blog di Carlo Cuppini

blog di Carlo Cuppini



giovedì 30 settembre 2010

La regola (materiali #1)

con la coda del cane per terra
nello stipite tutti aggrappati allo specchio
scivoliamo tra i muri tra sciami
di gente abbrustolita io te rattrappiti
tra unghie di uccelli in mancanza
di noi dico palpebre cotiche
dire loro qualunque quantunque
che non siamo che pezzi di cane
urlando nella foresta di neon
fuoco tossico fossile acceso a cristalli
liquidi cristallizzati nel ginocchio dà l'artrosi
l'ambulanza è incagliata nel mare
omissione globale di soccorso
sotto il tetto ficchi il tacco nell'orecchio
e quell'altro non sente se su
marte cantiamo canzonette stonate
lune verdi oltre i vetri a dozzine
non lenzuola sul letto c'è il gatto
rasato crepato gasato passato
al tostapane che ha vinto l'enalotto
di notte non saltano le
tubature:


(dai materiali per la raccolta "La regola"... lavori in corso)

mercoledì 29 settembre 2010

Senza titolo

dormiveglia
cerco di pregare
ma la voce mi sprofonda
tra neuroni incollati
cinquanta volte
ricomincio
e ogni volta non riesco
a arrivare
alla forma di un'ala
a un alone di fede

martedì 28 settembre 2010

Congedo dalla finestra selvaggia






gola capace ancora
di qualche sospiro
zone umide in mezzo all'arsura
desertificazione calore processi
di riscaldamento globale irreversibile
deforestazione dell'interno
reso muto e deforme
abbacinata mutazione degli organi

lunedì 27 settembre 2010

Il sussidiario degli alieni

I sussidiari raccontano la storia in modo sommario e semplificato, si sa. Il racconto della storia risponde sempre a queste caratteristiche, e anche ad un'altra: è falsificato e parziale: perché la storia è violenza, e la violenza implica una colpa: e il vincitore, nel raccontare la storia (è sua prerogativa) cancella dal racconto la propria colpa. Facendo uno sforzo di lucidità,  sembrerebbe che spesso le colpe (evidenti) del perdente, siano più o meno simili alle colpe (rimosse) del vincitore. Per esempio, gli eccidi che i nazisti compivano durante la loro ritirata dall'Italia, a guerra ormai persa - Marzabotto, Sant'Anna - sono universalmente deprecati; le due atomiche che gli USA hanno sganciato a guerra praticamente già vinta, sono sì considerate una catastrofe; ma una specie di catastrofe naturale, come un terremoto, uno tsunami; il nostro pensiero qui compie generalmente un'acrobazia di prim'ordine: arrivando a scindere completamente l'effetto dalla causa: le atomiche sono state una tragedia, è vero, ma nessuno ne ha colpa; nessuno si deve scusare per questo; nessuno deve essere perseguito e punito; e non c'è da tirare alcuna somma. E' accaduto, insomma, e basta; non ci pensiamo più. 


Città

vedo un cieco che cammina spedito
tra la folla di città per strada
    scansa vetri aguzzi di vetrine da guerra
va sui crinali dei neon
oltre il vuoto pneumatico di boati
di frastuoni stridori sgretolare di gole
    vedo bene che il cieco 
è il solo a vedere
la distesa sconosciuta che ci è casa
la notte desertica e alta e luminosa 
dei pastori seminomadi che 
sotto il cappotto siamo
    vedo che adesso soltanto
nell'attimo breve
di uno sguardo di buio
io riesco a vedere
qualcosa

domenica 26 settembre 2010

Cani, gatti, zingari (bambini, barboni, negri, curdi, palestinesi...)

In Francia hanno deciso per l'espulsione forzata di un certo numero di cani e di gatti fuori dai confini nazionali. Non tutti i cani e gatti, evidentemente, e non individui scelti a caso: il provvedimento riguarda quegli individui immigrati in Francia da altro paese, ancorché membro dell'Unione Europea, che non possono dimostrare di avere un reddito sufficiente a mantenere se stessi entro i limiti del decoro.


venerdì 24 settembre 2010

Storia di una donna

Storia di una donna che è stata uccisa legalmente dallo Stato, perché accusata di complicità con gli assassini del marito.
Storia di una donna che è stata uccisa proprio questa notte, "senza complicazioni" come hanno dichiarato gli esecutori, non tramite lapidazione, né con l'impiccagione: ma con una sostanza che causa il blocco del diaframma e quindi il soffocamento e la morte.
Storia di una donna che non si chiamava Sakineh Mohammadi Ashtiani: ma Teresa Lewis; una donna che non era iraniana, ma americana.

domenica 19 settembre 2010

Bestie e fantascienza: "Benedetto XVI"

Frugando in una bancarella tra i vecchi "Urania" mi è capitato tra le mani un volume intitolato Il dilemma di Benedetto XVI. Mi ci è voluto qualche istante per realizzare che Benedetto XVI è il "nostro" papa, dato che il libro è del 1978. 
L'ho comperato e ho subito letto il racconto che dà il titolo all'antologia. E' la vicenda di un papa, in un futuro prossimo rispetto al 1978, che ha delle visioni apocalittiche e convoca in gran segreto un famoso psichiatra per appurare il proprio stato di salute mentale. Una volta verificata la propria sanità, e imputando quindi le visioni direttamente a dio, il papa si sente finalmente autorizzato a intraprendere ciò che le visioni gli indicano: invadere militarmente un nuovo regime totalitario non meglio identificato in Europa. Le visioni del papa indicano infatti nel dittatore di questo regime una reincarnazione del male assoluto, coerentemente alle indicazioni dell'Apocalisse di Giovanni: la Bestia, il cui numero identificativo è 666. Benedetto XVI rivela allo psichiatra che la Bestia, l'Anticristo, per Giovanni altro non era che Nerone, dato che il corrispondente numerico del nome "Nero Caesar", secondo i criteri cabbalistici, è proprio 666. Quindi la Bestia non sarebbe un mostro metafisico, Satana, ma un politico, il Capo. Che la Storia, periodicamente, produce.
Il racconto appartiene al genere della fantascienza popolare ed è abbastanza insulso dal punto di vista letterario. Ma alcuni suoi aspetti sono notevoli: il racconto è stato scritto e pubblicato lo stesso anno in cui Wojtyla è stato eletto papa; il nome papale di "Benedetto" non è così frequente da renderne probabile una previsione: l'ultimo Benedetto era stato il papa della Prima guerra mondiale; per trovarne un altro paio bisogna risalire al 1700; e per i precedenti si risale a prima del 1400.

