blog di Carlo Cuppini

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giovedì 20 giugno 2024

L'Anima forse, di Carla Cuppini

Sono felice che Carla Cuppini, sorella di mio padre, abbia concluso un lungo percorso personale dentro la poesia con un lavoro di grande sintesi che ha infine assunto la forma di una piccola, curata pubblicazione con Ladolfi Editore. E sono felice che abbia chiesto a me, in virtù degli intensi scambi che abbiamo avuto in questi anni, di scrivere un contributo che aggiunga qualche impressione esterna ma sintonica.
Riporto di seguito una parte della mia postfazione, e auguro al poemetto "L’Anima forse” di essere aperto e chiuso da tante mani, in modo che battendo le pagine possa fare il suo volo.




Il disegno in copertina è un ritratto dell'autrice a trent'anni realizzato dal padre Renato Cuppini, medico e artista.

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Ciò che mi unisce all’autrice di questo poemetto non è soltanto l’omonimia, che lega entrambi a Carlo Cuppini pittore – fratello del padre per lei, fratello del nonno paterno per me – scomparso nel 1939. A unirci soprattutto è un comune sentire rivolto alle cose immateriali, nella misura in cui si dà la possibilità di costeggiare i lidi che le custodiscono attraverso la pratica della parola. Discorsi sulla poesia, sulla filosofia, sulla religione, sull’etica, sulle visioni interiori, sul sentimento e sulla scrittura: di queste cose si è riempito negli anni lo spazio della nostra relazione, pure fatta di rare occasioni d’incontro, a causa delle distanze fisiche.
Parola poetica: parola cioè che non si limita a replicare e a veicolare significati da persona a persona e da generazione a generazione; ma che li crea, dando origine a connessioni inaudite tra le cose. In questo senso non sarebbe errato dire che ogni parola, anche involontariamente, è poetica; il discrimine sta nell’intenzione e nella consapevolezza – e nondimeno nel rischio – di spingersi oltre la vasta e soddisfacente gamma delle associazioni preconfigurate, forzando la mente e lo spirito a operare affatto diversamente da una tastiera predittiva; e questo per richiamo insopprimibile verso una soddisfazione più piena, della cui possibilità – evidentemente e pur senza averne alcuna prova – non si dubita.
Una poesia non è, in primis, un discorso – neanche un discorso poetico: è una creazione fatta con le parole, come potrebbe essere fatta con l’argilla, o con i pigmenti, o con forme solide distribuite nello spazio, o con una sequenza di movimenti del corpo, o con immagini e suoni distribuiti nel tempo.
La parola capace di creare – e salvare – gli elementi e i frammenti che compongono il mondo immateriale che ci appartiene, a cui apparteniamo, è un mistero non minore di quello costituito dal neurone che cablandosi con cellule sue consimili provoca le attività mentali e le funzioni cognitive della persona.
Carla Cuppini è poetessa (la sua raccolta Per frammenti usciva esattamente trent’anni fa, nel 1994), è donna di studio e di scienza (è stata ricercatrice presso l'Istituto di Fisiologia generale dell’Università di Urbino e insegnante del corso di Neurobiologia), è persona di fede. Tre ambiti che per Carla sono accomunati dal senso del ricercare. Apertura, esplorazione e trasformazione, quindi. Interlocuzione, speranza e attesa. Scommessa, anelito e invocazione. E soltanto dopo, in subordine e con valore temporaneo, affermazione, definizione e catalogazione. In questo senso è un viatico leggiadro e insieme impegnativo – capace di scuotere perché apre – il “forse” messo nel titolo accanto ad “Anima”, quasi sostituisse un verbo impronunciabile, o un aggettivo segreto.
In questo poemetto la Scienza avvicina l’immateriale (l’Anima) per tentare di spiegarlo; ma al contempo l’immateriale (la Poesia) si accosta alla Scienza per cercare di spiegarla, fisicamente: perché non resti ripiegata su se stessa e venga illuminata in ogni sua parte da una luce che restituisce soggettività e vita ai suoi oggetti, e ai suoi artefici. S’intravede in filigrana un lascito lucreziano, nell’uso delle metafore che vengono in soccorso quando il ragionamento non può procedere, o dove s’intuisce la necessità d’un cambio repentino di piano.
Quale conoscenza in fondo non ha natura metaforica?
Si può forse dire che quella scientifica faccia eccezione?
La sua capacità di ricadere nella tecnica, fondandone i principi e assicurandone il funzionamento, rende forse le sue parole identiche alle cose, o aderenti a esse?

