sabato 19 settembre 2020

La regola dei 15 minuti e la Teoria della relatività a scuola

La regola dei 15 minuti e la Teoria della relatività a scuola

Come funziona Immuni? Se sei stato per almeno 15 minuti a distanza ravvicinata con un positivo ti avverte del rischio contagio. Come per almeno 15 minuti?!
Sì, quello è il tempo minimo per rischiare di infettarsi stando a “contatto stretto” (sotto i due metri) con un malato.
Non lo sapevate? Be', capisco: del resto, pur essendo terrorizzati, ligi fino alla morte agli ordini del governo e pronti a redarguire chiunque porti la mascherina sotto il naso, voi non avete scaricato Immuni.
Però mi sembra comunque strano che non conosciate la regola dei 15 minuti, perché:
- C’è scritto sul sito ufficiale del governo (pagina aggiornata al 28 agosto): la trasmissione può avvenire tramite “contatto stretto” con una persona infetta. Il contatto stretto si ha quando “una persona ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti.”
- C’è scritto sui siti di varie realtà sanitarie, per esempio quello dell’Ospedale Bambin Gesù (pagina aggiornata 24 giugno): “La trasmissione dell'infezione da virus SARS-CoV-2 avviene da persona a persona, di solito attraverso un contatto a breve distanza (meno di un metro) sufficientemente lungo (15 minuti) perché il virus passi da una persona infetta ad una sana.”
- E’ stato scritto sulla stampa, per esempio: “Per rischiare di rimanere contagiati dal coronavirus bisogna essere a contatto con una persona positiva (sintomatica o non) ‘minimo 15 minuti’ e minimo a una distanza ‘tra un metro e due metri’. E’ infatti sulla base di questi parametri (basati su dati scientifici) che la app Immuni funziona.” (Askanews)
- L’hanno affermato diversi virologi, tra Massimo Sardo dell’ospedale Cotugno: “Restare a meno di un metro di distanza dalla persona che presenta il coronavirus può trasmettere l’infezione attraverso le goccioline di saliva che si trovano nell’aria, tutto questo deve avvenire, però, in un periodo di 15 minuti, quindi i contatti occasionali sono molto meno infettanti.”
- Pregliasco ha detto che si può perfino trombare, volendo, purché per meno di 15 minuti (compresi i preliminari).
Sugli scuolabus, se il tragitto dura meno di 15 minuti, non c’è obbligo di distanziamento (vedrai che il motivo è sempre quello).
Ma veniamo alla scuola. Dove si scopre subito che, per capacitarci della logica ministeriale, ci tocca finalmente sforzarci di comprendere la Teoria della relatività, e forse anche quella dei Quanti:
Dunque a scuola:
- Entrata - durata 120-180 secondi - come: mascherati e distanziati, con il braccio destro alzato per tenersi a debita distanza dal compagno davanti.
- Uscita: come l’entrata.
- Ricreazione - 10 minuti - come: mascherati *E* distanziati.
- Spostarsi dal banco alla lavagna - 4-15 secondi -come: mascherati.
- Incrociare qualcuno in corridoio mentre si va in bagno - 1 secondo - come: mascherati.
Subito dopo la scuola:
giocare a acchiapparella, darsi gli spintoni, rintanarsi nel posto segreto tutti appiccicati, toccare in cento le stesse catene delle stesse altalene dopo essersi messi le dita nel naso, baciarsi-abbracciarsi, rotolare sull'erba, giocare a pallone spintonandosi e alitandosi in faccia... Durata: 40-90 minuti. Come: senza mascherina e tutti appiccicati. Come accade da tre mesi a questa parte in tutti i giardinetti e nelle spiagge d’Italia (anche se le norme vorrebbero il contrario, è vero, e nel frattempo però la strage dei nonni non c’è stata, a quanto pare).
[Qui non tratto nemmeno il tema del rischio contagio nelle scuole, che gli studi dimostrano essere più basso, e non più alto, rispetto a tutti gli altri contesti sociali: ne ho parlato ormai innumerevoli volte riportando la divulgazione di tutti gli studi in questione. Se voi, invece di uscire dalla televisione e informarvi, aspettate che scenda Gesù Cristo a dirvelo, non so che farci: aspetterete in gloria. Qui non parlo neanche delle misure relative al contatto fisico, paragonando per esempio il divieto di raccogliere una gomma caduta al compagno - pena: nota disciplinare - alle mille mani che ogni giorno toccano lo stesso pacco di pasta al supermercato, o la stessa banconota, o lo stesso quotidiano al bar.]
Ora. Se voi pensate che le norme imposte nelle scuole siano logiche, utili, giuste, improntate a razionale e proporzionata precauzione - e che per contro non siano fonte certa di grossi disagi, di sofferenze, di grandi problemi a venire per milioni di bambini e ragazzi indirizzati verso l'inibizione, la paura e la nevrosi - allora voi siete pazzi. E vi dovete far curare.
Ma quel che è peggio è che siete anche stronzi. E da questo non c’è modo di guarire.

martedì 1 settembre 2020

Dalla parte dei bambini e dei ragazzi (contro le mascherine nelle scuole)

"Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare." (Mt, 18,6)

 

Dopo estenuanti incertezze, il 31 agosto il Comitato Tecnico Scientifico ha dichiarato che nelle scuole di ogni grado bambini e studenti potranno togliersi le mascherine in condizioni di staticità e dove sia garantita la distanza di un metro. Viene specificato che, riguardo alla scuola primaria, questa concessione è fatta “per favorire l'apprendimento e lo sviluppo relazionale”, riconoscendo quindi che la mascherina è un potenziale ostacolo agli obiettivi principali che la scuola persegue. Quindi ha vinto la tutela dell'infanzia e va tutto bene? No.

 

Il modo in cui il dibattito pubblico sull’obbligo di mascherina nelle scuole si è svolto dà la misura dello scandalo: come se questa imposizione – a prescindere dalla sua eventuale utilità o necessità – non fosse certamente anche una conclamata violenza psicologica e un impedimento allo sviluppo; o una “tortura” come ha detto Elena Donazzan, Assessore all'Istruzione del Veneto.

Ma parliamo un momento della eventuale utilità/necessità della mascherina nelle scuole.

Esistono molti studi scientifici – rafforzati da altrettante evidenze epidemiologiche “sul campo” provenienti dagli altri Paesi che hanno aperto le scuole nei mesi scorsi – che affermano che le scuole non sono luogo di significativo contagio; che i bambini non si ammalano, non si contagiano tra loro e non contagiano gli adulti, se non in modo sporadico e generalmente poco significativo. 

 

Un esempio: lo studio australiano in cui “gli scienziati (…) hanno tenuto sotto osservazione gli alunni di tutte e 15 le scuole dello stato del New South Wales. Qui, dal 5 marzo a metà aprile, hanno individuato 18 casi di Covid (9 studenti e 9 insegnanti). Hanno poi rintracciato tutti coloro che, all’interno della scuola, avevano avuto un contatto ravvicinato con i soggetti infetti, in tutto 863 persone. Di queste, un terzo (ovvero un campione rappresentativo) è stato testato con tampone. Solamente due studenti, uno alle superiori e uno alla scuola primaria, sono stati trovati positivi.” (“Business Insider”, 24 maggio 2020).

