blog di Carlo Cuppini

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venerdì 30 aprile 2021

"Quattro dita" (ogni riferimento è casuale)

Nel mio libro “Il mondo senza gli atomi”, Ensemble Edizioni, c’è un racconto che si intitola “Quattro dita”. Come molte delle storie che compongono questa raccolta, anche questa parla in modo fiabesco del rapporto con l’autorità, della prevaricazione da parte del potere, della ricerca della libertà e della grazia.


In questo racconto i governanti, sostenuti da un comitato di esperti, decidono di punto in bianco che ogni persona dovrà rinunciare a un dito in entrambe le mani. Le motivazioni sono piuttosto singolari e alcuni principi giuridici – proporzionalità, contemperamento dei diritti, onere della prova – non sono esattamente rispettati. Tuttavia la reazione delle persone non è di rifiuto e di rivolta: la disposizione viene accettata come un fatto naturale, forse per via dei crismi di autorevolezza scientifica di cui è rivestita; mentre tutta la discussione pubblica si concentra sui dettagli: 


“Se la novità delle quattro dita fu accolta senza particolari clamori, per contro, a infiammare gli animi e a creare aspre contrapposizioni fu la scelta del dito.”


Alla fine, stanchi di un continuo conflitto sociale, anche i dettagli vengono affidati alle decisioni del comitato di esperti e le persone tornano a farsi gli affari loro: “Il Congresso intervenne d’autorità, sostenendo che i dettagli avevano un’importanza secondaria e che i saggi avrebbero trovato le soluzioni migliori. L’importante era avviare la pratica nel più breve tempo possibile.”


La storia è raccontata a posteriori, quando l’amputazione è già avvenuta. Chi la racconta dichiara di essere tra quelli che avevano fatto le loro battaglie, e le avevano perse tutte, pagando anche un prezzo elevato. Non chiarisce di che genere di battaglie si trattasse, ma conclude: “Oggi, con quattro dita, riusciamo ancora a fare moltissime cose, utili e belle, talvolta perfino piene d’amore e rivoluzionarie. E quando beviamo il caffè, stringendo il manico della tazzina tra l’indice e il pollice, ci capita di pensare che in fondo niente è cambiato; e che anzi, se in questo umile gesto risiedesse il segreto della libertà, ci avanzerebbero ancora due dita.”


(Nota: il libro è uscito nel 2018 e ogni riferimento a cose che sarebbero accadute in seguito è ovviamente casuale.)

giovedì 15 aprile 2021

Il sarago

Racconto pubblicato su "Vojages Journal of Contemporary Humanism"


Ho conosciuto un sarago che abitava in via Saragozza. Era alto più di due metri, portava occhiali tondi con la montatura leggera, dorata, sopra i labbroni aveva due baffetti neri tagliati corti e arricciati, alla Dalì. Io stavo in via Capramozza, una piccola traversa di quella strada.

Era un giovedì pomeriggio di metà primavera e come ogni giorno rincasavo dal lavoro con l’autobus numero 21. Quando salii in piazza Costituzione il mezzo era al solito sovraffollato. Dopo alcune fermate si liberò un posto dietro di me e sedendomi mi trovai accanto a lui. Non passava inosservato: vestiva come un signore d’altri tempi, camicia bianca ben stirata, gilet e giacca marrone, un papillon verde bottiglia. Aveva perfino un bastone all’antica, di legno scuro con il manico placcato in argento, che teneva perfettamente in verticale tra i suoi piedi per evitare di fare inciampare qualcuno.

Avevo i miei pensieri per la testa, e non prestai attenzione più del dovuto a questo bizzarro passeggero, che emanava un piacevole profumo dai toni speziati.

Notai un uomo seduto davanti a noi che fissava insistentemente il mio vicino di posto, le sue mani e il suo volto davano segni di grande turbamento. Lo tenni d’occhio curioso di capire che cosa lo stesse agitando tanto. L’uomo si alzò dal sedile e si avvicinò al sarago. Si dovette chinare appena per arrivare a parlare sottovoce vicino alle sue orecchie: “Sono un medico… un veterinario. È sicuro di stare bene… qui… fuori dall’acqua? Non ha per caso dei problemi respiratori?”

mercoledì 31 marzo 2021

Stelle

Il cielo è pieno di stelle.


Non le abbiamo mai viste, ma questo ci sussurrano gli anziani, e noi ci crediamo.


Molto tempo prima che nascessimo hanno iniziato a sparare le polveri che rendono il cielo opaco e filtrano la radiazione solare. Unica soluzione per fermare il surriscaldamento senza spegnere le ciminiere, hanno detto i nemici storici degli ambientalisti quando sono diventati ambientalisti. Ciò che estinse i grandi rettili, ci garantisce la possibilità di restare.