[...]

martedì 18 giugno 2024

25 giugno: presentazione di "Logout" a OVA Orto Verde Animali Firenze





Presentazione del nuovo romanzo per ragazzi di Carlo Cuppini "Logout" (Marcos y Marcos), martedì 25 giugno, ore 19, presso la fattoria didattica Ova - Orto Verde Animali, a Firenze, a 1 km da Porta Romana, zona Due Strade.
La scrittrice Lilith Moscon introdurrà e dialogherà con l'autore.
L’intelligenza artificiale controlla tutto.
Ogni desiderio viene appagato (se hai un buon punteggio).
In casa ci sono tutti i comfort.
Nel fuori si contano ottocento pericoli.
Nessuno esce, tutto è a distanza, tutto funziona.
Ma cosa resta della libertà nel mondo creato da Zucabezzo?
Luca e i suoi compagni stanno per scoprirlo…


Easy Living in Fattoria - OVA Orto Verde Animali
Via Bernardino Poccetti, 1, Firenze.
L'evento fa parte del programma di Felicità Metropolitane, organizzato da La Nottola di Minerva e inserito nel cartellone dell'Estate Fiorentina

giovedì 30 maggio 2024

Matteotti, scomodo

Trovo affascinante, struggente e inarrivabilmente esemplare la figura di Giacomo Matteotti, non solo per il suo consapevole martirio, ma anche per il suo anticonformismo, per la sua scelta della scomodità.
Era ricco, poteva avere una vita agiata e tranquilla: scelse di stare con i reietti e di battersi contro la propria classe di appartenenza. Non solo: scelse di essere minoranza anche nell'opposizione, dissenso all'interno della rivoluzione, spina nel fianco per chi sapeva cosa bisognava pensare e cosa bisognava fare. Lui "non sapeva" cosa bisognava pensare, evidentemente, per stare certificatamene dalla parte giusta: perciò, forse, Gamsci lo definì "pellegrino del nulla".
Fu pacifista quando tutti, anche nell'area socialista, erano guerrafondai. Prese pesci in faccia da destra e da sinistra.
Tra gli antifascisti, non doveva essere il più potente, né il più influente, né il più pericoloso per il governo. Chissà perché ammazzare proprio lui, allora? Perché aveva l'eloquio più audace? Perché cercava la verità più a fondo, senza inseguire i bandoli dell'ideologia? Perché proprio il suo anticonformismo, la sua solitaria determinazione, ha provocato un brivido di terrore nel corpo del dittatore? Non lo so.
Quello che penso oggi è che fa strano vedere che l'intera classe politica italiana si accomoda intorno a questa figura scomoda, che stava scomoda per conto suo, e che costringeva tutti a sentirsi scomodi, a disagio. Oggi pare che tutti si trovino perfettamente a proprio agio nelle celebrazioni ecumeniche di Matteotti. Perfino la Meloni e l'intera combriccola di post-fascisti al governo.
Io, per celebrare Matteotti, voglio mettermi un po' scomodo; voglio attirarmi magari qualcuna di quelle occhiatacce che gli Unanimi riservano ai guastafeste; voglio ricordare una cosa scomoda che stava facendo Matteotti quando è stato ammazzato, che era scomoda allora e secondo me un po' è scomoda anche ora. Tant'è che non l'ho sentita dire da nessuno.
Nel 1924, tra le sua varie attività civiche, tra politica e giornalismo, Giacomo Matteotti stava indagando sulla concessione data dal governo italiano alla Sinclair Oil per le trivellazioni e l'estrazione del petrolio in Italia. Pare che la concessione fosse straordinariamente, esageratamente, ingiustificatamente favorevole alla società petrolifera americana sostenuta dai più grossi gruppi finanziari newyorkesi – Rockfeller & Co – e straordinariamente sfavorevole allo Stato italiano. E questo favoritismo pare derivasse dal pagamento di tangenti al dittatore e ad alcuni gerarchi fascisti.
Nel 1947 la Corte d'Assise ha stabilito che Matteotti non è stato ucciso a causa della sua indagine (la motivazione, invero, è bizzarra: poiché il governo aveva un grande interesse a ucciderlo in quanto antifascista, non poteva volerlo uccidere per motivi d'altra natura, per esempio per impedirgli di svelare un colossale scandalo di corruzione e tangenti internazionali; il concetto di "due piccioni con una fava" non deve essere stato preso in considerazione dai magistrati).
Ma la questione, qui, non è tanto il motivo dell'assassinio: è certo che degli squadristi fascisti hanno agito, e che Mussolini ha rivendicato. Fine.
La questione – e torno alla scomodità, mia, vostra, loro – è che mentre Matteotti si preparava a sacrificare la vita per la verità, e per contrastare Mussolini e il Fascismo, c'erano lobby economiche americane che facevano disinvoltamente, opacamente e sudiciamente, affari con Mussolini e con il Fascismo, di fatto finanziandoli.
Cose analoghe, peraltro, sono accadute anche in seguito, con altri lobbisti, dittatori e regimi per protagonisti. E accade anche ora.