Un secondo esempio più recente: lo studio che mostra che nel Regno Unito “le scuole hanno quindi contribuito solo allo 0,7% dei casi e i bambini solo allo 0,27%. Fra i membri del personale scolastico l’incidenza non è stata superiore a quella della popolazione generale.” E “nelle 30 scuole che hanno avuto focolai, solo in 6 casi l’infezione è stata trasmessa al personale da alunni, e solo 2 studenti l’hanno trasmessa tra loro.” Aggiungendo che “in Gran Bretagna le linee guida per la scuola non prevedono l’uso della mascherina per i bambini”. (“Corriere della Sera”, 28 agosto). 

Resta ovvio che la scuola, come tutti i luoghi di lavoro, deve essere messa in sicurezza e tutelare chiunque la frequenti da ogni tipo di rischio. E se emergesse l’utilità di indossare le mascherine da parte dei docenti, allora ci si chiede perché il Governo non abbia fatto un acquisto di schermi trasparenti, che offrono una forma di protezione senza negare la disponibilità, l’espressività e l’accoglienza del volto (magari invece di sostenere altre spese, onerose e molto discusse, in materia di arredo scolastico).

Eppure pare che ci si appresti ad iniziare l’anno scolastico come se si andasse incontro a un massacro annunciato; mettendo già in conto che presto ci si potrebbe trovare nella condizione di Archiloco, che abbandona lo scudo dietro un cespuglio per darsela a gambe: “Quello scudo, che importa? Vada in malora. Un altro ne acquisterò, non meno bello.”. Qui ad andare in malore non sarebbe uno scudo, ma la scuola, e il bene di bambini e ragazzi.

Rileviamo anche che l'OMS e l’UNICEF, nelle recenti linee guida rilasciate in materia di bambini e mascherine, ne raccomandano l’uso a partire dai 12 anni, e specificano che l’eventuale uso dai 6 agli 11 va valutato in base all’entità della circolazione del virus nei territori e al “potenziale impatto dell'uso di una maschera sull'apprendimento e sullo sviluppo psicosociale, in consultazione con insegnanti, genitori/tutori e/o operatori sanitari.”

È particolarmente desolante che il dibattito sulle mascherine per i più piccoli (già dai 3 anni) si sia incardinato intorno a questa incognita: se i bambini sarebbero o non sarebbero in grado di indossare la mascherina correttamente per molte ore di seguito. Senza porsi invece la domanda: cosa gli accadrebbe se fossero in grado di tenersela addosso. 

Facciamocela invece, questa domanda: che cosa gli potrebbe accadere?

  

Riporto di seguito un brano dell’articolo di Umberto Nizzoli, psicologo, psicoterapeuta e docente universitario, pubblicato sulla pagina FB "Pillole di Ottimismo" il 28 agosto. 

"Cosa comporta portare la mascherina, vedere gli altri a distanza e mascherati? Potenzialmente gli effetti potrebbero essere enormi. Possono riguardare lo stato emotivo con tutto il ventaglio dei possibili quadri clinici, dai più ovvi disturbi di ansia e depressivi fino ai più severi, insieme alle condotte di lenimento-gestione dell’ansia come il ricorso ad alcol, droghe farmaci. Possono uscirne persone sempre tese, ipervigilanti, ansiose, stressate, con tutti i correlati neuro-biologici. In pratica, si può innescare un vasto spettro di malattie, ivi compresi tumori, disturbi cardiaci circolatori, ormonali, diabetici, eccetera. Si possono intaccare le capacità cognitive: in definitiva tutto l’arco delle competenze cognitive, emotive professionali sociali."

 

Riporto anche la testimonianza inviatami dalla maestra Irene Barbagallo: “Ho insegnato per molti anni nella scuola elementare, oggi maestra in pensione e nonna di due bimbe. La prima forma di comunicazione tra insegnante e alunni, tra alunni e alunni, è l'espressione del volto. Potrei raccontare molti episodi al riguardo, ne basti uno per tutti. Una mattina una scolara di otto anni entra in classe. Ha il viso triste, gli angoli della bocca all'ingiù con le labbra serrate, il naso arrossato. Nell'intervallo la invito ad avvicinarsi, le chiedo sottovoce che cosa abbia. Lei scoppia in un pianto irrefrenabile, mi dice che il suo papà ha lasciato la mamma per sempre. Anche i compagni notano che è cambiata, la sofferenza si legge chiaramente sul suo viso. Le stiamo tutti più vicini per farle sentire il nostro affetto. Quanti eventi simili a questo potranno verificarsi con la mascherina? Ansie, dolori e delusioni passeranno inosservati, non si potranno cogliere gli stati d'animo. I bambini parlano anche senza voce. Sono spugne capaci di incamerare mille emozioni, di restituirle, sublimandole, con comprensione ed empatia e di filtrarle con la spontaneità e la leggerezza di un'età che non ha le sovrastrutture degli adulti."


E da parte mia affermo:

che un bambino e un ragazzo hanno diritto al senso di sicurezza e di chiarezza che gli deriva dal riconoscere il volto altrui nella sua immediatezza, leggibilità e interezza;

che hanno diritto a sviluppare il linguaggio - e il linguaggio emotivo nello specifico, che è base di una serie di competenze psichiche essenziali - attraverso la lampante, non ostacolata, interazione tra le espressioni;

che hanno diritto a sapere intuitivamente ed empaticamente se i loro compagni, le loro maestre e maestri, i custodi, sono sereni, annoiati, felici, tristi, divertiti, turbati, trepidanti, stupiti, perplessi, impauriti, arrabbiati, delusi, offesi, grati, impazienti, gelosi, imbarazzati, partecipi, attenti, distratti, preoccupati, indecisi, innamorati, feriti.

Affermo che bambini e ragazzi hanno diritto a queste cose in ogni istante della loro vita. E passi il supermercato, passino alcuni tragitti e contesti considerati a rischio. Ma sicuramente ne hanno un sacro e inviolabile diritto dentro la scuola, che è la loro seconda casa, e a volte forse la prima.


Per concludere, ricordo che centocinquanta anni fa nasceva Maria Montessori e che cento anni fa nasceva Gianni Rodari. Basterebbe questo a fare del 2020 l'anno dell'infanzia e della scuola.

Tutto ciò che stiamo infliggendo da mesi a bambini e ragazzi mi fa pensare invece che l’Italia, patria di grandissimi pedagogisti, sia diventata nel 2020 il Paese degli Orchi. Perso in una deriva morale senza precedenti. E come sono questi orchi italici?