Va bene così. Del resto, capita a tutti di fare un colpo di tosse ogni tanto.


Se alziamo gli occhi, lo sguardo si smarrisce nel grigio: grigio chiaro di giorno, quasi nero di notte. Tutto compatto e uniforme. Niente stelle. Niente corridoi verticali lunghi anni luce. Qualcuno non li sa nemmeno immaginare.


Ma noi sappiamo che ci sono, e che sono esattamente così come ci hanno raccontato: il Grande e il Piccolo Carro, Orione con la spada e la sua nebulosa, le Pleiadi, la scia della Via Lattea, Aldebaran rossastra, Sirio bianca, Vega azzurrina.


E i pianeti, eternamente in corsa sulla stessa linea.


Percepiamo il messaggio silenzioso, il lontano richiamo gravitazionale. 

Sappiamo dell’esistenza di un codice che, oltre la schermatura, continua a pulsare.


E se chiudiamo gli occhi, l'opacità scompare: le vediamo.







giovedì 25 marzo 2021

Un caldo terribile

Faceva un caldo terribile. Avevamo tutti tanta sete.

Il Signor Alfa e il Signor Beta, eminenti studiosi, ci avevano detto che si trattava di un caldo particolare, e che l’acqua in questo caso non ci avrebbe dissetati. Per questo ci eravamo piazzati davanti all’osteria del paese, attendendo con ansia che aprisse.


L’oste era un noto pregiudicato, pluri-condannato per avere ripetutamente avvelenato i suoi clienti, truffato, ricattato, corrotto e rubato. C’era anche qualcosa in merito a certe molestie sessuali nei confronti della sua dipendente. Tutti ricordavamo anche che in più di un’occasione aveva patteggiato e pagato sanzioni da capogiro per avere mentito sulle caratteristiche del suo vino, mettendo a rischio la salute dei cittadini.


Avevamo sete. “L’acqua non ve la farà passare” ci ripetevano. Eravamo allo stremo. 

Volevamo quel vino.


L’oste ci riempì i bicchieri. 

I Signori Alfa e Beta alzarono un sopracciglio sospettoso: “E’ davvero buono il tuo vino?”

L’oste si dette una manata sulla coscia ed esclamò: “Per Dio! Non avete idea di quanto sia buono il mio vino!”

I Signori Alfa e Beta abbassarono il sopracciglio e ci permisero di bere.


Bevemmo e ci dissetammo.

Dopo poco la gran sete tornò, perché il caldo persisteva: diminuiva e si intensificava a ondate. Era veramente strano. 

Qualcuno propose di provare a bere l’acqua: "Sarà anche strano, ma sempre un tipo di caldo è."

Il Signor Alfa e il Signor Beta gli puntarono contro il dito e lo chiamarono ciarlatano. Tutti gridammo “buuuh!” e gli tirammo addosso palettate di fango.


L’oste continuò a darci da bere ogni volta che avevamo sete. 

Le cose procedono tuttora in questo modo. Noi gli diamo dieci centesimi a bicchiere. 

Un niente, rispetto a salvarsi dalla sete.


Un niente. Ma siamo tanti. E in capo a un anno l’oste potè aprire una lussuosa enoteca, con eleganti divanetti in pelle nera. 

Da quel momento le sedute della giunta comunale, a cui partecipano anche il Signor Alfa e il Signor Beta, hanno preso a svolgersi in quella sede. 

Il motivo non si è capito: forse perché l'oste gli offre l'aperitivo.





domenica 21 marzo 2021

Piccola storia di confini e divieti (con una storia nella storia)

Un tempo le autorità avevano vietato di uscire dai confini comunali. Questo ci invogliò a esplorare proprio quei limiti, dove la città spesso lascia il posto ai boschi e alla campagna, sui più dolci declivi. Le infiorescenze di inizio primavera esplodevano nei nostri occhi al passaggio. I corsi d'acqua – che venivano da lontano e più lontano andavano a proseguire – attestavano il persistere di un mondo esteso oltre i metri quadrati della libertà concessa: i torrenti toscani Mensola e Ema, il fiume Greve... 

Camminando in prossimità dell'indomito, a qualcuno tornò in mente un racconto contenuto in un vecchio libro dal titolo strano, "Il mondo senza gli atomi". In questa storia i governanti decidevano che a tutti fosse tagliato un dito. Il motivo non era del tutto chiaro. Le persone, in ogni caso, invece di opporsi all'irrazionalità e alla lesività della misura, si mettevano a litigare e a dividersi a proposito di quale dito andasse amputato. Alla fine, i pochi refrattari, comunque mutilati, ragionavano sul fatto che se il segreto della libertà fosse racchiuso nel piacere di bere in compagnia un caffè, in segreto nella veranda di casa, davanti a un incantevole tramonto… be', ancora gli avanzavano due dita.

