blog di Carlo Cuppini

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giovedì 13 maggio 2021

Se possedete questo libro, disfatevene!

Nel libro di racconti brevi “Il mondo senza gli atomi”, uscito nel 2018 per Ensemble, ce n'è uno che si intitola “I vortici”. Parla di una strana pandemia (diremmo oggi, ma lì non è chiamata così) in cui le persone di punto in bianco iniziano a sparire: scompaiono nel nulla, cessano di esistere senza neanche morire, senza preavviso e senza spiegazione: puff! Non ne rimane traccia.

L'allarme è altissimo. Gli scienziati studiano alacremente il fenomeno. Vengono impiegate immani risorse per venirne a capo e trovare una soluzione. Invano. 
Un giovane ricercatore capisce tutto. Ma prima di riuscire a riferire le sue scoperte alla comunità scientifica, cade lui stesso in un vortice.
Si torna daccapo. Si brancola nel buio, le persone continuano a scomparire. Le autorità, per far vedere che si danno da fare, dispongono divieti e obblighi a caso. Ovunque regnano il panico e il caos.

A raccontare la storia in prima persona è un uomo qualunque, uno che legge il giornale al bar, che cerca di informarsi e di capirci qualcosa da solo, con i suoi limitati strumenti culturali. Un po’ come abbiamo fatto tutti noi in questo anno, di fronte alle trappole dell’infodemia, ai battibecchi tra esperti, all’improvvisazione indebitamente arrogante dei decisori, all'autorevolezza sostituita dalla vanità e dalla smania di potere, alle perdite personali, al dolore privato.

Insomma, a un certo punto quest’uomo ha un’intuizione: realizza che in tutti i casi riportati dai media, chi è sparito è sparito mentre era solo. Non si sono dati casi in cui qualcuno sia scomparso mentre era in compagnia di altri esseri umani: non so, mentre è a letto con la moglie, mentre fa colazione con i bambini, mentre aiuta una vecchina ad attraversare la strada, mentre riceve il resto dalla tabaccaia.

Allora si precipita: noleggia un furgone, lo riempie di scorte sufficienti a sostenere lui e la sua famiglia per anni, parcheggia in seconda fila, porta tutto dentro casa. Poi chiama la moglie e i bambini, li abbraccia fortissimo, lì, in mezzo a montagne di scatolette, barattoli, barrette di cioccolata. Dice loro che dovranno restare così, appiccicati, abbracciati, per un po’ di tempo: finché il pericolo non sarà passato. 
Un lungo, ininterrotto, fortissimo abbraccio: e i vortici non potranno nulla contro di loro.

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Considerando certe tendenze in atto nella nostra società, non mi sento di escludere che racconti come questo, in un futuro non lontano, in caso di nuova pandemia o di chissà cosa, possano essere visti come una istigazione a compiere un reato, e vengano quindi censurati. A pensarci bene, in quest'ottica anche sugli altri quaranta racconti che compongono la raccolta potrebbero essere fatti diversi rilievi. 
Io tengo famiglia. Quindi, nel caso, dico subito che sono prontissimo ad abiurare, a rinnegare tutto, a riscrivere i finali. O a gettare per primo il fiammifero sulla catasta di copie, in mezzo a piazza della Signoria o a Campo de' Fiori, per farle sparire per sempre dalla circolazione. Non voglio essere ricordato dalla storia come un criminale.
Voi, per non correre rischi, se per caso possedete una copia di questo libro, seguite il mio consiglio: disfatevene.

mercoledì 12 maggio 2021

C'è vita (prima della morte)

Forse il più bel libro sul covid è “Gli autonauti della cosmostrada” di Julio Cortazar e Carol Dunlop, scritto e pubblicato 40 anni fa. 
È la cronaca di un viaggio realmente compiuto dal grande scrittore argentino e dalla moglie canadese. È anche una dichiarazione di amore, tra compagni di vita, e alla vita stessa. Ed è un esperimento per dimostrare che ci può essere vita, prima della morte.