martedì 28 maggio 2024

Servizio di Tele2000 su "Logout"

 



Registrato in occasione della presentazione a Urbino, Palazzo Ducale, con Milena Scaramucci, organizzazione Libreria Montefeltro Libri.

lunedì 27 maggio 2024

Recensione di "Logout" di Luigi Balsamini per la rivista "Malamente"

Alcuni personaggi di "Logout" sarebbero orgogliosi della recensione che ha scritto Luigi Balsamini per la rivista "Malamente". Luigi è un editore e un intellettuale sensibile e raffinato quanto radicale; Malamente è un periodico – da cui sono nate anche le omonime Edizioni Malamente – dedicato al pensiero libertario, alle battaglie antiautoritarie e alla conoscenza dei territori. Non si può parlare per conto degli altri – neanche un autore per conto dei "suoi" personaggi – ma sono certo che il vecchio Geranio sarebbe entusiasta di queste parole...
Grazie. Viva la libertà.

https://rivista.edizionimalamente.it/2024/05/27/recensione-a-carlo-cuppini-logout-marcos-y-marcos-2024/


 «La libertà non è incoscienza. La libertà è dentro casa». Vi ricorda qualcosa?

Nella città di Sbafo, dove abita Luca – protagonista dodicenne di questo romanzo di Carlo Cuppini – non c’è nulla fuori posto. Anzi, non c’è proprio nulla fuori, perché i suoi abitanti non hanno né motivo né intenzione di uscire di casa. Troppe le insidie in agguato all’esterno. Le mura domestiche sono il Sesamo, che offre «serenità, salute, sicurezza, soluzioni», là fuori c’è il Baratro, costituito da «pericoli, incidenti, malattie, terroristi e imprevisti». E poi, dentro la casa ipertecnologica non manca davvero nulla. Le deserte strade di Sbafo, perfettamente allineate, sono percorse avanti e indietro da droni e furgoni robotici, che consegnano a domicilio tutto ciò di cui si può aver bisogno: la mega-azienda TuttoPer ha a cuore i suoi consumatori e può soddisfare in tempi rapidissimi qualsiasi necessità, basta un clic. Ancora: vi ricorda qualcosa?

Scorrendo le pagine di Logout tutto appare a prima vista così spiazzante, eppure è stato (è?, sarà?) realmente. Siamo passati in qualcosa di simile, non troppo tempo fa, anche se abbiamo la curiosa tendenza a scordarcelo.

La scuola di Luca, ad esempio, è sempre “didattica a distanza”. Anche se in Malsazia (lo stato di cui Sbafo è la capitale) non si chiama così ma è semplicemente la scuola tout court, perché essendo l’unica possibile modalità di didattica non ha più bisogno di ulteriori qualificazioni. È, insomma, la famigerata DAD che abbiamo conosciuto nel mondo reale, gestita dall’ente benefico Google, con i compagni di classe ridotti a quadratini incorniciati sullo schermo. Le materie in Malsazia, però, sono geniali: Statistica dei pericoli, Cautele per tutte le stagioni, Precetti generali di prevenzione.