Poi passammo davanti alla casa del padre di Boccaccio e, più in là, vedemmo l'insolita effigie in terracotta di una fornaia completamente nuda: promessa muraria di una libertà senza regole e senza inibizioni, di cui prendemmo nota.


venerdì 19 marzo 2021

Il cielo sopra il lockdown: letture da "Il mondo senza gli atomi"

In questo ultimo anno, spesso ho alzato gli occhi di notte, per uscire dalla morsa dell'infodemia, dal senso di diversità e di oppressione: per lanciare ancora lo sguardo verso le stelle eterne - le stesse della mia adolescenza, con quel telescopio giocattolo che ogni volta mi riportava a casa, nelle nottate gelide degli inverni urbinati.

Domenica 21 marzo, dalle 22 alle 23, vi terrò compagnia con la lettura di alcuni racconti dal libro Il mondo senza gli atomi (Ensemble Edizioni). 
In queste storie brevissime il cielo certifica l'esistenza di un'alternativa all'essere parte (attiva o passiva) dell'esercizio dispotico, fine a se stesso, del tutto irrazionale, del potere. 
Sottrarsi alla sopraffazione, alla deportazione (nell'immateriale?), allo sterminio, significa qui cercare la grazia nel segreto di atti minimali, solitamente illegali.
A qualcuno potrà sembrare che queste storie fantastiche siano una rappresentazione nemmeno troppo trasfigurata di quanto stiamo vivendo da dodici mesi. Il librò però è uscito tre anni fa (per Ensemble Edizioni). Qualcosa doveva essere già nell'aria... E nel frattempo la realtà ha decisamente superato la fantasia.

La diretta si potrà seguire qui: 

https://www.facebook.com/events/184528739927929




sabato 13 marzo 2021

Un affresco, una poesia

 

























Chiesa di Santa Trinita, Firenze




Siamo la parte dell’affresco che scompare

il pigmento che sprofonda nei pori

siamo il tratto interrotto sull’intonaco

l’incarnato volatilizzato.


Siamo quello che resta dall’erosione

l’invisibile al di là della barriera

la membrana che separa e collega

frammenti d’oro dispersi nell’aria.


Siamo lo sfocarsi nella memoria

la domanda posta alla parete

siamo lo sguardo su noi degli antenati

l’impressione che rimane. 


Poi niente.

Le mani allentano la presa.

Cadiamo all’indietro.

Nel buio. Soli.



domenica 7 marzo 2021

L'uccisione dei figli - "Medea/Mayday"


Qualche anno fa – era il 2013 – ho scritto il testo dello spettacolo Medea/Mayday della compagnia
AttoDue - Laboratorio Nove
, da un’idea di
Silvano Panichi
, regia di
Simona Arrighi
. Un lavoro tragico e doloroso nell’esplorare l’attualità - o l’atemporalità - della tragedia greca, messa brutalmente a reagire con la Storia.
Allora fu paradossale, per me, e letteralmente atroce, riflettere sull’uccisione dei figli (con onestà, cioè guardando in faccia l’abisso, senza raccontarmi storie) nei mesi in cui Ramona e io aspettavamo la nostra prima bambina.
Oggi, per motivi diversi, è atroce ripensare a quelle parole sull’assassinio dei figli (che lì erano uccisi per vigliaccheria, ambizione, paura, debolezza, vendetta, pazzia, egoismo, politica), messe in scena con potenza da bravi attori e da una regia sapiente.
Oggi 6 milioni di bambini e ragazzi sono rimasti a casa – di nuovo – perché non sono né “salute”, come i loro nonni, né “economia”, come i loro genitori. Non sono nulla. Un intralcio nei piani della politica che opera "per il nostro bene". Abbandonati e uccisi ancora una volta dai decisori.
Diceva Giasone in quello spettacolo
“C’era una volta… un aereo che volava lontano nel cielo. E su quell’aereo c’ero io, che mi occupavo dei prigionieri. Erano uomini e donne. Alcuni colpevoli, sì: colpevoli di essersi opposti, di avere protestato. Altri no: erano innocenti. Ma questo faceva parte del gioco. E tra gli incolpevoli rientravano i figli. I nostri figli, Medea.”

lunedì 25 gennaio 2021

I saggi, il vento, gli uccelli (storiella)

Il popolo si sta ammalando. I Saggi si riuniscono, discutono, non arrivano a niente. Decidono di andare a chiedere lumi al Vecchio Eremita che vive nella caverna in cima alla montagna.