Il famoso scrittore già in là con gli anni e la fotografa poco più che trentenne si erano conosciuti quattro anni prima. Si erano da poco sposati e poi avevano scoperto che erano entrambi malati terminali. A lei restavano pochi mesi di vita. A lui un paio d’anni.

Appresa la tragica verità, i due decidono di spendere il tempo che gli resta insieme facendo un viaggio. Non un viaggio qualunque. Non il più bello e più desiderabile dei viaggi: ma certamente il più incredibile e inimitabile. Il viaggio che nessuno potrebbe mai sognarsi di fare. O forse che nessuno potrebbe voler fare. Il viaggio per sfidare la morte. Per accettarla. Il viaggio della vita. Il viaggio per dirsi addio, senza bisogno di dirsi ti amo. Il viaggio assoluto: un viaggio nei parcheggi disseminati lungo l’autostrada tra Parigi e Marsiglia.

Partono, loro due e Fafner, il pulimino-drago-camper, umanizzato come un animale domestico e leggendario.

Ci volevano 10 ore per percorrere quel tragitto. Julio e Carol intendevano metterci 33 giorni: fermandosi in tutte le 65 aree di sosta. Belle o brutte che fossero, senza barare, al ritmo di due al giorno: una in cui soffermarsi per qualche ora, una in cui pernottare.

Non si trattava di lussuosi autogrill traboccanti di panini e turisti: erano spiazzi di asfalto accanto a un’autostrada rumorosa e trafficata, a volte ricavati a ridosso di un bosco, che iniziava al di là di un reticolato, a volte caratterizzati solo da un marginale squallore. Raramente, dotati di un ristorante, o altri servizi.

Così fecero. E il libro è il racconto per parole semplici e più semplici immagini di quel viaggio, di quelle soste, di quei loro ultimi giorni insieme. Non c’è una sola parola triste, non un pensiero buio. Non c’è l’avvicinarsi della morte. 
Chi non conosce i retroscena, penserà: che grulli, questi due matti, che hanno perso in questo modo assurdo un mese intero della loro vita, quando sarebbero potuti andare chissà dove!

Questo è il modo in cui Julio Cortazar e Carol Dunlop – innamorati e consapevoli di doversi separare dall’amore della loro vita da poco trovato e dalla vita stessa – decisero di passare i loro ultimi giorni.

Grazie al loro libro noi possiamo affermare con certezza che c’è vita prima della morte: c’è vita in ogni area di sosta.

Ogni istante che ci è dato è una di quelle aree di sosta: dove possiamo piangere, amare, trattenerci l’uno con l’altro, fare foto, osservare la vita degli insetti, scrutare la luce tra gli alberi di un bosco, interagire con strani umani distratti che compaiono e scompaiono, prendere appunti, cucinare, annoiarci, sparare cazzate, volerci bene, prenderci cura di un niente che accade o non accade. 

Altrimenti l’intero tragitto sarà una impaziente sospensione in attesa di raggiungere il traguardo. Che di sicuro ci raggiungerà troppo presto. Anche se ci saremo trattenuti dal vivere nella speranza di allontanarlo il più possibile.




lunedì 10 maggio 2021

Coalemo, Lao Tse e le offerte votive

Questi oggetti dall'aspetto simile a lucchetti sono in realtà offerte votive con cui una specifica genia di decisori e amministratori cerca di guadagnarsi il favore degli antichi dei protettori dell'irrazionalità, dell'ottusità e delle tenebre: Coalemo, Erebo, Seth...

Sono espressioni di per sé innocue di un pensiero arcaico magico-simbolico; come i gesti teneri dei ragazzini che attaccano monili del tutto simili a questi sui ponti e alle catene, per consacrare un legame.

