blog di Carlo Cuppini

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domenica 27 gennaio 2013

Lettera alla RAI sul Canone televisivo

Egregi Signori,

in relazione alla Lettera inviatami dalla Direzione Amministrativa Abbonamenti RAI che, al contempo, con graduale ed attenta escalation lessicale, suggerisce poi caldeggia infine intima il pagamento del Canone televisivo da parte del sottoscritto, vorrei fare chiarezza una volta per tutte sulla mia posizione; la quale, curiosamente, pur non essendo un caso particolarmente singolare o improbabile, sembra corrispondere all’unica opzione non prevista dalla pur dettagliata, scrupolosa, esaustiva, e in certi passaggi peritosa, Missiva.

Dichiaro dunque, nel pieno possesso delle mie facoltà – e conscio di rivolgermi a funzionari che non hanno esitato a impiegare nella stesura della Lettera in questione un tono velatamente insinuante e minatorio – dichiaro dunque, per quanto ciò possa suonare a certuni Signori umoristico o grottesco, o finanche immorale, di non possedere alcun “apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi televisivi”.

Mi domando peraltro, per puro esercizio dell’ozio, come mai il sottoscritto sia stato incluso nella lista dei destinatari della suddetta Lettera, dato che nella stessa si legge che “la lettera […] viene inviata a tutti colori che, pur avendo la disponibilità di uno o più apparecchi televisivi, decoder digitali e/o altri apparecchi [...]”. Chissà quale increscioso equivoco, o caso di omonimia (non voglio nemmeno ventilare l’ipotesi della malafede) abbia spinto il solerte funzionario RAI del caso a ritenere, con integra e incrollabile convinzione, che quel "pur avendo" debba riguardare il sottoscritto; procedendo dunque, con lo zelo che fuga ogni dubbio, a inviare al sottoscritto la Lettera con il suo contenuto tanto stolidamente perentorio.

Mi domando, altresì (procurando una netta aggravante alla mia autoaccusa di vacua oziosità) come mai un ufficio della RAI si faccia carico di invitare (poi caldeggiare, poi intimare) un cittadino italiano a “regolarizzare definitivamente la Sua posizione” nei confronti del fisco; dato che, fino a prova contraria, il Canone televisivo è un’imposta dello Stato (come da Voi diligentemente ricordato, con generosa minuzia di estremi giuridici) legata al possesso di apparecchi televisivi, e non una forma di abbonamento ai programmi RAI o di qualsivoglia altra azienda pubblica o privata. Pertanto, come nel caso del Bollo automobilistico, sarebbe logico che l’Agenzia delle Entrate dello Stato, o le altre agenzie incaricate al controllo e alla riscossione, procedessero con l’invio di lettere di sollecito o di richiesta di chiarimenti – e non un Ente come la RAI.

Ma, a scanso di ulteriori equivoci e a prescindere dalla pertinenza e dalla autorevolezza della Lettera da voi inviata, tengo a precisare che i Signori della Amministrazione Finanziaria saranno ben accolti presso il mio domicilio, dove gli sarà di buon grado offerto un bicchiere d’acqua e gli sarà civilmente garantito l’utilizzo della toletta in caso di bisogno – naturalmente purché siano in grado di produrre un regolare mandato rilasciato dall’Autorità Giudiziaria.

Dichiaro altresì, a titolo puramente informativo e in modo del tutto accessorio, e dunque completamente inutile dal punto di vista strettamente burocratico-fiscale (tanto che vi invito fin d’ora a saltare queste righe che seguono, salvo che vogliate concedervi un minuto di astensione e distrazione dalla vostra rispettabile funzione) che con gioia corrisponderei allo Stato un’imposta, anche pari a 113.50 €, che mi garantisse il diritto di poter non essere raggiunto da trasmissioni televisive pubbliche o private, o fenomeni analoghi, in alcuna circostanza pubblica e privata, compresa la frequentazione di autobus di linea, stazioni ferroviarie, bar e ristoranti.

Ricambio con eguale sussiego i vostri “migliori saluti”.
Carlo Cuppini


giovedì 27 dicembre 2012

Quel giorno (canzone piccola)

Saremo stati proprio io e te
a portare via dal tempo le stagioni
mentre con il fiato
scioglievamo il ghiaccio e le ingiunzioni

Saremo certamente io e te
a esser stati cancellati dall'anagrafe
per avere messo in discussione
la speranza che il mondo sopravviverà

Anche così com'è soprappensiero
come sempre senza darsi pensiero

In pensiero
mai

mercoledì 19 dicembre 2012

un colpo

un colpo sull'osso
vibra fino al confine sepolto
non c'è occhio sgranato
che veda
bianco il bagliore il germoglio

venerdì 30 novembre 2012

Palestina e Israele: a proposito di "atti unilaterali"


L'ambasciatore israeliano in Italia ha condannato la promozione della Palestina a Stato in sede ONU in quanto "atto unilaterale".

Gli USA, la GB, la Germani e (pochi) altri Stati hanno votato contro o si sono astenuti sostenendo che: "Lo Stato Palestinese non può nascere che dai negoziati".

Mi risulta però che la fondazione dello Stato Israeliano fu - precisamente -un atto unilaterale come pochi altri nella storia. Un vero "colpo di mano in sede ONU" (come il governo israeliano definisce l'odierna iniziativa palestinese): nel '48 mancavano i voti necessari e l'organizzazione sionista riuscì a fare slittare la votazione di 3 giorni (da venerdì a lunedì), riuscendo ne fine settimana a "convincere" un pugno di micro-staterelli che fecero pendere l'ago della bilancia dalla parte giusta. (cfr. D. Lapierre, "Gerusalemme! Gerusalemme!")

