giovedì 25 novembre 2010

Cancella

Cancella l'impronta umana che hai lasciato
fa' posto alle colline nuove sul torace.

Il fango va essiccato poi cotto e mangiato
anche la maschera facciale va in pezzi.

L'impronta deglutita nella mente
il suono nell'esofago sarà la tromba.

Annunciare la ritirata
di tutti i liquidi traboccati per strada.

Sotto l'esondazione resta una riserva
salina splendente di luce e polvere.

Sta nel barattolo figura antropomorfa
con resti umani di ali in frantumi.

mercoledì 24 novembre 2010

Regalare un Vangelo al Papa

Perché no? Magari scoprirebbe punti di vista interessanti.
Qualcuno sa quand'è il suo compleanno?

lunedì 22 novembre 2010

Cercando la lampadina

Cercando la lampadina nel buio della stanza
anche da in cima alla scala non si riesce a svitare

Non si riesce a riesumare la luce
dalla fossa dove è sprofondata
non si ferma la disfatta
dell'attesa che muore

Accade anzi che ora cadi dai gradini
e non c'è l'angelo ad afferrarti
come avresti sperato
ma ragni che attutiscono l'impatto
sformicolando tra le mani

Le piastrelle si sgretolano al contatto
la testa finisce in cantina
dove la festa è già iniziata da un pezzo
e la luce è tutta là dentro
detona nel colpo
esplode nell'occhio
arriva alle giunture delle braccia
che si stendono orizzontali
crocifisse

Tensione di fili elettrici in aperta campagna
ronzio acceso di corrente sui nervi
ci si posano i passeri per eccitarsi
e come cacano forte
per terra

mercoledì 17 novembre 2010

Nuova enciclopedia

Voglio fantasticare sul progetto di nuova enciclopedia: la sistemazione ordinata e indicizzata di tutti gli esempi storici, eclatanti, o comunque pubblici, in cui la nostra civiltà (che è pur sempre passata dalle porte auree dei lumi della ragione, fino a prova contraria) applica il sistema del "due pesi due misure"; o, per dirla ancora una volta con Orwell, del "due più due uguale cinque".


Tra gli infiniti, quotidiani casi, me ne saltano agli occhi due freschi freschi, buoni per dare inizio all'immensa opera.


Tareq Aziz: 
Vice e braccio destro di Saddam Hussein, nonché suo consigliere personale e rappresentante del regime nei consessi internazionali. Condannato a morte come il suo capo da un tribunale irakeno, è stato graziato dal presidente irakeno dopo le forti pressioni dell'Europa. Il presidente Talabani ha giustificato la scelta della grazia con queste parole: "Non firmerò l'atto di esecuzione perché Aziz è un anziano signore di oltre 70 anni e in più è cristiano". Deve avere misurato le sue parole: infatti Saddam è stato impiccato a 69 anni. E non era cristiano. (Chissà quante belle cose avrebbe potuto raccontarci, però, se non fosse stato fatto fuori con il benestare di tutti, sulla prima guerra in Iraq ad esempio, o sui soldi che ricevette dagli USA nel decennio precedente per contrastare l'Iran...)


Asia Bibi e le altre:
Donna pakistana di 37 anni, contadina, cristiana. Condannata a morte perché, durante un bisticcio a tema religioso con le colleghe, avrebbe detto: "Gesù per noi si è fatto crocifiggere: cosa ha fatto Maometto per voi?". La condanna a morte è "giusta", se la giustizia è il rispetto della legge: questa sentenza ottempera alla legge sulla blasfemia in vigore nel Pakistan dal 1988.
Come è "giusta" la condanna a morte di Sakineh. Come è "giusta" quella di Teresa Davies.
Oppure nessuna è giusta. Oppure, alcune di queste sono più giuste, o meno ingiuste, delle altre. Bisognerebbe chiederlo ai media e interpellare l'oracolo dell'opinione pubblica internazionale. Perché la grande emotività messa in campo per il destino dell'iraniana, e il pochissimo interesse per l'americana, e il nullo interesse per la pakistana?
Ci devono essere dei motivi, per quanto imperscrutabili. Qualcuno, complottista dell'ultim'ora, potrebbe pensare che il popolo è bue, e nello specifico un bue manovrato dagli interessi dei rispettivi governi a preparare il clima giusto per giustificare una guerra contro un paese piuttosto che contro un altro.