Saggio Pelato: “Soffia un terribile vento freddo che ci fa ammalare.”


Il Vecchio Eremita li guarda dal buio della caverna, e tace. Prima di parlare vuole ascoltare.

 

Saggio Barbuto: “Il vento soffia perché gli uccelli volano: sbattendo le ali agitano l’aria e creano vortici. Se gli uccelli stessero sui rami, il vento non tirerebbe. Per smettere di ammalarci dobbiamo eliminare gli uccelli.”


Saggio Occhialuto: “Piuttosto è vero il contrario. Gli uccelli volano perché il vento li muove. Se il vento non tirasse, gli uccelli starebbero sui rami. Non bisogna confondere le cause con gli effetti.”


Pelato: “Quindi cosa dovremmo fare?”

Occhialuto: “Mettere una vedetta che guarda il cielo. E appena vede che gli uccelli si alzano in volo, suona una campana e tutti si chiudono in casa. Perché significa che sta per arrivare il vento.”


Pelato: “E chi non accettasse di stare chiuso in casa?”

domenica 22 novembre 2020

La casa brucia (favola della lunga notte)

 LA CASA BRUCIA

favola della lunga notte



In camera da letto c’è un incendio.

Per questo il Padre ci ha vietato di andare in bagno a fare cacca e pipì. Il bagno è dall’altra parte della casa, ma il fuoco potrebbe essere ovunque, il fuoco ha propaggini mute e invisibili, perfino immateriali. Così dice il Padre. In bagno potremmo prendere fuoco senza nemmeno avvedercene. E poi, uscendo, potremmo incendiare un fratello o una sorella inavvertitamente, e saremmo maledetti per sempre.

La camera brucia. Per questo il Padre ci chiede di gettare secchiate d’acqua sulla parete del salotto, e anche fuori dalla finestra, e sul vialetto davanti a casa.

Se uno di noi infrange il divieto e va comunque nel bagno – non potendo trattenere i bisogni, o provando vergogna a farli davanti a tutti – o se non getta acqua con sufficiente zelo, il Padre lo sgrida e lo punisce.

Ogni tanto qualche componente della nostra numerosa famiglia entra in camera da letto per cercare qualcosa, o soltanto per distrarsi un momento, e allora - per qualche ragione - non esce più dalla stanza.

Il risultato è che il Padre è sempre più nervoso. E ora ci proibisce anche di andare in cucina per mangiare un cracker se ci viene fame. E di uscire in giardino per annaffiare il ciliegio, o prendere una boccata d’aria.

Adesso ci chiede di moltiplicare gli sforzi per tirare secchiate d’acqua anche sul pavimento dello studio, e sul lampadario.

Nostro Padre è pazzo. Ci obbliga a fare cose insensate mentre la casa brucia. Così dice Simone. Dice che quando avremo quattordici anni capiremo che non era saggio, giusto e onnipotente come abbiamo creduto. E che non aveva sempre ragione. Dice che allora lo vedremo come un piccolo uomo frustrato, incapace e brutale, che ha fatto pagare la sua inettitudine ai figli. Dice che allora proveremo il desiderio di offenderlo, di riscattarci, di scappare di casa, sperando di diventare uomini e donne liberi e onesti altrove. O di vederla bruciare, insieme alla rabbia che proveremo.

Simone dice anche che c’è un signore molto ricco che vuole comprare la nostra casa. Che sta alla finestra a guardare. Che un giorno, quando in un modo o nell’altro l’incendio sarà terminato, comprerà la casa per due soldi, perché a quel punto non varrà più niente. E ci butterà per strada.

Nei sogni uccido Simone a sassate, liberandomi dall’angoscia e dall’umiliazione. Riscatto l’onore del Padre che lui infanga, mi sento più sollevato via via che vedo scorrere il suo sangue e la vita lo abbandona.

Ecco. Un’altra sorella è entrata in camera da letto, ormai da cinque minuti, e non ne è ancora uscita. Quando ha varcato la soglia mi è sembrato di sentire un flebile grido. Ma siamo troppo impegnati a obbedire agli ordini del Padre per darci pensiero, o andare a controllare.

Il Padre ha detto che le cose non vanno bene, che il fuoco divampa, che la situazione è molto grave. Dice che per forza qualcuno deve essere andato in bagno mentre lui non guardava. Se non facciamo il nome, la punizione toccherà a tutti noi. Ma nessuno di noi ha visto un fratello o una sorella disobbedire.

