giovedì 25 novembre 2010

Cancella

Cancella l'impronta umana che hai lasciato
fa' posto alle colline nuove sul torace.

Il fango va essiccato poi cotto e mangiato
anche la maschera facciale va in pezzi.

L'impronta deglutita nella mente
il suono nell'esofago sarà la tromba.

Annunciare la ritirata
di tutti i liquidi traboccati per strada.

Sotto l'esondazione resta una riserva
salina splendente di luce e polvere.

Sta nel barattolo figura antropomorfa
con resti umani di ali in frantumi.

mercoledì 24 novembre 2010

Regalare un Vangelo al Papa

Perché no? Magari scoprirebbe punti di vista interessanti.
Qualcuno sa quand'è il suo compleanno?

lunedì 22 novembre 2010

Cercando la lampadina

Cercando la lampadina nel buio della stanza
anche da in cima alla scala non si riesce a svitare

Non si riesce a riesumare la luce
dalla fossa dove è sprofondata
non si ferma la disfatta
dell'attesa che muore

Accade anzi che ora cadi dai gradini
e non c'è l'angelo ad afferrarti
come avresti sperato
ma ragni che attutiscono l'impatto
sformicolando tra le mani

Le piastrelle si sgretolano al contatto
la testa finisce in cantina
dove la festa è già iniziata da un pezzo
e la luce è tutta là dentro
detona nel colpo
esplode nell'occhio
arriva alle giunture delle braccia
che si stendono orizzontali
crocifisse

Tensione di fili elettrici in aperta campagna
ronzio acceso di corrente sui nervi
ci si posano i passeri per eccitarsi
e come cacano forte
per terra

mercoledì 17 novembre 2010

Storia di tre ragazzi

Storia di tre ragazzi, e basta. Non c'è bisogno di altri ingredienti, perché i ragazzi sono interessanti in quanto tali. Perché sono illegali in quanto ragazzi.
Infatti, in questa storia italiana avvoltolata nell'aria malsana di un prossimo futuro, si sarà scoperto il modo di prolungare la vita umana in eterno, idealmente: sconfitta del tumore e delle altre malattie mortali, sostituzione potenzialmente illimitata degli organi deteriorati con apparecchi artificiali, rigenerazione delle cellule neuronali e trasferimento di alcune funzioni del cervello su dispositivi elettronici.
Insomma, si vive per sempre.
Dopo i primi trambusti la società si riorganizza per fissare lo status quo della demografia. E' evidente infatti che non ha più senso, e soprattutto non è più possibile, riprodursi. Fare figli è vietato. Si viene sterilizzati, per prevenzione.
La cosa non è pacifica. C'è già stata una guerra civile mondiale, agli inizi. Milioni di persone abbattute: i refrattari. Perché i potenti, i capi dei governi, delle industrie, delle lobby, delle caste religiose, sono concordi nel lanciare questo new deal iperconservatore, in senso letterale e definitivo, dell'umanità.
Vengono praticati sistemi di sterilizzazione in grande scala, a cui non ci si può sottrarre: gas con cui vengono inondati i continenti. Si formano partiti radicali, che sostengono rabbiosamente la necessità di "chiudere le porte" senza alcuna tolleranza.
"Chi c'è c'è" è lo slogan che va per la maggiore in questo periodo di transizione; presto tradotto nel primo articolo della costituzione del mondo unificato.
Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Nessuno nasce, il mondo invecchia. Ogni tanto qualcuno muore, è vero, per cause esterne e non governabili: incidenti, violenze, catastrofi naturali. Capita anche che qualcuno si suicidi, è evidente, per noia, insoddisfazione, per eccessiva mancanza di paure ancestrali. Ma sono una minima parte, che non incide nel perfetto equilibrio demografico raggiunto.
Berlusconi, ultracentenario, è riuscito per un pelo a beneficiare della rivoluzione della longevità, e ad aggrapparsi alla vita in extremis, per sempre. Rimane al governo del paese, al momento, e continua a sollazzarsi con donne di mezzo secolo più giovani di lui.
Insomma. In questo scenario capita anche che qualcuno nasca, o che sia nato nei primi tempi, quando il processo di sterilizzazione mondiale era ancora in corso e gruppi di rivoltosi si ostinavano a praticare le antiche usanze dell'umanità. "Bestie," dicevano gli altri, "incapaci di controllare i vostri istinti volete portare alla rovina l'umanità. Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Noi ci siamo e ci saremo. Quello che esiste è nostro. Non c'è posto per altri. Non c'è bisogno di altri".
I difensori della riproduzione, d'altra parte, sguazzavano nell'ambiguità e erano destinati ad estinguersi: ben pochi di loro infatti, pur riproducendosi sessualmente, rinunciavano alla possibilità della vita eterna. I riproduttori costituivano quindi una minaccia per l'umanità. La riproduzione sessuale di massa iniziò a essere usata anche a scopi mediatici e terroristici.
Eppure ci sono questi tre ragazzi. Illegali. Spuntati non si sa bene da dove. Vivono clandestinamente. La loro esistenza mette in discussione il conservatorismo definitivo e ontologico della società. Vivono di espedienti e di fuga. Qualcuno è conoscenza della loro esistenza. Li cercano. Gruppi armati, paramilitari, milizie politiche, emissari di partiti e di congregazioni, sfaccendati razzisti e fanatici della domenica li vogliono stanare, insieme a tutti gli altri nati oltre la deadline, al grido di "Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è".
Qualcuno potrebbe obiettare: sì, ma anche i tre ragazzi "ci sono".
Certamente i fanatici risponderebbero: sì, ma non ci sarebbero dovuti essere.

