lunedì 20 maggio 2013

Il mondo senza gli atomi


Il mondo senza gli atomi era un unico magma multiforme, un pappone ben compatto, un affare senza arti né parti. Ogni cosa era a contatto con le altre, apparteneva alle altre, era tutte le altre. Ciascuno era chiunque; non a caso avevano molto successo i corsi di canto corale, dove si studiavano le canzoni dei Beatles, e si facevano le più famose arie di Mozart col "la la la". Al contrario, non aveva grande seguito la grammatica: soprattutto gli articoli (specialmente quelli determinativi) e le congiunzioni non godevano di buona fama, essendo praticamente inutilizzabili; sopravvivevano certi avverbi e vivacchiavano le preposizioni, per quanto fossero arbitrariamente intercambiabili. 
Anche in mancanza di documenti storici risalenti a quell'epoca, è oggi universalmente riconosciuto che allora si potessero passare dei memorabili sabato sera, nonché dei piacevolissimi domenica pomeriggio. 
Almeno una volta calarono i barbari dalle regioni del Nord non ancora civilizzato; ma tutto si risolse in una scaramuccia da quattro soldi: l’unica vittima degli scontri fu un tale che riportò una ferita all’anulare della mano sinistra, e fu considerato un eroe; alla sua morte gli venne intitolata una piazza. 
Avvenivano di frequente eventi eclatanti e inspiegabili: la gente nasceva e moriva, viveva per un po' di tempo e procreava. Non necessariamente per via sessuale. 
Non esistendo forme di documentazione scritta o di registrazione dei fatti, le persone dovevano imparare a memoria tutto ciò che poteva essere conosciuto, detto o anche soltanto pensato: altrimenti non ci sarebbe stato modo di intendersi l'uno con l'altro; ed era opportuno mandare a memoria anche i nomi e le descrizioni di tutti coloro che erano nati dall’inizio del tempo, o che sarebbero potuti venire al mondo in determinate circostanze (che poi per qualche ragione non si erano verificate): per esempio, chi sarebbe stato concepito se quel tale venerdì sera non avesse piovuto, o se una domenica di marzo fossero cadute arance dal cielo per la durata di tre ore, invece che di quattro, come in realtà era accaduto? 
Se due uomini si innamoravano della stessa donna, nove volte su dieci finivano per uscire tutti insieme; cosa che valeva anche per la situazione opposta, beninteso. 
I furti dovevano essere annunciati almeno il giorno prima di quando si sarebbero svolti, e chi voleva informarsi non doveva fare altro che leggere il gazzettino affisso nella pubblica piazza. Rincasando, il derubato poteva trovare la cassetta dei gioielli svuotata, ma probabilmente nell’armadio era comparsa una gallina da compagnia. 
I fisici nucleari godevano di ben poca fortuna e sbarcavano il lunario vendendo noccioline ai congressi dei chimici; i quali, a loro volta, erano considerati ciarlatani e menagrami, ma non se ne avevano a male, e contribuivano al pari di tutti gli altri al buon funzionamento del tutto.
I meteoriti cadevano quasi sempre dentro la bocca dei vulcani, per una questione di simpatia ancestrale, e gli anelli di Saturno abbracciavano tutto il Sistema Solare, tenendo insieme anche le più diverse epoche.
Poi cominciò questa storia degli atomi, e si prese a pensare ognuno a sé.

domenica 19 maggio 2013

Amleteo

minime in aumento
massime in lieve calo
nelle zone costiere
le massime potranno essere
inferiori alle minime
venti moderati
quaranta dispersi
tutto il resto è silenzio
prevista neve

sabato 18 maggio 2013

La chiave


L’elicottero continua a roteare da ore nel cielo sopra la casa, disturbando con rumore ricorrente di pale il nostro ozioso pomeriggio assolato. L’altoparlante ripete per la millesima volta che proprio in questa zona è andata smarrita la ragione di stato; che chiunque l’abbia avvistata o sappia dove possa trovarsi deve rivolgersi immediatamente alle autorità. Dentro casa, anche noi stiamo abbiamo il nostro cercare: non si trova più la chiave per entrare nella stanza dove custodiamo il dentino del demone; quello con cui ci ha azzannato una natica, a entrambi nello stesso istante, parecchi anni fa. Guardiamo sotto il letto, dietro i mobili, nei sottovasi: e ancora non viene fuori. Vorremmo affacciarci e gridare che si rendessero utili, quei militari, quei pesi massimi dell’investigazione, coi lori telescopi, sensori e nasi elettronici: che atterrassero sul nostro tetto e ci dessero aiuto a ritrovare la chiave. Ma è inutile anche solo pensarci: quelli hanno altri pensieri che non le sorti del nostro dentino. Eppure lo sappiamo bene (e sotto sotto lo sanno anche loro) che non potranno trovare un bel nulla, anche passando in rassegna tutte le strade per mesi, finché qui non salterà fuori la chiave.