Tuttavia, se applicati alle ante dei cancelli delle aree-gioco nei giardini pubblici, questi accessori devozionali possono avere la controindicazione di apparire come un oltraggio alla vita.
Va specificato che solitamente la vita (che è come l'acqua secondo Lao Tse: capace di aggirare ogni ostacolo, a costo di erodere le montagne) trova un buco nella rete, e magari un pallone. 
E bellamente se ne frega: dei decisori, delle offerte votive, delle divinità antiche.

La fine della vita interiore duratura

Facebook mi invita insistentemente a trovare nuovi partner "connettendomi" con loro attraverso il servizio di "dating" – non è specificato se in aggiunta o in sostituzione alla compagna della mia vita.

Nell'epoca del Grande Reset una serie di benefits e di facilities, rigorosamente gratuiti, concorrono a far coincidere il mondo reale con la fantasmagoria del "Mondo nuovo" di Aldous Huxley: dove, tra le altre cose, è cruciale la messa al bando della monogamia, considerata immorale e illegale, in quanto nevrosi individualistica e boicottaggio della indispensabile connessione paritaria e obbligatoria, almeno potenziale, di tutti gli individui all'interno del "formicaio". La pratica dell'iper-edonismo consumistico, anche in materia di relazioni, coincide con l'esigenza delle strutture di potere di penetrare, gestire, dirigere, monitorare ogni singolo snodo dell'esistenza delle persone, rendendole efficienti e funzionali. Ciò che tu desideri, è ciò che è necessario che tu desideri e ottenga perché tutto funzioni alla meraviglia, come un orologio svizzero, mentre tu ti senti completamente libero. Questa è la chiave.
La distruzione della vita di coppia del "Mondo nuovo" non deriva dalla critica della famiglia borghese del marxismo originario: la famiglia non è vista come perpetuazione di micro-strutture economiche da superare, ma come una potenziale fonte di vita interiore duratura (buona o cattiva, sana o morbosa, non importa), che in quanto tale segue delle sue logiche che non sono totalmente penetrabili e controllabili dalle emissioni del potere.
L'ostinazione sentimentale del protagonista del "Mondo nuovo", il suo imperterrito sottrarsi al paradigma delle relazioni occasionali, è il più grave attentato alla tenuta ideologica del regime: un comportamento capace di svelare che ciò che è offerto/imposto come la compiuta liberazione dell'individuo, in realtà è la compiuta dissoluzione della persona, e la definitiva dispersione della sua energia potenziale (che potrebbe anche nutrire germi sovversivi), nel gratificante funzionamento del formicaio.
Da parte mia, ringrazio Zuckerberg per la premura, ma continuerò a rispettare il sesto comandamento così rivisitato: "Non connettere atti impuri".
E a raccontare alle nuove generazioni storie che affondano le radici in altri passati, in altri futuri, in valori spazzati via da un presente piatto e scintillante come un deserto pieno di fate morgane.

mercoledì 5 maggio 2021

"Il mistero delle meraviglie scomparse" da oggi in libreria!







































"Il mistero delle meraviglie scomparse" da oggi è in libreria!

Spero che questo racconto fantastico vi piaccia, che faccia emozionare, sorridere e pensare voi e i bambini che amate. 

Se mi vorrete raccontare le vostre impressioni, sarò felice di ascoltarle. Potete scrivere a carlocuppini@gmail.com o cercarmi sui social.

E' una grande emozione esordire nell'amato mondo della letteratura per l'infanzia (che per me vuol dire per tutti) con un editore eccezionale come Marcos y Marcos.

Con l'editore stiamo preparando anche alcune proposte educative per le scuole che vorranno adottare il libro (e vi assicuro che ci stiamo divertendo parecchio). Ma di questo vi parlerò prossimamente...

Tutte le informazioni sul libro si trovano sul sito dell'editore Marcos y Marcos.

PS. Nel plastico di piazza della Repubblica una delle meraviglie nominate all'inizio del libro è scomparsa davvero: la vedete (nel senso che non la vedete...)?