Le attività sportive, manco a dirlo, si fanno da casa. Così come le gite sono viaggi in un altrove virtuale. Le fa Luca, con la sua famiglia, e le hanno disgraziatamente fatte molte classi scolastiche negli anni 2020 e 2021. Ci ricordiamo anche questo – vero? – anche se forse sarebbe più comodo rimuovere tale oscenità dalla memoria collettiva. Tra i principali promotori di quella nuova esperienza sensoriale si era distinta un’azienda con sede nella stessa città di origine dell’autore di Logout: la DIGIT srl di Urbino. Lo spin-off universitario non era nuovo allo sviluppo di soluzioni tecnologiche volte ad asservire la complessità umana alla fredda logica degli algoritmi (ce ne eravamo già occupati sulle pagine di questa Rivista parlando del loro progetto di credito sociale de noialtri: i WOM). La trovata gentilmente offerta alle scuole per organizzare gite in tutta sicurezza si chiamava CodyTrip e consisteva nel piazzare gli studenti davanti a un proiettore interattivo per simulare con loro ogni aspetto della giornata: dal viaggio in autobus, alla visita museale, al pernottamento in albergo. Non dimentichiamo, ma passiamo oltre.

Dicevamo del credito sociale: altra distopia contemporanea che Cuppini non manca di trasporre nel romanzo. È il Classifica Show, ovvero un giocoso sistema di disciplinamento che assegna o sottrae punti nella classifica della vita. Hai aiutato il tuo domobot a pulire le finestre? Più sette punti. Ti sei lavato male i denti? Meno tre punti. Fai acquisti in abbondanza scegliendo le merci giuste? Il tuo punteggio aumenta, guadagni reputazione e puoi scalare la classifica sociale. Alla fine dei conti, ci penserà l’Intelligenza artificiale ad assegnare a ciascuno il posto che merita nella società.

Nel mondo rovesciato non c’è bisogno di coercizione, non ci sono vigilanti che pattugliano le strade, perché tutto è stato introiettato così bene e così profondamente da aver azzerato anche l’immaginazione di possibili alternative e, pertanto, non resta che arrendersi felicemente allo stato di cose: difensori e vittime, allo stesso tempo, dell’organizzazione sociale.

Comfort potrebbe essere la parola chiave che caratterizza la popolazione di Sbafo, ma fuori dalla fiction è anche uno dei tratti peculiari della moderna umanità, perlomeno di quella del privilegio occidentale. Comodità, tranquillità ed esasperante sicurezza al prezzo della completa dipendenza dal macchinario e sia quel che sia se l’agio di pochi è insostenibile per il pianeta. Se il mondo di plastica e transistor della Malsazia può esistere e prosperare è perché ci sono schiere di lavoratori sottopagati (e anche qualcosa di peggio…) che ne reggono le fondamenta e c’è un altro paese, la Poverania, depredato di materie prime e forza lavoro. Intanto, nel mondo amministrato dalla tecnologia è sempre primavera, perfino fuor di metafora: in caso di maltempo le finestre-schermo della casa di Luca sostituiscono la visione non mediata dell’esterno con la sua riproduzione digitale ambientata in una bella giornata di sole.

La prima parte di Logout è questo incubo gentile, dove tutto è ordine e armonia. Il problema, l’incrinatura sulla superficie levigata, sono le scorie di umanità che si ostinano a minacciare la perfezione tecnica: «Io sono solo un essere umano» dice a un certo punto Luca, come a doversi scusare. Brandelli di umanità sono ancora presenti al di fuori di Sbafo, nel selvatico, là dove può capitare di imbattersi in «segni di vita vera», con il rischio di sbucciarsi le ginocchia. Per raggiungere questo residuo di mondo antico bisogna superare le alte mura del Quartiere Morto, che come il Muro Verde di Noi (Evgenij Zamjatin) divide il mondo della perfezione matematica dal regno dell’imprevisto, di qua il conformismo e la rassegnazione, di là il libero pensiero e la speranza.

La storia narrata in Logout rispecchia il nostro tempo di transizione. Sebbene l’innovazione tecnologica e digitale stia portando avanti a grande velocità una completa trasfigurazione del mondo e delle relazioni umane, la nostra generazione di mezzo conserva ancora il ricordo della vita analogica e ipotecnologica. Nel romanzo è un pallone da basket – ricordo del nonno ancora umano di Luca, quello strano tipo che acquistava cibo vero al mercato e non aveva l’erba sintetica sul prato di casa – a rappresentare il trait d’union tra i due mondi.