In primo luogo non sono mai stati bambini. Oppure, se lo sono stati, qualche orco gli ha rubato l'infanzia - o almeno il suo ricordo - trasformandoli a loro volta in orchi. Non conoscono l'EMPATIA, non sanno che è qualcosa che ha che fare con la disponibilità del volto altrui, e con la consapevolezza che il libro aperto del proprio volto è sempre fruibile dagli altri. E non sanno quanto conti l'empatia nella crescita di un bambino, di un ragazzo. Non sanno niente, come abbiamo visto, di PSICOLOGIA - che giustamente disprezzano, come la disprezzavano i fascisti, ritenendola una mistificazione: “i bambini si adattano a tutto”. E naturalmente non conoscono la FILOSOFIA, e di certo non hanno mai sentito parlare di Emanuel Lévinas: 

“Nel semplice incontro di un uomo con l’Altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’”epifania” del volto dell’Altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’Altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.”

Come vogliamo che vada a finire questa "fiaba"? Le fiabe solitamente finiscono bene: allora gli orchi, dopo molte peripezie, torneranno a essere esseri umani. E nessuno tra qualche mese dirà: “Ormai i bambini e i ragazzi si sono abituati alle mascherine, perché rinunciare a questa sana abitudine che protegge anche dai normali virus influenzali?”

mercoledì 26 agosto 2020

Chi siamo, chi eravamo

 CHI SIAMO. CHI ERAVAMO.

Ho evitato di disquisire sul numero dei morti mentre la gente moriva: era indelicato, e mi sembrava un terreno scivoloso finché la situazione non si fosse stabilizzata.
Ho raccolto però molte informazioni al riguardo, e adesso mi sembra il momento di entrare nel merito. Mi sento di doverlo fare anche se non ho gli strumenti per farlo con rigore; lo faccio quindi da cittadino chiamato a ragionare su temi che lo riguardano come cittadino, e non da esperto di alcunché. Perché questo è un tema eminentemente civile, etico e democratico; perché la risposta politica alla vicenda covid ha determinato un cambio irreversibile di paradigma antropologico, etico e politico, che solleva le domande “chi siamo ora? chi eravamo prima? dove stiamo andando? o dove ci stanno portando? va tutto bene?”.
Partiamo dal 2015.
Quell’anno si sono registrate tra le 55 e le 65 mila morti in più del previsto, causate da influenze e sindromi simil- o para-influenzali definite “particolarmente virulente”. Una strage paragonabile solo a quelle delle guerre mondiali, secondo l’affermazione fatta al tempo da Blangiardo.
Nel 2017, per le stesse cause, si è registrato un surplus di 20 mila persone anziane decedute. Un’altra strage di soggetti deboli e a rischio, di cui si è in qualche misura parlato anche sui media.
Nel 2019, nonostante sia stato un anno con "poche morti" (tanto all'inizio del 2020 si valutava che ci fosse un "bacino di soggetti a rischio" più ampio del solito - orrenda espressione, ma si dice così), il numero di morti per polmonite a marzo è stato maggiore dei morti ufficiali per covid nello stesso mese (il più tragico) del 2020. E' sempre Blangiardo ad avercelo detto (ora in qualità di presidente dell'Istat).
Nel 2020 di covid sono morte ufficialmente 35.000 persone (parlo sempre dell'Italia). Si è fermato il Paese, sono state fatte centinaia di migliaia di denunce penali e multe, si è fatto “di tutto”, insomma - ben oltre quello che pochi mesi prima sarebbe stato immaginabile - per limitare la strage.
Domanda: il covid avrebbe causato molti più morti, fino ai numeri sconvolgenti indicati dai modelli dell’Imperial College di Londra, senza le misure sociali (sottolineo sociali, non sanitarie) adottate? La cosa è molto, molto dubbia.
Che il lockdown abbia significativamente ridotto il numero dei decessi sembra ben poco plausibile, se pensiamo che i contagi sono avvenuti soprattutto in luoghi dove il lockdown non ha avuto influenza: gli ospedali, le rsa, le abitazioni.
Aggiungiamo poi che il numero dei decessi ufficiali è ingigantito, come risulta chiaro da molte dichiarazioni autorevoli, essendo stati imputati al covid molti decessi che sono stati determinati da tutt’altre cause: lo ha affermato lo stesso Walter Ricciardi il 20 marzo, nel momento più drammatico dell’emergenza; è stato ribadito successivamente, tra gli altri, dal presidente dell’ordine dei medici della Liguria, che ha detto che a Genova risultavano azzerati i decessi per altre cause che non fossero il covid; una affermazione analoga l’ha fatta più recentemente Bassetti; e dubbi sul criterio di imputazione dei morti al covid in Italia li aveva sollevati in aprile anche Vespignani, per spiegare la grande differenza di mortalità con la Germania.
Aggiungiamo che il numero dei morti è aumentato proprio per via di decisioni politiche-gestionali dettate dal panico e non dalla razionalità: come il “divieto” di fare le autopsie, impedendo di comprendere subito le vere cause e concause dei decessi, e quindi di poterle trattare nel modo migliore; e il protocollo che ha imposto ai malati con sintomi covid di stare chiusi in casa per due settimane, senza essere visitati e assistiti, almeno finché non avessero sintomi gravi; impedendo le cure domestiche, una quantità enorme di persone è stata portata alla condizione di dover essere ospedalizzata in massa, saturando gli ospedali e le terapie intensive, per morire di lì a poco, perché a quel punto la malattia aveva fatto già il corso.
Questi morti sono da imputare in parte non alla “virulenza” del virus, ma all’isteria dei decisori, che, agendo sulla base della “massima precauzione” (cioè come se ci fosse da avere la massima paura), hanno fatto sì che le peggiori paure (in larga parte infondate o esagerate) diventassero reali. Hanno creato profezie destinate ad auto-avverarsi. Per farla più semplice: non sempre "è meglio avere paura che buscarle": a volte avere paura porta a buscarle.
Aggiungiamo anche che molti decessi sono stati determinati dall’avversione aprioristica e ideologica per certe terapie a buon mercato: l’idrossiclorochina (uno studio internazionale appena divulgato dimostra che questo farmaco riduce la mortalità del 30% - con la ridicola vicenda dell’attrice porno e dello scrittore di fantascienza che convincono The Lancet, OMS, AIFA e altre agenzie del farmaco a metterla al bando, salvo ricredersi in tutta fretta, una volta sbugiardata la grottesca frottola); il desametasone (indicato al Ministro Speranza a metà aprile da un gruppo di scienziati, in primis il farmacologico dell'Università di Urbino Piero Sestili - appello caduto nel vuoto, salvo poi definire tutti in coro lo stesso farmaco “salvavita”, quando la notizia è arrivata da Oxford, due mesi dopo); gli anticoagulanti, come l’eparina, che avrebbero aiutato ad affrontare positivamente, spesso in casa, evitando le ospedalizzazioni, il problema delle trombo-embolie, causa primaria dei decessi da covid (però non lo si poteva sapere appunto perché era stato impedito di fare le autopsie).