Nuova enciclopedia

Voglio fantasticare sul progetto di nuova enciclopedia: la sistemazione ordinata e indicizzata di tutti gli esempi storici, eclatanti, o comunque pubblici, in cui la nostra civiltà (che è pur sempre passata dalle porte auree dei lumi della ragione, fino a prova contraria) applica il sistema del "due pesi due misure"; o, per dirla ancora una volta con Orwell, del "due più due uguale cinque".


Tra gli infiniti, quotidiani casi, me ne saltano agli occhi due freschi freschi, buoni per dare inizio all'immensa opera.


Tareq Aziz: 
Vice e braccio destro di Saddam Hussein, nonché suo consigliere personale e rappresentante del regime nei consessi internazionali. Condannato a morte come il suo capo da un tribunale irakeno, è stato graziato dal presidente irakeno dopo le forti pressioni dell'Europa. Il presidente Talabani ha giustificato la scelta della grazia con queste parole: "Non firmerò l'atto di esecuzione perché Aziz è un anziano signore di oltre 70 anni e in più è cristiano". Deve avere misurato le sue parole: infatti Saddam è stato impiccato a 69 anni. E non era cristiano. (Chissà quante belle cose avrebbe potuto raccontarci, però, se non fosse stato fatto fuori con il benestare di tutti, sulla prima guerra in Iraq ad esempio, o sui soldi che ricevette dagli USA nel decennio precedente per contrastare l'Iran...)


Asia Bibi e le altre:
Donna pakistana di 37 anni, contadina, cristiana. Condannata a morte perché, durante un bisticcio a tema religioso con le colleghe, avrebbe detto: "Gesù per noi si è fatto crocifiggere: cosa ha fatto Maometto per voi?". La condanna a morte è "giusta", se la giustizia è il rispetto della legge: questa sentenza ottempera alla legge sulla blasfemia in vigore nel Pakistan dal 1988.
Come è "giusta" la condanna a morte di Sakineh. Come è "giusta" quella di Teresa Davies.
Oppure nessuna è giusta. Oppure, alcune di queste sono più giuste, o meno ingiuste, delle altre. Bisognerebbe chiederlo ai media e interpellare l'oracolo dell'opinione pubblica internazionale. Perché la grande emotività messa in campo per il destino dell'iraniana, e il pochissimo interesse per l'americana, e il nullo interesse per la pakistana?
Ci devono essere dei motivi, per quanto imperscrutabili. Qualcuno, complottista dell'ultim'ora, potrebbe pensare che il popolo è bue, e nello specifico un bue manovrato dagli interessi dei rispettivi governi a preparare il clima giusto per giustificare una guerra contro un paese piuttosto che contro un altro.


Intanto, a margine della lunga, faticosa e annosa redazione delle voci di questa nuova enciclopedia, io rifletto sul senso dell'arte e della scrittura. La scrittura, il suo obiettivo finale, non è l'espressione di sé, né la costruzione di un discorso intellettuale, né la produzione di ciò che il mercato richiede. E' la lotta contro i demoni e contro la follia; che, a ben guardare, si trovano in egual misura distribuiti dentro di me, tra i miei denti e i miei vestiti, e fuori di me, nella società e nella storia.