Noi obbediamo al Padre. Perché il Padre sa tutto. Perché il Padre è il più forte, e ci offre la sua protezione. Perché il Padre ha ragione.

giovedì 23 luglio 2020

I cani del virus

I cani del virus

La malattia era scomparsa, gli ospedali si erano svuotati. Ma il virus circolava, come milioni di altri virus, e loro volevano sapere esattamente chi lo aveva incontrato. Loro lo volevano fermare: volevano fermare il mare con un setaccio. Perché dalla guerra contro il virus dipendeva il loro potere, la loro stessa esistenza. 
Erano furiosi, si sentivano traditi da un microorganismo che, invece di continuare a mietere vittime e terrorizzare la popolazione rendendola inerme, batteva così presto in ritirata, scompariva dai radar, si adattava, pur di non estinguersi. Erano delusi da questa peste così poco caparbia, e qualcuno cominciava a guardarsi intorno, sperando di trovare in qualche angolo del mondo devastato la minaccia di altri mali, ben più terrificanti, che permettessero di tirare una riga e ricominciare: dove non erano riusciti i pipistrelli cinesi col covid, forse sarebbero riuscite le marmotte mongole con la peste bubbonica. 
Sfogavano la rabbia e la delusione sui cittadini: volevano stanare i positivi, segregarli a tempo indeterminato smembrando le famiglie, sottoporli a Tso, far ammalare i bambini, violentarli psicologicamente, mutarne la natura in qualcosa di ipocondriaco e socio-fobico, per essere i padroni del mondo domani. 
“Verremo a stanarvi nelle vostre case uno per uno”, aveva detto un governatore democratico. Che era il contraltare del “Vi ricacceremo nelle vostre case a calci in culo”, espresso in una precedente fase dell’emergenza da un altro rappresentante delle istituzioni. 
Ma non era così semplice stanare chicchessia: le app per il tracciamento erano state un flop clamoroso, e le persone si rifiutavano in massa di fare i test sierologici, così come si dichiaravano indisponibili a ricevere un vaccino creato in una manciata di mesi da aziende pluri-condannate per aver fatto profitti a danno dei malati. 
Del resto, per molti era difficile fidarsi di autorità che avevano mostrato una totale incompetenza, ben celata inizialmente dietro a un approccio autoritario e suadente, e in definitiva capaci soltanto di vietare e obbligare, addossando ai cittadini una colpa metafisica, un peccato originale. 
C’erano sempre quelli più realisti del re, che avevano dato dei terrapiattisti agli oppositori - salvo rivestire loro, ora, quel ruolo, arrivando a negare la realtà pur di non mettere in discussione la narrazione a cui avevano creduto. Ma il rapporto con le istituzioni era devastato, lo stato di diritto sovvertito, la Costituzione stracciata, e lo scontento cominciava a montare...
Così un giorno arrivarono con i cani.

(Il racconto è stato ispirato dalla notizia che sono in corso sperimentazioni per addestrare cani di diverse razze a individuare col giuro i positivi al Sars-Cov-2)

domenica 7 giugno 2020

TEST (PEN)SIERO-LOGICO

FINALMENTE DISPONIBILE IL TEST (PEN)SIERO-LOGICO: SI PARTE CON LE TRE T!

Il Comitato Tecnico Situazionista ha stabilito che per contenere l’epidemia di NN-IRAS-PC (Nuova Normalità Inibente Repressiva Atomizzante Sociofobica Post Covid) finalmente, da oggi, sarà attuata la nota strategia delle tre T: Test, Tracciamento, Trattamento. Il TEST, da sottoporre alla totalità della popolazione, è un sondaggio a risposte aperte da auto-compilare, e si trova in fondo a questo comunicato. Potete farlo subito e calcolare voi stessi il risultato. Per le domande 1-19 ogni "sì" dà 1 punto; un "sì" alla domanda numero 20 dà 5 punti. Se il risultato è superiore a 3 punti scattano tracciamento e trattamento. Il TRACCIAMENTO dei contatti è necessario dal momento che è provato che il contagio si diffonde, oltre che attraverso la propaganda governativa casalin-casaleggina e la lettura acritica dei media, anche attraverso il semplice scambio di opinioni (anche per via telematica). Il TRATTAMENTO anti NN-IRAS-PC è rappresentato da una settimana da passare obbligatoriamente e gratuitamente a Bologna, all’insegna delle tradizionali 3 T bolognesi, quelle che compaiono sulle cartoline e sui grembiuli dei venditori ambulanti.