 

venerdì 30 aprile 2021

"Quattro dita" (ogni riferimento è casuale)

Nel mio libro “Il mondo senza gli atomi”, Ensemble Edizioni, c’è un racconto che si intitola “Quattro dita”. Come molte delle storie che compongono questa raccolta, anche questa parla in modo fiabesco del rapporto con l’autorità, della prevaricazione da parte del potere, della ricerca della libertà e della grazia.


In questo racconto i governanti, sostenuti da un comitato di esperti, decidono di punto in bianco che ogni persona dovrà rinunciare a un dito in entrambe le mani. Le motivazioni sono piuttosto singolari e alcuni principi giuridici – proporzionalità, contemperamento dei diritti, onere della prova – non sono esattamente rispettati. Tuttavia la reazione delle persone non è di rifiuto e di rivolta: la disposizione viene accettata come un fatto naturale, forse per via dei crismi di autorevolezza scientifica di cui è rivestita; mentre tutta la discussione pubblica si concentra sui dettagli: 


“Se la novità delle quattro dita fu accolta senza particolari clamori, per contro, a infiammare gli animi e a creare aspre contrapposizioni fu la scelta del dito.”


Alla fine, stanchi di un continuo conflitto sociale, anche i dettagli vengono affidati alle decisioni del comitato di esperti e le persone tornano a farsi gli affari loro: “Il Congresso intervenne d’autorità, sostenendo che i dettagli avevano un’importanza secondaria e che i saggi avrebbero trovato le soluzioni migliori. L’importante era avviare la pratica nel più breve tempo possibile.”


La storia è raccontata a posteriori, quando l’amputazione è già avvenuta. Chi la racconta dichiara di essere tra quelli che avevano fatto le loro battaglie, e le avevano perse tutte, pagando anche un prezzo elevato. Non chiarisce di che genere di battaglie si trattasse, ma conclude: “Oggi, con quattro dita, riusciamo ancora a fare moltissime cose, utili e belle, talvolta perfino piene d’amore e rivoluzionarie. E quando beviamo il caffè, stringendo il manico della tazzina tra l’indice e il pollice, ci capita di pensare che in fondo niente è cambiato; e che anzi, se in questo umile gesto risiedesse il segreto della libertà, ci avanzerebbero ancora due dita.”


(Nota: il libro è uscito nel 2018 e ogni riferimento a cose che sarebbero accadute in seguito è ovviamente casuale.)

martedì 27 aprile 2021

"Il mistero delle meraviglie scomparse", dal 5 maggio in libreria












La notizia sta già iniziando a circolare, quindi è arrivato il momento dell'annuncio ufficiale: Il mistero delle meraviglie scomparse (sottotitolo: Storia di un fiume in vena di scherzi, di due bambini coraggiosi e di una guerra che non scoppiò) sarà in libreria dal 5 maggio.


L’accoglienza che questo racconto fantastico ha ricevuto da un editore importante e raffinato come Marcos y Marcos è per me motivo di grande soddisfazione. Devo ringraziare soprattutto Claudia Tarolo, che ha creduto subito in questa fiaba moderna e, con straordinaria sapienza editoriale, ha permesso ai suoi piccoli protagonisti di prendere il volo.


Un fratello e una sorella. Firenze e la campagna toscana. Un mistero che getta il mondo nel caos. Le paure degli adulti. Le scuole chiuse, la vita sospesa. La minaccia di una guerra mondiale. Un viaggio lungo l’Arno, fino alla sorgente misteriosa, dove forse si troverà la soluzione dell’enigma e il modo per rimettere le cose a posto. Un’avventura che getta i due bambini a contatto con il loro coraggio, con le loro paure, con la forza della loro unione… Perché a volte bisogna cavartela da soli. Se poi arriva qualche aiuto magico… tanto meglio!


Questa storia, che pure è nata prima dell’epoca pandemica, è anche una metafora di qualcosa che tutti abbiamo vissuto: un'interruzione della normalità, uno smarrimento di fronte a qualcosa di enorme, con cui anche i più piccoli hanno dovuto fare i conti. 

