sabato 15 maggio 2010

Pisciare

Neanche lo spaesaggio stroppicciato ti piace

Ti lanci contro il muro a testate
rovesci i giochi del bambino
intasi gli scarichi fai esplodere
il traffico urbano

Ti hanno incastonato per strada
non hai visto il cartello attenzione
cemento fresco ci si può attaccare

Tu ci sei andato a pisciare

venerdì 14 maggio 2010

Già espletato

L'angelo che ha cantato sparisce
e riappare al di sotto
tra i capelli sottopelle
nel piano inferiore del condominio
dove si vive
con le opinioni i ramarri
dove passa la guerra
le elezioni
le mense disuguali
i matrimoni combinati o casuali
quaranta tipi di dentifricio sugli scaffali

Cosa ci vieni a fare
nel supermercatumano angelo afono
volatilizzato
destinato a sparire muto
pezzo di canto già espletato
umore divino prosciugato
che non si può riciclare

mercoledì 12 maggio 2010

Colline nuove


Cancella l'impronta umana che hai lasciato
fai posto a colline nuove sul torace

Il fango va essiccato poi cotto e mangiato
anche la maschera facciale si rompe

L'impronta deglutita nella mente
il suono dell'esofago sarà la tromba

Annunciare la ritirata
dei liquidi traboccati

Sotto l'esondazione resta riserva
salina splendente di luce e polvere

C'è nel barattolo figura antropomorfa
munita di ali in cristalli sbriciolati

Tensione

Cercando la lampadina nel buio della stanza
anche da in cima alla scala non si riesce a svitare

Non si riesce a riesumare la luce
dalla fossa dove è sprofondata
non si ferma la disfatta
dell'attesa che muore

Accade anzi che ora cadi dai gradini
e non c'è l'angelo ad afferrarti
come avresti sperato
ma ragni che attutiscono l'impatto
sformicolando tra le mani

Le piastrelle si sgretolano al contatto
la testa finisce in cantina
dove la festa è già iniziata da un pezzo
e la luce è tutta là dentro
detona nel colpo
esplode nell'occhio
arriva alle giunture delle braccia
che si stendono orizzontali

Tensione di fili elettrici in aperta campagna
ronzio acceso di corrente sui nervi
ci si posano i passeri per eccitarsi
e come cacano forte
per terra

lunedì 10 maggio 2010

Deserto

L’angelo abbraccia il soldato
l’angelo ha incrociato le rotte
dei conquistatori coloniali

L’angelo è bianco accecante
esplode in frammenti di polvere
sotto la ruota del blindato
sangue atlantico su sabbia rovente
nel deserto il boato

L’angelo ha scelto la parte
svelando il suo sesso di uomo
l’angelo si è fatto spuntare
file di denti di rettile
tra il piumaggio di ali

Portano in patrie le bare
nel deserto non si usano bare

Se in Palestina scoppia la non violenza

Reportage di Carlo Cuppini da At-Tuwani, villaggio di pastori sulle colline a sud di Hebron. Cisgiordania, Palestina, agosto 2009. I soprusi e le violenze dei coloni israelini appartenenti a un movimento di ultradestra religiosa. La resistenza non violenta dei pastori e degli abitanti di fronte a soprusi dei coloni, appartenenti all'ultradestra religiosa israeliana. Pubblicato su Latinoamerica n. 109. (La rivista è acquistabile in tutte le librerie Feltrinelli)

domenica 9 maggio 2010

Una poesia ritrovata

Accelerazione gravitazionale
scontro di protoni sotto il Monte Bianco
e adesso compari in cucina
seduto alla sinistra alla mia tavola
con bianche ali di stoffa
candide e ben stirate e consegnate
al segreto fuori dal tempo

Nessuna sorpresa riguardo al tuo aspetto
lasciamelo dire
né al tono di voce e alle parole
la minestra nel piatto fuma ancora
mangiamola e poi discutiamo
un po' del governo delle faccende
condominiali
dei traffici d'organi e di ordigni illegali
dei nuovi alberi piantati lungo il viale

Intanto c''è un altro angelo che aspetta di sotto
di certo fuma appoggiato al lampione
e un terzo che è
nero ed enorme -lo so-
grosse penne d'uccello
sta dormendo disteso
sul tetto

sabato 8 maggio 2010

Un altro angelo

Angelo pane
angelo bicchier d'acqua
angelo tutta luce
cancelli dagli occhi la pece
ritorni respiro all'addome
angelo intreccio neuronale
angelo piedi di nuvola
altro me stesso che in me
cresce ogni giorno propaggine
degli organi spinti alla pelle
angelo tumorale non
fare il male angelo che apri
la strada tra cellule scempiate angelo
tecnologico perfezionato
inalato da flebo che evacua
espelle i detriti i rottami
per pulizia di visione per
attesa di un assente presente
angelo ieri
domani fratello accanto al mio
me che ora dorme angelo
pomeriggio assolato senza umani
parola che si lascia scordare
cenere nell'
impronta svuotata dal piede
che è andato

sabato 1 maggio 2010

Se in Palestina scoppia la non violenza

Articolo pubblicato su "Latinoamerica (e tutti i sud del mondo)" n.109, ottobre/dicembre 2009