Aggiungiamo "l’errore" (?) dell’Aifa che ha autorizzato dal 17 al 25 marzo (settimana di massima mortalità, fino a oltre 900 decessi al giorno) il farmaco interferone-beta-1 indicando una modalità di somministrazione vietata e dannosa (definito “farmaco killer” da Bechis, che ha inizio aprile ha fatto una inchiesta sulla vicenda); e ancora non sono disponibili (o meglio, l’Aifa non rende disponibili) i dati del monitoraggio: quanti pazienti trattati con questo farmaco, con questa modalità, e quali gli esiti?
Aggiungiamo anche che le curve epidemiche dei Paesi che hanno attuato un lockdown duro, uno morbido, e che non lo hanno attuato affatto (confrontando per esempio Italia, Belgio, Svizzera, Germania, Svezia), sono pressoché identiche, come parabola temporale. Come hanno mostrato grafici recentemente diffusi.
Dunque, se si fosse affrontata questa malattia come sempre sono state affrontate le malattie fino all’anno 2019 - cioè come una malattia e non come una religione, una maledizione, una guerra, una pestilenza - quanti morti ci sarebbero stati in Italia? Di più? Molti di più? Di meno? Forse alcune migliaia in più. Sicuramente non centinaia di migliaia in più. E, considerato quanto detto sopra, non sarei tanto sicuro che sarebbero stati di più. Forse molti di meno. Soprattutto se consideriamo - e dobbiamo considerarli - anche i morti per lockdown (infarto non preso in tempo, tumori non diagnosticati, interventi chirurgici rimandati, prevenzione sospesa ecc), che al momento sono già molte migliaia, probabilmente qualche decina di migliaia.
Oggi ci troviamo in eredità un Paese devastato socialmente e psicologicamente: una nazione di ipocondriaci in balia di media inaffidabili e disonesti, di cittadini pronti alla delazione, alla rinuncia a qualunque diritto, allo snaturamento e all'oltraggio dell’infanzia, alla sottomissione a qualunque disposizione provenga da una "autorità" (esattamente come nell'esperimento Milgram - andate a cerare su wikipedia se non lo conoscete); purché la disposizione, quale che sia, contenga la parola "covid", o anche, genericamente, "salute". Un Paese profondamente mutato antropologicamente: la salute viene prima di tutti gli altri diritti e di ogni altra forma di solidarietà e di rivendicazione - e in nome della salvaguardia della salute è consentita e benedetta ogni eccezione politica e giuridica. Un paese economicamente azzerato, vincolato per sopravvivere a immani debiti interni ed esterni, con i relativi improrogabili impegni, vincoli e ricatti.
In compenso ci siamo guadagnati un occhio di riguardo (forse) da parte degli ideatori e gestori della “Nuova Via della Seta”: il governo cinese, a cui a febbraio - dopo avere dichiarato lo stato di emergenza e redatto un piano pandemico tuttora secretato - abbiamo regalato 52 tonnellate di mascherine e guanti; che poi ci ha gentilmente istruito su come affrontare il covid, ovviamente "alla cinese". Sempre che gli Usa non facciano pressioni tali da farci cambiare direzione, perdendo così anche quel “beneficio”, come hanno fatto con il 5g cinese in UK - pressioni che secondo alcuni analisti gli USA stanno esercitando in tutta Europa, e soprattutto in Italia, il Paese più filocinese dell'Unione, grazie ai 5s (ma anche a una parte del PD).
Adesso la malattia covid si sta ritirando, e sparirà dappertutto come è successo - salvo eccezioni e strascichi che non fanno statistica - in Italia; e non c’è aumento di positivi che tenga, non ci sono fake news su Briatore, o su altri noti o ignoti, che tengano: c’è in corso una endemizzazione a livello mondiale (noi siamo più avanti, altri più indietro, ma la strada è quella, con buona pace dei profeti della devastante seconda ondata), al punto che anche l’OMS ieri ha dichiarato che la pandemia rallenta nel mondo, come mostra chiaramente il grafico dei contagi globali, decisamente in calo. Adesso cominceranno a crederci anche i media italiani, quelli che hanno appioppato il l'etichetta di “negazionista” ad alcuni tra i più autorevoli scienziati italiani (e anche ad autorevolissimi giuristi)? E quanto ci metteranno a convincersene anche i cittadini orfani del terrore quotidiano, quelli che si sono fatti avvocati dell’avvocato del popolo? E quanto gli costerà psicologicamente uscire dal film dell'orrore che gli hanno propinato e svegliarsi nella realtà?
In fondo a questa vicenda resterà una domanda per me cruciale: se il prossimo inverno, o quello successivo, saranno simili a quelli del 2015 o del 2017, con decine di migliaia di morti in più rispetto alle attese, per cause varie, note o difficilmente comprensibili nell’immediato, cosa faremo? (Per non parlare dell'eventualità probabile di una nuova pandemia).
Potremo ancora comportarci come prima, come sempre fino al 2019, facendo ognuno del suo meglio nel proprio ambito (operatori sanitari in primis), trattando le malattie come malattie, con una certa dose di fatalismo esistenziale e statistico, dopo avere fatto ogni sforzo per proteggere tutti? Oppure non potremo tornare indietro rispetto ai precedenti morali, politici e giuridici creati in questi mesi - e chi sarà al governo dovrà, o almeno potrà, decretare misure straordinarie, vessatorie, dispotiche - senza limiti - in nome del principio di massima precauzione?
Non si dica che questo è il senno di poi, perché questa è una domanda che mi pongo da marzo, e i dati che ho esposto li ho cercati, raccolti, diffusi, commentati (come tanti altri, e grazie al lavoro di tanti altri) via via che emergevano, da marzo in là. Con la certezza che non bastava fidarsi della "versione ufficiale" (quando c'è una versione ufficiale e indiscutibile, quando mai ci si può fidare di essa?).
Forse adesso, o tra poche settimane, ci sarà il clima per poterne ragionare collettivamente con serenità e responsabilità. Perché è vero che ormai quel che è fatto è fatto; ma dalle risposte a questa domanda credo che dipenderà molta parte del futuro nostro e dei nostri figli.