L'immaginazione ci può aiutare? Sì, l’immaginazione ci può aiutare.


Il mistero delle meraviglie scomparse è un racconto con gli occhi dei bambini, in ascolto della voce dei bambini, che si rivolge alle bambine e ai bambini. Anche a quelli che continuano a vivere dentro di noi adulti, naturalmente.


Spero che leggendo questo libro, da soli o insieme ai bambini che amate, possiate farvi trasportare lontano, lontano, lontano… nel coraggio e nel mistero.


E per le scuole e i contesti educativi che vorranno adottarlo come libro di lettura, con l’editore stiamo preparando una serie di materiali di approfondimento sulla città, la sua storia, l’arte, il territorio. E – lo confesso – ci stiamo divertendo un mondo. Ma di questo vi parlerò meglio più avanti...


Qui la pagina dedicata al libro sul sito della casa editrice.

lunedì 26 aprile 2021

Requiem per la vecchia barca dei pirati di San Gaggio

La prima immagine, qui accanto, scattata oggi, racconta il mix di tristezza, curiosità e impotenza dei bambini di fronte allo smantellamento della vecchia nave dei pirati nel parco di San Gaggio. Le altre due, sotto, scattate qualche mese fa, parlano dell'importanza di questo vecchio gioco per centinaia e centinaia di bambini che in questi anni hanno frequentato questo cuore pulsante del quartiere. Se avesse potuto parlare, la vecchia nave – ora ridotta a un mucchio di legni e bulloni smontati – avrebbe raccontato amicizie che nascono, che si sviluppano, corse per ripararsi dalla pioggia, l'emozione di imparare ad arrampicarsi, a scivolare, a lanciarsi. Il piano inferiore della barca, con il suo timone, era luogo di pura immaginazione: quante navigazioni, sul mare di sassolini, schivando squali, balene, galeoni, corsari, iceberg. Il piano superiore era quello interdetto agli adulti: lì i bambini si adunavano, si rifugiavano, confabulavano.

Questa nave è stata ambientazione, catalizzatore e testimone di passaggi fondamentali nello sviluppo di tanti bambini, che oggi hanno osservato con gli occhi grandi, attraverso i buchi nella rete arancione, il suo smantellamento a colpi di martello.
Non intendo fare una polemica sterile e populista: il Comune di Firenze avrà progettato di sostituire questo vecchio gioco, non ancora fatiscente, con uno molto più bello, più stimolante, più sicuro, più adatto a questo tempo. Non ne dubito, anche perché ho una sincera stima per chi a Firenze si occupa di verde pubblico: una persona che vedrei bene sulla sedia della prima cittadina.
Tuttavia, la prima fotografia, scattata oggi, ci parla anche dalla distanza tra le istituzioni e i bambini, che osservano le manovre decise nel Palazzo senza nulla poter sapere del destino dei loro luoghi, dei loro giochi, delle strutture che sono state sfondo delle loro relazioni, degli appigli materiali di infinite immaginazioni. Per evitare questo piccolo, minimo, enorme, doloroso scossone, sarebbero bastate: una stampante, una macchina per plastificare, 4 puntine da disegno. Poi 30 secondi per buttare giù il seguente testo, o qualcosa di simile: "Cari bambini, lunedì 26 aprile smonteremo la vecchia barca dei pirati a cui siete tanto affezionati. Non dovete essere tristi: la vecchia barca aveva fatto il suo tempo, ed è venuto il momento di sostituirla. Al suo posto metteremo una magnifica ... (completare con il nome e la descrizione della struttura che è prevista in sostituzione). Siamo certi che vi piacerà, e che vi potrete divertire più di prima. Però ci piacerebbe sapere il vostro parere. Perché non ci scrivete le vostre impressioni e i vostri consigli a questo indirizzo email? (completare con indirizzo email, tipo ilpareredeibambini@comunedifirenze.it). Un'ultima cosa: prendetevi cura di questo bellissimo giardino. C'è bisogno dell'impegno di tutti, anche del vostro, per mantenere belle le cose che sono di tutti!". Infine, 20 minuti di tempo di un addetto del Comune – comprensivi del tempo necessario a spostarsi dall'ufficio al giardino e ritorno – per attaccare il foglio opportunamente plastificato (contro il rischio di pioggia) sul cancello o sulla bacheca in legno che campeggia all'ingresso.
Ecco un'idea tanto semplice quanto lontana dalla sensibilità delle istituzioni nostrane: coinvolgere i bambini e i ragazzi nei processi decisionali; almeno (e sarebbe veramente il grado zero) nel senso di informarli, con una comunicazione adeguata, delle novità che li riguardano: non parlo neanche dell'idea di interpellare la popolazione infantile su ciò che sarebbe più gradito, utile e urgente, avendo dei denari da destinare ai luoghi e alle cose che sono per loro, e soltanto per loro.

