italia da Internazionale, che mi ha impressionato per la durezza e la lucidità di un'analisi che tratta le stesse questioni che solleva il mio romanzo. Riporto qui un passaggio che ritengo cruciale:

"All'inizio degli anni dieci del Duemila qualcosa improvvisamente è andato storto per gli adolescenti. (...) Il declino della salute mentale è solo uno dei tanti segnali. La solitudine e la mancanza di amicizie tra gli adolescenti statunitensi hanno cominciato ad aumentare intorno al 2012. Da quell'anno anche i risultato scolastici sono peggiorati. (...) L'intrusione degli smartphone e dei social networks non è l'unico fattore ad avere modificato la vita infantile. C'è un retroscena importante, che comincia già negli anni Ottanta, quando abbiamo cominciato a privare sistematicamente i bambini e gli adolescenti della libertà, del gioco senza supervisione, delle responsabilità e delle possibilità di correre rischi, che favoriscono la competenza, la maturità e la salute mentale. Ma il cambiamento ha subito un'accelerazione all'inizio degli anni dieci, quando una generazione già privata dell'indipendenza è stata attirata in un nuovo mondo virtuale che ai genitori sembrava sicuro, ma che in realtà, per molti aspetti, è più pericoloso del mondo materiale."

Ma poi – bandendo la pesantezza, il moralismo e il pessimismo – torniamo a tuffarci nel libro, dove la fantasia si scatena, e vince, e un altro mondo è possibile, e gli anziani hanno qualcosa da insegnare ai ragazzini, e i bambini e i ragazzini hanno qualcosa da ricordare agli anziani. Perché la fantasia di per sé è ottimismo, è creazione, è gioia. È fiducia in tutte le possibilità a cui possiamo dare attuazione, con un pizzico di coraggio, di ingegno, di irriverenza e di collaborazione. La fantasia è già relazione, voglia di raccontare e di ascoltare.





mercoledì 8 maggio 2024

Logout: l'avventura

In treno verso Torino, mi chiedo che cosa racconterò domattina alle ragazzine e ai ragazzini che verranno al Salone del Libro per sentire parlare di "Logout". Per il romanzo sarà il battesimo del fuoco: il primo incontro con il pubblico a cui principalmente è dedicato. Per prepararmi tiro fuori il mazzo. Sì: mentre il libro era in stampa, Logout è diventato anche un mazzo di carte. Dieci esemplari appena. L’ho fatto perché mi mancavano quei personaggi, quelle ambientazioni, quelle avventure a cui avevo dedicato la totalità del mio tempo disponibile per quasi due anni. Il mazzo mi dava il pretesto per restare con loro ancora per una decina di giorni. E poi il romanzo era cresciuto enormemente rispetto all'idea iniziale, e avevo bisogno di uno strumento che mi permettesse di raccontarlo agevolmente, senza perdere la bussola.
40 carte. Sul lato blu è presentato un personaggio; su quello giallo c’è il titolo di un capitolo e una frase emblematica, e anche una sfida. Perché “Logout” è anche queste domande: cosa comporta vivere con internet in tasca, negli occhi, nella mente? E come si potrebbe vivrebbe, oggi, per un minuto, un’ora, un giorno, senza connessione, se fosse necessario? Queste sfide lo rendono necessario, in modo giocoso.
Stendo sul tavolino Luca, Linda, Caya, Melina. Mi faccio scorrere tra le dita Adrika, Caterina, Taddeo e Geranio, e poi i genitori di Luca Donaldo e Doriana. Sposto con la massima cautela il terribile Giaffo Zucabezzo, la più terribile moglie Marca Novemmezzo, il cavernicolo generale Derentano Spellavanti. Sorrido sfiorando Nyx, Doddi, Erika...
E poi sento un brivido occhieggiando la carta del Quartiere Morto, con quella brutale e gratuita aggressione, e sghignazzo voltando sul tavolino La cricca nello spazio, dove qualcuno ha quello che si merita.
Mi sa che domattina arriverò del tutto impreparato. Guarderò per qualche istante i ragazzini e le ragazzine e comincerò a parlare con loro. Di avventura. Dell’avventura di Luca, e Adrika, e Geranio. E delle loro avventure. Perché questo libro in fondo non parla d’altro: di avventura, cioè della nostra risposta al richiamo della vita, che ci vuole fuori dal guscio, fuori dai comfort, fuori dalle certezze e dai luoghi comuni, magari nel fango, magari a mollo nel guado, gettati in mezzo ai rischi, agli imprevisti, alle relazioni, con la forza delle esperienze reali, in una bellezza abbacinante, a volte crudele. Senza perdere il segreto del proprio nome.




