Il 6 agosto, due anni fa, iniziava l'epoca del greenpass.
blog di Carlo Cuppini
domenica 6 agosto 2023
6 agosto 2021, il giorno in cui l'Italia perse la ragione
domenica 30 luglio 2023
20 libri che ho letto nella prima metà del 2023
giovedì 18 maggio 2023
La propria storia
Stamattina le bambine e i bambini della 5 C della scuola Anna Frank di Calenzano – accompagnati nei territori della conoscenza dalla brava, appassionata e attenta maestra Paola – non hanno soltanto risposto alla mia domanda, ma con molta serietà e spontaneità hanno iniziato a “scrivere” a voce gli inizi di tanti racconti. Come dei veri scrittori. Hanno fatto tutto loro.
“Tutte le mattina quando esco di casa per andare a scuola vedo sul pianerottolo il gatto dei miei vicini, e lui vede me. Ci guardiamo. Lui c’è, io ci sono: vuol dire che va tutto bene. Ieri mattina mi sono svegliata e il gatto non c’era.”
“Da piccola, quando tornavo da scuola facevo il gioco dei tombini. Dovevo saltare da un tombino a un altro. Il gioco l’avevo inventato io, e mi ero inventata anche le regole. C’era un’unica regola, veramente: che potevo fare al massimo due passi per raggiungere il tombino successivo. A volte potevo fare anche più di due passi, veramente. Dipendeva più che altro dalla distanza del tombino. Avevo fatto delle regole un po’ elastiche. Mi ero inventata anche un’amica con cui giocare. Un’avversaria, più che altro. Ci sfidavamo tutti i giorni, e io vincevo sempre, e lei si infuriava. È una che non accetta di perdere. Forse la conoscete: si chiama Elsa, è la regina di Arendel. Sta nel cartone di Frozen, ma anche in parecchie magliette, e in altre cose. Ha molti poteri magici, ma contro il mio talento nel saltare sui tombini non poteva fare niente. Da piccola facevo sempre questo gioco. Per la verità lo faccio anche adesso. Insomma, l’altro giorno mi incammino verso casa e arrivata al solito punto i tombini non c’erano. Non c’erano neanche i buchi che i tombini coprono. Era tutto asfalto. Ovvio che era stata Elsa, per vendicarsi delle sconfitte! Mi è salito il sangue alla testa e con i pugni chiusi mi sono messa a correre verso Arendel. O almeno mi sono diretta nella direzione dove penso si trovi. Sono abbastanza certa di portarci arrivare. Camminavo a testa bassa e pensavo: Rivoglio i miei tombini! Ridatemi i miei tombini!”
In questa trascrizione ci ho messo un po’ del mio, si capisce… Ma del resto funziona così. Uno inizia a raccontare, condivide la sua immaginazione, qualcuno ci aggiunge qualcosa… La storia diventa di tutti. Tant’è che la Elsa-ladra-di-tombini poi è ricomparsa in un altro racconto, quello del bambino trasformato in rana da un nano che voleva rubare il sassolino che aveva piantato…
È stato incantevole e illuminante comprendere, insieme a questi giovani studenti, quanto sia importante riuscire a raccontare la propria storia, la propria fragile architettura, i fantasmi e le creature invisibili che la popolano, fosse anche attraverso un racconto fantastico e strampalato (citofonare a Kurt Vonnegut, “Mattatoio n. 5”…).
Il punto è che chi non sa raccontare la propria storia non ha gambe su cui camminare, non ha mani per afferrare le cose; è destinato a inseguire le ombre, lasciando impronte che subito spariscono al sole.
Per poter raccontare la tue storia devi accettare il fatto che non sei tu a inventarla, ma ti trovi dentro a una storia già iniziata. Dove tu non sei quello che vorresti essere, e anche questo lo devi accettare. Però, accettandolo, puoi imparare a voler essere ciò che sei. Volendo al contempo che gli altri siano quello che sono, con tutte le loro magnifiche differenze e sfaccettature - e incrinature che a volte tagliano, anche, ma il male passa in un attimo, abbiamo potenti lenitivi: le carezze, i sorrisi, le parole gentili.
Siamo stati bene insieme. Non so se questo “bene” sia scritto in qualche programma del Ministero dell’Istruzione e del Merito (che a me fa pensare a tutte le volte che da bambino ho pensato mestamente “non me lo merito”…), con il suo buffo logo da cartone animato. Ma siamo stati bene, davvero. E i due grandi gelsi, carichi di more quasi mature, erano proprio adatti a incorniciare la foto allegra che ci siamo fatti tutti insieme.
mercoledì 17 maggio 2023
"Fuori è quasi buio" di Alice Keller (Risma ed)
Parlo di “Fuori è quasi buio” di Alice Keller, Risma Edizioni.
