blog di Carlo Cuppini

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mercoledì 26 agosto 2020

Chi siamo, chi eravamo

Ho evitato di disquisire sul numero dei morti mentre la gente moriva: era indelicato, e mi sembrava un terreno scivoloso finché la situazione non si fosse stabilizzata.

Ho raccolto però molte informazioni al riguardo, e adesso mi sembra il momento di entrare nel merito. Mi sento di doverlo fare anche se non ho gli strumenti per farlo con rigore; lo faccio quindi da cittadino chiamato a ragionare su temi che lo riguardano come cittadino, e non da esperto di alcunché. Perché questo è un tema eminentemente civile, etico e democratico; perché la risposta politica alla vicenda covid ha determinato un cambio irreversibile di paradigma antropologico, etico e politico, che solleva le domande “chi siamo ora? chi eravamo prima? dove stiamo andando? o dove ci stanno portando? va tutto bene?”.
Partiamo dal 2015.
Quell’anno si sono registrate tra le 55 e le 65 mila morti in più del previsto, causate da influenze e sindromi simil- o para-influenzali definite “particolarmente virulente”. Una strage paragonabile solo a quelle delle guerre mondiali, secondo l’affermazione fatta al tempo da Blangiardo.
Nel 2017, per le stesse cause, si è registrato un surplus di 20 mila persone anziane decedute. Un’altra strage di soggetti deboli e a rischio, di cui si è in qualche misura parlato anche sui media.
Nel 2019, nonostante sia stato un anno con "poche morti" (tanto all'inizio del 2020 si valutava che ci fosse un "bacino di soggetti a rischio" più ampio del solito - orrenda espressione, ma si dice così), il numero di morti per polmonite a marzo è stato maggiore dei morti ufficiali per covid nello stesso mese (il più tragico) del 2020. E' sempre Blangiardo ad avercelo detto (ora in qualità di presidente dell'Istat).
Nel 2020 di covid sono morte ufficialmente 35.000 persone (parlo sempre dell'Italia). Si è fermato il Paese, sono state fatte centinaia di migliaia di denunce penali e multe, si è fatto “di tutto”, insomma - ben oltre quello che pochi mesi prima sarebbe stato immaginabile - per limitare la strage.
Domanda: il covid avrebbe causato molti più morti, fino ai numeri sconvolgenti indicati dai modelli dell’Imperial College di Londra, senza le misure sociali (sottolineo sociali, non sanitarie) adottate? La cosa è dubbia.

martedì 4 agosto 2020

Il lockdown sino-italiano/1: costi umani e possibili risvolti geopolitici

Solo lo sciatto e livoroso dogmatismo che caratterizza il dibattito italiano ha potuto far credere a qualcuno che le critiche al lockdown cinese in salsa italiana (confinamento domiciliare indiscriminato e totale, trasformazione di raccomandazioni sanitarie in norme e leggi incostituzionali, repressione poliziesca e militare, propaganda psicotropa e manipolatoria), a favore di forme più misurate e circostanziate, compatibili con la democrazia europea e lo stato di diritto, volesse dire anteporre l’economia alla salute.

Pochi giorni dopo la chiusura, l'autocertificazione ecc, ho pensato che ci fossero seri motivi di preoccupazione per la salute psico-fisico-clinica di milioni di persone, soprattutto le categorie fragili e deboli, variamente a rischio (non covid), a fronte della campagna del terrore indetta da governo, protezione civile e consulenti vari, con il puntuale, monolitico supporto dei media.
Oggi, un po’ alla volta, e senza che le notizie “buchino lo schermo”, vengono fuori dati sconvolgenti, che vanno al di là delle peggiori preoccupazioni di un profano (come il sottoscritto), ma che non potevano non essere previste dagli addetti ai lavori, esperti del Governo in primis, seguiti da tutti i consulenti e pure dai virologi televisivi.

domenica 2 agosto 2020

CHIEDO VERITÀ

Oggi, 2 agosto, ricorrono i 40 anni della Strage di Bologna. Credo che ci sia un solo modo per onorare davvero le tragedie del passato: essere coerenti nel presente con i valori e gli impegni espressi sempre in occasione di queste ricorrenze. Valori e impegni che in genere riguardano la verità e la giustizia.
Da gennaio a oggi molti, a vario titolo, hanno sollevato la questione della verità su quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - una delle pagine più drammatiche e per certi versi controverse della storia repubblicana. Verità che significa discussione sulla verità e ricerca della verità: mai può significare racconto calato dall'alto e indiscutibile in virtù del principio di autorità.
Queste persone - nella quasi totalità dei casi - sono state variamente diffidate, denunciate, delegittimate, demonizzate, ostracizzate, bollate con etichette infami e imbecilli, calunniate, richiamate dai rispettivi ordini professionali o dalle autorità, penalizzate professionalmente, ricattate, sottoposte dai media a "indagini" tendenziose, passate per la macchina del fango, sbeffeggiate da autorità governative e da commentatori televisivi, ritratte in modo grottesco dai media e additate perché fossero esposte a linciaggio e stigma sociale, minacciate, intimidite, sottoposte a Tso.
Si noti: questa non è una lunga variazione di termini sinonimici per dare enfasi barocca a un paragrafo retorico: per ognuna di queste espressioni ci sono esempi concreti, che danno un’idea della dimensione vasta e sfaccettata della persecuzione del pensiero critico che è stata attuata a partire dalle massime autorità, e, a cascata, replicata nei vari snodi dalla relazione tra autorità e società.
Intanto l’avvocato del popolo ha convinto il popolo a fargli da avvocato, nella sua battaglia contro il primo interesse del popolo: la verità.