In ogni caso, dopo il coraggio di fare logout, di fronte a Luca si apre un mare di avventure, finalmente reali, che si susseguono per tutta la seconda parte del romanzo, dandogli ritmo, suspense e godibilità. Perché Logoutnon è per nulla un mattone distopico, ma una bella storia di ragazzi e d’amicizia, di scelte importanti e di una vita che va affrontata, anche a costo di rischiare qualcosa. Da leggere col fiato sospeso. Il finale è a sorpresa e non possiamo svelarlo, ma anticipiamo che è pieno di speranza. Aperto alla possibilità. Fa sorridere e riempie il cuore, che non guasta mai.

Logout è un libro per tutte le età – per ragazzi/e e per adulti – adatto a tutti e tutte. È una lettura simpatica, leggera, che però, a chi li vuol cogliere, offre senza forzature preziosi spunti per interrogarsi sul presente. Nello specifico, sollecita e fa risuonare le corde della nostra riflessione: è una buona lettura per noi che siamo contro il dominio della macchina e contro il sacro trasferito alla tecnica, noi che sappiamo che quel che nasce poi muore, noi che non crediamo che la natura sia fascista, che denunciamo il delirio di onnipotenza armato dai mezzi della tecnoscienza, che preferiamo il rischio nella libertà alla sicurezza nel controllo, per noi che – animali politici – stiamo dalla parte del vivente contro una confortevole artificializzazione che lo avvilisce e distrugge.

lunedì 20 maggio 2024

Per le api

…Nel boschetto Luca trovò i suoi vestiti stesi ad asciugare su una corda tirata tra due alberi. Intorno era tutto un ronzare di api che entravano e uscivano dalle cassette di legno. Era terrorizzato dagli insetti che pungono - “api” era uno dei nomi del Baratro che pronunciavano durante l’Enunciazione, come vespe, tafani, ragni, scorpioni - ed ebbe l’impulso di darsela a gambe. Adrika intuì la sua reazione e gli disse: “Non ti pungono se non hai paura.”
Luca fece uno sforzo enorme per restare calmo e dopo qualche minuto dovette riconoscere che era vero: le api gli volavano intorno senza fare minimamente caso a lui. Perfino mentre Adrika martellava le loro casette per rinforzarle quelle continuarono a occuparsi degli affari loro.
Luca scoprì che Caterina si guadagnava da vivere producendo miele e vendendolo nei mercati contadini ai margini di Sbafo. Li frequentavano i pochi che non vivevano nella capitale, per lo più ribelli o persone che avevano qualche problema con la giustizia, oppure disadattati, o folli…

Piccolo omaggio alle api, nella Giornata mondiale delle api. E a Caterina...
Da Logout, Marcos y Marcos, cap. 21 "Cosa significa uccidere".