Intanto, a margine della lunga, faticosa e annosa redazione delle voci di questa nuova enciclopedia, io rifletto sul senso dell'arte e della scrittura. La scrittura, il suo obiettivo finale, non è l'espressione di sé, né la costruzione di un discorso intellettuale, né la produzione di ciò che il mercato richiede. E' la lotta contro i demoni e contro la follia; che, a ben guardare, si trovano in egual misura distribuiti dentro di me, tra i miei denti e i miei vestiti, e fuori di me, nella società e nella storia.

domenica 7 novembre 2010

L'Uomo che cade, l'Uomo che vola

L'uomo che cade di Don De Lillo è un romanzo-mosaico, in cui ogni tassello che compone l'immagine complessiva è anche un microcosmo concluso in se stesso. I brevi scorci che si offrono sfiorano spesso la prosa poetica, più ancora che in altri romanzi di De Lillo. Tutta una nebulosa di immagini, personaggi e situazioni ruota intorno all'idea centrale del trauma; quasi ogni frammento narrativo si origina dal contraccolpo di un trauma, in un gioco di rimbalzi tra livelli che si richiamano a vicenda: da quello storico-epocale del crollo delle Torri a quello intimo e individuale, dove una mancanza irrisolta risale all'infanzia, fino al minimalismo degli accadimenti microscopici della giornata. Trauma su trauma, le cose accadono. Come sempre, in maniera quasi dantesca (passando attraverso Auerbach), De Lillo spiega il mondo attraverso simboli che si concretano in "figure". Né realismo né allegoria, quindi, o forse entrambi.
Dall'osservazione maniacale, rallentata, passata al microscopio, del movimento di un polso, si passa a una riflessione sul tempo, sulla morte, sulla storia, su dio. E, come sempre in De Lillo, il basso continuo è una profonda, problematica riflessione sul ruolo dell'arte contemporanea nella possibilità degli individui e delle comunità di appropriarsi di qualche frammento di senso, almeno provvisoriamente, riguardo al mistero dell'esistere. Qui l'affaccio nella sfera dell'arte in senso stretto consiste nelle ripetute apparizioni di Falling Man (da cui il titolo): un acrobata che svolge performance estreme, gettandosi senza protezioni e senza permessi dalla cima di edifici nel centro di New York, tenuto solo da un'imbracatura rudimentale, a ricordo dei tragici voli dalle Torri Gemelle prima del crollo. Il fulcro intorno a cui ruota il romanzo sembra essere proprio una famosa fotografia di uno di questi voli, che viene più volte evocata e anche minuziosamente descritta: un uomo in camicia in caduta libera, a testa in giù, perfettamente perpendicolare a terra, tenuto in una postura composta, con le braccia lungo il corpo come se fosse normalmente in piedi, salvo per un ginocchio piegato come se stesse per salire su un gradino.