martedì 4 agosto 2020

Il lockdown sino-italiano/1: costi umani e possibili risvolti geopolitici

IL LOCKDOWN SINO-ITALIANO/1: COSTI UMANI
Solo lo sciatto e livoroso dogmatismo che caratterizza il dibattito italiano ha potuto far credere a qualcuno che le critiche al lockdown cinese in salsa italiana (confinamento domiciliare indiscriminato e totale, trasformazione di raccomandazioni sanitarie in norme e leggi incostituzionali, repressione poliziesca e militare, propaganda psicotropa e manipolatoria), a favore di forme più misurate e circostanziate, compatibili con la democrazia europea e lo stato di diritto, volesse dire anteporre l’economia alla salute.

Pochi giorni dopo la chiusura, l'autocertificazione ecc, ho pensato che ci fossero seri motivi di preoccupazione per la salute psico-fisico-clinica di milioni di persone, soprattutto le categorie fragili e deboli, variamente a rischio (non covid), a fronte della campagna del terrore indetta da governo, protezione civile e consulenti vari, con il puntuale, monolitico supporto dei media.
Oggi, un po’ alla volta, e senza che le notizie “buchino lo schermo”, vengono fuori dati sconvolgenti, che vanno al di là delle peggiori preoccupazioni di un profano (come il sottoscritto), ma che non potevano non essere previste dagli addetti ai lavori, esperti del Governo in primis, seguiti da tutti i consulenti e pure dai virologi televisivi.
Così, dopo la denuncia del presidente della Società Italiana di Cardiologia, che ha affermato che i morti per infarto sono triplicati a marzo e aprile - non per il collasso degli ospedali ma per la paura della gente di uscire di casa - e significa più di 10.000 morti “in più” - adesso apprendiamo dall’Osservatorio Nazionale Screening che nello stesso periodo è stato cancellato un milione e mezzo di screening oncologici, con la previsione di circa 10.000 lesioni tumorali o adenomi in stato avanzato non diagnosticati. Ai quali si aggiungeranno i casi che si andranno accumulando in questi mesi per via dell’impossibilità di smaltire in tempi rapidi i ritardi accumulati. E i casi di tumori già diagnosticati ma per i quasi sono state sospese o rimandate le cure, compresi gli interventi chirurgici. Poi arriveranno i dati anche di tutte le altre patologie e cause di decesso.
Così appare evidente a posteriori (ma - ribadisco - lo era anche a priori) che la difesa a oltranza del lockdown sino-italiano da parte d’if autorità e cittadini non era una affermazione del diritto della salute sopra tutto gli altri diritti e gli altri beni. Questa è u a deformazione cognitiva bella e buona: in altre parole, una manipolazione. In realtà era la professione di fede ai dogmi di una nuovissima religione monoteistica, amministrata attraverso le leve della paura e del ricatto morale da una nuova casta di sacerdoti.
Impossibile, per contro, non ripensare al capo della santità svedese Tegnell che in più occasioni ha detto molto laicamente (cito a memoria): stiamo facendo la stessa battaglia di tutti gli altri Paesi, solo che siamo più lungimiranti, perché perseguiamo l’obiettivo della tutela della popolazione da tutti i punti di vista: sanitario (pensando sia ai malati covid sia a tutti gli altri), sociale, economico, psicologico, pediatrico, didattico.
Avere copiato pedissequamente la Cina, diventando per certi versi più realisti del re, ci è valso forse il favore della superpotenza asiatica (e immagino che questo fosse un obiettivo centrale: continuare la Via della Seta con altri mezzi, confermando di essere i migliori amici della Cina in Occidente - o almeno che il M5S lo è, e a traino un po’ pure il Pd); ma alla fine avrà un prezzo umano sconvolgete.
Di cui difficilmente qualcuno si assumerà la responsabilità.
E anche un prezzo geopolitico, credo, non necessariamente "sostenibile": non possiamo essere indifferenti alle fortissime tensioni Usa-Cina, alle quali ci troviamo esattamente nel mezzo, con l'esortazione al popolo cinese da parte di Pompeo a sollevarsi contro la nuova (?) tirannide. Intanto registriamo l’imminente spostamento di migliaia di soldati Usa dalla Germania all’Italia (con qualche decina di aerei da guerra) che suona - nel caso migliore - come un avvertimento a non scostarsi ulteriormente dalla retta via atlantica.

domenica 2 agosto 2020

Chiedo verità

CHIEDO VERITÀ
Oggi, 2 agosto, ricorrono i 40 anni della Strage di Bologna. Credo che ci sia un solo modo per onorare davvero le tragedie del passato: essere coerenti nel presente con i valori e gli impegni espressi sempre in occasione di queste ricorrenze. Valori e impegni che in genere riguardano la verità e la giustizia.
Da gennaio a oggi molti, a vario titolo, hanno sollevato la questione della verità su quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - una delle pagine più drammatiche e per certi versi controverse della storia repubblicana. Verità che significa discussione sulla verità e ricerca della verità: mai può significare racconto calato dall'alto e indiscutibile in virtù del principio di autorità.
Queste persone - nella quasi totalità dei casi - sono state variamente diffidate, denunciate, delegittimate, demonizzate, ostracizzate, bollate con etichette infami e imbecilli, calunniate, richiamate dai rispettivi ordini professionali o dalle autorità, penalizzate professionalmente, ricattate, sottoposte dai media a "indagini" tendenziose, passate per la macchina del fango, sbeffeggiate da autorità governative e da commentatori televisivi, ritratte in modo grottesco dai media e additate perché fossero esposte a linciaggio e stigma sociale, minacciate, intimidite, sottoposte a Tso.
Si noti: questa non è una lunga variazione di termini sinonimici per dare enfasi barocca a un paragrafo retorico: per ognuna di queste espressioni ci sono esempi concreti, che danno un’idea della dimensione vasta e sfaccettata della persecuzione del pensiero critico che è stata attuata a partire dalle massime autorità, e, a cascata, replicata nei vari snodi dalla relazione tra autorità e società.
Intanto l’avvocato del popolo ha convinto il popolo a fargli da avvocato, nella sua battaglia contro il primo interesse del popolo: la verità.
Dunque io, come cittadino, affinché covid non diventi un nuovo “mistero italiano”, chiedo verità, veridicità, onestà, correttezza, libertà, iniziativa, coraggio - al governo, ai parlamentari e politici, agli uomini e donne delle istituzioni, ai mass media, ai singoli giornalisti d’inchiesta, agli scienziati e ai medici, agli intellettuali, a chi sa qualcosa perché è stato coinvolto in prima persona e non ha avuto il coraggio di parlare per i motivi di cui sopra, ai magistrati, ai garanti e vigilanti, ai cittadini che si informano, discutono, scelgono, e devono decidere se vogliono essere trattati come adulti responsabili o come bambini a cui certe verità vanno filtrate o nascoste.
Verità sui rapporti dell’Italia con l’OMS e dell'OMS con altri Stati e con i finanziatori privati, e sulle eventuali pressioni esercitate per progetti geopolitici e interessi economici.
Verità sulla mancata attuazione del piano pandemico ufficiale (quello del 2010).
Verità sul piano pandemico segreto (gennaio 2020).
Verità sui verbali del Cts.
Verità sulle mancate o ritardate chiusure di zone geografiche o di attività lavorative in Lombardia.
Verità sull’incredibile errore dell’Aifa, che dal 17 al 25 marzo (la settimana del picco di decessi) ha autorizzato una modalità di somministrazione impropria, dannosa e potenzialmente letale, dell’interferone beta-1. Errore su cui l’Aifa rifiuta di dare spiegazioni e dati di monitoraggio a chi li ha chiesti (c’è anche un’interrogazione parlamentare).
Verità sulla gestione del covid nelle Rsa.
Verità sui protocolli che hanno portato a eccessive ospedalizzazioni di malati lievi, prima, e all’abbandono di migliaia di malati nelle loro case, con i loro parenti, poi, senza alcun controllo medico, senza alcuna assistenza e senza terapie, per un tempo irresponsabilmente lungo (14 giorni), destinato inevitabilmente a concludersi con un’ospedalizzazione fatalmente tardiva.
Verità sulla raccomandazione ministeriale di non compiere autopsie, ripetuta da febbraio a maggio - le quali avrebbero evidentemente permesso di comprendere tempestivamente le effettive cause e concause dei decessi, e quindi individuare da subito le terapie più adeguate, salvando probabilmente migliaia di vite.
Verità sulle mancate risposte del Ministero a quanti, tra gli addetti ai lavori, hanno ripetutamente chiesto un’interlocuzione perché convinti di avere a disposizione dati utili e inediti sulla malattia e sulle terapie: come nel caso del desametasone, divenuto un “farmaco salvavita” solo dopo la “scoperta” di Oxford, arrivata ben due mesi dopo le segnalazioni fatte con forza, tramite canali ufficiali, da scienziati italiani - e ignorate dal ministero e dai tecnici. Un’arroganza autocratica del governo e delle autorità preposte senza la quale probabilmente - anche qui - si sarebbero potete salvare molte vite.
Verità sul dossier Merler e sull’interpretazione data da Cts e governo, dalla quale cui sono scaturite tutte le decisioni sulla Fase 2.
Soppressione del Cts e sostituzione del suo potere oligarchico-autoritario con una discussione ampia che coinvolga la comunità scientifica nel suo complesso, basata non su assunti indimostrabili, o su pareri soggettivi e non discutibili, ma su dati certi e ragionamenti che vengono resi pubblici, con tutti i riferimenti alla letteratura scientifica e alle evidenze.
Verità sugli eventuali interessi politici, economici, di carriera o di altra natura, dei membri del Cts e degli altri collaboratori esterni, che possano essere entrati in conflitto con il ruolo di consulenza-quasi-vincolante da loro ricoperto per volontà del governo.
Verità sui morti covid, sul loro numero reale, sulle cause e sulle dinamiche dei decessi.
Verità sui morti e sulle vittime non covid, causate dalle misure anti-covid.