domenica 7 novembre 2010

L'Uomo che cade, l'Uomo che vola

L'uomo che cade di Don De Lillo è un romanzo-mosaico, in cui ogni tassello che compone l'immagine complessiva è anche un microcosmo concluso in se stesso. I brevi scorci che si offrono sfiorano spesso la prosa poetica, più ancora che in altri romanzi di De Lillo. Tutta una nebulosa di immagini, personaggi e situazioni ruota intorno all'idea centrale del trauma; quasi ogni frammento narrativo si origina dal contraccolpo di un trauma, in un gioco di rimbalzi tra livelli che si richiamano a vicenda: da quello storico-epocale del crollo delle Torri a quello intimo e individuale, dove una mancanza irrisolta risale all'infanzia, fino al minimalismo degli accadimenti microscopici della giornata. Trauma su trauma, le cose accadono. Come sempre, in maniera quasi dantesca (passando attraverso Auerbach), De Lillo spiega il mondo attraverso simboli che si concretano in "figure". Né realismo né allegoria, quindi, o forse entrambi.
Dall'osservazione maniacale, rallentata, passata al microscopio, del movimento di un polso, si passa a una riflessione sul tempo, sulla morte, sulla storia, su dio. E, come sempre in De Lillo, il basso continuo è una profonda, problematica riflessione sul ruolo dell'arte contemporanea nella possibilità degli individui e delle comunità di appropriarsi di qualche frammento di senso, almeno provvisoriamente, riguardo al mistero dell'esistere. Qui l'affaccio nella sfera dell'arte in senso stretto consiste nelle ripetute apparizioni di Falling Man (da cui il titolo): un acrobata che svolge performance estreme, gettandosi senza protezioni e senza permessi dalla cima di edifici nel centro di New York, tenuto solo da un'imbracatura rudimentale, a ricordo dei tragici voli dalle Torri Gemelle prima del crollo. Il fulcro intorno a cui ruota il romanzo sembra essere proprio una famosa fotografia di uno di questi voli, che viene più volte evocata e anche minuziosamente descritta: un uomo in camicia in caduta libera, a testa in giù, perfettamente perpendicolare a terra, tenuto in una postura composta, con le braccia lungo il corpo come se fosse normalmente in piedi, salvo per un ginocchio piegato come se stesse per salire su un gradino.

Oggi la "Domenica del Sole" recensisce il libro Questo bacio vada al mondo: un romanzo che ruota intorno alla storia, vera, di Philip Petit, acrobata e contestatore francese che nel 1974 riuscì a montare segretamente un cavo tra la cima della due Torri Gemelle e quindi a compiere la traversata che lo rese famoso. Il giornale presenta una foto dove Petit ha appena compiuto il primo passo sul vuoto.
Aprire a caso il giornale su questa pagina, vedere questa immagine, decodificarne il senso, e poi cercare di capire di che evento reale o immaginario si trattasse, mi ha lasciato in una bolla di stupore: come se qualcosa non mi tornasse: come se non riuscissi a capacitarmi che questa foto del '74 veniva prima, e non dopo, la foto dell'uomo che cade nel 2001.
Ho riletto l'inizio dell'articolo almeno tre volte. Poi sono tornato a fissare lo sguardo nell'immagine, così naturale e pregna di significati da ricordare un'opera di De Dominicis. Tutto ciò che sapevo su essa continuava a cancellarsi: e tornavo a vederla come un risarcimento rispetto alla caduta dell'altro uomo. La mente prende delle iniziative, manomette la realtà, la riscrive. Forse poi la realtà non è altro che il risultato di questa manomissione, a livello globale e collettivo.
Questa riscrittura contro cui cercavo di oppormi però non era dettata da una sorta di sentimentalismo morale: quanto dall'emergere di una sorta di funzione logica alternativa. Se vediamo un asino che vola penseremo qualunque cosa prima di accettare che c'è un asino che vola. La mente avvierebbe un complesso processo di valutazione di dati e teorie, teso a smentire i dati sensibili immediati. Se poi l'asino volasse davvero, forse alla fine ci crederemmo davvero, ma a costo di una grande, faticosa rinegoziazione di tutti i parametri su cui si basa la nostra vita.
Le Torri Gemelle con l'Uomo che cade, le Torri Gemelle con l'Uomo che vola. Qualcosa di molto segreto e sfuggente dentro di me ha cercato insistentemente e pazientemente di ristabilire questo ordine della sequenza, a mia insaputa prima, mio malgrado poi. Cosa volevo ricostruire? Quale scampolo di tessuto, in parte interiore in parte no, volevo rammendare? Non so. Non so se quella parte di me ha accettato tuttora, che l'Uomo che cade è caduto 26 anni dopo che l'Uomo che vola ha volato. Nello stesso luogo.