Oggi la "Domenica del Sole" recensisce il libro Questo bacio vada al mondo: un romanzo che ruota intorno alla storia, vera, di Philip Petit, acrobata e contestatore francese che nel 1974 riuscì a montare segretamente un cavo tra la cima della due Torri Gemelle e quindi a compiere la traversata che lo rese famoso. Il giornale presenta una foto dove Petit ha appena compiuto il primo passo sul vuoto.
Aprire a caso il giornale su questa pagina, vedere questa immagine, decodificarne il senso, e poi cercare di capire di che evento reale o immaginario si trattasse, mi ha lasciato in una bolla di stupore: come se qualcosa non mi tornasse: come se non riuscissi a capacitarmi che questa foto del '74 veniva prima, e non dopo, la foto dell'uomo che cade nel 2001.
Ho riletto l'inizio dell'articolo almeno tre volte. Poi sono tornato a fissare lo sguardo nell'immagine, così naturale e pregna di significati da ricordare un'opera di De Dominicis. Tutto ciò che sapevo su essa continuava a cancellarsi: e tornavo a vederla come un risarcimento rispetto alla caduta dell'altro uomo. La mente prende delle iniziative, manomette la realtà, la riscrive. Forse poi la realtà non è altro che il risultato di questa manomissione, a livello globale e collettivo.
Questa riscrittura contro cui cercavo di oppormi però non era dettata da una sorta di sentimentalismo morale: quanto dall'emergere di una sorta di funzione logica alternativa. Se vediamo un asino che vola penseremo qualunque cosa prima di accettare che c'è un asino che vola. La mente avvierebbe un complesso processo di valutazione di dati e teorie, teso a smentire i dati sensibili immediati. Se poi l'asino volasse davvero, forse alla fine ci crederemmo davvero, ma a costo di una grande, faticosa rinegoziazione di tutti i parametri su cui si basa la nostra vita.
Le Torri Gemelle con l'Uomo che cade, le Torri Gemelle con l'Uomo che vola. Qualcosa di molto segreto e sfuggente dentro di me ha cercato insistentemente e pazientemente di ristabilire questo ordine della sequenza, a mia insaputa prima, mio malgrado poi. Cosa volevo ricostruire? Quale scampolo di tessuto, in parte interiore in parte no, volevo rammendare? Non so. Non so se quella parte di me ha accettato tuttora, che l'Uomo che cade è caduto 26 anni dopo che l'Uomo che vola ha volato. Nello stesso luogo.

Al termine di questi appunti, emerge un'altra cosa che mi sorprende: il libro di De Lillo parla anche di questo. I frammenti narrativi sono abitati anche da tre bambini che passano le giornate dopo l'11 settembre a scrutare il cielo con un binocolo, cercando di vedere gli aerei, che torneranno e faranno cadere le Torri per davvero. "Ma le Torri sono già cadute per davvero, lo sapete", dice a un certo punto la madre di uno, spaventata dalla loro recita troppo seria e troppo prolungata. "No", risponde il figlio, "Ma torneranno, e riusciranno a farle cadere".

venerdì 5 novembre 2010

Operazioni di disinnesco di un ordigno bellico

Nove tentativi in corsa contro il tempo, prima che scatti il 150° anniversario. 
Testo redatto a partire dal Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, con l'aiuto di traduttori automatici on-line, passando dall'italiano, attraverso dieci lingue, fino a un altro italiano, territorio denuclearizzato.


1.
I fratelli germani e le sorelle di
di Getlteman; noi Swearwords dell'Italia Italia!
Li svegliano essi stessi
umkreistem del casco di Scipio la testa.
È Victoria di dov'è? Controllato
quello che Iddio ha causato.

Premiamo il coorte del Sião!
Che arresti di attesa con l'Italia
denominata Sig.ra danneggiata.
Siamo secoli di Stampings, derisi!
Perché non esso, Sião della gente:
uniformi del Sião!

Uno con la piccola bandierina del soltanto:
noi ripariamo già la totalità! il gioco di ora!
Siamo collegati, noi che apprezziamo
il collegamento! E quel loro amori che scoprono
per spopolare i sensi!
Alle liberazioni della forma di Grundnatìo!
Collegamenti per il dio!
Con chi può guadagnare con noi?

2.
Germaniums, i fratelli e le sorelle dall'Italia
si considera svegliano un casco
e un Mchristim grippati dalla testa.
Victoria è l'emergenza dove di calore?
Porga ritratto du control di chioma
in Romania ha causato Iddio.
Il silicone di Kourti o di pressione
nessun arresti in Italia!
E' venuto Sig.ra Derisi: danneggiati noi
perché considera così la gente:
perché le uniformi e il Sião!

Uno con una piccola bandierina
piccolo Markatura Rioni soltanto uno!
Dopo che completiamo queste riforme
realmente in gioco il silicone di Kourti!
Portate: apprezziamo quello
ed il rapporto che deve scoprire
i significati popolari di Gitltman.