giovedì 16 maggio 2024

Il momento della riconoscenza

Le cose non si fanno mai da soli, neanche quelle che sono considerate attività solitarie. Quindi prima o poi arriva il momento della riconoscenza. Per “Logout” arriva adesso.
Grazie a Ramona e ai nostri figli Maia ed Enea, per avermi sostenuto e sopportato sempre, e aspettato senza farmi pesare la mia assenza, per tutto il periodo della lavorazione di “Logout”. E per avere letto le prime stesure dandomi i primissimi, preziosissimi riscontri.
A Claudia Tarolo, editrice ed editor acutissima, esigente, paziente, straordinaria, che ha scelto di pubblicare il libro e mi ha accompagnato, con una messe di osservazioni minuziose e fondate, nelle fasi di revisione. Senza di lei il romanzo sarebbe rimasto una mela acerba.
A Marco Zapparoli, editore geniale, signorile e spiritoso, che sta curando la vita del libro fuori dalle scatole in modo spiritoso, signorile e geniale.
A Roberta Solari, che con infaticabile professionalità bada agli eventi e ai rapporti con la stampa, fa la comunicazione della casa editrice e un mucchio di altre cose indispensabili.
A Silvia Viganò, che si è occupata con meticolosa premura della parte redazionale, stanando refusi, incongruenze e storture.
E a tutte le altre collaboratrici e collaboratori della casa editrice Marcos y Marcos.
Ad Alice Barberini, che ha disegnato la copertina, interpretando con sensibilità la strada piena di incognite, ostacoli e ricompense che Luca deve percorrere a passo d’uomo, anzi di ragazzino.
A tutti coloro che hanno letto il libro prima che uscisse - bambini, adolescenti e adulti - offrendomi le loro impressioni - sapete quanto è importante.
A quelli che dopo la lettura mi mandano messaggi per raccontarmi "come è andata". Se scriverò un altro libro, sarà perché lo dovrò scrivere, certamente; ma sarà anche perché tante parole ricevute mi aiuteranno a trovare la dedizione, il tempo, la perseveranza, l’isolamento, la forza che occorrono.
A chi sta alimentando il passaparola - vitale per un libro come questo! – consigliando il libro agli amici, regalandolo a una nipote, scrivendone sui social, lasciando una recensione su un sito di acquisti on-line...
Alle libraie e ai librai che ordinano, espongono, consigliano il libro, e magari lo suggeriscono ai gruppi di lettura e alle scuole che a loro si rivolgono.
Alle ragazze e ai ragazzi a cui questo libro, e il messaggio segreto che contiene, sono rivolti. Comprese le ragazze e i ragazzi che continuano a vivere, sotto qualche strato di vita, dentro tutti noi, diventati adulti.
...a tutte e tutti voi, grazie di cuore.
Ah… aspetta! C'è ancora un ringraziamento: ai signori Zucabezzo e alle signore Novemmezzo, ai Generali Spellavanti e ai Capitani Raspot, alle professoresse Triboli Trek e agli influencer Lollifard e Rigatoni… Grazie per avere popolato i miei sogni e i miei incubi finendo per suggerirmi questa storia, e per esservici fatti trascinare dentro!

mercoledì 15 maggio 2024

“Un titolo in inglese? Vade retro!”

“Logout” significa “scollegamento da un sistema informatico” e chi leggerà il libro capirà quanto questo concetto sia cruciale nello svolgimento della storia. Quando ho capito che il titolo doveva essere questo, ero pronto a scommettere un euro e trenta centesimi che qualcuno avrebbe storto il naso e fatto polemiche. Così è stato. Dunque, qualche parola su questo.
Non amo l’abuso degli anglicismi dove ci siano alternative nostrane equivalenti, tant’è che nel libro ne ho fatto un uso perfino inferiore rispetto a quello che si farebbe discorrendo comunemente di certi temi. Per dare alla storia un’aura di atemporalità un po’ fiabesca e, per esempio, i miei personaggi dicono “Segnale” invece di “Internet”, e “a distanza” invece di “on-line”. Però dicono “computer”, “influencer” e “social”. Al posto dei “like”, tuttavia, in Malsazia ci sono i “baciot”, e i “tablet” vengono chiamati “tavolette”. La stessa società malsaziana è sensibile alle questioni linguistiche e all’etimologia: al punto che il nome della capitale, Sbafo, proviene da un termine dell’antica lingua birbana, “sbaaf”, e a scuola, tra le varie materie, si studia “Storia dei codici linguistici”. Insomma, ho fatto un po’ come mi pareva, o meglio, ho assecondato le esigenze del racconto, della sua coerenza interna. E, come sempre, ho giocato con le parole, divertendomi a volte a usarle per fare il gioco delle tre carte sotto gli occhi del lettore.
Tornando al titolo "Logout", dopo avere visto la copertina di Alice Barberini che lo inscrive graficamente nell’ombra del piede di Luca, proiettato in avanti verso le conseguenze ignote della sua ribellione, e trasforma le "o" nel tasto acceso/spento (per non dire "power"...), sono stato ancora più convinto di avere scelto bene.

Aggiungo – a beneficio di chi avesse una particolare e insopprimibile insofferenza verso l'uso di termini inglesi – la risposta che ho dato a un amico (appena un po’ rimaneggiata):

Pensa che nel cassetto ho racconti intitolati:
- “Paccottiglia"
- “Il walzer dell’hashish”
- “Lo zar sul water"
- “La guerriglia del karaoke“
- ”Il mio camion marrone”
- “La cosca della matriosca”
- “Pigiama flop"
- "Guano nel barbecue"
- “Due bunker per un detective”
- "Baraonda blues”
- "Il ghota degli emoji”
- "Microchip flambé"
- "Internet gulag"
- “L’album dei killer"
- “Horror senza suspance"
- "Cin cin!"

