blog di Carlo Cuppini

blog di Carlo Cuppini



Visualizzazione post con etichetta Articoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Articoli. Mostra tutti i post

lunedì 19 aprile 2021

L'onere della prova, le abluzioni rituali, il pensiero complesso

Due domande:

1) Quando viene limitato diritto, a chi spetta l’onere della prova?

2) Di fronte al disinnesco intellettuale delle abluzioni rituali, è ancora possibile l’esercizio di un pensiero critico articolato?

Due riflessioni:
1) 
Una sentenza del Tribunale di Weimar rimuove l’obbligo di mascherina e il distanziamento per i bambini all’interno delle scuole locali. La motivazione è la stessa addotta in numerose occasioni dal TAR del Lazio e dal Consiglio di Stato italiano sull’obbligo di mascherina prima, e sulla didattica a distanza poi: difetto di proporzione, di prove e quindi di motivazione.
“I bambini sono fisicamente, psicologicamente e pedagogicamente danneggiati e i loro diritti sono violati senza alcun beneficio per i bambini stessi o per terzi” afferma il Tribunale tedesco. Quindi le misure imposte violano il principio di proporzionalità radicato nello Stato di diritto: “Secondo questo principio, denominato anche divieto di eccedenza, le misure volte al raggiungimento di uno scopo legittimo devono essere adeguate, necessarie e proporzionate in senso stretto.”
Con questa affermazione si sottolinea un principio essenziale del diritto, già ribadito anche dai tribunali italiani: l’onere della prova spetta sempre a chi ritenga che la sospensione di un diritto sia necessaria al perseguimento di un obiettivo preminente, e non a chi pretenda di continuare a beneficiarne.

venerdì 2 aprile 2021

Zone rosse (fuori e dentro di noi)

Articolo pubblicato su Radio Cora.

Lo studio “A simple, home-therapy algorithm to prevent hospitalization of Covid-19 patients”, condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e da altri istituti di ricerca, pubblicato in pre-print, riguarda l’efficacia di un protocollo di cura per i malati di covid-19 domiciliare basato fondamentalmente sull’intervento precoce (in contrasto con la “vigile attesa”) e sull’uso di farmaci antinfiammatori (al posto del paracetamolo), contrastante quindi con le indicazioni ministeriali e con il protocollo ufficiale diffuso il 30 novembre scorso. In sintesi: 90 malati trattati con il “protocollo alternativo", confrontati con altrettanti malati, con analoghe caratteristiche, trattati con tachipirina e vigile attesa, hanno mostrato una riduzione della necessità di ospedalizzazione (cioè, semplificando, della forma grave della malattia) del 90%. Novanta percento: un valore piuttosto significativo.
Le caratteristiche del “protocollo Mario Negri” erano già state diffuse dallo stesso Remuzzi, con un gruppo di altri scienziati, attraverso un documento pubblicato alla fine del novembre scorso, contemporaneamente alla pubblicazione del protocollo ministeriale per la gestione domiciliare dei malati di covid-19.

L’approccio proposto, tuttavia, ha una storia lunga quasi quanto quella di questa malattia.

mercoledì 10 marzo 2021

Etica, prossimità, sterminio: la lezione dell'esperimento Milgram

Ripropongo questa mia riflessione sul rapporto tra etica e distanza, pubblicata qualche anno fa sulla rivista “Alfabeta2”. Al tempo mi interessava principalmente il senso morale e civile dell’arte, rispetto alla sua possibile prossimità con il reale. Oggi le ricerche di Milgram e le loro implicazioni mi paiono più che mai attuali, drammaticamente. Per quanto del tema della distanza si parli soltanto in senso sentimentale ("torneremo ad abbracciarci") e funzionale (“ci vuole più banda larga per far funzionare la didattica a distanza”).

---




Oltre il realismo della "stanza accanto”in "Alfabeta2", n. 17, marzo 2012


1. Tra il 1961 e il 1963 il giovane psicologo statunitense Stanley Milgram condusse un esperimento di psicologia sociale destinato a gettare una nuova, inquietante luce sui fondamenti dell’etica e del comportamento umano. Il dispositivo di ricerca era semplice: le “cavie”, ignare del funzionamento e degli scopi reali dell’esperimento, erano incaricate da un finto scienziato di infliggere scariche elettriche ad altre cavie (finte), ogni volta che queste fornivano una risposta sbagliata ai quiz proposti. A ogni errore la scarica elettrica aumentava di intensità, fino al livello definito “attenzione: scossa molto pericolosa”.