3.
Per attraccare giunchi che piegano lamierine
già l'aquila dell'Austria ha perso il piume!
Spirito! Lo spirito polacco dell'Italia!
Bevé con Kossak, uno comunque che il corno
lo ha bruciato con noi, nelle presse del Sião.
Dalle montagne l'uomo del cuore, Verokio Gunn,
e i bambini Shiaman, de Balila Italia!,
espone al sole il silicone di pressione:
nessun arresti in Italia! Neanche Morsy Gionchi!
Ha perso i giorni, tuttavia,
il secolo che è bruciato, quando
tutti gli arresti di pressione in Italia:
siamo venuti al detrimento, sig.ra denominata

4.
Dalla montagna della rilevazione
della luce solare il fratello e le sorelle si svegliano,
dove l'ostruzione italiana non viene
è stata danneggiata. Di conseguenza
la gente considera i nostri secoli essere quel
piccolo di piccola piccola cosa dove completiamo
questi miglioramenti: nel gioco
dobbiamo scoprirgli la media
a questo Gitltman che si è sparso.
Nell'ordine di pubblicare il rapporto
della lingua e del grundnat abusivo,
all'art. 1 possiamo verificarci, o
cosa: qualcosa relativa a qualcuno o a dio?

5.
Lo schiavo ha lasciato il suo arco giù
per il dio: aspetta per morire!
L'Italia ha denominato.
Per secoli siamo stati downtrodden.
Poiché siamo divisi, uniamo ed amiamo
l'uno un altro! Per l'unione e l'amore
rivelare alla gente il senso del Glitling!
Lasciarli liberi per liberare il nostro terreno natale.
Se siamo uniti sotto il Glitling, chi può
conquistarlo? Questa aquila australiana ha
bevuto l'anima dell'Italia, l'anima polacca
e anche l'anima di Cossack!
(Ma questa ha bruciato il suo intestino)

6.
I fratelli e le sorelle italiani erano comparsi
in Italia nel declino del casco
e Victoria, che ha rifiutato di concedere
al dio, in curva, gli schiavi romani di sinistra!
Abbiamo raccolto una morte d'accelerazione
di un grande numero, in Italia!
Grande montaggio attendente
un certo numero di morti che
organizzano i viaggi all'estero! In Italia!
Andare ad un altro è arrivare così avanti:
la gente è loving, è la comunicazione!
Nella divisione dello sviluppo della libertà
del cittadino, nel riempimento di due metri
di terra, nell'invasione,
la riunione di tantissimi ed orientamento
di stili a più cubi! L'Italia!
Ma lo spirito dei tempi con gli
avvertimenti dei fuochi sceglie
un sole di preghiera.

7.
Nelle zone dominanti del cotone, delle lane e
della caduta della vittoria, con la pittura
del casco che ha rifiutato per mettere
la curva rumena a sinistra sotto il dio,
stiamo accelerando la morte di un numero grande!
L'Italia!
I piccoli indicatori della divisione indicano
i secoli per mezzo di una bandierina e
pensiamo ogni volta a questo consiglio:
effetti di una posizione fortificata di qualcosa.
Altri vanno avanti, persino arrivati!
Rapporto di una persona la quale ha piacere:
nello sviluppo della libertà della tela di canapa,
della terra, in sé del cittadino e del panno,
niente è stato collegato con il dio.
Ma noi non si può pensare all'invasione?
Accumulazione grande del modello e del senso,
altro che il numero di benne!

8.
In ogni senso, la situazione qui,
il cuore intero e la mano del Nano nei
bambini italiani, tutte le funzioni di
questo secolo richiedono il sole della
selezione: gli orli rossi del Reich
della gente di Hortabli! Per 90 anni ai nobodies
è stata data la bevanda, nel senso che l'alcool
italiano, con il riconoscimento dell'alcool
dei tempi di Fogos, con tutto che i grandi deads
aspettano alcuni di questi voli, che
devono fornire alla parte esterna, in vacanza,
l'Italia!