Al termine di questi appunti, emerge un'altra cosa che mi sorprende: il libro di De Lillo parla anche di questo. I frammenti narrativi sono abitati anche da tre bambini che passano le giornate dopo l'11 settembre a scrutare il cielo con un binocolo, cercando di vedere gli aerei, che torneranno e faranno cadere le Torri per davvero. "Ma le Torri sono già cadute per davvero, lo sapete", dice a un certo punto la madre di uno, spaventata dalla loro recita troppo seria e troppo prolungata. "No", risponde il figlio, "Ma torneranno, e riusciranno a farle cadere".

venerdì 5 novembre 2010

Operazioni di disinnesco di un ordigno bellico

Nove tentativi in corsa contro il tempo, prima che scatti il 150° anniversario. 
Testo redatto a partire dal Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, con l'aiuto di traduttori automatici on-line, passando dall'italiano, attraverso dieci lingue, fino a un altro italiano, territorio denuclearizzato.


1.
I fratelli germani e le sorelle di
di Getlteman; noi Swearwords dell'Italia Italia!
Li svegliano essi stessi
umkreistem del casco di Scipio la testa.
È Victoria di dov'è? Controllato
quello che Iddio ha causato.

Premiamo il coorte del Sião!
Che arresti di attesa con l'Italia
denominata Sig.ra danneggiata.
Siamo secoli di Stampings, derisi!
Perché non esso, Sião della gente:
uniformi del Sião!

Uno con la piccola bandierina del soltanto:
noi ripariamo già la totalità! il gioco di ora!
Siamo collegati, noi che apprezziamo
il collegamento! E quel loro amori che scoprono
per spopolare i sensi!
Alle liberazioni della forma di Grundnatìo!
Collegamenti per il dio!
Con chi può guadagnare con noi?

2.
Germaniums, i fratelli e le sorelle dall'Italia
si considera svegliano un casco
e un Mchristim grippati dalla testa.
Victoria è l'emergenza dove di calore?
Porga ritratto du control di chioma
in Romania ha causato Iddio.
Il silicone di Kourti o di pressione
nessun arresti in Italia!
E' venuto Sig.ra Derisi: danneggiati noi
perché considera così la gente:
perché le uniformi e il Sião!

Uno con una piccola bandierina
piccolo Markatura Rioni soltanto uno!
Dopo che completiamo queste riforme
realmente in gioco il silicone di Kourti!
Portate: apprezziamo quello
ed il rapporto che deve scoprire
i significati popolari di Gitltman.

3.
Per attraccare giunchi che piegano lamierine
già l'aquila dell'Austria ha perso il piume!
Spirito! Lo spirito polacco dell'Italia!
Bevé con Kossak, uno comunque che il corno
lo ha bruciato con noi, nelle presse del Sião.
Dalle montagne l'uomo del cuore, Verokio Gunn,
e i bambini Shiaman, de Balila Italia!,
espone al sole il silicone di pressione:
nessun arresti in Italia! Neanche Morsy Gionchi!
Ha perso i giorni, tuttavia,
il secolo che è bruciato, quando
tutti gli arresti di pressione in Italia:
siamo venuti al detrimento, sig.ra denominata

4.
Dalla montagna della rilevazione
della luce solare il fratello e le sorelle si svegliano,
dove l'ostruzione italiana non viene
è stata danneggiata. Di conseguenza
la gente considera i nostri secoli essere quel
piccolo di piccola piccola cosa dove completiamo
questi miglioramenti: nel gioco
dobbiamo scoprirgli la media
a questo Gitltman che si è sparso.
Nell'ordine di pubblicare il rapporto
della lingua e del grundnat abusivo,
all'art. 1 possiamo verificarci, o
cosa: qualcosa relativa a qualcuno o a dio?

5.
Lo schiavo ha lasciato il suo arco giù
per il dio: aspetta per morire!
L'Italia ha denominato.
Per secoli siamo stati downtrodden.
Poiché siamo divisi, uniamo ed amiamo
l'uno un altro! Per l'unione e l'amore
rivelare alla gente il senso del Glitling!
Lasciarli liberi per liberare il nostro terreno natale.
Se siamo uniti sotto il Glitling, chi può
conquistarlo? Questa aquila australiana ha
bevuto l'anima dell'Italia, l'anima polacca
e anche l'anima di Cossack!
(Ma questa ha bruciato il suo intestino)

6.
I fratelli e le sorelle italiani erano comparsi
in Italia nel declino del casco
e Victoria, che ha rifiutato di concedere
al dio, in curva, gli schiavi romani di sinistra!
Abbiamo raccolto una morte d'accelerazione
di un grande numero, in Italia!
Grande montaggio attendente
un certo numero di morti che
organizzano i viaggi all'estero! In Italia!
Andare ad un altro è arrivare così avanti:
la gente è loving, è la comunicazione!
Nella divisione dello sviluppo della libertà
del cittadino, nel riempimento di due metri
di terra, nell'invasione,
la riunione di tantissimi ed orientamento
di stili a più cubi! L'Italia!
Ma lo spirito dei tempi con gli
avvertimenti dei fuochi sceglie
un sole di preghiera.