L’esperimento dimostrò statisticamente che persone “normali”, selezionate a caso, possono essere disponibili a infliggere altissimi livelli di sofferenza ad altri esseri umani, a sangue freddo e nella totale assenza di motivazioni: il 40% dei partecipanti si spinse fino al penultimo livello (“scossa molto intensa”), prima di protestare e ritirarsi; il 30% continuò fino al livello più alto, che portava le finte cavie a una simulata perdita di conoscenza, dopo grida, suppliche e convulsioni. Naturalmente gli “addetti al pulsante” non sapevano di essere essi stessi il vero oggetto di studio, né potevano immaginare che fosse tutta una messa in scena e che non esistesse alcuna scarica elettrica. L’esperimento si articolava ulteriormente: la disponibilità a torturare veniva studiata in funzione di diverse configurazioni spaziali. In alcune sessioni “torturatori” e “torturati” erano posti molto vicini, a distanza di contatto fisico; in altre veniva frapposta una maggiore distanza, ma all’interno dello stesso ambiente; ancora, il “torturatore” veniva portato in uno spazio contiguo, da cui poteva vedere attraverso un vetro ma non sentire le reazioni del “torturato”; infine si dava la condizione dell’isolamento fisico completo tra i due soggetti. Gli esiti mostrarono che a ogni passaggio di distanziazione i partecipanti erano pronti a spingersi un po’ più in là nell’obbedire ciecamente al compito e quindi nell’infliggere dolore.

venerdì 19 febbraio 2021

Appello al governo: "Cura e Democrazia"

Appello pubblicato su Radio Cora.
---

Come cittadini responsabili, critici e partecipi della cosa pubblica, abbiamo scritto un appello per incalzare il nuovo governo verso le scelte che riteniamo necessarie e improrogabili in questa fase, e per riaffermare con forza i principi alla base della democrazia. L'appello è pubblicato su RadioCora.it, cantiere di pensiero libero e critico: http://www.radiocora.it/post?pst=39326.
---


È passato un anno dall’inizio della pandemia. 

La discontinuità politica che il Paese oggi sta vivendo sia l’occasione per un radicale cambio di paradigma, nell’evidenza che gli approcci finora adottati si sono rivelati rovinosamente inadeguati, nel metodo e nel merito. 

Il necessario rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni è stato gravemente compromesso dalla recente gestione della cosa pubblica ed è urgente ripristinarlo e svilupparlo in modo costruttivo. 

Queste sono le proposte e richieste che rivolgiamo al nuovo governo. 


Riguardo al metodo chiediamo che:


  1. Nell’attività normativa non si deroghi dalla più rigorosa osservanza del dettato costituzionale: basta dpcm, atti amministrativi individuali che finora, immotivatamente, hanno sostituito o affiancato gli strumenti legittimi previsti dalla Costituzione per la gestione dei “casi straordinari di necessità e di urgenza” – i decreti legge – e, in difetto di urgenza, le leggi ordinarie.
  2. Obblighi e divieti siano sostituiti da chiare raccomandazioni, dimostrando fiducia nei cittadini e puntando sulla responsabilità. Dove obblighi e divieti dovessero permanere, siano relativi ai fatti critici in sé, e non ai contesti in cui questi potrebbero avere luogo.
  3. L’impianto delle restrizioni sia riformulato alla radice, in modo che l’eventuale temporanea limitazione di libertà e diritti, soprattutto se garantiti dalla Costituzione, corrisponda sempre a necessità razionali basate su evidenze scientifiche validate e comprovate in ambito internazionale, calate nei contesti specifici, e non su un generico e non verificabile principio di massima precauzione”; includano inoltre la valutazione delle conseguenze negative in termini economici, di coesione sociale e di salute mentale e fisica delle persone.
  4. Eventuali limitazioni al regolare svolgimento delle attività lavorative, sportive culturali e di svago siano considerate ammissibili solo in presenza di situazioni di pericolo concreto e attuale, sulla base dei dati della vigilanza epidemiologica locale, e abbiano un'applicazione territoriale quanto più possibile circoscritta. Siano esclusi comunque dalle restrizioni tutti gli ambiti di attività che non presentano reale e comprovato rischio di trasmissione dell’infezione.
  5. Ogni intervento restrittivo sia vincolato ai principi di proporzionalità e tempestiva scalabilità.
  6. Si attui il più attento contemperamento dei diritti fondamentali, come imposto dalla Carta.