Risma pubblica libri per bambini e libri per ragazzi; questo, nei bookstore online, è proposto a partire dagli 11 anni. Ma “Fuori è quasi buio” secondo me non è un “libro per ragazzi”. È una storia raccontata da un ragazzino, sì, e nel suo sguardo, nella sua voce, si mescolano la sensibilità sua, di Simone, e quella dell’adulta che gli dà vita attraverso le parole, di Alice. Per questo direi che è un libro per ragazzini e per adulti. Sono pochi, e preziosi, i libri che parlano a età anagrafiche diverse, che si trovano separate da passaggi iniziatici: perché con la loro stessa esistenza fanno esistere un ideale spazio di incontro e di confronto. Un ragazzino, un adulto, un anziano, che ascoltano la stessa storia, e davanti alla storia sono tutti uguali, perché la storia ne ha per ciascuno di loro. Come quando il marketing non c’era…
Della trama dirò soltanto che la voce narrante appartiene a un ragazzino di circa tredici anni. Simone è scappato, insieme al fratellino Mattia che ha un grave handicap mentale non meglio precisato, e si nasconde. I due fratelli vivono come clandestini, perché sono rimasti orfani e Simone non vuole avere niente a che fare con ciò che il mondo offre loro, obbligandoli ad accettarlo.
In queste pagine, nel susseguirsi di brevi capitoli, c’è un realismo psicologico molto coinvolgente, che ci fa attraversare la vicenda interamente calati nei panni del giovane protagonista. E sopra questo fitto e lieve tessuto di pensieri, riflessioni, decisioni, pianificazioni, c’è la poesia: molta poesia, molte metafore, molto bianco intorno alle parole. Che poi forse questo è un fare più adulto; e pure qui la poesia sorge con naturalezza dalla rete dei pensieri di Simone, a volte in modo inaspettato. Tutto quel bianco sembra volersi mangiare le parole, le opprime, come il buio sembra volersi mangiare il destino dei due fratelli; ma le parole non collassano sotto quella pressione, perché hanno una loro forza interna, una densità capace di opporre resistenza, un moto espansivo sufficiente a contrastare l’azione del vuoto. Proprio come nella poesia.
C’è la crudezza, anche; perché questa è anche una storia di sofferenza; di sofferenze che si incontrano e si intrecciano. Ma Alice Keller non indugia nella crudezza, non se ne compiace, e non la manovra astutamente. Anche essa appare e scompare, con continuità, alternandosi e sovrapponendosi alla poesia. E c’è la filosofia: quella terra-cielo che appartiene ai bambini, agli adolescenti, e a chi sperimenta il dolore. Ma la narrazione non diventa mai pesante o cerebrale. E c’è l’impressionismo delle sensazioni, negli occhi e sulla pelle, ma senza concessioni al manierismo delle trovate spumeggiante e delle frasi a effetto. C’è soprattutto la grazia, che fonde tutte queste componenti nella voce semplice e pulita di un ragazzino che si è sganciato dal destino che solitamente attende i ragazzini; e va avanti nel buio perché è necessario, con la speranza di farcela, con la paura di non farcela, per sé e per il fratellino, dove il confine tra i due non è chiaro nemmeno a lui. Senza aspettative che vadano oltre l’azione che sta compiendo: un presente sprofondato e precario che richiede di muoversi con la massima cautela, senza il beneficio delle distrazioni.
Alice Keller è capace di sorprendere il lettore ogni poche righe; ma sorprende in modo tenue, senza che la sua scrittura diventi sensazionalistica o risulti virtuosistica. Con questo libro ci ha fatto un bel dono.
https://rismalibri.com/catalogo/catalogo/fuori-e-quasi-buio
martedì 9 maggio 2023
"Il mistero delle meraviglie scomparse" nelle scuole di Arezzo e del Casentino
Stasera mi preparo all'ultimo incontro con le scuole di Arezzo e del Casentino, che si svolgerà domattina alla scuola Chimera. Sfoglio i doni che i bambini e le bambine mi hanno lasciato nell'ultima mandata di "incontri con l'autore" il mese scorso. Mi soffermo su questo magnifico e veridico ritratto e penso a quanto sono emozionati di vedere davanti a loro, in carne e ossa, l'Autore di cui hanno letto un libro. L'atmosfera è vibrante, il tempo circoscritto dell'incontro è un tempo magico, perché l'intensità rompe le membrane tra le cose separate e rende morbide le cose che sono rigide; ed è quindi già in corso un accadimento alchemico. Loro lo sentono, io lo sento.