Ed ecco il TEST:

1- Quando incontri un amico o conoscente che prima salutavi con una stretta di mano, hai un attimo di titubanza prima di compiere il consueto gesto?

sabato 21 aprile 2018

"Il mondo senza gli atomi" e la questione del linguaggio

La questione ancora una volta è il linguaggio: contro di lui la rivolta, con lui la sfida, attraverso di lui il tentativo.
Riusciamo a pensare soltanto a quello che può essere detto attraverso il linguaggio, e quindi fissato, grazie alle sue strutture, in concetti. Di più: crediamo a tutto ciò che diciamo: se può essere detto – in un certo senso, in una certa misura – deve essere vero. Per quanto assurdo possa essere o sembrare.
"Cosa sarà di me dopo la mia morte?", "Io sono una persona", "Domani vado al mare" "Bisogna respingere i clandestini": frasi che, a ben guardare, non vogliono dire niente; composizioni di singoli elementi linguistici che, anche presi uno per uno, sono folli schematizzazioni linguistiche di esperienze complesse, inafferrabili e inenarrabili.
"Io sono un io?" Bisognerebbe partire da questa domanda, ogni volta che si comincia una frase con la parola "io". E qui non sto tirando in ballo la filosofia, ma la letteratura, e in particolare la narrativa e la poesia: cioè quelle arti che usano come materiale specifico di costruzione il linguaggio verbale. 
"Il blu è rosso", "Ieri andrò a cercare il mio doppio", "Giovanni viveva a Lucca e Piero a Lugano, ma entrambi erano la stessa persona." Queste frasi hanno meno significato delle precedenti?
"Il mondo senza gli atomi era un magma compatto...", "Il figlio del mondo era un piccolo mondo...", "Inutile respirare, se poi prelevano dall’aria i nostri stati di grazia...", "Eravamo saliti senza biglietto sull’autobus per il quinto pianeta...", "Avevamo installato missili in mezzo alla piazza per respingerli...": i primi cinque racconti del mio libro cominciano così.
La forza di una frase che si mantenga sul crinale tra senso e non-senso invoca con urgenza uno sviluppo narrativo che sfidi la logica comune, il modo di abitare il mondo - sentendoci "padroni in casa nostra" - attraverso catene collaudate di pensieri.
E mi rendo conto che la necessità è ancora quella, la stessa che mettevo in opera a quattordici anni con le prime prove di scrittura: spaccare il conformismo più sottile e insidioso, sfondare la rete dei concetti prefabbricati (istruiti da millenni di continuità simbolica del potere), strappare un anelito di vita, di grazia e di rivolta, dall'oltre di questa recinzione che riteniamo essere la casa comune.

Leggendo "Il mondo senza gli atomi" troverete...

Leggendo “Il mondo senza gli atomi” troverete: il mondo senza gli atomi, il figlio del mondo, i migranti interstellari e chi da terra li sta ad osservare, molti ribelli sparsi su vari pianeti di diversi sistemi solari, i nuovi venuti, le ombre e il merlo che se le è mangiate, i bocciati e perciò deportati, chi ha deciso che quattro dita sono bastanti e chi quattro dita se le fa bastare, grossi uccelli pelosi e i loro testicoli ciondoloni, gli aspiratori, Claudia e Roberto, i governanti, le autorità, i tutori dell'ordine, gli esaminatori, i contrabbandieri di paraspigoli, orde di camerieri ex rivoluzionari, i figli viziati dei camerieri ex rivoluzionari, i nullatenenti acculturati e i loro figli ignoranti e violenti, tre ragazzi illegali e chi vuole farli sparire, gli struzzi, gli elefanti, altri migranti, l'uomo che coltiva bonsai, l'uomo che scappa dai vortici e la sua famiglia, il papa nello spazio, gli abitanti dei pianeti remoti, varie fini del mondo, gli uni e gli altri, il domatore di ragni e i suoi ragni, i licantropi di Urbino e un celebre dipinto di Piero della Francesca, una pantera alle porte di Roma, i cosacchi, un ragazzo rapito e il suo nugolo di moscerini, una serie di strane apparizioni sotto mura medievali, il Mal Vivente, l'uomo vitruviano, le farfalle ai tempi della crisi, un angelo e il suo cazzo rilevatore, uno psicanalista in partenza per la Luna, Mandelstam il poeta, violenti nani da giardino, Pinocchio e Carlo Marx, i delfini mutanti, un'algida dea con l'accetta, migliaia di cani morti e un bambino su un'oca, il prosciutto di cuore e i suoi assaggiatori, nonché il macellaio, i cocchieri di Gaza, il giaguaro e il coccodrillo, leoni che sembrano gattini, orde di prozie e cugini, il sangue, energumeni in camicia bianca, varie schiere di malintenzionati, un carrista di Carnevale cieco, una vittima, il traffico veicolare a Firenze, un padre, una dozzina di cani biondi, una madre. Nient'altro mi pare (anche se forse qualcosa ho scordato).