martedì 7 maggio 2024

"Logout: una fiaba distopica e attuale", di Enrico Macioci

Se mi si chiede di indicare una figura di intellettuale oggi in Italia, penso subito a Carlo Cuppini. Carlo ha tutto ciò che occorre: talento, acume, onestà, passione, coraggio. Lo ribadisce anche col suo ultimo lavoro, Logout (Marcos y Marcos editore), una via di mezzo fra distopia e fiaba, che sa rivolgersi ugualmente ai ragazzi e agli adulti.
Perlomeno dal covid in poi, viviamo dentro un mondo evidentemente e fortemente distopico, al punto tale che la storia narrata da Cuppini potrebbe somigliare a un futuro più che prossimo, appena dietro l'angolo. Ci sono tutti i temi cari allo scrittore: la differenza fra realtà e verità, il contrasto fra prosa e poesia della vita, l'ambiguità che può confondere ciò che opprime da ciò che salva, le sacche di un umanesimo da reinventare e custodire, il gusto puro e semplice per l'avventura. E c'è una grande fantasia, capace di trasformare in narrazione gli aspetti per molti versi grotteschi della deriva tecnocratica in atto.
A metà fra Esopo e Huxley, e con un goccio di Huckleberry Finn, Logout è una lettura per madri e figlie, padri e figli; un manuale di sopravvivenza dell'umano che mescola con tatto satira e tragicommedia, fino a mostrarci con chiarezza che il Baratro e il Sesamo, ovvero le due rigide e illusorie alternative proposte nel regno di Malsazia, esistono innanzi tutto dentro di noi, è da lì che traggono nutrimento, ed è lì che possono esaurirsi, lasciando il posto a una consapevolezza più matura, che è poi la nostra unica fondata speranza.

giovedì 2 maggio 2024

"Logout": recensione di Giovanni Agnoloni su "La poesia e lo spirito"

La recensione di "Logout" scritta da Giovanni Agnoloni per il blog "La poesia e lo spirito" è anche, come dichiara lui stesso, la testimonianza di un sodalizio umano e letterario. Per questo, oltreché per la grande sensibilità e acutezza interpretativa di Giovanni, il suo punto di vista sul libro è particolarmente penetrante e permette a me per primo di scoprire cose segrete. Toccante il paragone con Pinocchio: Luca si è emozionato leggendolo, e io con lui.

"(...) È qui che Logout diventa un romanzo di formazione a pieno titolo, perché affronta con grande efficacia il tema dell’uscita dal bozzolo della sicurezza – sia pur non legata al tepore della casa e dell’infanzia come dimensione infantile “di partenza” (che era più una caratteristica de Il mistero delle meraviglie scomparse), ma a regole imposte da fuori, dai “grandi” indottrinati da un sistema che, con la scusa del pensare al “loro bene”, li isola e strumentalizza ai propri fini di lucro. Da qui si deve uscire, e uscire significa precisamente rendersi conto che il Baratro, ovvero la vita con le sue incertezze, è in realtà molto migliore di quella prigione dorata che viene chiamata Sesamo. In essa ci sono molteplici strade e luoghi, tanta natura e innumerevoli avventure, amicizie e amori in erba. Tutto questo Luca si troverà a vivere a partire da quel momento, in un crescendo ragionato e articolato in cui l’architettura dell’ottima costruzione narrativa farà emergere con sempre maggior chiarezza la natura anche politica di quest’opera, oltre a uno stile divertente, ironico e insieme capace di sollecitare le sfere più intime della sensibilità di ognuno di noi.
Per rifarmi ancora a Carlo Collodi, Luca è un Pinocchio aggiornato ai nostri tempi, che attraverso la sua avventura, poi tramutata in vera e propria missione per la salvezza dei più sfortunati e sfruttati del popolo di Birbania, ricorda e grida al mondo di essere fatto di carne, e non di software, codici binari e altre dimensioni puramente artificiali quali quelle che reggono l’universo malsaziano. Ma, insieme, è anche il bambino-uomo che fuoriesce dalla caverna platonica delle false credenze per aprirsi alla luce del mondo e, pur correndo dei rischi, salvare chi è ancora prigioniero – ivi compresi coloro che non cessano di inneggiare alla bellezza del sistema voluto da Giaffo Zucabezzo."

Qui la recensione integrale.

mercoledì 1 maggio 2024

"Logout: ci vuole coraggio per vivere a Sbafo" recensione di Paolo Gualandris

Recensione e intervista di "Logout" di Paolo Gualandris – che ringrazio per la lettura approfondita del romanzo e per la piacevole conversazione – per "La Provincia di Cremona"

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Quello di Sbafo, capitale della Malsazia, è un mondo che sta stretto a Luca, 12enne obbediente fuori, un po’ insofferente dentro. E come potrebbe essere diversamente? Uscire di casa è vietato dal governo se non per andare a riverire il gran capo Giaffo Zucabezzo, i pochi che lo fanno considerati terroristi e perseguitati; le lezioni di scuola sono online e gli amici puoi abbracciarli fisicamente solo una volta all’anno; le gite sono virtuali, si entra in una macchina che resta chiusa in garage e un video proietta la strada sui vetri; dalle finestre di casa solo panorami filmati; si vive nella propria stanza e ci si incontra con mamma e papà solo per andare a tavola, dove peraltro si mangia cibo sintetico; la vita quotidiana è guidata da Linda, tata virtuale tuttofare e protettiva, ma soprattutto occhio elettronico del potere costituito; ogni desiderio viene esaudito in pochi istanti da consegne robotizzate della ditta TuttoPer, ovviamente di proprietà del Zucabezzo.