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sabato 29 aprile 2023
"La lezione del virus", un libro di Nino Finauri, prefazione di Carlo Cuppini
Lo scaffale dedicato alla critica della ragione pandemica si arricchisce di un nuovo volume: “La lezione del virus. Diario pandemico di un insegnante incredulo” di Nino Finauri, Edizioni Malamente.
venerdì 28 aprile 2023
"Il mistero delle meraviglie scomparse" al Leggenda Festival, 14 maggio
Leggenda Festival (Empoli, 10-14 maggio) ha un programma ricchissimo, pieno di appuntamenti straordinari. Vorrei seguirli tutti: la solita utopia... A uno però parteciperò di sicuro: quello dedicato a "Il mistero delle meraviglie scomparse"!
Alla libreria La San Paolo libri & persone presenterò, racconterò e leggerò il mio racconto fluviale a piccoli e grandi (anche a chi non crede che i fiumi possano assumere sembianze umane...).
Sarà una presentazione speciale, perché Giulia Gnassi tradurrà e interpreterà il racconto nella lingua dei segni. A beneficio dei non udenti, ma anche degli udenti, e di chi fa orecchie da mercante: perché grazie a lei la narrazione diventerà corpo, le emozioni avranno movimento, le parole saranno gesti, i fiumi scorreranno danzando e travolgeranno le barriere...
Insomma, è già teatro... quasi! E se appena appena mi faccio prendere anche io la mano, non so dove questa cosa potrà portarci.
Domenica 14 maggio, ore 10:15. Segnate la data: vi aspettiamo.
Qui le info dettagliate.
Grazie a Marta Menichetti per l'invito e l'organizzazione.
martedì 25 aprile 2023
Viva la libertà, e chi la difende
Mi fa una certa impressione sentire parlare di libertà persone che un anno fa non hanno difeso il ragazzino di dodici anni che veniva privato della sua libertà di salire su un autobus o su un treno, pur potendo attestare un ottimo stato di salute con il referto di un tampone, perché privo di vaccinazione anticovid. Persone che non si sono opposte alla privazione delle libertà più essenziali, per milioni di cittadini, giustificata con la solenne menzogna pronunciata dal comandante in capo (“il green pass è garanzia di frequentare persone non contagiose”). Persone che non hanno colto un’insanabile contraddizione tra la risoluzione 2361 del Consiglio d’Europa (1) - “organismo custode dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello Stato di diritto” – e l’operato del governo italiano; e tra la nota di Amnesty Italia del gennaio 2022 (2) e le scelte di Speranza-Draghi-alleati-consiglieri. Persone per cui la libertà di milioni di cittadini che non la pensavano come loro su un certo tema di drammatica attualità – minorenni compresi – poteva tranquillamente, oppure doveva assolutamente, essere sacrificata (senza poi sentirsi obbligati a fare valutazioni a posteriori sulla necessità o utilità di questa misura, e sulla responsabilità che si erano assunti sostenendola).
giovedì 20 aprile 2023
A scuola con Matteotti e La Pira
Questa mattina sono stato nella scuola primaria Giacomo Matteotti – una grande, ariosa, bella scuola fiorentina – dove in questi giorni si svolge la Festa del Libro, con scrittori e scrittrici che vanno a incontrare gli scolari e una biblioteca che si anima di suggerimenti e novità.
Ero stato invitato per presentare “Il mistero delle meraviglie scomparse” alle classi quarte e quinte. E poiché il mio libro parla anche di libertà e di pace, è stato ovvio parlare di Matteotti, il cui spirito aleggia tra quei muri curiosi e istruiti.
Novantanove anni fa Matteotti fu ammazzato perché difendeva la libertà. Ma prima era stato isolato, e anche sbeffeggiato, dai suoi stessi compagni perché difendeva la pace. A quel tempo accadeva infatti che i “pacifisti” sostenessero con grande slancio, e perfino con una certa protervia, la “guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre”.
Il mio racconto fantastico parla di libertà – quella sfrenata e naturale che il fiume porta in mezzo alla città, in barba a tutte le sue (per carità, utilissime!) regole, norme e discipline. E parla di pace, sostenendo che nei conflitti il punto non è dare ragione a questo o a quello, ricostruendo tutta un'infinita filiera di torti e di prelazioni, ma anteporre il piacere della condivisione all'aggressività delle rivendicazioni. Il punto non è “di chi è, e chi può trarne vantaggio”, ma “chi se ne prende cura, e per chi”.