Il mondo senza gli atomi - ringraziamenti estesi

A pochi giorni dall'uscita del libro, vorrei fare pubblicamente alcuni ringraziamenti (in forma più estesa rispetto a quelli che compaiono in fondo al libro). Prima di tutto a chi ha letto la bozza e mi ha dato preziosi suggerimenti per le ultime correzioni e le ultimissime limature: Ramona Caia, naturalmente, poi Giorgio Fratini, anche autore dell'illustrazione in copertina, Ivan Orsomeonelse Lorenzetti, Debora Pradarelli, Gianfranco Marcucci, Marco Ferrante, Ettore Pietrabissa, Adriano Sofri; e le mie sorelle, i miei genitori, mia zia Carla. Inoltre, ringrazio tutti gli amici di “Cultura Commestibile” (che ha ospitato in anteprima alcuni di questi racconti sulle sue pagine digitali, accompagnati dalle opere grafiche di Aldo Frangioni) che in vario modo mi hanno dato riscontri: in particolare Simone Siliani, Aldo Frangioni, Emiliano Bacci, Gianni Biagi, Michele Morrocchi. Poi voglio ringraziare Cristina Abati, Giovanni Agnoloni e Sandra Salvato, che con generosità hanno accettato di animare la prima presentazione del libro a Firenze; e Stefania Costa, che ha voluto accoglierla al caffè letterario Le Murate. E infine grazie a tutti coloro che mi hanno incoraggiato e spronato, o che hanno accolto la notizia dell'uscita con curiosità e apprezzamento: tra i tanti, Antonio Bigini, Marta Menichetti, Deborah Russotto, Matteo Faglia, Edoardo Olmi, Simone Giacinti, Laura Antonini, Alberta Zancudi e Maria Gabriella Ranno delle edizioni Palabanda, i nuovi colleghi di Marsilio Editori e di Palazzo Strozzi, i tanti amici fiorentini, romani e ladispolani (comprese le parti acquisite delle mia grande famiglia), insieme ai vecchi amici bolognesi e urbinati che non posso nominare uno a uno, anche se mi piacerebbe. E qualcuno di importante l'ho sicuramente dimenticato, magari perché troppo scontato: vi chiedo scusa in anticipo, e vedrò di farmi perdonare...

giovedì 5 aprile 2018

Il mondo senza gli atomi - il libro

Dieci anni di visioni e libere scritture, su questo blog, su riviste, in fogli sparsi...
Cinque anni di lavoro intorno a un'idea di libro...
Una bambina e un bambino nati nel frattempo...
Da Berlusconi a Salvini e Di Maio, avendo perso per strada anche gli ultimi pezzi di un possibile socialismo...
Il pianeta che continua a roteare mentre la Nasa bombarda il lato oscuro della Luna piovono stazioni spaziali cinesi ...
Enormi uccelli ricoperti di pennacce nere volteggiano oscurando il cielo....

... E alla fine Il mondo senza gli atomi sta per venire alla luce.

40 racconti + 1, storie brevissime e brevi, escursioni nell'onirico, in un corpo a corpo con il surreale, saltando dall'utopia del cosmo ai labirinti del sottosuolo, lambendo la logica del sogno, fiabe e deliri più veri del vero, dove si commettono crimini insensati e si perpetrano stermini di massa.
Eppure in fondo ai binari della deportazione rinasce la speranza della grazia, fiori del deserto che compaiono ogni mattina, al primo diradarsi delle tenebre, presto bruciati dall'arsura.

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Carlo Cuppini, Il mondo senza gli atomi
Ensemble Edizioni, 152 pagine, 12 €
ISBN  978-88-6881-236-2 