domenica 14 febbraio 2021

Mascherine al banco: una parziale vittoria per i bambini

Da oltre tre mesi i bambini sono costretti a portare per almeno 8 ore al giorno la mascherina, a prescindere dalla situazione epidemiologica locale, e da qualunque considerazione di rischio psico-fisico. Il volto cancellato. L'"interesse superiore del fanciullo" - affermato dalla legge dello Stato 176/1991 - dimenticato. L'ordinanza del TAR del Lazio ordina al governo di "riesaminare la disposizione ... avendo rilevato vizi nell'istruttoria." Un provvedimento molto più soft e vago della precedente ordinanza del 4 dicembre, che costituiva una durissima accusa verso il modus operandi del governo. Il dpcm attualmente in vigore, che tra le altre cose pone l'obbligo di mascherina al banco, scade il 5 marzo. Da come il nuovo governo vorrà recepire l'ordinanza del TAR si capiranno moltissime cose su quello che aspetta tutti noi, e i bambini italiani. In ogni caso, continuiamo a lottare: è necessario fare pressione a ogni livello. Qui il mio articolo sul tema per "Radio Cora", piattaforma di informazione, laboratorio di nuova resistenza, cantiere per l'elaborazione e lo scambio di idee (http://www.radiocora.it/post?pst=39310&cat=news).

---


Da tre mesi i bambini in Italia sono obbligati a indossare la mascherina anche al banco, continuativamente, a prescindere dalla situazione epidemiologica locale, per disposizione posta dal governo con il Dpcm del 3 novembre e rinnovata con quello del 14 gennaio (che scade il 5 marzo). Per i bambini delle primarie con il tempo lungo significa obbligo di mascherina per almeno 8 ore al giorno: aggiungendo gli altri momenti in cui devono indossarla prima e dopo la scuola, i bambini passano i 2/3 del tempo di veglia, ogni giorno, 5 giorni su 7, senza volto, ben consci che l’efficacia comunicativa delle loro espressioni facciali è disattivata, esclusi dal legame empatico con compagni e maestri nella misura in cui questo è legato all’espressività corporea e al linguaggio non verbale, la cui sede privilegiata è appunto il volto.

venerdì 5 febbraio 2021

Di cosa parliamo quando parliamo di scienza (e del CTS)

Articolo pubblicato su www.radiocora.it

Lanno primo dellepoca pandemica è stato caratterizzato da un caotico rimescolamento e sovrapporsi di ambiti dellesistenza e della conoscenza tradizionalmente distinti – ancorché spesso contigui – sui quali ha dominato qualcosa di non ben definito che è stato talvolta identificato – da media, politici, amministratori, commentatori, scienziati – con la locuzione la scienza”. Mi sembra importante e urgente che si sviluppi una riflessione su questo tema in generale, in senso culturale, e nello specifico dellattualità che ci riguarda più da vicino. Il mio contributo consiste in una serie di domande e in alcune considerazioni.

DOMANDE:

  • Di cosa parliamo quando parliamo di scienza?
  • Quali sono le differenze – metodologiche e di collocazione allinterno del sapere e dellesperienza umana –  tra scienze esatte, naturali, umane, sociali, statistiche?
  • Quali sono i rapporti tra le scienze e le tecniche?
  • Cos’è la medicina? Una scienza, una tecnica o un insieme di tecniche basate su una serie di scienze (e anche su altri saperi)?

giovedì 28 gennaio 2021

Il nuovo governo soccorra l'infanzia

Il nuovo governo, come primo atto, adotti tutte le misure per soccorrere bambini, adolescenti e ragazzi, sottoposti da un anno a privazioni sproporzionate e disumane, spesso del tutto inutili, lasciati soli con la loro sofferenza, negata o minimizzata dagli adulti per mesi perché “invisibile” (a chi non ha voluto vedere).

