blog di Carlo Cuppini

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giovedì 24 marzo 2011

Chiodi, lettere

Chiodi conficcati nella nostra carne viva, le ventuno lettere a cui affidiamo il compito impossibile di risarcirci dalla privazione essenziale – quella che ci ha sottratti dal continuum universale ed eterno dell’esperienza vitale, quando siamo all’improvviso diventati qualcosa, tra altre cose, che necessitavano un nome, reclamavano una singolarità, condannavano noi alla singolarità, alla separazione, al dover scegliere un posto, un punto di vista, una posizione, tra tutti questi confini improvvisamente proliferati.
Segni di una cicatrice mai seccata, questi segni che consultiamo sul corpo più che nei libri; marchio fissato a fuoco sulla pelle, con la violenza del sacro, apparentemente piegato alle istanze di chiarimento e quantificazione del quotidiano.
Questi punti cuciti col filo nero su tutto il nostro corpo non ci permetteranno di scambiare un solo frammento del nostro privato mistero con alcun altro essere umano, né con dio; ma grazie ad essi risuona in noi la credenza che qualcosa di sapienziale, e perfino oracolare, nella vita, da qualche parte, si celi – ancora, o forse più che che mai.
Tirarli, quei punti, grattarli, lacerando lembi di carne; farla infiammare questa cicatrice, stuzzicare la ferita fino a farla di nuovo arrossare e far schizzare il vettore del dolore fino al centro del cervello. Non ci sono coordinate per fare qualcosa nel modo giusto; il canone è la benda sugli occhi; la letteratura è il mausoleo dell’alfabeto.

domenica 20 marzo 2011

Ventre della balena





dal ventre della madre a quello
della balena il passo è stato breve
il tempo sincopato di un singulto

qui stiamo e sgomitiamo
finestrini non ce ne sono pertanto
guardiamo la volta celeste
la coltre di pleura e gli alveoli 
del cetaceo che è a noi cielo

la balena è spiaggiata in riviera
la balena va rapida sull'acqua
la balena sta implodendo in fondo al mare
la balena è stata lanciata nello spazio

noi siamo ventre e balena
siamo il suo cibo il suo cancro il
suo letame i suoi calcoli 
renali gli amminoacidi i batteri e la 
sua storica indigestione – il 
movimento intestinale

la balena è casa e mondo e madre e 
morte – è cielo e dio e dio 
è tutto – è mitra 
che spara è di noi l'intorno e 
l'interiore è la prima 
pagina del giornale la ghiandola 
mammaria il bambino stuprato
i fiori sul tetto lo stomaco 
a pezzi la stretta di mano i rifiuti 
illegali il nucleo che esplode il neon 
sul grattacielo la brezza 
lieve sull'ecatombe – dio è ancora la balena 
che ci contiene e la cecità del folle 
cetaceo i suoi succhi 
gastrici che digeriscono 
poco a poco a noi occhi e
sinapsi – dio è le 
contrazioni dell'utero nero è 
le doglie dell'animale che 
ci vorrebbe espellere partorire
fare fuori come 
sforzo di preghiera le mani
non sappiamo per dove

giovedì 17 marzo 2011

Sogno di Mameli (Mameli remix)

fratelli e sorelle italiani erano comparsi
in Italia nel declino dell'epoca del casco
e Victoria baby, che ha rifiutato di concedersi
al dio, in curva allo stadio, con gli schiavi romani di sinistra

abbiamo raccolto una morte d'accelerazione
di un grande numero, in Italia! – coi reattori
grande montaggio spettacolare attendente
un certo numero di morti che organizzano
i viaggi all'estero, in Italia! Sharm-el-Sheik è in Italia!

andare ad un altro è arrivare così avanti:
la gente è loving: è la comunicazione, today!
nella divisione dello sviluppo della libertà
del cittadino, in due distinte libertà
la gente è loving, d'Italia!

nel riempimento di due metri di terra
nell'invasione attuale, la riunione di tantissimi
ad orientamento di stili a più cubi, comunque morti, 
siamo l'Italia dell'Italia, in Italia! –

ma lo spirito dei tempi con gli avvertimenti 
dei fuochi sceglie un sole di preghiera –
scioglie il nucleo dell'atomo – avanti
il prossimo – tuo non proprio come te stesso
che fa boom – l'Italia!