7.
Nelle zone dominanti del cotone, delle lane e
della caduta della vittoria, con la pittura
del casco che ha rifiutato per mettere
la curva rumena a sinistra sotto il dio,
stiamo accelerando la morte di un numero grande!
L'Italia!
I piccoli indicatori della divisione indicano
i secoli per mezzo di una bandierina e
pensiamo ogni volta a questo consiglio:
effetti di una posizione fortificata di qualcosa.
Altri vanno avanti, persino arrivati!
Rapporto di una persona la quale ha piacere:
nello sviluppo della libertà della tela di canapa,
della terra, in sé del cittadino e del panno,
niente è stato collegato con il dio.
Ma noi non si può pensare all'invasione?
Accumulazione grande del modello e del senso,
altro che il numero di benne!

8.
In ogni senso, la situazione qui,
il cuore intero e la mano del Nano nei
bambini italiani, tutte le funzioni di
questo secolo richiedono il sole della
selezione: gli orli rossi del Reich
della gente di Hortabli! Per 90 anni ai nobodies
è stata data la bevanda, nel senso che l'alcool
italiano, con il riconoscimento dell'alcool
dei tempi di Fogos, con tutto che i grandi deads
aspettano alcuni di questi voli, che
devono fornire alla parte esterna, in vacanza,
l'Italia!

9.
Stiamo che aumenta gradualmente l'emergenza
di calore: Grandi le Nazioni Unite! L'Italy!
In primo luogo nella temperatura media del
consiglio statistico di Bandierina & Binsyamo,
ogni volta che in Svizzera quel di emergenza di
temperatura deve fornirci Ezim Foley Diads,
Grande Esperto dei rifugi: di "chi" di "chi"?
Di Tutu! Gli unici sterni del partito! L'Italy!
"W. Mebane Fano Avanti, Bersino Arivato!" dice,
con avanzamento personale statistico dj Piyasiri.
Di temperatura di emergenza: mille ettari.
Laski ha denominato la temperatura della
terra della Casa del libertì della Kanaba nella
considerazione bassa-sudorientale del Dio Nawa:
l'unità di elaborazione di invasione del
cittadino e del del modello del e del del
"Akomolazioni Del Grande sensual!!" scrive:
4.000 internazionali di amnistia di emergenza
di calor! E vede che la Svizzera ha partecipato.
Il qui sensitivo Nano della stazione:
temperatura IO stesso di emergenza! Emergenza! L'I-ta-ly!