Glasnost/2: il piano pandemico

GLASNOST/2: il piano pandemico
Esaminiamo l'interessante vicenda di Riccardo Luna alla ricerca della verità sul “piano pandemico segreto", raccontata da lui stesso su Repubblica:
- antefatto: i piani pandemici, voluti dall’OMS dopo la Sars del 2003, sono in continua evoluzione e aggiornamento, come dice il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Unione europea. E sono ovviamente di pubblico dominio, se no come si farebbe ad attuarli tempestivamente, allo scoppio dell'emergenza?. L’ultimo aggiornamento del piano italiano risale al 2010, alla faccia della “continua evoluzione”… ma questo è un altro discorso.
- In aprile viene fuori, da dichiarazioni del direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute Andrea Urbani, che esiste un nuovo “piano pandemico” datato 20 gennaio 2020, di cui nessuno sa niente.
- Luna chiede al Ministero l’accesso al documento utilizzando il FOIA (Freedom of Information Act), che obbliga a rendere accessibili i documenti della pubblica amministrazione entro 30 giorni dalla richiesta.
- (Ricordo en passant che il FOIA era stato sospeso per decreto, a marzo, con il decreto "Cura Italia". Forse non molti lo sanno, perché la notizia era uscita solo sul sito del Sole24Ore, con un articolo della responsabile del FOIA per Transparency Italia Laura Carrer.)
- Il Ministero risponde a Luna (dopo la scadenza dei termini) che la pratica è di competenza della Protezione Civile.
- La Protezione Civile, nella persona di Angelo Borrelli, risponde che loro non hanno alcuna competenza e che quel detengono non lo detengono neanche.
- Luna inoltra una domanda di riesame al Ministero, rivolgendosi al “responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza” (sic!) Alberto Zamparese.
- Risposta del 30 luglio: l’istruttoria non è stata avviata a causa di “un disguido interno”.
- A questo punto Luna ragiona: “Quel piano, come stabilito dall’Oms, non serve solo a capire il grado di preparazione di ciascun Paese in caso di pandemia evidenziando le eventuali lacune da correggere; quel piano serve anche a capire se nei 55 giorni che passano dalla sua approvazione alla decisione del lockdown, sono state messe in campo tutte le azioni necessarie a mitigare i danni.” E conclude: “Abbiamo o no il diritto di conoscere tutta la verità sulla pandemia?”

sabato 1 agosto 2020

GLASNOST/1: i verbali del Cts

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Tutti
GLASNOST/1: i verbali del Cts
Perché il Governo fa di tutto per negare la pubblicazione dei verbali del Cts? Leggiamo nell’appello presentato all’Avvocatura dello Stato per annullare la sentenza del TAR che impone di rendere accessibili tali documenti:
“L’art. 5-bis (…), secondo cui l'accesso civico è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti, tra gli altri, ‘LA SICUREZZA PUBBLICA E L’ORDINE PUBBLICO’ (lettera a) è anch’esso idoneo a dare copertura al diniego impugnato.”
(Questo periodo, come l’intero passaggio che lo comprende, è messo in grassetto nel documento originale: deve essere considerato dagli estensori particolarmente significativo).
Mi chiedo: quali terribili informazioni possono essere contenute nei verbali del Cts, di un rilievo tale da poter indurre la popolazione, non a formulare eventuali critiche all’operato del governo, ma a mettere a repentaglio “la sicurezza pubblica” e creare disordini sociali? Se non fosse chiaro: parliamo della popolazione italiana (non per esempio di quella serba), quella popolazione che ha accettato tutto, perfino la reiterata, troppo lunga, indiscriminata e parzialmente ingiustificata violazione dei diritti dell’infanzia (“Chi scandalizza anche uno solo di questi bambini, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e che fosse gettato negli abissi del mare” - ricordate? Qualcuno nei mesi scorsi pare essersene dimenticato…). Dunque, cosa mai potrebbe indignare il popolo italiano fino a farlo sollevare contro questo governo?
Intanto è vero che il presidente del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ha preso tempo, rimandando la decisione alla riunione del consiglio. Ma è anche vero che scrive nel decreto:
"non si comprende (...) perché si debba includere tali atti atipici [i verbali del Cts] nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa – ribattezzata “freedom of information act” sul modello americano – prevede come regola l’accesso civico e come eccezione (...) la non accessibilità di quelle sole categorie di atti che, trattandosi di eccezione alla regola, devono essere interpretate restrittivamente; è stato peraltro chiarito che le norme sull’accesso civico generalizzato e quelle sull’accesso documentale vanno congiuntamente considerate come complesso regolatore che non restringe ma globalmente amplia la trasparenza e quindi il diritto di partecipazione del cittadino."

venerdì 31 luglio 2020

Lettera al Presidente della Repubblica sulla gestione dell'emergenza covid

Alla cortese attenzione del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
30 luglio 2020