Oggi quella “invisibilità” sta emergendo con notizie di cronaca e studi scientifici sempre più frequenti e drammatici, che fanno gridare, ancora, e ancora, come qualcuno fa da mesi: dove siete tutti? Dove eravate? Come avete potuto non vedere che, anteponendo il panico a tutto, anteponendo a ogni valore il conforto di una fiducia cieca riposta in governanti incapaci di proporzione, di problem solving, di contemperamento dei diritti, un’intera nazione stava, e sta, violentando i suoi figli?

martedì 1 settembre 2020

Dalla parte dei bambini e dei ragazzi (contro le mascherine nelle scuole)

Articolo pubblicato su L'Ortica del Venerdì

---


"Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare." (Mt, 18,6)

 

Dopo estenuanti incertezze, il 31 agosto il Comitato Tecnico Scientifico ha dichiarato che nelle scuole di ogni grado bambini e studenti potranno togliersi le mascherine in condizioni di staticità e dove sia garantita la distanza di un metro. Viene specificato che, riguardo alla scuola primaria, questa concessione è fatta “per favorire l'apprendimento e lo sviluppo relazionale”, riconoscendo quindi che la mascherina è un potenziale ostacolo agli obiettivi principali che la scuola persegue. Quindi ha vinto la tutela dell'infanzia e va tutto bene? No.

 

Il modo in cui il dibattito pubblico sull’obbligo di mascherina nelle scuole si è svolto dà la misura dello scandalo: come se questa imposizione – a prescindere dalla sua eventuale utilità o necessità – non fosse certamente anche una conclamata violenza psicologica e un impedimento allo sviluppo; o una “tortura” come ha detto Elena Donazzan, Assessore all'Istruzione del Veneto.

Ma parliamo un momento della eventuale utilità/necessità della mascherina nelle scuole.

Esistono molti studi scientifici – rafforzati da altrettante evidenze epidemiologiche “sul campo” provenienti dagli altri Paesi che hanno aperto le scuole nei mesi scorsi – che affermano che le scuole non sono luogo di significativo contagio; che i bambini non si ammalano, non si contagiano tra loro e non contagiano gli adulti, se non in modo sporadico e generalmente poco significativo. 

 

giovedì 28 maggio 2020

FASE 2: 50 INCRINATURE DELLA NARRAZIONE DOMINANTE

Articolo pubblicato sul blog Gli Imperdonabili
---

Dove imperversi una narrazione unica tesa a convalidare politiche governative devastanti, c’è bisogno prima di tutto di controstorie. L’attività che trova e diffonde queste "storie" si può chiamare controinformazione o, più semplicemente, e forse più appropriatamente, resistenza democratica. Il rischio è smarrirsi nei meandri del complottismo - certo, lo dico subito - che non è altro che l’altra faccia della narrazione unica, perfettamente speculare a essa, a essa funzionale in quanto utilizzabile per delegittimare ogni forma di dissenso, e appunto, ogni controstoria. Tanto più che, mancando in questa epoca strumenti qualificati di seria e sistematica critica al potere, il fai-da-te è l'unica strada. Chiarito subito questo punto, andiamo avanti con gli strumenti a disposizione, a partire dall'esercizio del pensiero critico e dell'intelligenza.
Prima di procedere con i 50 punti, voglio però attestare l’esistenza, o meglio, l’imposizione, di un "pensiero unico", o “narrazione dominante”, attraverso due citazioni importanti: perché oggi sappiamo bene tutti che c’è stata, e che c’è, una "narrazione dominante" (a parte gli ingenui e i malintenzionati), ma tra sei mesi o un anno potremmo essercene dimenticati: vuoi per non sentirci cretini, visti gli sviluppi che sta prendendo la vicenda covid - i quali, di per sé, contraddicono i pilastri della narrazione suddetta; vuoi per avere interiorizzato, alla lunga, l'evoluzione della propaganda in qualcosa di più sottile e impalpabile, ma di altrettanto efficace e perfino più pervasivo. Riporto dunque i pareri non di qualche professionista del sospetto e della critica al potere, ma di due giuristi e di un virologo ampiamente stimato e "al di sopra di ogni sospetto".