domenica 31 ottobre 2010

Storia di un uomo che

Storia di un uomo che conta i colori nei libri. Perché un giorno si è accorto che a volte il maglione di Anna è grigio, il cappello di Frank è verde, e i mattoni della casa in Lousiana sono rossi. Ma più spesso, tutto ciò non ha alcun colore. E ogni volta che è nominato un oggetto, un indumento, un animale domestico, ogni volta che compare un'annotazione sui capelli, sugli occhi di un personaggio, lui si blocca – tre, quattro volte per ogni riga – resta interi minuti a interrogarsi; poi cerca di ricordare se l'informazione sia già apparsa precedentemente; ripercorre quindi all'indietro tutto il romanzo, o racconto, o saggio che sia. E quando è certo che la tale cosa è definitivamente spoglia di qualsivoglia connotazione cromatica, allora comincia a ricostruire una sua necessaria teoria: cerca di capire, scientificamente, quale potrebbe, o dovrebbe, essere il colore giusto. La cassettiera è color legno, o verniciata di bianco? O magari di rosso - il che cambierebbe completamente il senso della camera, e di ciò che vi avviene. E se fosse davvero rossa, come cambierebbe il modo di fare l'amore di Francesco e Grazia? Ma loro avrebbero mai potuto scegliere una cassettiera rossa? Forse no, ma poi il fattore casualità rende tutto inesorabilmente nebbioso e indefinibile: potrebbe essere stata regalata, o si trovava già così nell'appartamento quando è stato acquistato, e loro due da anni si ripromettono sempre di sverniciarla, ma per pigrizia e troppi impegni ancora non l'hanno fatto. Insomma, una cassettiera rossa nella camera di Francesco e Grazia è quanto di più improbabile si possa immaginare: eppure è possibile.
L'uomo cerca comunque, contro ogni buonsenso, di associare un colore, o una rosa di colori, a ogni cosa nominata, secondo una probabile coerenza rispetto all'andamento generale del racconto. Si rende conto, sempre più chiaramente, che le informazioni sui colori delle cose, nella letteratura, sono generalmente, drammaticamente, insufficienti.
Per economia e bisogno di ampliare l'indagine statistica, inizia a concentrarsi solo sulla prima pagina dei romanzi: registra che nella prima pagina di Memoriale di Paolo Volponi è specificato solo il rosso dei mattoni della casa e il bianco della neve; mentre l'incipit di Fahrenheit 451 di Bradbury si parla di una fiamma arancione riflessa negli occhi – ma il colore degli occhi non è dato saperlo -, poi di un cielo ingiallito e annerito, e di un vento reso nero dall'incendio.
Sempre di più la sua mente fronteggia, domina, contempla - sbigottita e sgomenta - la mole smisurata, il catalogo infinito, la torre biblica formata da tutte le cose incolori, impilate a catasto, che esistono nella letteratura mondiale di tutti i tempi.
Perché, perché, si chiede.
La prima volta che ha notato l'assenza di un colore in un libro, è stato il giorno in cui ha ricevuto la conferma dal medico della sua malattia neurologica, che lo condurrà in poco tempo alla cecità completa.
Perché, perché, si chiede. Che cosa sarebbe costato, all'autore, rivelare se quegli occhi sono azzurri o marroni, o neri?
Senza queste informazioni - si ripete ossessivamente, abitando ormai compiutamente la propria mania - io non posso vedere, io non posso conoscere, io non posso capire.
Se non mi dite il colore dei suoi capelli, l'intensità del rosa delle sue labbra, la posizione dei nei sulla faccia, sulle mani, sul ventre, la lunghezza e la direzione delle ciglia, io non sono.

Guerra totale

Qui, oggi
fino alla fine
dei colpi
senza ritrarsi


A nostro favore
soltanto
la bellezza
il passo d'uomo
la sconfitta
la grazia

martedì 26 ottobre 2010

Accadeva in Italia

Accadeva in Italia che il capo della polizia si chiamasse Manganelli, Antonio Manganelli, e che in quegli anni la polizia non lesinasse affatto nell'uso dei manganelli e di altri arnesi del mestiere; tanto che una dozzina di persone nel giro di poco tempo, colpevoli di niente o di assai picciol cose, persero la vita, per strada o in galera o in casa propria, sotto i colpi tirati per sport dai manganellatori agli ordini del  Comandante Manganelli.
Accadeva in Italia che il vicecapo dei vescovi si chiamasse Crociata, Mariano Crociata, e che in quegli anni la Chiesa si scagliasse contro l'islam, contro gli ebrei, contro la scienza, contro la tecnologia, contro i premi Nobel, contro i contraccettivi, contro gli omosessuali, contro i poveri, contro la scuola pubblica, contro i laici e contro gli atei, tutti i vescovi a lanciare crociate, al seguito del Monsignor Crociata.
Accadeva in Italia che Aldo Palazzeschi tornasse dall'oltretomba, per un breve momento, manifestandosi in sembianze corporee nei pressi di Ponte Vecchio, non lontano dall'abitazione che gli appartenne; e che, dopo avere fatto due passi sul lungarno perdendo lo sguardo oltre le Cascine, verso Pisa, girasse all'improvviso la faccia per puntare uno sguardo stralunato dritto nella telecamera, e sbottasse: "Ma è possibile che in Italia oltre al danno ci deve sempre essere anche la beffa?" 
E poi accadde che sparì di nuovo dentro un punto nero.
Il Manganelli e il Crociata, invece, restarono lì, sulle loro poltrone, coi loro titoli e le loro mansioni.

lunedì 25 ottobre 2010

Grammatica Purgatoriale

Appunti per un manuale di grammatica purgatoriale: 
regole ed esercitazioni di base per reimparare a parlare, 
ad uso dei sopravvissuti al prossimo conflitto nucleare.