9.
Stiamo che aumenta gradualmente l'emergenza
di calore: Grandi le Nazioni Unite! L'Italy!
In primo luogo nella temperatura media del
consiglio statistico di Bandierina & Binsyamo,
ogni volta che in Svizzera quel di emergenza di
temperatura deve fornirci Ezim Foley Diads,
Grande Esperto dei rifugi: di "chi" di "chi"?
Di Tutu! Gli unici sterni del partito! L'Italy!
"W. Mebane Fano Avanti, Bersino Arivato!" dice,
con avanzamento personale statistico dj Piyasiri.
Di temperatura di emergenza: mille ettari.
Laski ha denominato la temperatura della
terra della Casa del libertì della Kanaba nella
considerazione bassa-sudorientale del Dio Nawa:
l'unità di elaborazione di invasione del
cittadino e del del modello del e del del
"Akomolazioni Del Grande sensual!!" scrive:
4.000 internazionali di amnistia di emergenza
di calor! E vede che la Svizzera ha partecipato.
Il qui sensitivo Nano della stazione:
temperatura IO stesso di emergenza! Emergenza! L'I-ta-ly!

domenica 31 ottobre 2010

Guerra totale

Qui, oggi
fino alla fine
dei colpi
senza ritrarsi


A nostro favore
soltanto
la bellezza
il passo d'uomo
la sconfitta
la grazia

martedì 26 ottobre 2010

Accadeva in Italia

Accadeva in Italia che il capo della polizia si chiamasse Manganelli, Antonio Manganelli, e che in quegli anni la polizia non lesinasse affatto nell'uso dei manganelli e di altri arnesi del mestiere; tanto che una dozzina di persone nel giro di poco tempo, colpevoli di niente o di assai picciol cose, persero la vita, per strada o in galera o in casa propria, sotto i colpi tirati per sport dai manganellatori agli ordini del  Comandante Manganelli.
Accadeva in Italia che il vicecapo dei vescovi si chiamasse Crociata, Mariano Crociata, e che in quegli anni la Chiesa si scagliasse contro l'islam, contro gli ebrei, contro la scienza, contro la tecnologia, contro i premi Nobel, contro i contraccettivi, contro gli omosessuali, contro i poveri, contro la scuola pubblica, contro i laici e contro gli atei, tutti i vescovi a lanciare crociate, al seguito del Monsignor Crociata.
Accadeva in Italia che Aldo Palazzeschi tornasse dall'oltretomba, per un breve momento, manifestandosi in sembianze corporee nei pressi di Ponte Vecchio, non lontano dall'abitazione che gli appartenne; e che, dopo avere fatto due passi sul lungarno perdendo lo sguardo oltre le Cascine, verso Pisa, girasse all'improvviso la faccia per puntare uno sguardo stralunato dritto nella telecamera, e sbottasse: "Ma è possibile che in Italia oltre al danno ci deve sempre essere anche la beffa?" 
E poi accadde che sparì di nuovo dentro un punto nero.
Il Manganelli e il Crociata, invece, restarono lì, sulle loro poltrone, coi loro titoli e le loro mansioni.

lunedì 25 ottobre 2010

Grammatica Purgatoriale

Appunti per un manuale di grammatica purgatoriale: 
regole ed esercitazioni di base per reimparare a parlare, 
ad uso dei sopravvissuti al prossimo conflitto nucleare.



1.

cominciare a raschiare
se la tavola è imbandita con bombe al fosforo
come il pesce condito al magnesio sul cuscino
tra magnitudini collaterali a latitudini
di terremoti a catena con epicentro
tra la coltello e il forchetta a un millimetro
dalla zuppiera stracolma col pesce che sguazza
già cotto stecchito bollito pulito
in grave difficoltà a riprodursi in assenza
di un preciso comando dei presenti indaffarati
a quanto pare col petrolio
che fuoriesce tuttora dalla crepa
sul fondo dell'oliera a condire
la broda primordiale sotto il tavolo
di plastica liquame che spalmato sul viso
per altro purifica i pori fa bene è anti-aging
cantiamo:

giovedì 21 ottobre 2010

Scrivere, viaggio (in preparazione di una mostra fotografica)