domenica 25 aprile 2021

25 aprile: festa della Liberazione

In questa giornata importante voglio affermare sei principi giuridici – e prima ancora etici – che ritengo essere stati sistematicamente violati dall'inizio della pandemia, dal governo Conte 2 prima, e poi, in ugual misura, dal governo Draghi; nella totale, sconcertante assenza, a oltre un anno di distanza dai primi provvedimenti, di una riflessione ampia e seria sullo stato del diritto.
Posto che dall'inizio del 2020 si dà la necessità di fronteggiare con la massima lucidità, determinazione e responsabilità una grave e prolungata situazione di crisi sanitaria e sociale:
1- Nessun diritto costituzionale può essere limitato o sacrificato se le autorità non sono in grado di dimostrare incontrovertibilmente come e in che misura tale negazione concorra a conseguire l’obiettivo prioritario della tutela dell'incolumità delle persone. (Onere della prova).
2- Nessun diritto costituzionale può essere limitato o sacrificato quando non sia stato fatto prima tutto il possibile, da parte delle autorità politiche, per conseguire l’obiettivo prioritario senza intaccare il diritto in questione, e le iniziative in tal senso possano essere dimostrate e misurate. Per esempio, la chiusura della scuola per via di criticità legate al trasporto, sul quale non si è intervenuto con adeguata tempestività e determinazione.

3- Nessun diritto costituzionale può essere limitato o sacrificato quando l’esercizio di tale diritto non contrasti direttamente, oggettivamente e inevitabilmente con l’obiettivo prioritario. Se, per esempio, per conseguire l’obiettivo primario è necessario evitare i contatti ravvicinati tra le persone, è accettabile che sia richiesto il mantenimento di una distanza di sicurezza tra persone non familiari o intime, ,ma non che siano negate tutte le circostanze in cui tale distanza potrebbe eventualmente non essere mantenuta. Negare preventivamente e indiscriminatamente le "circostanze in cui eventualmente" corrisponde a un processo alle intenzioni che mina il principio della presunzione di innocenza, creando l'immagine di una società mostruosa.

4- Una norma che ponga obblighi e divieti senza descrivere e quantificare con esattezza millimetrica le circostanze in cui si esce dal raggio della legittimità non può essere considerata legittima, né ascriversi alla civiltà del diritto. Il riferimento è a espressioni come “prossimità dall’abitazione” e “condizione di isolamento”, assenti da qualunque codice e impossibili da definire se non soggettivamente, dalle quali tuttavia sono discese e tuttora discendono sanzioni. (Principio di tassatività).
5- La cittadinanza è un insieme di diritti inalienabili e riconosciuti a tutti senza discriminazione (salvo i casi previsti dalla legge); non può diventare un insieme di diritti modulabili ad personam sulla base delle circostanze esterne e dei dati biometrici (o di altro genere) del singolo cittadino.
6- “In tutte le decisioni relative ai fanciulli [0-18 anni], di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.” (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, ratificata dall’Italia con la Legge 176/1991, Art. 3).
Credo che sia chiarissimo che con queste affermazioni non si minimizza la portata del covid-19, né si rifiutano le restrizioni: si rigetta un preciso modus operandi politico, che si auto-esime dal rispetto di principi fondamentali dello stato di diritto, inaugurato dal governo Conte 2 e adottato pari pari dal governo Draghi.
Il mio governo sarà quello che aprirà una riflessione seria e responsabile su questi temi e ripristinerà il rispetto non dico della democrazia, non dico della Costituzione, ma dello stato di diritto, che viene prima dell'una e dell'altra.
Buona festa di Liberazione.

