lunedì 19 ottobre 2009

15 - due leoni

Vorrei avere in camera due enormi leoni di pietra. Di quelli che a volte stanno all'entrata di palazzi o di chiese: imponenti, monumentali, fieri. Che sembra si guardino con complicità fraterna, ma, se cambi appena punto di vista, ti accorgi che ti tengono d'occhio, pronti a piombare su di te. Certo, queste statue occuperebbero buona parte dello spazio, ma in compenso mi ricorderebbero ogni mattina che noi un tempo eravamo leoni. Prima che l'evoluzione, per così dire, ci portasse fino a qui. Ma siamo stati leoni, ragazzi, ricordate? Leali, gialli, forti e selvaggi. Equilibrati. Consapevoli di noi stessi.
E poi, le due statue accanto al letto mi ricorderebbero la storia della civiltà dei leoni, magnifica e struggente. La storia di tutti i leoni, e di un unico rappresentante di un'altra specie, quella umana.
Dice che in tempi preistorici, i leoni abitessero ovunque in Europa, Africa, Medioriente, Asia e Nord America. E che fossero parecchio più grandi di quelli odierni. Poi, con i cambiamenti climatici si ritrassero dal Nord e sparirono dal continente americano. Nel periodo d'oro dei Greci, si trovavano dal Portogallo all'India, e in tutta l'Africa. Poi i Romani ci diedero giù con le armi, e riuscirono a farli quasi sparire dall'Europa. Nel secondo secolo il filosofo greco Dione ne attestava l'estinzione; e in effetti, di leoni europei, restava solo una piccola popolazione nel Caucaso. Più le civiltà umane fiorivano, più i leoni si riducevano. Mai l'incompatibilità tra due specie di mammiferi fu più lampante. Presto sparirono da tutto il Nord Africa; nel decimo secolo furono sterminati gli ultimi leoni del Caucaso; nel tredicesimo i Crociati uccisero l'ultimo leone di Palestina. Con l'arrivo delle armi da fuoco la sottospecie asiatica fu decimata in poco tempo. Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo fu assestato il colpo di grazia: nel 1907 venne ucciso l'ultimo leone della Mesopotamia; in Iraq gli ultimi due esemplari furono catturati per il diletto del governatore turco di Mosul, e non si riprodussero; in Arabia e in Turchia i leoni sparirono con la prima guerra mondiale; l'ultimo leone di Persia-Iran fu ucciso nel 1942.
Ora i leoni stanno soltanto nell'Africa subsahariana. E anche lì, l'avvento del colonialismo ha avuto le stesse conseguenze per i leoni che per gli umani: distruzione, morte, sterminio. Prima per paura e difesa, poi per sport. In tutto ne restano circa ventimila, di leoni, in rapida diminuzione.
Ma la Storia non è lineare, Hegel e Marx avevano torto marcio. contro ogni logica e aspettativa, c'è ancora una piccola popolazione di leoni asiatici che vive in India. Sono duecentocinquanta, e sono gli ultimi.
E' qui che entra in scena l'essere umano; è qui che nella Storia, come a volte accade, fa irruzione il Miracoloso.
E' l'inizio del Novecento. Il giovane principe indiano musulmano Muhammad Mahabat Khanji III, governatore della regione di Junagadh, sa che i leoni stanno letteralmente scomparendo sotto i colpi della ferocia e della stupidità umane. Muhammad allora, in tutta semplicità, regala un terzo del suo regno ai leoni. Nessun umano ci può entrare, a parte lui stesso. Questo è il regno degli ultimi leoni. Lasciateli in pace. Oggi, in quella grande porzione di terra che con l'indipendenza indiana è diventata un parco protetto, vivono in pace gli ultimi 250 leoni asiatici.
Questa storia mi piace, mi commuove, mi dà forza. Mi dà il senso della salvezza e dell'eccezionale. La forza e l'intuizione geniale di un uomo possono fermare il corso di una follia generale. O almeno evitare che questa giunga -portando noi e tutto quanto con sé- alla sua naturale destinazione finale: la catastrofe.
Purtroppo domattina questa storia non la ricorderò più. Penserò a un miliardo di cose; poi sarò travolto da informazioni, immagini, notizie, pensieri, spazzatura, commenti, cicalecci, mosconi, berlusconi, urgenze, emergenze, navi tossiche in mare, inezie. Di certo non penserò ai leoni.
Per questo adesso vorrei avere due statue di leoni in fondo al letto. Così anche domattina ricorderei. E, pensando a quei gialli cugini, sorriderei.

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