Scrivere, come fotografare o disegnare, è viaggio. 
Il linguaggio comune alla base di ogni disciplina artistica - al di là della tecnica e della pratica - è quello dell'esplorazione meravigliosa dell'ignoto, della conoscenza amorosa dell'altro. 
Scrivere è un modo di mettersi in cammino. Il camminare dà corpo alla lentezza possibile, questa santa lentezza che ci è necessaria a osservare, incontrare, trovare il coraggio, lasciare che pensiero e sentire abbiano origine e destinazione. 
Nel muovere il passo, non si può escludersi dalla Storia. Lei, a sua volta, ci cammina sopra. Oggi noi - la famiglia umana - siamo i protagonisti passivi di un colossale processo di deportazione: siamo profughi, ci espellono dalla realtà per internarci a tappe forzate nel regno dell'insensato. 
Vige il totalitarismo analfabetico: la libertà è concessa finché non si prova a conoscere e a decodificare ciò che ci circonda, ciò che siamo, il linguaggio del potere, l'accadere degli eventi, cosa intercorre tra le persone, gli interstizi, i luoghi. La libertà di scelta è obbligatoria. Almeno finché, come in 1984 di Orwell, crediamo nel 2+2 =5. Altrimenti, libertà pensiero ed espressione sono proibiti. 
Mettersi in cammino è l'incipit della militanza: per resistere, decostruire, vedere oltre le scenografie vittoriose in cui è immersa la nostra disfatta. 
Lentezza è il solo grimaldello che conosco per scalzare la mistificazione. 
Poesia è la via per conservare la chiave del segreto e la clandestinità.

martedì 19 ottobre 2010

se c'è

se c’è una preghiera che chiede
che vale
se in tutto il vocabolario c’è l’ombra 
di un verbo
che può salire dal fango
dare forma ad un corpo 
che ignora
se un dire c’è e un pensare
che dissolve le parole
una nube idratata
che si trasforma in una bocca e trasforma la gola
se c’è una filastrocca
senza parole
col sale
che arriva più in là di un'invocazione
ecco io la dico la voglio dire
ecco io voglio chiedere agli animali
alle pietre angolari agli angeli e a
tutti gli esseri senzienti e
dissenzienti e non ancora accecati
di darmi la parola che è
non-parola
che la bocca la possa 
sparare 
da qui

mercoledì 13 ottobre 2010

Nodo semplice

Il nodo semplice è un abbraccio gentile, se la corda è allentata. Simmetrico, tondeggiante, sinuoso, più di ogni altro ha una forma perfetta che evoca il sigillo. Stretta inesorabile finché la tensione tiene, se questa viene meno diventa inservibile: il nodo sparisce, la corda s'appiana. E tutto è come prima.
Non c'è traguardo che metta al riparo dalla disfatta. Bisogna continuare a tirare, sudare, amare, godere, iniziare, studiare, disimparare. Tendere al cuore delle cose, tendere bene da entrambi i lati il proprio stare, continuare la metamorfosi, sottrarsi all'ammaestramento, andare nei luoghi di guerra, camminare sul confine di luce. Andare. Il nodo semplice sa anche lasciare andare.
Disponi il filo a circonferenza, poi, passando da dietro, infila un estremo nel cerchio. Se tiri, il nodo si stringe: diventa punto di sbalzo, interruzione, scalino nella linearità del filo - lo sa bene la nonna che cuce; determina ostacoli allo scorrere dei polpastrelli, dove l'inerzia del pensiero s'incaglia, la disattenzione s'inciampa, lo sguardo per contraccolpo deve alzarsi dal suolo dove stagna. Può venire da bestemmiare lì per lì, si può invocare una dose di fluidificante, per la serenità dello strisciare; ma poi potrebbe rivelarsi, proprio quello più incrinato, l'istante buono per la profezia: per lo svelamento, per la salvezza, per salvare l'inimmaginabile e annodare il proprio corpo alla visione -potremmo perfino trovarci accanto al senso del dolore, all'essenza del sale, in presenza dell'umano.
Il filo è direzione e destino: fil rouge che serpeggia, si destreggia tra le anse della mistificazione in atto, si inabissa e riemerge tra l'orrendo psico-linguaggio del potere che ci circonda, colonizza, persuade e saccheggia. Il nodo è il saltello che risveglia l'istante al desiderio, lo riporta all'azione: è voce-parola che promette e modella, parola-rivolta che induce lo scarto necessario per tornare al reale, parola-pallottola che se manca il colpo si autocancella, si zittisce, s'incendia. E in caso d'incendio, per inciso, non c'è nodo che valga: meglio buttarsi nel fuoco, votarsi al fuoco -potremmo anche uscirne slacciati, affrancati, illuminati: il corpo ricoperto di parole argentate che, ancora una volta, avranno suoni e significati.