(testo redatto con l'aiuto di traduttori automatici on-line, passando attraverso inglese, francese, tedesco, spagnolo, arabo, cinese, giapponese, russo, per tornare all'italiano)

martedì 8 marzo 2011

Poi

Poi l'angelo affonda il muso nel pasto. Non lo solleva finché niente di umano è restato, in quella forma scomposta.

domenica 6 marzo 2011

aranciata

se l'arancia trasuda violenza
non puoi farne a meno: la trafiggi
con la punta del coltello nero
mentre ti esplode in mezzo allo stomaco
un proiettile a frammentazione
avanzato dall'ultima guerra
ancora in corso da qualche parte
poi s'apre l'anta della dispensa
tra i biscotti fanno capolino
migliaia di profughi libici
ti vengono incontro 
sorridenti
pieni di fiori ballando 
il samba ti riempiono gli occhi 
la cucina

giovedì 24 febbraio 2011

Bavaglio

tolto il bavaglio
non c'è bocca
né faccia

senza trucco 
né inganno
ci tocca scoprire
che nessuno ci ha costretti 
a tacere
se non il tacere

martedì 22 febbraio 2011

Litania

lascio l'orma del sogno nel letto – scendo
mi stendo nella pozzanghera nel corridoio – vedo
scendere fiocchi di cemento armato – lievi
sul corpo si sciolgono in cenere – nera
cammino tra la città e il bordo – del mare
montagne di ali d'angeli ammucchiate – pattume
hanno detto: deportazione: partenza – domani
noi siamo in cammino da sempre già – deportati
tra le spiagge senza il mare le scarpe – spellate
ci ricordano piedi che non abbiamo – perduti
e vengono giù bombe come ingiunzioni – commerciali
tra i palazzi di gesso guardiamo il bambino – che muore – seduto – sul sole

sabato 12 febbraio 2011

Alle fiamme

qui non c'è attesa
di speranza
disperanza
dispera

qui c'è il Benzinaio
pronto a dare ragione
a chi volesse incendiarsi
di fronte all'oltraggio

il Maghreb in fiamme ha alzato il prezzo del barile
in Maghreb alle fiamme si è dato un ragazzo
ventisei anni laurea moglie figlie un'ultima
lettera alla madre scritta su facebook

a Roma carburante a un euro e mezzo al litro
e se volessi darti a fuoco per protesta
contro la svendita dello Stato al Proprietario
ci guadagna – oltre al Benzinaio – lo Stato

che lascia evadere le tasse ai vivi
ma batte cassa coi morti una lira e novanta
per la guerra d'Abissinia del trentacinque
quattordici lire per la crisi di Suez del cinquantasei

il Vajont del sessantatré la Firenze
del sessantasei il Belice del sessantotto il Friuli
del settantasei l'Irpinia dell'ottanta il Libano
dell'ottantatré la Bosnia del novantasei...

oggi anche il tavolo s'è incendiato
noi seduti intorno per pranzo
rimasti a guardare attoniti il pollo
le altre portate e la tovaglia avvampare

Luce

Scoppia la lampadina in mezzo al soffitto. Piovono vetri. Ci ho tirato contro una scarpa, nel dormiveglia. Vetri mi cadono in faccia. Un frammento ferisce la cornea. Dell'occhio sinistro. Gratto l'occhio sfregando la palpebra chiusa. L'irritazione si espande. A occhi chiusi, il rosso si espande. Da un punto centrale indistinto, dove è intenso, verso la periferia, dove sbiadisce. Dal portalampada senza più bulbo discende un fluido verdastro. Nevica sul pavimento in grandi fiocchi, lentamente. L'angelo appare seduto in alto, sullo spigolo di due pareti, con faccia di leone accecato. Come occhi due tondi neri. Guarda il flusso verdastro, mi guarda. Dice: è la luce che cade, che va all'estinzione. Gratto l'occhio attraverso la palpebra. Il rossore si espande. Apro quell'altro. Vedo nero.

giovedì 10 febbraio 2011

Tregua

Le tue labbra protese in attesa
lo spazio tra esse più grande
di una singola lettera e più stretto
di un'intera parola
descrive esattamente l'ampiezza
di una sillaba segreta
che non dici
mi guardi
attendi
che in quell'apertura minuscola entri
il mio fiato acuminato e
morbido e
pronto a tramutarsi in parola e
sciogliersi una volta raggiunto
l'alveo del tuo palato

martedì 8 febbraio 2011

lunedì 7 febbraio 2011

Sott'acqua

Hanno aperto i rubinetti
l'acqua lentamente sta salendo.
S'è deciso risolutamente
per la strategia dell'inondazione
a tutela di ciò che resta
della dignità e del sapore
della vita vera in questo paese.
Troppo arduo conservare questi beni
in superficie esposti all'aria alla luce del sole
pare impossibile contrastare
l'erosione dei venti le intemperie i crolli accidentali
i saccheggi dei barbari italiani e soprattutto le bordate
del Proprietario.
Molto meglio sott'acqua in fondo al mare
dove tutto è più calmo e le cose
che hanno tenuta sufficiente a resistere all'acqua
possono essere custodite in buono stato più o meno
in eterno. La nostra dignità e il sapore
di una vita non svenduta al Proprietario
li ritroveranno gli archeologi marini del 3000
nuovi bronzi di riace altrettanto perduti
e splendenti. Ecco l'acqua è già arrivata ai capezzoli
do l'ultimo saluto alle colline
e al ricordo dei morti d'Italia 
invano
blup