Glasnost/2: il piano pandemico

GLASNOST/2: il piano pandemico
Esaminiamo l'interessante vicenda di Riccardo Luna alla ricerca della verità sul “piano pandemico segreto", raccontata da lui stesso su Repubblica:
- antefatto: i piani pandemici, voluti dall’OMS dopo la Sars del 2003, sono in continua evoluzione e aggiornamento, come dice il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Unione europea. E sono ovviamente di pubblico dominio, se no come si farebbe ad attuarli tempestivamente, allo scoppio dell'emergenza?. L’ultimo aggiornamento del piano italiano risale al 2010, alla faccia della “continua evoluzione”… ma questo è un altro discorso.
- In aprile viene fuori, da dichiarazioni del direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute Andrea Urbani, che esiste un nuovo “piano pandemico” datato 20 gennaio 2020, di cui nessuno sa niente.
- Luna chiede al Ministero l’accesso al documento utilizzando il FOIA (Freedom of Information Act), che obbliga a rendere accessibili i documenti della pubblica amministrazione entro 30 giorni dalla richiesta.
- (Ricordo en passant che il FOIA era stato sospeso per decreto, a marzo, con il decreto "Cura Italia". Forse non molti lo sanno, perché la notizia era uscita solo sul sito del Sole24Ore, con un articolo della responsabile del FOIA per Transparency Italia Laura Carrer.)
- Il Ministero risponde a Luna (dopo la scadenza dei termini) che la pratica è di competenza della Protezione Civile.
- La Protezione Civile, nella persona di Angelo Borrelli, risponde che loro non hanno alcuna competenza e che quel detengono non lo detengono neanche.
- Luna inoltra una domanda di riesame al Ministero, rivolgendosi al “responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza” (sic!) Alberto Zamparese.
- Risposta del 30 luglio: l’istruttoria non è stata avviata a causa di “un disguido interno”.
- A questo punto Luna ragiona: “Quel piano, come stabilito dall’Oms, non serve solo a capire il grado di preparazione di ciascun Paese in caso di pandemia evidenziando le eventuali lacune da correggere; quel piano serve anche a capire se nei 55 giorni che passano dalla sua approvazione alla decisione del lockdown, sono state messe in campo tutte le azioni necessarie a mitigare i danni.” E conclude: “Abbiamo o no il diritto di conoscere tutta la verità sulla pandemia?”

sabato 1 agosto 2020

GLASNOST/1: i verbali del Cts

Perché il Governo fa di tutto per negare la pubblicazione dei verbali del Cts? Leggiamo nell’appello presentato all’Avvocatura dello Stato per annullare la sentenza del TAR che impone di rendere accessibili tali documenti:
“L’art. 5-bis (…), secondo cui l'accesso civico è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti, tra gli altri, ‘LA SICUREZZA PUBBLICA E L’ORDINE PUBBLICO’ (lettera a) è anch’esso idoneo a dare copertura al diniego impugnato.”
(Questo periodo, come l’intero passaggio che lo comprende, è messo in grassetto nel documento originale: deve essere considerato dagli estensori particolarmente significativo).
Mi chiedo: quali terribili informazioni possono essere contenute nei verbali del Cts, di un rilievo tale da poter indurre la popolazione, non a formulare eventuali critiche all’operato del governo, ma a mettere a repentaglio “la sicurezza pubblica” e creare disordini sociali? Se non fosse chiaro: parliamo della popolazione italiana (non per esempio di quella serba), quella popolazione che ha accettato tutto, perfino la reiterata, troppo lunga, indiscriminata e parzialmente ingiustificata violazione dei diritti dell’infanzia (“Chi scandalizza anche uno solo di questi bambini, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e che fosse gettato negli abissi del mare” - ricordate? Qualcuno nei mesi scorsi pare essersene dimenticato…). Dunque, cosa mai potrebbe indignare il popolo italiano fino a farlo sollevare contro questo governo?
Intanto è vero che il presidente del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ha preso tempo, rimandando la decisione alla riunione del consiglio. Ma è anche vero che scrive nel decreto:
"non si comprende (...) perché si debba includere tali atti atipici [i verbali del Cts] nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa – ribattezzata “freedom of information act” sul modello americano – prevede come regola l’accesso civico e come eccezione (...) la non accessibilità di quelle sole categorie di atti che, trattandosi di eccezione alla regola, devono essere interpretate restrittivamente; è stato peraltro chiarito che le norme sull’accesso civico generalizzato e quelle sull’accesso documentale vanno congiuntamente considerate come complesso regolatore che non restringe ma globalmente amplia la trasparenza e quindi il diritto di partecipazione del cittadino."