blog di Carlo Cuppini

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martedì 22 ottobre 2013

ipotesi

rintanarsi dietro alle cose che ci circondano
per non vedere l’evidenza del tutto
pensare un attimo a sé in quanto niente
scartando le ipotesi più improbabili
riguardo alla sussistenza del mondo

radici per aria le chiome per terra
la somma di tutti i ghiacciai nella serra
tra le orchidee selvatiche un ragno verde
custode del segreto del panico
scartando le ipotesi più probabili

acclimatato in località balneari
all’ombra di chenobyl
chiacchierando di moby dick
dove io non è un altro
e l’incedere è cedere

scartando ogni altra ipotesi
e le caramelle

venerdì 18 ottobre 2013

Lettera a Pierluigi Battista sul Valle Occupato


Egregio signor Battista,
ho ascoltato il suo intervento sul Teatro Valle, su Radio3, e sono rimasto molto sorpreso dalla sua posizione e dalle sue argomentazioni; a tal punto da provare il desiderio di scriverle per confrontarmi con lei.
Lei riconduce l’intera questione al rispetto delle regole (“la questione è quella del rispetto delle regole”, ha detto testualmente, enfatizzando l’“è”). Come se l’occupazione del Valle avesse interrotto lo svolgimento di un corso florido (ha tenuto a precisare che pochi mesi prima dell’occupazione lei ha potuto godere di uno spettacolo con Franca Valeri).
Eppure lei certamente non ignora che l’occupazione è avvenuta dopo che il disastroso Ente Teatrale Italiano – che ha assorbito e fatto scempio delle risorse pubbliche destinate al teatro italiano per molti decenni – è stato chiuso, praticamente da un giorno all’altro.
Ascoltando le sue parole uno potrebbe pensare che in Italia non sia in corso una catastrofe – giunta con diversi anni di anticipo nel mondo del teatro e della cultura – che ha alla sua base proprio le regole che lei difende a priori, in quanto tali, senza possibilità di critica.
Ora, la critica dell’esistente, che è il succo della democrazia, è anche ciò che consente di immaginare cambiamenti, evoluzioni, alternative, possibili miglioramenti.
E laddove tutto crolla – restando al contempo ingessato in uno status quo garantito dalla totale paralisi gestionale, amministrativa, sindacale, fino a esaurimento scorte – la critica talvolta è portata a spingersi un po’ oltre l’assoluta cortesia, assumendo la forma della provocazione; perfino forzando un po’ le regole.
Dove un teatro rischia di chiudere e restare chiuso per anni (non sarebbe il primo caso), per via di una pessima gestione e di una politica governativa che fa colpevolmente terra bruciata di ogni presidio culturale, mi sembra naturale e sano che l’esercizio della critica si sposi con il principio della resistenza: in nome della sopravvivenza e dell’identità culturale, del rispetto della propria professionalità (mortificata da amministratori che non pagano mai per i propri errori, i quali però possono rovinare la vita delle persone); ma anche in nome di un tentativo di cambiamento – necessario, a detta di molti – di quelle regole entro le quali la crisi si è manifestata e ha trovato terreno facile.
Non ritiene che il Valle Occupato, oltre che una “prevaricazione”, sia stato e sia un laboratorio unico che ha portato a visualizzare in concreto altri possibili sistemi di regole?
Non crede che potrebbe essere utile osservare questo esperimento duraturo non solo per stigmatizzarlo in nome del buonsenso e di un astratto perbenismo, ma anche per capire che cosa sta funzionando, e perché?
Non crede che l’occupazione del Valle sia stata consentita e tollerata dalle autorità soltanto perché non esisteva alcun altro progetto credibile e sostenibile per quello spazio?
E non crede che paragonarlo con il Leonkavallo sia quanto meno bizzarro e inopportuno?
Il mondo cambia (e migliora, almeno secondo alcuni) grazie a piccole forzature dello status quo, soprattutto quando le strutture gestionali esistenti si rivelano incapace di affrontare le sfide del presente, per non parlare del futuro. Il sistema teatrale (e culturale) italiano istituzionale dimostra da decenni di non essere in grado di sostenere, difendere, produrre, promuovere alcunché.
Il Valle Occupato è una “piccola forzatura” che non ha tolto niente a nessuno, ha mantenuto in essere nella Capitale uno spazio culturale di primaria importanza (altrimenti destinato a un futuro incerto e forse ignominioso), si è fatto propulsore e spunto concreto di un dibattito sulle nuove modalità di produzione e fruizione culturale, che in Italia è assente tra le poltrone del Parlamento, negli studi televisivi, nelle sale universitarie e tra le pagine dei principali quotidiani.
Cordialmente,
Carlo Cuppini