mercoledì 27 maggio 2020

FASE 1: STERMINIO DI MASSA E MUTAZIONE ANTROPOLOGICA

Articolo pubblicato su Gli imperdonabili
---

Sono passati due mesi e mezzo dal mio primo post su questo blog sul tema Covid (9 marzo, l'alba del lockdown). Tutto quello che ho scritto a livello di propositi in quel testo resta per me valido. Solo che quell'impegno personale che invocavo ha nel frattempo preso il segno di un impegno antigovernativo: quello che è cambiato è il rapporto mio (in quanto cittadino convintamente democratico), con le autorità politiche, con quelle sanitarie legate al governo, e con i media. Il 9 marzo avevo fiducia in questi soggetti e invitavo a rispettare alla lettera quanto venisse detto loro (lo noti chi volesse imputarmi un'opposizione ideologica e pregiudiziale a questo governo; aggiungo che un governo 5S-Pd, realmente popolare, lo aspettavo da 7 anni). Mi ha sconvolto, ma non mi ha indignato o preoccupato politicamente, la chiusura del Paese. Di lì a poco questa fiducia si è dissolta, perché calpestata: precisamente nel momento in cui ho scoperto di essere un cittadino sospettato, sorvegliato, colpevole fino a prova contraria, messo in condizione di dover giustificare ogni gesto pubblico e privato, compiuto in luogo pubblico o privato, militarmente intimidito; nel momento in cui, soprattutto, ho scoperto che come 60 milioni di italiani ero limitato in ogni aspetto della quotidianità da un misto di divieti ambigui e raccomandazioni orali elevate al rango di norme scritte, nel quadro di un inedito sistema normativo-repressivo basato sul "si deve fare così perché si sa"; un quadro definito a colpi di hashtag, di video virali su whatsapp, di dirette facebook, di invettive di opinionisti e conduttori tv, di appelli alla caccia all'uomo come diversivo di stato fatti da uomini dello stato. Si è iniziata a sanzionare l’infrazione di divieti che il legislatore si era dimenticato di scrivere, o che al limite si potevano intravedere in documenti di natura modulistica (non certo legislativa) emessi dal dipartimento di polizia (l'autocertificazione, della cui esistenza e funzione non si trova traccia in alcun decreto). Mi hanno perso definitivamente quando è stato chiaro che l'indiscriminazione di questo regime repressivo basato su una ragnatela di non-norme diventava una atroce discriminazione per tutte le fasce deboli della società, a partire dall'infanzia, dimenticata, oppure ricordata solo per essere additata come colpevole e quindi esposta allo stigma sociale - in assenza di ogni evidenza scientifica, e del tutto ingiustamente e ingiustificatamente (a posteriori possiamo e dobbiamo dirlo, ora che le evidenze e gli studi scientifici ci sono, in abbondanza). Questo mi ha indignato e indotto alla diffidenza e, di lì a poco, al dissenso. 



mercoledì 14 marzo 2012

Oltre il realismo della "stanza accanto" - Come ci insegna l'esperimento Milgram

Articolo pubblicato su "Alfabeta2", n. 17, marzo 2012

1.
Tra il 1961 e il 1963 il giovane psicologo statunitense Stanley Milgram condusse un esperimento di psicologia sociale destinato a gettare una nuova, inquietante luce sui fondamenti dell’etica e del comportamento umano. Il dispositivo di ricerca era semplice: le “cavie”, ignare del funzionamento e degli scopi reali dell’esperimento, erano incaricate da un finto scienziato di infliggere scariche elettriche ad altre cavie (finte), ogni volta che queste fornivano una risposta sbagliata ai quiz proposti. A ogni errore la scarica elettrica aumentava di intensità, fino al livello definito “attenzione: scossa molto pericolosa”. L’esperimento dimostrò statisticamente che persone “normali”, selezionate a caso, possono essere disponibili a infliggere altissimi livelli di sofferenza ad altri esseri umani, a sangue freddo e nella totale assenza di motivazioni: il 40% dei partecipanti si spinse fino al penultimo livello (“scossa molto intensa”), prima di protestare e ritirarsi; il 30% continuò fino al livello più alto, che portava le finte cavie a una simulata perdita di conoscenza, dopo grida, suppliche e convulsioni. Naturalmente gli “addetti al pulsante” non sapevano di essere essi stessi il vero oggetto di studio, né potevano immaginare che fosse tutta una messa in scena e che non esistesse alcuna scarica elettrica. L’esperimento si articolava ulteriormente: la disponibilità a torturare veniva studiata in funzione di diverse configurazioni spaziali. In alcune sessioni “torturatori” e “torturati” erano posti molto vicini, a distanza di contatto fisico; in altre veniva frapposta una maggiore distanza, ma all’interno dello stesso ambiente; ancora, il “torturatore” veniva portato in uno spazio contiguo, da cui poteva vedere attraverso un vetro ma non sentire le reazioni del “torturato”; infine si dava la condizione dell’isolamento fisico completo tra i due soggetti. Gli esiti mostrarono che a ogni passaggio di distanziazione i partecipanti erano pronti a spingersi un po’ più in là nell’obbedire ciecamente al compito e quindi nell’infliggere dolore.
L’esperimento nasceva sulla scia dello sgomento ancora fresco per le atrocità compiute dai nazisti: Milgram trasse ispirazione dal processo a Eichman, che si stava svolgendo a Gerusalemme, lo stesso evento che influenzò Anna Harendt nell’elaborazione di La banalità del male. Ma finì per rivelare che chiunque, anche in una società democratica, è potenzialmente pronto a ricoprire un ruolo analogo a quello del carnefice nazista. Persone “normali” compivano un crimine in assenza di movente, semplicemente perché gli veniva detto che non stavano affatto compiendo un crimine: lo certificava la figura dello scienziato (finto) che si presentava come garante dell’utilità, della legalità e della normalità della situazione.
L’esperimento creò sconcerto. Venne ripetuto e riformulato anche da altri ricercatori, con la comprensibile aspettativa di vedere smentiti i risultati. Un’ultima versione risale al 2009, attualizzata in relazione al fenomeno del reality show. Le conclusioni di Milgram sono sempre state confermate.