Egregio Presidente,
oggi è un giorno che alcuni non dimenticheranno.
Questa mattina lei ha celebrato a Bologna la memoria delle due terribili stragi del 1980 - Ustica e Stazione di Bologna - elogiando tra l’altro la ricerca della verità, e affermando la necessità che si “faccia di tutto, con un impegno completo e senza alcuna riserva, perché la verità venga raggiunta in pieno”.
Dichiarazione nobilissima, che credo si debba estendere, in una democrazia che voglia considerarsi matura, a ogni aspetto della gestione della cosa pubblica, soprattutto quando le scelte politiche sono legate a circostanze tra le più tragiche nella storia del Paese.
Ebbene, nelle stesse ore in cui Lei pronunciava queste parole - ironia della sorte - abbiamo appreso dai media che il Governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la recente sentenza del Tar del Lazio che lo obbliga a desecretare i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, in quanto documenti fondamentali perché i cittadini possano valutare la bontà, la proporzionalità, l’adeguatezza dell’operato del Governo in relazione alla grave crisi sanitaria che abbiamo attraversato.
Così Covid si candida ufficialmente a diventare, oltreché una malattia, una “nuova Ustica”: un nuovo mistero italiano.
Ma allora, per le istituzioni, la ricerca delle verità relative alle vicende controverse che segnano la storia del Paese, è un valore e un obiettivo da perseguire “facendo di tutto”, oppure è un rischio da scongiurare a ogni costo?
Stimato Presidente, credo che il nostro Paese non meriti questo ennesimo strappo, che si configura come un oltraggio alla democrazia, ai morti di covid, i cui familiari reclamano verità, ai morti non di covid deceduti in questi mesi a causa della gestione dell’emergenza, ai cittadini tutti.
Nella gestione dell'emergenza sono state adottate misure drammatiche e inaudite, che oltre, a fronteggiare la crisi sanitaria, hanno prodotto enormi danni sanitari, economici e sociali. Credo sia lecito domandarsi: queste misure sono state efficaci rispetto agli obiettivi, proporzionate rispetto ai rischi, inevitabili nei loro “effetti collaterali”?
Secondo le intenzioni del Governo, i cittadini non hanno il diritto di valutarlo, anzi sono tenuti a non farlo: devono fidarsi e basta. È una pretesa legittima questa? È un atteggiamento conciliabile con la democrazia?
Ancora, Presidente: sempre oggi Lei ha promulgato il Decreto Legge che proroga di altri due mesi e mezzo lo stato di emergenza dichiarato il 31 gennaio, prendendo atto della volontà espressa dal Governo e dal Parlamento; ma in contrasto con il parere allarmato di eminenti costituzionalisti e giuristi, e senza che la misura sia ritenuta utile da autorevoli scienziati e medici che hanno studiato e conosciuto la malattia e il virus molto da vicino. Proroga attuata, sembrerebbe - ed è la cosa più importante -, in contraddizione con la stessa legge che istituisce lo stato di emergenza e ne regolamenta l’utilizzo, dal momento che, come è stato ricordato da costituzionalisti illustri e al "di sopra di ogni sospetto", non è legittimo dichiarare lo stato di emergenza in assenza di una emergenza conclamata e presente. Mentre nella situazione attuale e nel prossimo futuro, ogni urgenza e ogni criticità che dovessero verificarsi dovrebbero essere affrontate nel regime ordinario, o comunque nell’alveo di quanto previsto dalla Costituzione, che offre gli strumenti adeguati e sufficienti a gestire ordinatamente situazioni del genere.
Sono profondamente preoccupato, Presidente, al pari di moltissimi altri cittadini, per lo stato della nostra democrazia - che è il valore e il bene più alto, irrinunciabile, da difendere a qualsiasi costo, come ci hanno insegnato i nostri antenati. Io sono certo che Lei, con il suo stile sobrio e discreto, non abbia smesso per un solo istante, in tutti questi mesi, di vigilare e di indirizzare saggiamente il procedere politico. Ma una parte della cittadinanza è esterrefatta, e io mi riconosco in questa parte, e ha bisogno di messaggi chiari e di garanzie sigillate con impegni solenni e gravi, come solenne e grave è la lunga vicenda che attraversiamo.
Non posso dimenticare che questo Governo è guidato maggioritariamente da una forza politica che in molte occasioni in passato ha espresso la sua avversione per la democrazia parlamentare, esprimendo la volontà di "superarla" per una ambigua, indefinita e certamente incostituzionale “democrazia diretta”; e ha mostrato analogamente, in diverse circostanze, ben poca adesione ideale al dettato costituzionale e all’architettura delle istituzioni democratiche. Non è la prima volta del resto che al governo e al Parlamento si insediano forze di questo genere.
Ma oggi il Governo dell'autoproclamatosi "avvocato del popolo" pretende che il popolo sia tenuto all’oscuro dei motivi, delle informazioni, dei dati e dei ragionamenti che hanno portato a prendere le decisioni più drammatiche e più incidenti sulla vita dei cittadini da quando è stata fondata la Repubblica. In nome di quale ragione di Stato, mi chiedo? Di quali "security reasons"?
Noi non siamo bambini che si devono fidare ciecamente dei genitori, ed essere grati che i genitori si prendono cura di noi, alternando carezze, rimproveri e “no”. Caso mai i genitori siamo noi - e questo lo dico quasi gridando, signor Presidente: noi siamo i genitori di milioni di bambini e ragazzi, e mi permetto di parlare anche a nome di chi genitore non è, perché la difesa dell’infanzia, in senso ideale, dovrebbe concernere tutti i cittadini - come quella della democrazia. Questo ruolo di "genitori e tutori" risponde a precisi obblighi, ai quali non può sfuggire neanche di fronte a una legge che lo imponesse; questo ruolo ci rende ancora più preoccupati, pronti alla mobilitazione, a scelte drammatiche. Perché abbiamo potuto vedere nei mesi scorsi - come vediamo tutt’ora, con l’approccio alla questione davvero emergenziale della scuola - quale e quanta considerazione il Governo e le istituzioni italiane abbiano riservato a queste categorie fragili. Le quali una volta, nel codice etico dell’emergenza e del salvataggio, insieme alle donne, venivano “prima”. Questa volta sono venuti dopo: sono venuti ultimi. La questione delle loro sofferenze, dai traumi da loro vissuti durante questa crisi, dei danni causati dalle misure scelte per il contenimento del contagio, non è neanche stata sfiorata. Né si assiste oggi a un adeguato dibattito su questo tema, per tentare almeno di porre un rimedio a posteriori.
Una pagina terribile della storia italiana, quella che “dimentica per strada” i bambini per salvare i loro nonni, dal momento che si sarebbe potuto e dovuto proteggere i secondi senza essere indifferenti ai primi. Una pagina imperdonabile quella in cui, a cuor leggero, il governo e lo Stato sottopongono bambini e giovani a privazioni durissime, indiscriminate, senza eccezioni e senza margini di flessibilità che considerassero le diverse necessità. E non sappiamo - e forse non potremo mai sapere - se queste imposizioni inaudite siano state utili, proporzionate, inevitabili.
A proposito di bambini, giovani e scuola: oggi è anche il giorno in cui una dirigente scolastica di Amalfi inizia lo sciopero della fame “contro le assurde misure prese contro la scuola e soprattutto contro una nuova bozza che circola che prevederebbe che il voto di condotta per gli alunni si basi sul rispetto delle misure anticovid, cioè sul distanziamento sociale tra i nostri giovani. Sono atterrita”.
Anche io sono atterrito. Questo gesto drammatico si compie perché il dibattito nazionale istituzionale sulla scuola ci ha collocati radicalmente fuori dall’alveo della civiltà europea, dove tutte le altre nazioni hanno dimostrato molto più coraggio della nostra e hanno anteposto all’ideale dispotico e distopico del “rischio zero” i diritti e il benessere dei bambini e dei giovani, assumendosi un ragionevole rischio, con il conforto dalle ricerche e dalle evidenze scientifiche che in Italia sembrano venire sistematicamente ignorate, quando non contraddette, anche da importanti membri del Cts.
In quali mani siamo, Presidente? Chi ha scelto queste mani? Con quale diritto vengono tradotte in drammatiche e discriminanti scelte politiche dei pareri di scienziati che contrastano platealmente con i pareri di altri scienziati?
Per quello che vale il mio parere personale, non credo che questa compagine di governo abbia l’aspirazione, o almeno la possibilità concreta, di compiere un colpo di mano per instaurare un regime permanentemente dispotico. Ma temo, con profondissima angoscia, che l’esecutivo abbia già creato, e continui a creare - con il benestare esplicito o implicito del Parlamento e delle istituzioni di garanzia - una serie di gravissimi precedenti: quelli necessari e sufficienti a instaurare eventualmente in futuro una vera e propria dittatura.
Perché si dovrebbe negare a un futuro governo di dichiarare lo stato di emergenza sulla base di una emergenza solo paventata, o temuta, visto che questo è è stato avallato e decretato oggi? Glielo si negherà perché magari sarà un governo di destra, e quindi, nell’immaginario di alcuni, più incline di altri a derive autoritarie? E’ ovvio che questa logica è insensata e impraticabile. Io credo che chiunque domani e dopodomani potrà riferirsi a quanto accaduto oggi, per impostare politiche di dominio e di arbitrio. E non si può mancare di notare che in tutti gli altri Stati europei - in cui lo stato di emergenza è terminato da settimane o mesi - i riguardi per le Costituzioni e per lo stato di diritto sono stati di gran lunga più continui e solidi che in Italia.
Egregio Presidente: noi cittadini italiani abbiamo bisogno di essere tutelati, garantiti, rassicurati, con parole chiare che però non siano solo parole rassicuranti, ma che incarnino precisi e solenni impegni a difesa della democrazia. Ne avremmo avuto bisogno il 10 marzo scorso. Ne abbiamo bisogno oggi. Abbiamo bisogno di sentire la voce forte delle istituzioni - e non quella di un Capo - che, come scriveva Pasolini, “commuovono: e gli uomini in altro che in esse non sanno riconoscersi. Sono esse che li rendono umilmente fratelli.”
Ringraziandola per l'attenzione, le rivolgo i più distinti saluti,
Carlo Cuppini, un cittadino