A scanso di equivoci, preciso che parlando di questi temi ci siamo fatti delle grandi e grasse risate, giocando con gli esempi più strampalati e inventando frammenti di racconti paradossali. Non c’è mica bisogno di essere pesanti, moralisti e contriti, per parlare di cose serie e anche drammatiche! Anzi, come ci ha insegnato Rodari, il buonumore è, è stato e sempre sarà la più potente arma contro le ingiustizie e contro il digrignante intristimento che da esse deriva. Insieme al potere liberatorio e chiarificatore dell’immaginazione.
Un grande ringraziamento alle libraie della libreria LibLab, che hanno suggerito il mio libro per la Festa del Libro, e alle maestre, ai maestri e alla dirigente della scuola Matteotti che hanno accolto il suggerimento. E un pensiero alato, pieno di fiducia, di incoraggiamento e di gioia, a tutte le bambine e i bambini che questa mattina ho incontrato.
(Sempre grazie a marcos y marcos, ça va sans dire.)
sabato 15 aprile 2023
Immaginiamo insieme
Propongo anche a loro il gioco dell’immaginazione, ormai un classico di questi incontri: “Qual è la cosa che rende speciale, bellissimo e unico il luogo in cui vivi? Che cosa proveresti se una mattina quella cosa sparisse? Come reagirebbero gli altri? Gli adulti? E i bambini?”
Per questi bambini le cose che rendono speciali i loro luoghi sono le famiglie, i genitori, il fratellino, la sorellona, il cane, il gatto. Ma anche i pesci, uno scarabeo, un seme che viene annaffiato tutti i giorni e ancora deve germogliare, un boa.
“Un boa?”
“Sì, un boa. Lo teniamo in una teca.”
Poi il paesaggio, il tramonto, la libertà di fare quello che voglio. Gli amici. Il parco. Il campo da calcio. Niente tecnologia.
Una bambina dice: “A me dispiacerebbe se sparisse Il mistero delle meraviglie scomparse.”
“Il libro?”
“Sì.”
“In quel caso ci troveremmo di fronte al mistero del Mistero delle meraviglie scomparse scomparso!”
Immaginiamo insieme l’inizio della storia del boa scomparso…
Poi mi tempestano di domande, e io cerco di rispondere, facendo passare in filigrana la magia dello scrivere, la forza del raccontare, il segreto delle storie che si annidano in ogni dove… e una volta iniziate non hanno mai fine - sì: continuano anche dopo la fine del libro!
Infine mi mostrano dei lavoretti meravigliosi. Una classe ha fatto un libro artigianale dove ogni bambino, arrivato a metà della lettura, ha immaginato, scritto e disegnato il suo finale. Un'altra ha costruito un libro che raccoglie i pensieri e i disegni sulla parte più bella della storia secondo ciascuno (noto che in tre hanno scelto il momento - tutto sommato non centrale nella trama - in cui i potenti della Terra si riuniscono all'interno di un tendone da circo, neanche fossero pagliacci...). Le altre due classi hanno realizzato dei bei cartelloni pieni di disegni e di domande.
Firmo un’ottantina di copie. Esco frastornato e felice…
Tornato a casa, trovo un messaggio su Messenger: “Buonasera, sono la mamma di …, uno dei bambini della scuola di Terranuova Bracciolini. Ieri è tornato a casa felice, emozionato e pieno di nuove idee... mi ha detto che presto vorrebbe scrivere un libro anche lui. Grazie.”
Grazie. Grazie. Grazie. Buone storie a tutti. Quelle lette, quelle scritte, quelle vissute, quelle soltanto immaginate.
giovedì 13 aprile 2023
"Io mi ricordo benissimo che li ha azzurri!"
(“Ci siamo spostati”: io e Barbara, che con le altre librarie della Casa sull’Albero ha proposto il mio libro alle scuole del territorio e organizzato questa magnifica quattro-giorni su e giù per il Casentino.)
Inutile dire che i piccoli lettori mi hanno ricoperto di entusiasmo, affetto, domande, storie, doni preziosi...
Visto il successo che ieri ha avuto l’esercizio di immaginazione sulle “cose che rendono bellissimo e unico il posto in cui vivi”, l’ho riproposto. E anche oggi non sono mancate risposte profonde, che meriterebbero di dare il "la" a una storia.
“La cosa che rende bellissimo il posto dove vivo è la mia famiglia.”