Miracolo a New York

Uno stormo di uccelli migratori - bianchi, grandi, a migliaia - si libra in dolci volute, salendo e scendendo a spirale, all'interno di due fasci di luce blu, altissimi, smisurati, che arrivano fino al cielo ed esplodono come funghi atomici sulla superficie inferiore di un alto tetto di nuvole. E' notte, la luce colpisce gli uccelli da sotto, facendoli sembrare grani di pulviscolo incandescenti chiusi in due ciclopici cilindri di vetro. Una grande folla guarda lo spettacolo a naso in su, come se si trattasse di uno spettacolo di circo impossibile, una coreografia di aironi ammaestrati da un novello pifferaio magico, un orfeo postmoderno. 

sabato 18 settembre 2010

A meno che questo

Io e l'orchidea guardiamo la finestra. Seduto sul divano, io; ritta nel suo vaso di vetro, poggiato sul vecchio tappeto persiano, lei. Insieme al cocco, con le sue lunghissime e slanciate foglie verdi, stanno in mezzo alla stanza, proprio davanti a me. Tutti e nove i fiori dell'orchidea, tranne due, sono rivolti alla finestra. Le piante mi danno le spalle. Noi tre, seduti in due file come a teatro, guardiamo di fuori, verso il colle di Fiesole.

venerdì 17 settembre 2010

Qui si collassa

qui si collassa tra le scapole
uccellescamente
e mentre il cranio s'affossa
e la cenere scende dal davanzale
- tra i latrati lontani e il lontano
boato dell'autostrada -
il fumo sale
luminoso nel nero
ancora attaccaticcio di polmoni
- unico modo attualmente
per parlare con dio

I caduti di Nassiriya

Non ho ancora visto il film 20 sigarette. Credo meriti, perché è il racconto di qualcuno che lì ci stava, e non per caso, in quel momento.
Ci sono strade intitolate ai caduti di Nassiriya. A Firenze ad esempio, è uno scampolo di strada che collega due viali intorno alla Fortezza. Accanto a Largo Caduti nei Lager.
Alla festa nazionale di Emergency, a Firenze, si sono sentite molte cose forti e intelligenti. Lella Costa, ad esempio, ha raccontato un apologo sulla guerra, citando non ricordo chi. Questo apologo in realtà è un'analisi statistica dei morti nelle guerre degli ultimi cento anni. Diceva che nella Prima guerra mondiale i civili morti rappresentavano il 10% del totale. Quindi si può tranquillamente concludere che l'uccisione di civili è stata del tutto accidentale. Per quello che riguarda la Seconda, il rapporto è 40 % civili e 60 % soldati. E viene da pensare che qualcuno ha voluto combinare qualche guaio. Nelle guerre degli ultimi decenni (ora che la guerra è regolamentata da precise regole "morali" sottoscritte, al contrario delle precedenti) i soldati uccisi rappresentano il 10 % del totale dei morti. E' lecito pensare quindi che l'uccisione dei soldati in guerra sia del tutto accidentale.
Ieri ho scritto che in Iraq sono morte, secondo attendibili conteggi, un milione di persone, per via della guerra che abbiamo (in misura e modalità mediocri, come sempre) appoggiato. La partecipazione alla guerra è stato ciò che ha fatto cadere l'ultimo governo prodi, se ricordiamo la vicenda del comunista Ferrando che fece mancare la maggioranza parlamentare sulla questione del rifinanziamento della missione.
Avevo già scritto questo dato nella precedente serie della militanza del fiore. Lo riconosco: questa notizia non mi dà pace.
Il mestiere dei soldati è fare la guerra, più o meno. La guerra prevede l'uccidere e il morire. Bello o brutto che sia, questo è.
La gente che lavora, cresce, fa figli, prega, litiga, si rilassa, fuma, legge, a volte si ferma a guardare il paesaggio, non è normale che sia uccisa. Se una di queste persone viene uccisa, in ogni angolo del pianeta, si parla di omicidio, e il responsabile viene perseguito, arrestato, in alcuni luoghi ucciso a sua volta.
Un milione di morti, dunque, in Iraq, tra il 2003 e il 2006. Che segue il milione di bambini irakeni morti tra il 1991 e il 2002 per via dell'embargo che abbiamo voluto. Un altro dato attendibile. Un dato che potrebbe perdersi in un mare di analoghi dati.
Non c'è una strada intitolata alle vittime civili della guerra in Iraq. Eppure la loro storia ci riguarda direttamente. Tanto quanto quella dei soldati morti a Nassiriya.
Nel romanzo di Orwell, l'ideologia imposta dal regime era riassumibile nel motto "2+2=5". I Radiohead ci hanno intitolato una canzone.
I grandi scrittori di fantascienza dicono hanno detto spesso la verità, più chiaramente e prima dei sociologi e dei rivoluzionari.