giovedì 16 maggio 2013

Storia degli uni e degli altri


Storia degli uni, che propendevano per una vita quieta e illuminata, e degli altri, che si lanciavano in frequenti avventure rischiose e dissennate; dove gli uni, un giorno, intorno ai vent’anni, decisero di iniziare a fumare, mentre gli altri studiavano alacremente sui libri di fisica per tentare di passare l’esame. Accadeva talvolta che gli uni cucinassero delle crostate alla crema e che gli altri facessero delle gite al fiume. La volta che gli uni rischiarono di morire per un malore in piscina, gli altri calpestarono per errore la propria ombra e si videro costretti a fare venti giri dell’isolato correndo e gridando a più non posso senza scopo. Un giorno gli uni si innamorarono di una ragazza bionda, timida ma dallo sguardo deciso, dal naso forse troppo prominente; intanto gli altri assecondavano una rabbiosa euforia e, saliti in macchina, cercavano una prostituta sui viali. La trovarono, ed era una donna vestita di rosso e di giallo, con lunghi capelli castani; questi altri risultarono molto meno disinvolti di quello che avrebbero voluto dimostrare; e se evitarono una sonora umiliazione fu soltanto grazie alla paziente solerzia della donna, che peraltro era parecchio più grande di loro. Mentre gli uni, quella stessa sera, ebbero modo di conoscere il dolce dolore della goffaggine, del vagheggiamento sentimentale e del posticipo del compimento fisico. Gli uni e gli altri avevano grandi progetti per il proprio avvenire, anche se si accingevano a intraprendere strade molto diverse per realizzarli. Dopo la prima giovinezza, per molti anni non ebbero più occasione di incontrarsi. Ad un certo punto le vicende degli uni e degli altri furono lì lì per sfiorarsi di nuovo, quando gli uni presero a militare nel movimento per l’apertura del guscio dell’uovo con una mano sola, mentre gli altri sostenevano animosamente la causa del degusciamento a due mani. Tra i tafferugli che caratterizzarono quel periodo di conflitti sociali, per poco non accadde che gli uni e gli altri se le suonassero di santa ragione, la volta che gli uni giravano con le spranghe in via del Tortoritto, mentre gli altri facevano la ronda armati di catene nella vicina piazza Crepagusto. Ma il destino non mise gli uni sulla strada degli altri, in quel frangente; e dovettero passare molti anni prima che gli uni e gli altri, ormai superata la mezza età, si incontrassero di nuovo: e fu uno scontro sulla A1, che coinvolse una Renault 4 e una Opel Corsa. Gli uni e gli altri morirono sul colpo, mescolati a tal punto gli uni agli altri che neanche i parenti più prossimi, convocati immediatamente sul posto, seppero distinguere gli uni dagli altri.

mercoledì 1 maggio 2013

I nuovi venuti

Avevano installato missili in mezzo alla piazza cittadina per respingerli. Ma il loro arrivo fu talmente fulmineo che nessuno fece in tempo a sparare. Mostrandosi essi non ostili ed essendo certamente potenti, poiché non avevano potuto distruggerli presero a venerarli senza indugio. Va detto che essi si comportarono con saggezza e discrezione: non rimossero i governanti in carica, ma li affiancarono silenziosamente; non misero al bando le vecchie credenze, ma lasciarono che il nuovo culto si affermasse spontaneamente; non vessarono il popolo con leggi inique, ma si distinsero per un radicale senso della sobrietà. Dal punto di vista amministrativo si limitarono a un unico provvedimento, che imponeva una tassa sulla stupidità. Così, in poco tempo, diventammo tutti poveri. Nacquero dei movimenti di protesta che reclamavano l'abolizione dell'imposta e alcuni perfino la cacciata dei nuovi venuti. Essi li tolleravano, quando avrebbero potuto disperderli in un istante. D'altra parte la maggioranza della popolazione aveva accettato di buon grado la tassazione, trovandola ragionevole e giusta – anche se quasi nessuno ammetteva volentieri di esserne direttamente interessato. Almeno finché essi non decisero di pubblicare i registri in una bacheca al centro della piazza, accanto ai missili (che stavano sempre lì, essendo stati spacciati, dopo il loro arrivo, per sculture ornamentali): non mancava un solo nome di quelli registrati all'anagrafe, anche se c'era chi pagava di più e chi meno. La tassa infatti era rigorosamente progressiva, nel rispetto della nostra Costituzione.
Un giorno essi inventarono un gioco. Non fu chiaro lo scopo, ma con ogni probabilità non si trattava d'altro che di un semplice divertissement. Forse le nostre vite li annoiavano e volevano crearsi una distrazione. Il gioco consisteva nel modificare il significato di alcune parole ogni domenica notte. Essi potevano farlo. Il lunedì mattina la gente si svegliava e diceva "cane" invece di "porta". Settimana dopo settimana cambiarono migliaia di parole. Dopo un mese poteva accadere che "porta" non si dicesse più "cane", ma "giovanotto".
Restarono per un anno. Poi, un giorno, se ne andarono così come erano venuti. Molti pensarono che fosse una sparizione momentanea; alcuni sperarono ardentemente che tornassero presto. Quando fu chiaro che non sarebbe accaduto, venne subito abolita la nuova tassa. Così, in poco tempo, tornammo tutti a essere molto ricchi. Poi, visto che i missili erano sempre lì, posizionati in mezzo alla piazza, li lanciammo contro una nazione lontana, per dare all'arsenale uno scopo e per conquistare risorse naturali. Nessuno però diede peso al fatto che i nostri discorsi non volevano dire più niente.

Vita dura delle farfalle ai tempi della crisi

tagliano le ali alle farfalle
per far volare la finanza mondiale
spalmano la polverina sui titoli
di stato a rendimento decennale
(se avanza anche sui titoli del giornale)
poi danno un indennizzo risibile
ai corpi menomati degli insetti
li ributtano in mezzo alla strada
dove finché hanno da campare
conducono una vita d'inferno
correndo su zampette inadatte
per schivare le scarpe e le sgommate