Per i bambini che ho incontrato oggi ciò che rende bellissimo e unico un posto sono soprattutto le relazioni (con esseri umani o altri animali). In totale, tra le varie classi, ho raccolto mezza dozzina di famiglie, quattro fratelli, una sorella, dieci cani, cinque gatti, sette tartarughe. Merita di essere citato “il cane dei nostri vicini, e anche mio fratello”. Poi c’è stato “il paesaggio che vedo quando apro la porta”, un “immenso bosco dietro casa mia”, un campo, “tutti gli animali e le piante intorno a casa”, “la torre del castello dove abito, anche se è vuota”, “uno straccetto con la testa di orso”, “un pupazzo gatto”. Poi c'è “una fotografia dove ci siamo io e la mia migliore amica”. Alla fine salta fuori anche la tecnologia, tutta in una classe: “un videogioco con Topolino”, “la mia playstation”, “il mio tablet e il mio gatto”.
Allora immaginiamo che un bambino si sveglia ed è sparita la sua famiglia. Dove può essere finita? Sarà soltanto un brutto sogno? O saranno stati gli alieni? "Forse sono partiti come in 'Mamma ho perso l'aereo!'"
E adesso immaginiamo una storia che comincia così: "Questa mattina è successa una cosa terribile: mi sono svegliata e la fotografia che mi ritrae accanto a Ginevra era scomparsa. Sta appesa sul muro accanto al letto, ed è la prima cosa che guardo appena mi sveglio, perché mi ricorda tutte le cose belle che ho vissuto insieme alla mia migliore amica, e mi fa pensare a quelle che ancora vivremo. L'ho cercata per terra, sotto il letto, ovunque: non c'era, e in casa nessuno ne sapeva niente. Allora, prima di andare a scuola, sono corsa da Ida, l'anziana signora dell'edicola, che sa tutto, o quasi. Ero certa che avrebbe saputo darmi un consiglio..."
Le maestre si impegnano a dedicare una mattina alla scrittura e alla lettura di queste storie: tanti misteri delle meraviglie scomparse quanti sono gli alunni.
Poi stuzzico i piccoli lettori: “Qualcuno si ricorda di che colore ha gli occhi Filippo?”
“Azzurri!”
“No, marroni!”
“Neri!”
“Avete ragione tutti! Perché nel libro non c’è scritto.”
“Ma come?! Io mi ricordo benissimo che li ha azzurri!”
“Te lo sei immaginato. Sembra incredibile, ma nei libri mancano tantissime informazioni essenziali. Eppure nessuno se ne accorge, perché la nostra immaginazione riempie tutti i buchi che incontra, come un bicchiere d’acqua versato su una dama cinese.”
Quello che può la loro immaginazione è raccontato dai lavori magnifici, realizzati con impegno straordinario, che al termine degli incontri mi mostrano con emozione e orgoglio.
“Visto che nel libro non ci sono le illustrazioni le abbiamo fatte noi, ognuno si è preso un capitolo, sono tutte qui dentro.”
Poi viene srotolato un foglio più grande di un lenzuolo che mostra con precisione infografica tutti gli approfondimenti che un gruppo ha fatto a partire dal libro: e tra foto, disegni e annotazioni c’è la storia, la storia dell’arte, la geografia, la scienza, la geometria, la conoscenza del territorio, l’educazione civica...
Una maestra: "Leggendo il libro ci è venuta voglia di andare a visitare la riserva naturale della Valle dell'Inferno, così abbiamo organizzato una gita per maggio."
Che bello, che un libro possa mettere in moto le gambe, oltre che l'immaginazione!
“Io ho una domanda: perché hai fatto ricomparire i monumenti in giro per il mondo, invece che farli sparire e basta?”
“Un motivo c’è, ma non ve lo dico… A qualcuno viene in mente?”
“Perché così si capisce che è stupido litigare per chi è il proprietario delle cose belle, che bisogna condividerle.”
“Bravissimo. Non si potrebbe dire meglio.”
Grazie di cuore a Barbara Gigli e alle fantastiche librarie di La Casa Sull'Albero Arezzo; alle maestre che hanno adottato questo libro e hanno inventato percorsi di lettura, di approfondimento e di creatività straordinari; alle biblioteche e alle altre realtà che hanno collaborato ai progetti di lettura; alle bambine e ai bambini che mi stanno riempiendo il cuore.
E grazie come sempre alla casa editrice marcos y marcos, che ha trasformato il mio racconto in un libro e in mille opportunità di incontro.
mercoledì 12 aprile 2023
"Di quel lupo neanche l’ombra"
Entro nel teatro della biblioteca di Terranova Bracciolini (sì, c’è un teatro dentro la biblioteca!) e trovo 97 bambine e bambini che mi aspettano urlando “Car-lo! Car-lo! Car-lo!…”.