lunedì 19 aprile 2021

L'onere della prova, le abluzioni rituali, il pensiero complesso

Due domande:

1) Quando viene limitato diritto, a chi spetta l’onere della prova?

2) Di fronte al disinnesco intellettuale delle abluzioni rituali, è ancora possibile l’esercizio di un pensiero critico articolato?

Due riflessioni:
1) 
Una sentenza del Tribunale di Weimar rimuove l’obbligo di mascherina e il distanziamento per i bambini all’interno delle scuole locali. La motivazione è la stessa addotta in numerose occasioni dal TAR del Lazio e dal Consiglio di Stato italiano sull’obbligo di mascherina prima, e sulla didattica a distanza poi: difetto di proporzione, di prove e quindi di motivazione.
“I bambini sono fisicamente, psicologicamente e pedagogicamente danneggiati e i loro diritti sono violati senza alcun beneficio per i bambini stessi o per terzi” afferma il Tribunale tedesco. Quindi le misure imposte violano il principio di proporzionalità radicato nello Stato di diritto: “Secondo questo principio, denominato anche divieto di eccedenza, le misure volte al raggiungimento di uno scopo legittimo devono essere adeguate, necessarie e proporzionate in senso stretto.”
Con questa affermazione si sottolinea un principio essenziale del diritto, già ribadito anche dai tribunali italiani: l’onere della prova spetta sempre a chi ritenga che la sospensione di un diritto sia necessaria al perseguimento di un obiettivo preminente, e non a chi pretenda di continuare a beneficiarne.

giovedì 15 aprile 2021

Il sarago

Racconto pubblicato su "Vojages Journal of Contemporary Humanism"


Ho conosciuto un sarago che abitava in via Saragozza. Era alto più di due metri, portava occhiali tondi con la montatura leggera, dorata, sopra i labbroni aveva due baffetti neri tagliati corti e arricciati, alla Dalì. Io stavo in via Capramozza, una piccola traversa di quella strada.

Era un giovedì pomeriggio di metà primavera e come ogni giorno rincasavo dal lavoro con l’autobus numero 21. Quando salii in piazza Costituzione il mezzo era al solito sovraffollato. Dopo alcune fermate si liberò un posto dietro di me e sedendomi mi trovai accanto a lui. Non passava inosservato: vestiva come un signore d’altri tempi, camicia bianca ben stirata, gilet e giacca marrone, un papillon verde bottiglia. Aveva perfino un bastone all’antica, di legno scuro con il manico placcato in argento, che teneva perfettamente in verticale tra i suoi piedi per evitare di fare inciampare qualcuno.

Avevo i miei pensieri per la testa, e non prestai attenzione più del dovuto a questo bizzarro passeggero, che emanava un piacevole profumo dai toni speziati.

Notai un uomo seduto davanti a noi che fissava insistentemente il mio vicino di posto, le sue mani e il suo volto davano segni di grande turbamento. Lo tenni d’occhio curioso di capire che cosa lo stesse agitando tanto. L’uomo si alzò dal sedile e si avvicinò al sarago. Si dovette chinare appena per arrivare a parlare sottovoce vicino alle sue orecchie: “Sono un medico… un veterinario. È sicuro di stare bene… qui… fuori dall’acqua? Non ha per caso dei problemi respiratori?”