lunedì 7 ottobre 2013

di stelle


quella notte di stelle
cadenti neanche
l’ombra
eppure cadevano e
cadono ancora
come tutto del resto
come cadia-
mo noi

scendo

scendo dal ramo e non trovo
la vita reale
nascosta
oltre uno schermo
di rane

mangio banane
vorrei tornare
scimmia
per riscoprire cosa
vuol dire pregare

un fiore nel buco del tempo
perché tutto sia fermo
un istante
perché possa la pelle coprirsi
di fame

stanotte

chiamo l'angelo e arriva la zanzara
a dire che non c'è strada
non c'è giravolta che possa
scamparci dalla cascata

la schiaccio sulla faccia
con uno schiaffo
mi giro dall'altra parte
e continuo nella mente a chiamare

dall'altra parte c'è la tua schiena calda
e in fondo al letto la culla
con la nostra bambina
il respiro ci evapora piano

domani sarà ancora l'inizio
del cominciare del tempo
le mie radici vanno dentro la terra
la terra si risveglia nel cielo

lunedì 30 settembre 2013

quando le volpi puniscono gli uomini

quando le volpi puniscono gli uomini
le stanze hanno gli angoli
gli astronomi lo hanno appurato
si tratta per lo più di rivalse ambientali
non c'è alcun risentimento privato
rarissimi i contusi e i feriti
resta lo straniamento generale

c’è una luna di guerra nel brodo
per questo piovono bombe
e penne trafilate al bronzo dal grande carro
schede nutrizionali e certificazioni
i doppi vetri respingono le parole
all’acido ascorbico e le pallottole
al paracetamolo

la matematica è diventata un lusso
per non credenti prossimi alla pensione
per questo scriviamo poesiole
piene zeppe di odiati dodecasillabi
canticchiamo vittorie private
e gli eventuali resti umani
numerati sullo scaffale

venerdì 27 settembre 2013

certi giovanardi


negare l’evidenza
il verde della menta
non contano le sentenze

le scarpe sono slacciate
per questo si cade
anche se si era scalzi

e certi giovanardi
che pensano che la giustizia
meglio mai che tardi

le cime dei monti nella luce il vento
che meraviglia di giornata ci è data
che meraviglia il creato – lo senti
bene – nonostante i vermi

mercoledì 11 settembre 2013

matrimonio

asfalto e feste sui giorni impari
per pianeggiare i sussulti delle strade
così potremo esimerci dal ripensare
al tradimento
che ci ha maritato al criminale
noi spose violentate
del tutto involontarie
invecchiate alla catena
come un cane

lunedì 9 settembre 2013

Abbecediavolo: Bikini

dici "bikini"e dici un atollo
dove tiravano le bombe atomiche
gli stati uniti
per lustrarsi i muscoli
le tiravano in mezzo all'acqua
e un bel giorno tirarono
la bomba acca

amore e morte
sesso e distruzione
al due pezzi fu affibbiato quel nome
così a tutt'oggi la guerra
fredda si riscalda ogni estate
serrata in mezzo alle chiappe
ben nascosta fra i seni

Canzone


io non capisco la luce
se davvero ci crede che il tempo
si cancelli grattando con l’unghia

eppure la luce ci taglia
le mandibole strette
e solleva le palpebre
da un cuscino di pietre
e ci porta sugli alberi
a raccogliere i gusci del vento

e va dentro la scatola nera
di cui è vietato parlare
e poi esce e ci guarda in silenzio
con una pena negli occhi
e noi altri restiamo
ancora per oggi
persone

bimbi, è la guerra

fusione, effusione, fissione
non c'è da stare tranquilli dentro il vocabolario
in un attimo si cade da un harmony
alla catastrofe nucleare
figuriamoci nella vita
con un kerry che va a cena da un tizio
– un tirannuccio mediorientale
decorato con la croce italiana –
e dopo due mesi raccoglie consensi
per tirargli le bombe sul capo
le bombole
bambole
quelle dei film horror
con un occhio solo
e con dentro la crema
quelle che ti fanno pisciare addosso
per la paura
rannicchiato nel letto
di mamma e papàpa

sabato 7 settembre 2013

venti di guerra


presto s’involeranno le promesse
angeli d’acciaio senza pilota
diretti ancora una volta verso Est
a duemila chilometri al secondo
portando in carico il male minore
da sganciare sulla terra riarsa
come semenze riempite di sale
per ricucire le ferite
e le nostre palpebre offese
per cancellare il dolore
e chi lo prova

la terra concimata in questo modo
butterà germogli di alberi nuovi
i cui fiori sono ossi di morto
le cui foglie di notte cambiano
l’ossigeno in gas sarin così sia

in seguito regnerà il grande bene
ma noi non lo potremo vedere