Le uniche parole “italiane” che compongono questi titoli (immaginari, evidentemente) sono gli articoli e le preposizioni. Le altre, “crude” o adattate, sono parole slave, russe, arabe, inglesi, francesi, spagnole, latine, dei popoli nativi americani Quechua e Tainos, giapponesi, cinesi, tedesche, persiane, siciliane.
Per concludere, confesso di essere affiliato alla Società di tutte le lingue – vive, morte, moribonde, nasciture, terrestri, aliene, reali e immaginarie – che mi permettono di esprimermi come mi va, senza paura di perdere l’identità.
Prosit!

Fare logout

“Per qualche motivo il suo corpo nudo gli ricordò che era scollegato da tutto. Non poteva mandare messaggi agli amici, dare un’occhiata alle notifiche, avviare una diretta per raccontare a tutti quello che stava passando, controllare le notizie che sicuramente stavano girando sul suo conto.
Era una condizione che dava le vertigini. Era come se avesse smesso di esistere ovunque tranne che nel luogo fisico in cui si trovava. Non poteva fare nulla che non fosse interagire con le persone e le cose che erano fisicamente intorno a lui. Logout.” ("Logout", Cap. 19)

Scrivendo questo romanzo mi sono trovato a riflettere, anche grazie a letture e approfondimenti, sulla questione del digitale e di internet nei dispositivi mobili. Oggi la mia opinione è questa: portarsi in tasca la connessione, e usarla come la maggior parte delle persone la usa, significa per la mente ciò che significherebbe per il corpo avere un sacchetto pieno di cibo e buttarsene in bocca una manciata ogni 3-5-10-30 minuti, dal risveglio al momento di andare a letto. Questo sacchetto probabilmente conterrebbe cibi nutrienti e salutari insieme a caramelle, würstel, ketchup, bibite ipercaloriche e schifezze varie. Anche quando volessimo mangiare solo una mandorla o una carota, ogni manciata finirebbe per contenere in qualche misura tutti i cibi presenti nel sacchetto. La forma fisica, il metabolismo e l’intera salute dell’organismo ne subirebbero conseguenze significative.

Credo che dovremmo riconsiderare seriamente gli stili di vita che da una quindicina di anni abbiamo adottato, un po’ per scelta, un po’ per necessità lavorative, un po’ per inerzia o per emulazione – e che stiamo offrendo come esempio ai bambini e agli adolescenti. La domanda che dovremmo porci è: stiamo preservando integra la nostra capacità di concentrarci, di apprendere, di aspettare, di lasciare la mente priva di sollecitazioni esterne, di essere visitati da pensieri originali e inattesi, di ascoltare e comprendere, di avere sete e fame di esperienze e di relazioni fisiche? Oppure queste facoltà, in noi, si stanno modificando, riducendo?

Non credo che si debba o che si possa “tornare indietro”. Ma andare avanti sì, si può, si dovrebbe, con determinazione, verso lo sviluppo di una nuova consapevolezza, praticando nuove e personali - gioiose - forme di autodisciplina, e offrendo ai bambini e ai ragazzi nuovi modelli, e nuovi strumenti per la affrontare la propria crescita, e nuove forme di educazione. Come sempre, dal mio punto di vista, non si tratta di vietare e di togliere (o togliersi), ma di inventare e aggiungere: modalità, strategie, abitudini, significati condivisibili, pieni e vuoti.

Che ne pensate?

domenica 12 maggio 2024

"La meraviglia è possibile" - Logout al Salone del Libro di Torino

Un'altra clip dall'intervista realizzata da Future Channel allo stand della Camera di Commercio di Torino al Salone del Libro.



"Logout" al Salone del Libro di Torino

"È un'avventura fantascientifica ambientata in un paese immaginario chiamato Malsazia. È una sorta di mondo avveniristico dove il digitale ha preso completamente il sopravvento sulle esperienze fisiche e le persone non escono mai di casa perché dentro casa succede tutto, tutto viene consegnato in casa. Fuori è rimasta una terra spopolata che trasmette soltanto l'idea di pericolo e di rischio..."
"La meraviglia è possibile, deve essere possibile..."

Due clip dall'intervista su "Logout" realizzata da Future Channel allo stand della Camera di Commercio di Torino, al Salone del Libro.