1.

cominciare a raschiare
se la tavola è imbandita con bombe al fosforo
come il pesce condito al magnesio sul cuscino
tra magnitudini collaterali a latitudini
di terremoti a catena con epicentro
tra la coltello e il forchetta a un millimetro
dalla zuppiera stracolma col pesce che sguazza
già cotto stecchito bollito pulito
in grave difficoltà a riprodursi in assenza
di un preciso comando dei presenti indaffarati
a quanto pare col petrolio
che fuoriesce tuttora dalla crepa
sul fondo dell'oliera a condire
la broda primordiale sotto il tavolo
di plastica liquame che spalmato sul viso
per altro purifica i pori fa bene è anti-aging
cantiamo:

giovedì 21 ottobre 2010

Scrivere, viaggio (in preparazione di una mostra fotografica)

Scrivere, come fotografare o disegnare, è viaggio. 
Il linguaggio comune alla base di ogni disciplina artistica - al di là della tecnica e della pratica - è quello dell'esplorazione meravigliosa dell'ignoto, della conoscenza amorosa dell'altro. 
Scrivere è un modo di mettersi in cammino. Il camminare dà corpo alla lentezza possibile, questa santa lentezza che ci è necessaria a osservare, incontrare, trovare il coraggio, lasciare che pensiero e sentire abbiano origine e destinazione. 
Nel muovere il passo, non si può escludersi dalla Storia. Lei, a sua volta, ci cammina sopra. Oggi noi - la famiglia umana - siamo i protagonisti passivi di un colossale processo di deportazione: siamo profughi, ci espellono dalla realtà per internarci a tappe forzate nel regno dell'insensato. 
Vige il totalitarismo analfabetico: la libertà è concessa finché non si prova a conoscere e a decodificare ciò che ci circonda, ciò che siamo, il linguaggio del potere, l'accadere degli eventi, cosa intercorre tra le persone, gli interstizi, i luoghi. La libertà di scelta è obbligatoria. Almeno finché, come in 1984 di Orwell, crediamo nel 2+2 =5. Altrimenti, libertà pensiero ed espressione sono proibiti. 
Mettersi in cammino è l'incipit della militanza: per resistere, decostruire, vedere oltre le scenografie vittoriose in cui è immersa la nostra disfatta. 
Lentezza è il solo grimaldello che conosco per scalzare la mistificazione. 
Poesia è la via per conservare la chiave del segreto e la clandestinità.

martedì 19 ottobre 2010

se c'è

se c’è una preghiera che chiede
che vale
se in tutto il vocabolario c’è l’ombra 
di un verbo
che può salire dal fango
dare forma ad un corpo 
che ignora
se un dire c’è e un pensare
che dissolve le parole
una nube idratata
che si trasforma in una bocca e trasforma la gola
se c’è una filastrocca
senza parole
col sale
che arriva più in là di un'invocazione
ecco io la dico la voglio dire
ecco io voglio chiedere agli animali
alle pietre angolari agli angeli e a
tutti gli esseri senzienti e
dissenzienti e non ancora accecati
di darmi la parola che è
non-parola
che la bocca la possa 
sparare 
da qui

mercoledì 13 ottobre 2010

Nodo semplice

Il nodo semplice è un abbraccio gentile, se la corda è allentata. Simmetrico, tondeggiante, sinuoso, più di ogni altro ha una forma perfetta che evoca il sigillo. Stretta inesorabile finché la tensione tiene, se questa viene meno diventa inservibile: il nodo sparisce, la corda s'appiana. E tutto è come prima.
Non c'è traguardo che metta al riparo dalla disfatta. Bisogna continuare a tirare, sudare, amare, godere, iniziare, studiare, disimparare. Tendere al cuore delle cose, tendere bene da entrambi i lati il proprio stare, continuare la metamorfosi, sottrarsi all'ammaestramento, andare nei luoghi di guerra, camminare sul confine di luce. Andare. Il nodo semplice sa anche lasciare andare.
Disponi il filo a circonferenza, poi, passando da dietro, infila un estremo nel cerchio. Se tiri, il nodo si stringe: diventa punto di sbalzo, interruzione, scalino nella linearità del filo - lo sa bene la nonna che cuce; determina ostacoli allo scorrere dei polpastrelli, dove l'inerzia del pensiero s'incaglia, la disattenzione s'inciampa, lo sguardo per contraccolpo deve alzarsi dal suolo dove stagna. Può venire da bestemmiare lì per lì, si può invocare una dose di fluidificante, per la serenità dello strisciare; ma poi potrebbe rivelarsi, proprio quello più incrinato, l'istante buono per la profezia: per lo svelamento, per la salvezza, per salvare l'inimmaginabile e annodare il proprio corpo alla visione -potremmo perfino trovarci accanto al senso del dolore, all'essenza del sale, in presenza dell'umano.
Il filo è direzione e destino: fil rouge che serpeggia, si destreggia tra le anse della mistificazione in atto, si inabissa e riemerge tra l'orrendo psico-linguaggio del potere che ci circonda, colonizza, persuade e saccheggia. Il nodo è il saltello che risveglia l'istante al desiderio, lo riporta all'azione: è voce-parola che promette e modella, parola-rivolta che induce lo scarto necessario per tornare al reale, parola-pallottola che se manca il colpo si autocancella, si zittisce, s'incendia. E in caso d'incendio, per inciso, non c'è nodo che valga: meglio buttarsi nel fuoco, votarsi al fuoco -potremmo anche uscirne slacciati, affrancati, illuminati: il corpo ricoperto di parole argentate che, ancora una volta, avranno suoni e significati.