2.
Perché tornare a parlare di Milgram, oggi, nell’ambito di una riflessione sulla letteratura, sull’arte e sul linguaggio?


domenica 8 gennaio 2012

Canone e cani


Affacciato alla finestra guardavo il colle di Fiesole. Loro piombarono in casa sfondando la porta. Erano in tre: un dobermann, un pitbull e un mastino. Erano gli ispettori della RAI. Disse il mastino: “Da otto anni non paghi il canone!”. Replicai: “Non ho la tv”. “Vedremo!”, fece il pitbull iniziando ad annusare. “Avete un mandato di perquisizione?”, domandai. “Non ci serve il mandato!”, abbaiò il dobermann. E tutti si lanciarono alla ricerca. Restai calmo finché non vidi il mastino sbavare sul letto. Allora presi la scatola-scatena-tornadi, comprata anni fa in un bazar. La aprii e in un istante i cani vorticavano per aria, guaendo come chiwawa. Il turbine li condusse fuori dalla finestra, e sempre più in alto e lontano. Affacciato ripetei: “Non ho la tv”. Il mastino gridò: “Non è possibile! Saresti un paradosso sociale, un’anomalia della specie!”. “Portate ai vostri capi i saluti dell’ornitorinco”, dissi io. Non mi sentirono: erano già spariti oltre il colle di Fiesole.


(Pubblicato su "Cultura Commestibile", inserto de "Il Nuovo Corriere", edizioni toscane, 7/1/12)

martedì 6 dicembre 2011

La Sup-Posta del dr. Suppinski n.2

Seconda puntata de "La Sup-Posta del dr. Suppinski" su VoiceOver di dicembre.
Clicca sull'immagine per ingrandire.
O clicca qui per sfogliare il magazine online con migliore visualizzazione. La supposta è a p. 24.



lunedì 7 novembre 2011

La SupPosta del Dr. Suppinski


Clicca sull'immagine per ingrandire

La SupPosta del Dr. Suppinski esce sul magazine gratuito "VoiceOver".
http://www.voiceovernetwork.it
(Grazie agli amici Frizer e Emiliano!)

sabato 5 novembre 2011

Segway...


Vanno su due ruote, ma non sono ciclisti. Una pedanina su cui star ritti in piedi, due ruotoni da camion, al centro un gambo manovratore. Li incontri nel centro di Firenze, dove pure non è brutto passeggiare. Sono per lo più turisti, ti guardano dall’alto in basso con aria soddisfatta, a volte guidando emettono schiamazzi. Si sentono originaloni, se è lecito interpretare le loro espressioni. L’oggetto, di origine straniera, si chiama “segway”. In italiano è tradotto “segovìa”, o, più semplicemente, “sega”. Gli utenti si chiamano “segwayer”, che in italiano diventa “segoni” o “segaioli”. Nelle istruzioni pare non sia scritto, ma questo mezzo porta sfiga: il proprietario dell’azienda produttrice è morto investito da un aereo, in fase di atterraggio d’emergenza, proprio mentre guidava la segovìa dietro casa. L’altro ieri ne ho visto uno davanti al Duomo: il tizio gridava in un mezzo giappo-inglese: “Non frena!”. Sgommava sempre più veloce tra i turisti, finché non si è schiantato sulla Porta del Paradiso, opera mirabile del Ghiberti, al Battistero.