Sono certamente favorevole all'esistenza dello Stato di Israele, ma mi risulta che la sua nascita non sia derivata da negoziati con le altre parti che sarebbero state coinvolte nella faccenda -e non poco.
Non mi risulta, in particolare, che qualcuno abbia pensato di dire ai Palestinesi - che contrariamente alla propaganda sionista esistevano: apriamo un tavolo negoziale e nel giro di 10 o 20 anni cerchiamo di trovar un modo condiviso per dare agli ebrei il loro legittimo e agognato Stato.

So che almeno tre volte si è arrivati a un passo dalla risoluzione diplomatica del conflitto negli ultimi 20 anni, e che la colpa dei fallimenti è imputabile più o meno in egual misura a entrambe le parti.
Ma mi risulta che le iniziative israeliane verso la Palestina non siano mai state altro che atti unilaterali: il mezzo milione di coloni in Cisgiordania, la costruzione del Muro, la giudaizzazione di Gerusalemme Est, lo strangolamento di Gaza...

L'arroganza paranoide della destra israeliana attualmente al potere è andata ormai ben oltre il limite del ridicolo, per insediarsi saldamente nel campo della schizofrenia criminale e perdere qualunque credibilità.

mercoledì 28 novembre 2012

Stato Palestinese

Domani l'Assemblea generale dell'ONU vota la richiesta di Abu Mazen per il riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro.

Alla luce di questa scadenza sembrerebbe che il recente scontro Israele-Gaza è avvenuto con perfetto tempismo per mettere in secondo piano questa richiesta cruciale e screditare politicamente Abu Mazen, che è stato privato di ogni peso nel negoziato tra Israele e Hamas per la tregua. 

Israele ha scelto di avere un'interlocuzione diretta con Hamas (passando per i fratelli musulmani al potere in Egitto) e di rinunciare alla partnership con i moderati, e legittimi rappresentanti del popolo palestinese, dell'ANP, dando paradossalmente legittimità ad Hamas.

La destra al governo in Israele e Hamas condividono l'obiettivo di impedire la nascita di uno stato palestinese entro i confini del '67. Come nella guerra fredda (anche se in questo caso la temperatura è un po' più alta), la destra israeliana e Hamas hanno bisogno l'una dell'altro per giustificare il mantenimento dello status quo che fa gioco ad entrambi.

Invito con forza il governo italiano a non assecondare questa aberrazione politica e a votare per il riconoscimento della Palestina come stato osservatore all'ONU.

martedì 27 novembre 2012

Ninnananna inondazione

Un firmamento
sotto il tappeto
se lo scoperchi
trovi il tesoro
se ti ci vesti
non sei più lo stesso

Una cantina piena di parole
tese negli angoli come ragnatele
catene di nomi che non puoi pronunciare
tutti i soldati che non hanno sparato

Una catenella che metti al collo
per essere veloce più della luce
un orecchino che tieni nel palmo
per ammansire ogni bestia feroce

E poi una scala che sale al soffitto
continua e si inerpica nella galassia
il cuore torbido come un dispetto
si scioglie bianco come l'ovatta

Oggi al mercato vendono funghi
seggiole ombrelli e piante da giardino
andiamo in solaio a giocare agli umani
mentre giù arriva l'inondazione
andiamo in solaio a far foto al futuro
mentre giù cantano una canzone

Canzone nuova

Alla fermata del tempo
scesero tutti anche i pesci di fiume
per vegliare la stella morente
che dal letto si guardava scivolare

Alla luce dell'ultimo lampione
rimasto in piedi dopo la tempesta di sale
io sedevo sulla panchina di legno
e tu gridavi: Viva la Rivoluzione!

Alla luce di un buio millenario
tu nuotavi sotto l'ombra del mare
io pensavo alla prima persona
e c'era chi piangeva giù dai balconi

All'arrivo del tempo a venire
in mezzo ai colpi di una nuova pulsione
noi viaggiavamo forsennatamente
come due pezzi di cielo per strada

Gli uccelli posati sul filo della luce
guardano tutti lo stesso verso dell'andare
rubano la corrente alle telescriventi
caricano il becco per la battaglia solare

E poi cacano forte sugli automobilisti
cantando l'inno della vita che insiste
e bussa e spinge su tutte le membrane
scardina i denti delle maschere vuote

Le bestie accorsero tutte assieme al richiamo
le notte s'era appena rovesciata per la strada
noi giocavamo con le bilie nel piazzale
il vento si truccava gli occhi per farsi guardare

lunedì 19 novembre 2012

cicogne di gaza

che gatta ci cova
che gatta ci cogna
noi tutti cogniamo in incognita a cogne
e a gaza i missili centrano i bimbi
che c'entra?
un buon missile centra comunque
anche la cruna dell'ago
il becco della cicogna

venerdì 16 novembre 2012

contiamo

l'esplosivo dentro il taschino
non si contano i danni
la speranza della pace è fugace
l'intestino pieno di vetri
premi nobel riempiono l'aria
le frequenze sature
non parliamo
non contiamo
le ore

Diversamente alibi - piccolo reading per la Polizia di Stato





(Pensando a Genova01, ai lacrimogeni lanciati pochi giorni fa sui manifestanti dalle finestre del Ministero della Giustizia, ad Aldrovandi, Cucchi, Bianzino..., alla recente inchiesta per corruzione. E a Foucault, allo 'stato di polizia' che vige all'interno del corpo del nostro linguaggio comune)