Se in Palestina scoppia la non-violenza: At-Tuwani, Bil'in e gli altri

1.
La resistenza palestinese in Cisgiordania sta approntando una nuova arma per combattere l’occupazione militare. Si tratta di uno strumento ancora in fase di collaudo, ma che sta già dimostrando la sua efficacia e fa innervosire le autorità israeliane: il suo nome è “non-violenza”.
Già nel corso della seconda intifada (2000-2006) è iniziato un processo di trasformazione nella consapevolezza politica e nelle scelte strategiche di parte della società palestinese. Le cause sono diverse. Il fallimento di un’opposizione popolare improntata alla violenta, della lotta armata e del terrorismo (che sono comunque tre aspetti distinti che non vanno assimilati) è conclamato, ed è chiaro a tutti che a beneficiarne è stata la politica espansionistica israeliana. Con il pretesto di reprimere le violenze popolari e prevenire gli attacchi terroristici l’esercito ha eliminato fisicamente, con arresti e omicidi, centinaia di leader della resistenza e decine di migliaia di militanti, e ha potuto stringere la popolazione civile in una morsa ancora più estrema di disperazione, privazioni, distruzioni, rappresaglie -in una parola: terrore. In secondo luogo, la delusione dei palestinesi verso i propri rappresentanti politici e l’ANP, accusati di essere corrotti e interessati più dal dialogo diplomatico con Israele che ai problemi reali dei palestinesi, è tangibile: la dimostrazione è arrivata con il successo di Hamas alle elezioni politiche del 2006. Ma chi ha gridato alla deriva islamista della protesta palestinese si è ingannato: troverete pochissime persone in Cisgiordania che vi diranno di avere votato Hamas per motivi religiosi; la maggior parte vi spiegherà che Hamas rappresenta un’alternativa ai negoziati portati avanti da Al Fatah, ormai vuoti e rivolti soprattutto a consolidare il potere della vecchia classe dirigente palestinese grazie al consenso diplomatico israeliano. Infine, il Muro di separazione fatto erigere da Sharon all’interno del territorio destinato allo Stato Palestinese, che ha di fatto annesso a Israele il 38% della Cisgiordania, ha trasformato loro malgrado gli abitanti dei villaggi prossimi alla frontiera in nuovi protagonisti della resistenza. Questi villaggi rappresentano una realtà completamente diversa da quella delle città e dei campi profughi, dove è scoppiata l’intifada, che da 40 anni pagano il prezzo più pesante dell’occupazione militare: qui la vita si è svolta finora in una condizione di relativa tranquillità, tra pastorizia, agricoltura e in qualche caso una piccola produzione industriale. Da un giorno all’altro, gli abitanti di Bil’in, Nilin, al-Ma’sara, e di decine di altri villaggi, si sono trovati separati dai propri campi, impediti a raggiungere ospedali scuole o fabbriche poco distanti; si sono visti espropriate grandi porzioni di terra e hanno assistito a una nuova vertiginosa espansione delle colonie negli appezzamenti rimasti chiusi al di là del Muro. Alcuni villaggi, come Nilin, sono stati completamente accerchiati dalla barriera, e l’entrata e l’uscita delle persone è regolata in modo arbitrario dai militari posti ai varchi. Proprio a Nilin è accaduto che a una donna prossima al parto e a un uomo bisognoso di cure ospedaliere sia stato negato di lasciare il villaggio senza che venissero fornite spiegazioni sul motivo. Decine di volte ai bambini viene impedito di recarsi alla scuola che si trova fuori dal villaggio. Gli esempi di questo impero dell’arbitrio e dell’illegalità (il Muro è stato dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia, come tutte le colonie costruite a partire dal ‘67) da parte dell’esercito israeliano sono innumerevoli: una visita a due o tre di questi villaggi vi permetteranno di tornare a casa con decine di storie inverosimili, ma vere e verificabili presso gli uffici dell’ONU e delle diversi organizzazioni internazionali presenti. E tutte queste storie che potreste ascoltare saranno accomunate dallo stesso sgradevole odore di sopraffazione, di razzismo, di rappresaglia contro i civili, di punizioni collettive per crimini di singoli, o addirittura per nessuno crimine.