(Pubblicato nell'antologia poetica Frecce verso l'altro, Selezione Nodo Sottile 2010, Marcos y Marcos, 2010)

domenica 10 ottobre 2010

Bambino che vola

"Vola, bambino, non volare
tanto in alto non puoi arrivare
Vola, bambino, non volare
quello che vuoi non lo puoi ottenere
Ascolta: l'uomo non è fatto per volare
altrimenti nascerebbe con le ali."


"Se non fossi fatto per volare
non sarei nato con la voglia di volare."


Bambino, volare ti ho visto davvero
certo in fotografia, non dal vero
gambe all'aria testa in giù
sbalzato dal paraurti
rimbalzato sul cofano sulla lamiera 
dell'automobile che ha tirato dritto
ha accelerato mentre tu
la fronteggiavi con un sasso nel pugno.


Bambino, quell'uomo che guidava
e ti ha spezzato una gamba soltanto 
(giusto perché Allah ti guardava)
chissà se ha chiuso gli occhi e spinto sul pedale
o se piuttosto non li ha sgranati bramoso
di non perdersi nessun dettaglio
dell'istante dell'impatto
della tua espressione allibita
mentre davvero ti staccavi da terra
e picchiavi la testa sul vetro
e andavi gambe all'aria verso il cielo.


Bambino, col sasso nella mano
intendevi volare in altro modo
volare nel senso di lottare
per uno scampolo di dignità
- se ne resta -
per far vedere agli occupanti
che c'è del sangue nelle vene
di chi è stato schiacciato e cancellato.


Bambino, avresti cominciato a volare
liberando il tuo corpo dal peso di una pietra
che avrebbe graffiato il parabrezza di un colono
gesto che ti avrebbe sollevato
in un attimo di verità di giustizia
nell'ombra pallida di una gloria
puramente simbolica
l'unica che a te e alla tua gente
è concessa.


Bambino dall'altra parte del Mediterraneo
noi che stiamo di qua ti raccogliamo
- guardando la foto - da terra col pensiero
noi che a suo tempo abbiamo cacciato 
gli invasori noi che in un breve 
istante della Storia abbiamo volato
lanciando a chi ci calpestava
ben altro che pietre e sassi


http://www.repubblica.it/ipad/gallerie/2010/10/09/foto/colono_israele_investe_bambini-7903096/1/index.html?ref=search

sabato 9 ottobre 2010

Considerazione breve e ovvia

Una breve riflessione sui fatti pugliesi di cui si discute animatamente in questi giorni, e ancor più animosamente per via degli inattesi rivolgimenti mediatici che ha avuto. Una premessa: non ho la televisione ormai da diversi anni: per questo, credo, seguendo la vicenda alla radio, nei giornali, nei bar, provo la stessa cosa che proverebbe un alieno che sbarcasse sulla terra e scoprisse con stupore che questi esseri sono tutti presi dallo spendere le proprie energie nello sterminarsi l'uno con l'altro.

venerdì 8 ottobre 2010

Nove cantilene (per una notte sconfinata)

1.

fuga il freddo dalle ossa
grida la vecchia dal finestrino
incarognita ad accelerare
per raggiungere i duecento in autostrada
e trasformarsi nel proprio spettro invernale
far avvampare i copertoni
e finalmente volare