Pubblicato su "Cultura Commestibile" n.40, con "Il Nuovo Corriere", edizioni toscane, 5-11-11

sabato 22 ottobre 2011

Semi ottica del tunnel delle Bagnese

Se nel tunnel della Gelmini corrono i neutrini, in quello delle Bagnese scorrazzano ben altri animali. E ’sta volta è toccato a me andare più veloce della luce: non per farmi lustro di sconvolgenti scoperte, ma per salvarmi la pelle. Avevo scavalcato le transenne per indagare sui motivi dell’epocale ritardo nella chiusura del cantiere. Avanzavo nel buio puntando davanti a me la luce fioca del cellulare, quando l’eco di un grugnito mi ha fermato; un’alitata umidiccia mi ha inquietato; la carica di quattro bestioni mi ha messo in fuga. Sbucato sano e salvo alla luce del sole, con le braghe piene di puzzolente spavento, sono andato a chiedere lumi al vicino benzinaio. “O che se’ grullo? Un l’è mi’a pe’ l’automobili, i’tunne: l’è fatto per far correre cignali!”. Un vecchio professore del Galluzzo che passava il pomeriggio ad aspirare i vapori della pompa si è inserito: “Bischerate: il tunnel qui c’è sempre stato, ora l’hanno solo ritirato fuori. Dentro ci stanno divinità etrusche in forma di animali. Si dice che se l’attraversi senza farti infilzare, sbuchi fuori in un mondo migliore”. Tornando a casa ripensavo alla orbite matte di quel vecchio invasato. E ho deciso di dargli retta, e tentare: stanotte torno là, mi lancio attraverso il tunnel, e se la scampo forse sbuco in un mondo senza intrighi pubblici, né cantieri infiniti, né prese per i fondelli di ogni specie. E senza Gelmini.


(Su "Cultura Commestibile" n.38, con "Il Nuovo Corriere", edizioni toscane, 22-10-11)

sabato 8 ottobre 2011

Denaro e Bellezza – e singhiozzo

Teschio, morte, diamanti e denaro – hirst! – Denaro e Bellezza, sì!, elogio dei miliardi sonanti, encomio dei mercati fiorenti, fiorentini, sì!, pìttici e medicei, perché il lusso è un diritto, e i diritti son per pochi, e i pochi comandano, e comandare è un diritto, è sillogico, sì!, illogico, e dopo l’ostensione in Palazzo Vecchio del teschio tempestato di diamienti – hirst! – a Firenze non cessano di mescolarsi sterco di diavolo e pulcritudo – hirst! –, Denaro e Bellezza, Bellezza e Denaro, Bellezza è Denaro e Denaro è Bellezza! – hirst! – e allora ecco in bella mostra a Palazzo Strozzi il ritratto di Francesco Datini, genio pratese che inventò la Cambiale – hirst! – proprio adesso che la finanza s’è rivelata per quel che è: un passatempo criminale – hirst! – e intanto qua si va a picco – come la Grecia! come la Grecia! si dice – hirst! e insomma in Grecia che diavolo accade? che un tizio si dà fuoco per via del mutuo, ci hanno mostrato i fotogrammi, ravvicinati, immagini nitide, belle, cinematografiche – hirst! – per carità, Denaro è Bellezza – hirst! hirst! – anche quando è Denaro che manca, e mancando uccide, manca al poveraccio, non manca affatto, in realtà, al sicuro in cassaforte – hirst! – appena qualche metro più in là – hirst! – così anche le foto dell’uomo combusto potranno diventare artehirst! – a prova di cattivo gusto – hirst! –, semiotichiàmoci un po’ su, dài, non ricorda Persona di Bergman o il finale di un film di Tarkovskij, con il megafono in una mano e la tanica nell’altra, questo povero diavolo in fiamme di cui non sappiamo neanche il nome?! – hirst! –, e non ricorda forse anche Jan Palach e pure il tunisino Bou’azizi, seme di primavera tostato?!, sì!, perché non fare una mostra intitolata “Fili da Torce-re. Crisi, Sacrifici Umani e Bellezza” – hirst! hirst! – che qua noi si va davvero a picco, a picco-li passi nel baratro, nelle fauci di creditori esattori strozzini, e questa strozzi-mostra – hirst! – dal sapore vagamente fuori luogo ce la saremmo anche risparmiata, in questo momento, visti i chiari di luna, però ci andiamo lo stesso al vernissage, giusto per fare un assage – di tramezzini – e ne mangiamo anche troppi, ché lo stomaco è vuoto da troppo – hirst! – tempo, e così ci è venuto il singhiozzo – hirst! – e il conto corrente è sempre più vuoto, e il salvadanaio non ha salvato il danaio – hirst! – e lo stomaco è già vuoto di nuovo, e il mutuo invece è sempre lì, e insomma siamo rimasti col cerino in mano, e ci sforziamo di tenerlo lontano dalla tanica, ché anche il litro di benzina che servirebbe a incendiarsi costa troppo – hirst! – 1 euro e 70 al litro con l’aumento dell’IVA – hirst! hirst! – e stiamo cercando di imparare a campare senza bisogno di Denaro, facendo di necessità virtù – ma alla Bellezza no, a quella non rinunciamo (e il singhiozzo, lo vedi, alla fine è passato).




Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.36, con "Il Nuovo Corriere di Firenze" dell'8/10/11
(Per leggere le precedenti "semi ottiche" clicca su "articoli" nella finestra "sezioni" a destra)

sabato 1 ottobre 2011

Semi ottica 6 - Lucchetti d'amor

Lucchetti d'amor

Grazie Moccia! Federico santo subito! Protettore e sponsor di lucchetti, tu ci hai insegnato le gioie e i dolori dell’amore sotto chiave. Ponte Milvio e mille altri luoghi in tutta Italia ormai e non solo portano i segni metallici installati dai devoti al culto che hai fondato. Qui a Firenze per esempio sul Lungarno, all’affaccio degli Uffizi, c’è un bel cespuglio di catenacci. Frotte di adolescenti né brutti né belli (tutti uguali anche senza essere fratelli, scialbe copie di scialbi modelli) passano il tempo a inchiavardare e schiavardare amori e chiavistelli. A volte gli ci scappa di chiavare. Stamattina però un poeta mi ha insegnato con che gioia si può amare una danzante bambina portoghese: col cuore aperto, spalancato, ignorando lucchetti promesse e serrature. E all’ingresso dell’amore: nessuna chiave.


Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.35, con "Il Nuovo Corriere" (edizioni toscane), 1/10/2011

sabato 24 settembre 2011

Semi ottica 5 - Democrazia

Esportare democrazia, e lampredotto

Ecco che c’è: tutti esportano diritti, diritti umani e democrazia! Ecco che gli USA invadono l’Iran – e l’Iran invade la Cina – la Cina invade il Vaticano – il Vaticano invade San Marino – poi San Marino invade Firenze – Firenze invade Tavarnelle – Tavarnelle invade Ponte d’Arbia... Tutti esportano democrazia! Perché là si spara ai dissidenti – perché qua c’è gente senza casa – perché su le donne non guidano – perché giù le elezioni non valgono – perché costì si schiaffeggiano i bambini – perché costà non si fa il lampredotto... Esportano, esportano democrazia! I diritti piombano su ogni nazione, come bombe a grappolo, proiettili a frammentazione. Salutiamo il cambiamento che arriva, con odore di fosforo bianco, sangue di profughi, uranio impoverito. Magnifiche le sorti, progressive! (Eppure eppure non so bene perché, vorrei un’astronave che esportasse via me).


Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.34, con "Il Nuovo Corriere di Firenze", 24/9/11

sabato 17 settembre 2011

Semi ottica 4 - Morti spartitraffico

Morti spartitraffico


“Più spazio per loro”. Dietro la scritta dei bambini stilizzati. Non è il manifesto di un comitato per l’infanzia, ma di un’agenzia di cremazione. In effetti, secondo attendibili modelli previsionali, qui si va ad aumentare a tal punto che una catastrofe epocale presto ci decimerà: dei futuri dieci miliardi di umani uno ne resterà. Allora sì che ci sarà da trovar spazio per le salme! Jünger vagheggiava l’impresa di un camposanto dai posti illimitati, tra gli anfratti della Cappadocia. Il genio fiorentino propone un modello di cimitero-spartitraffico: eretto nel XIX secolo fuori dall'abitato, riadattato dal Poggi a rotonda in mezzo ai viali, il Cimitero degli Inglesi è oggi un condominio con 1400 abitanti! A Sarajevo, durante la guerra, hanno fatto lo stesso: i morti infilati nelle aiuole, nei parchi, dentro le rotonde. Infatti, mentre l’ONU discuteva sul da farsi, la gente là moriva, eccome. E in Siria? Ne avranno abbastanza di aiuole?


Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.33, con "Il Nuovo Corriere di Firenze" del 17/9/2011