Luca non è un ribelle, vorrebbe solo recuperare il pallone da basket regalatogli in punto di morte da nonno Taddeo, l’unico che aveva avuto il coraggio di sfidare il sistema portando il nipote in giro per davvero con la sua vecchia auto e giocando fisicamente con lui. È lì a due passi, in giardino da tempo, ma non può recuperarlo perché uscendo sarebbe aggredito dai virus, come assicura il regime. Il babbo gli dice sempre che lo prenderanno domani, ma domani non arriva mai. Finché non accadono cose che potrebbero ribaltare la situazione. Arriva, nascosto nell’imballo di una SuperSorpresa, un messaggio in codice scritto a mano. Qualcuno lo cerca, lo sta chiamando, ma per rispondere all’appello Luca dovrà scollegarsi da tutto e uscire nel mondo. Quello vero. Stanti queste premesse, non poteva che intitolarsi ‘Logout’ il romanzo di Carlo Cuppini che narra di una società distopica forse meno lontana da noi di quanto si pensi. Un romanzo di avventura capace di appassionare il lettore, catturarlo e farlo riflettere.

(...)

La Malsazia è uno stato ricco, nato dalla divisione della penisola di Birbania: di qui tecnologia e benessere, di là la Poverania, che come dice il nome stesso è la terra dei paria. 

«Avevo bisogno di inventare un luogo dell’immaginazione dove potessero accadere cose singolari, un Paese con leggi e consuetudini bizzarre. Una terra per certi versi nemmeno troppo dissimile da una penisola che conosciamo bene, perché ci abitiamo. Ma non volevo fare una caricatura dell’Italia, volevo creare un concentrato parossistico di alcune caratteristiche del mondo in cui viviamo: quello post colonialista, della globalizzazione, dove c’è un primo mondo che sta bene, per meriti propri, certamente, ma anche grazie al 'contributo' che estorce agli altri, attraverso rapacità, deprivazione e ricatti economici».

(...)



Articolo integrale: 

https://www.laprovinciacr.it/video/cultura-e-spettacoli/443147/logout-ci-vuole-coraggio-per-vivere-a-sbafo.html


Primo Maggio

Come per tutte le feste comandate, ad alto tasso di retorica celebrativa e di autocompiacimento, anche per il Primo Maggio non mi è mai molto chiaro che cosa si festeggi. Il trionfo della cultura del lavoro? L'affermazione universale dei diritti dei lavoratori?
Non lo so. Mi pare che tutto questo sia rimasto molto incompiuto, e che a un certo punto – complici le forze politiche "del lavoro" (centrosinistra e sindacati) – abbia preso ad andare esattamente al contrario, dalla formalizzazione del lavoro precario alla fine degli anni Novanta in poi. Per non parlare di quello che vediamo se alziamo lo sguardo per abbracciare con un'occhiata la dimensione del mondo globalizzato... Dove quello che rimane nel nostro potere di acquisto - dopo la rapina definitiva da parte delle classi alte - si nutre di carne umana (delocalizzata, però).
In ogni caso, in questa giornata non posso evitare di pensare che oggi chi si intesta il diritto di parlare con orgoglio di tutela del lavoro, il 14 gennaio 2022 non si è sentito chiamare in causa da questa nota di Amnesty International (che ha avuto ben poca visibilità sui media, in effetti).

"Per quanto riguarda il Green Pass rafforzato recentemente approvato, deve trattarsi di un dispositivo limitato nel tempo e il governo deve continuare a garantire che l’intera popolazione possa godere dei suoi diritti fondamentali, come il diritto all’istruzione, al lavoro e alle cure, con particolare attenzione ai pazienti non-Covid che hanno bisogno di interventi urgenti e non devono essere penalizzati.
In ogni caso, Amnesty International Italia CHIEDE che siano previste misure alternative – come l’uso di dispositivi di protezione e di test Covid-19 – per PERMETTERE ANCHE ALLA POPOLAZIONE NON VACCINATA DI CONTINUARE A SVOLGERE IL PROPRIO LAVORO E DI UTILIZZARE I MEZZI DI TRASPORTO,SENZA DISCRIMINAZIONI."

Non mi risulta che chi oggi guida le celebrazioni del Primo Maggio - dai cantanti sul palco romano ai leader del sindacato al Presidente della Repubblica - abbia commentato questa richiesta, anche solo per argomentare il rifiuto di accettarla. O che abbia preso posizione quando, rimossa la misura del green pass, il Ministro dell'Istruzione Bianchi - appartenente al centrosinistra - affermava che non era opportuno reintegrare nelle classi gli insegnanti non vaccinati perché sarebbe stato "diseducativo".
Qualcuno recentemente ha avuto il coraggio di tornare su questi temi con approccio critico: Loredana Lipperini, Susanna Tamaro, Enrico Macioci. Finché non sentiremo tutti la necessità di ragionare su quella stagione, con il coraggio e l'onestà dell'autocritica, parlare di diritti nelle feste comandate, per me è come essere buoni a Natale.