(Pubblicato nell'antologia poetica Frecce verso l'altro, Selezione Nodo Sottile 2010, Marcos y Marcos, 2010)

lunedì 11 ottobre 2010

Storia di un uomo che

Storia di un uomo che un giorno non riesce più a mettere a fuoco le cose. Non è che i suoi occhi non riescano a vedere la nitidezza dei dettagli; è piuttosto l'appuntarsi dello sguardo sulle cose che comincia a non riuscirgli. Sulle cose davanti a lui, le cose vicine.
E' un leggero problema, all'inizio, che lui tende a scambiare con disattenzione, o stanchezza. Ogni volta che fissa lo sguardo su qualcosa per più di un istante, i suoi occhi lentamente tornano a divergere, a smarrire l'angolatura che consente lo sguardo puntuale. E' il triangolo virtuoso che collega i suoi due lumi a un oggetto che fa difetto, si spana, s'allarga e infine si vuole riaprire.
Se ne accorge incontrando, parlando. Seduto a un caffè, a un tavolo con un amico, guardando il volto della persona che ha davanti, con cui sta scambiando parole, pensieri, che si trova a doversi sforzare di mantenere a fuoco i tratti, il viso, gli occhi dell'altro. Sente le parole, dell'altro, le proprie, sente le voci, il flusso delle emozioni che mutano, si riversano, si trasferiscono e s'incontrano nel breve spazio che li separa. Segue il discorso, il mescolarsi del tempo interumano; e intanto i suoi occhi mollano la presa, s'allenta la tensione muscolare, la vista s'appanna, il fuoco s'allontana, guarda un metro oltre, due metri oltre, dieci metri più in là, dietro ciò che ha davanti. Non se ne rende neanche conto all'inizio, finché, ma mi stai a sentire?, gli domandano le persone sempre più spesso. Sì sì, certo, ti ascolto. Ma non può più non far caso a questo che accade, che i suoi occhi non vogliono guardare; o almeno, non vogliono fermarsi su ciò che ha davanti, che si tratti di una pianta, una pentola, la pagina di un libro, una mano, una faccia, un amico, un'amante.
L'uomo cominciò a fare attenzione, a studiare il comportamento dei suoi occhi. Stanchezza, distrazione, basta che mi riesca a concentrare, basta che riesca a essere presente alle situazioni reali. Allora confida nello sforzo, nella consapevolezza. Prende ogni occasione come una prova. Ma sempre, sempre di più, i suoi occhi divergevano dal punto su cui avrebbero dovuto comunemente convergere. E se in principio questo fatto riguardava soltanto gli oggetti vicini a lui, che comportavano quindi una rotazione più acuta degli occhi, col tempo, anziché migliorare, cominciano a sfuggire alla tenuta anche le cose più lontane, un palazzo, un cartello, un albero in fondo alla strada, il profilo di una montagna.
Incapace di comprendere e di risolvere il suo problema, l'uomo si sottopose a visite psicologiche, psichiatriche, neurologiche: senza risultato. Tutto appariva normale in lui, tranne che i suoi occhi non volevano saperne di convergere, a prescindere dall'interesse che provava per ciò che gli stava davanti, a prescindere dalla sua volontà di guardare.
Gli occhi andavano oltre, sdoppiando ogni volta lo sguardo. E il suo sguardo diventava due canali, a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro, che sempre meno intendevano incontrarsi a qualsivoglia distanza.
Due linee parallele che, come ricordava dalle lezioni di geometria euclidea, si possono incontrare soltanto a una distanza infinita. Il suo sguardo scavalcava gli oggetti, gli affetti, la proprietà, il contesto, ed era un fiume che a una distanza infinita voleva vedere qualcosa, che cosa.