Copertina di Giorgio Fratini

Da fine aprile in libreria e negli store on-line

Presentazione:
24 aprile, ore 18.30 - Caffè letterario Le Murate Firenze
Con Cristina Abati, Giovanni Agnoloni, Matteo Faglia, Sandra Salvato



venerdì 27 giugno 2014

Ritorno alla narrativa

La prolungata assenza dal blog (proprio quando avevo annunciato un'assiduità quasi quotidiana) è in parte dovuto a un non previsto ritorno alla letteratura. Covato e cercato per anni, ma non previsto in questo momento. Invece, approfittando di una decina di giorni di solitudine, con Ramona e Maia in trasferta a Venezia per lavoro, ho scritto un racconto di circa 20 pagine, intitolato provvisoriamente Il carico. Avevo un incipit forte e un nucleo di intuizioni, altrettanto forti ma vaghe e sfuggenti, che potevano condurre il racconto a destinazione. Ma non è stato facile. Il lavoro, durato cinque sere consecutive, mi ha indotto la ripresa di alcune riflessioni sul mio rapporto con la narrativa.
Il luogo interiore dell'ispirazione e della creazione è molto prossimo alla dimora dei fantasmi e dei demoni. Per poter scrivere è necessario chiudersi a chiave, soli, dentro quella stanza. E lì è molto facile essere attaccati dai demoni. La parte oscura vuole dire la sua, cercherà di prendere in mano la direzione del lavoro, spingerlo verso un vicolo cieco, distruggerlo, e possibilmente distruggere, almeno un po', almeno temporaneamente e virtualmente, anche l'autore. Devo calarmi in quelle zone per poter scrivere, non c'è alternativa. L'attività poetica è aprire le porte dell'inconscio, e da quelle porte può uscire di tutto. In più il corpo della scrittura, morbido e modellabile, come quello del sogno, si presta a essere infestato dall'oscurità. La scrittura che mi si confà non prevede la creazione di una struttura prima che esista lo svolgimento concreto della scrittura: questo offre gioco facile ai demoni che vogliono tirare giù tutto, nei bassifondi dove possono fare ciò che vogliono. La creazione della struttura metterebbe al riparo da questi attacchi, ma renderebbe il corpo della scrittura morto, chiudendo il rubinetto alla linfa che deve circolare. Così si deve scrivere, si deve guidare il flusso (di cui si è autori e responsabili solo al 50%) e allo stesso tempo si deve lottare con i demoni, per salvare il progetto, e se stessi. Dopo la seconda sera stavo per gettare la spugna: mi sembrava di essere totalmente in balia dei demoni, avevo paura di uscire da quella 'stanza' e andare a letto, come se i demoni potessero venire fuori con me, e infestare realmente la casa. La terza sera è stata cruciale: aperto e disarmato, perché il flusso circolasse, e allo steso tempo armato per dirigere il racconto fuori dalla palude del solipsismo, dove i demoni lo attiravano per terrorizzarmi e dissuadermi. Non so come, l'ho spuntata. Ho fatto fluire le parole, alimentandole con le intuizioni dei giorni prima, che riuscivo ad attualizzare, rendendole più forti dell'azione dei demoni. Sono riuscito a mantenere questo equilibrio fino alla fine, quando più quando meno. Quando ho sentito che riuscivo a mantenere il controllo del timone, ho cercato di scrivere il più in fretta possibile, per mandare la barchetta il più avanti possibile finché le condizioni erano favorevoli. Ma a un certo punto la stanchezza imponeva di staccare, forzare sarebbe stato peggio. Procedendo a tappe forzate sono arrivato in fondo alla stesura, con soddisfazione, stupore, e soprattutto sollievo. Avevo salvato quasi tutto quello che mi era volato nei luoghi dell'ispirazione a livello di intuizioni, visioni e sensazioni, quasi tutto, a parte forse nell'ultimissima parte, dove la volontà di concludere senza essere tradito proprio all'ultimo tuffo mi ha reso precipitoso. Ora il discorso della creazione è chiuso. Quello che c'è c'è. Adesso c'è da fare un lungo lavorio di revisione, processo artigianale, di sensibilità e intelligenza, dove i demoni non hanno alcun potere di interferenza.
Un'altra riflessione è la seguente: da giovanissimi (prima di un figlio) non si può che fare poesia, intesa come dispositivo verbale-gestuale per compiere dei raid nella realtà in presa diretta, degli assalti per manomettere i binari e fare andare in direzioni inattese i treni del senso, producendo una serie di appunti di una guerriglia politica. Dopo, non può che esserci la narrativa, meditazione profonda sulla vita la morte la memoria la tenuta e il tempo.

martedì 8 febbraio 2011

lunedì 10 maggio 2010

Se in Palestina scoppia la non violenza

Reportage di Carlo Cuppini da At-Tuwani, villaggio di pastori sulle colline a sud di Hebron. Cisgiordania, Palestina, agosto 2009. I soprusi e le violenze dei coloni israelini appartenenti a un movimento di ultradestra religiosa. La resistenza non violenta dei pastori e degli abitanti di fronte a soprusi dei coloni, appartenenti all'ultradestra religiosa israeliana. Pubblicato su Latinoamerica n. 109. (La rivista è acquistabile in tutte le librerie Feltrinelli)