giovedì 23 luglio 2020

I cani del virus

I cani del virus

La malattia era scomparsa, gli ospedali si erano svuotati. Ma il virus circolava, come milioni di altri virus, e loro volevano sapere esattamente chi lo aveva incontrato. Loro lo volevano fermare: volevano fermare il mare con un setaccio. Perché dalla guerra contro il virus dipendeva il loro potere, la loro stessa esistenza. 
Erano furiosi, si sentivano traditi da un microorganismo che, invece di continuare a mietere vittime e terrorizzare la popolazione rendendola inerme, batteva così presto in ritirata, scompariva dai radar, si adattava, pur di non estinguersi. Erano delusi da questa peste così poco caparbia, e qualcuno cominciava a guardarsi intorno, sperando di trovare in qualche angolo del mondo devastato la minaccia di altri mali, ben più terrificanti, che permettessero di tirare una riga e ricominciare: dove non erano riusciti i pipistrelli cinesi col covid, forse sarebbero riuscite le marmotte mongole con la peste bubbonica. 
Sfogavano la rabbia e la delusione sui cittadini: volevano stanare i positivi, segregarli a tempo indeterminato smembrando le famiglie, sottoporli a Tso, far ammalare i bambini, violentarli psicologicamente, mutarne la natura in qualcosa di ipocondriaco e socio-fobico, per essere i padroni del mondo domani. 
“Verremo a stanarvi nelle vostre case uno per uno”, aveva detto un governatore democratico. Che era il contraltare del “Vi ricacceremo nelle vostre case a calci in culo”, espresso in una precedente fase dell’emergenza da un altro rappresentante delle istituzioni. 
Ma non era così semplice stanare chicchessia: le app per il tracciamento erano state un flop clamoroso, e le persone si rifiutavano in massa di fare i test sierologici, così come si dichiaravano indisponibili a ricevere un vaccino creato in una manciata di mesi da aziende pluri-condannate per aver fatto profitti a danno dei malati. 
Del resto, per molti era difficile fidarsi di autorità che avevano mostrato una totale incompetenza, ben celata inizialmente dietro a un approccio autoritario e suadente, e in definitiva capaci soltanto di vietare e obbligare, addossando ai cittadini una colpa metafisica, un peccato originale. 
C’erano sempre quelli più realisti del re, che avevano dato dei terrapiattisti agli oppositori - salvo rivestire loro, ora, quel ruolo, arrivando a negare la realtà pur di non mettere in discussione la narrazione a cui avevano creduto. Ma il rapporto con le istituzioni era devastato, lo stato di diritto sovvertito, la Costituzione stracciata, e lo scontento cominciava a montare...
Così un giorno arrivarono con i cani.

(Il racconto è stato ispirato dalla notizia che sono in corso sperimentazioni per addestrare cani di diverse razze a individuare col giuro i positivi al Sars-Cov-2)

mercoledì 22 luglio 2020

Riflessioni sul libro di Eliana Liotta e Massimo Clementi "La rivolta della natura"

Riflessioni sul libro di Eliana Liotta e Massimo Clementi "La rivolta della natura" (La nave di Teseo).



Questo libro, atipico nella forma e di piacevole lettura, parla di covid-19, di persone, di ambiente, di prospettive future e di remotissimo passato. Eppure non è un saggio di virologia, né di epidemiologia, né di ecologia. È un libro di saggezza, che si chiede quale sia il posto dell’uomo nel cosmo, e come sia fatto il cosmo contenuto in ogni uomo. Domande e risposte si inseguono, mentre le pagine registrano alcune date e alcuni dati della crisi sanitaria, come in un diario fatto in tempo reale: e le risposte, che attingono ai saperi dei due autori, come anche ai loro dubbi, alle loro posizioni etiche, spesso sono ulteriori aperture.
Questo libro fornisce molte informazioni di grande interesse, che tuttavia, intenzionalmente, non sono organizzate in modo sistematico per dare al lettore profano un'infarinatura delle discipline citate (da mesi, bene in vista negli scaffali delle librerie, ci sono decine di libri che lo fanno, per tutti i gusti). Emerge piuttosto la fragilità, la bellezza e la forza dell’essere umano preso in una prova che richiede il dispiegamento di grandi competenze tecniche, certamente, ma anche un ampio, umanistico sentire, una visione – non solo tecnico-medicale – della salute, la lucidità necessaria a non essere trascinati in modo scomposto nell’emergenza come in un buco nero.

Impariamo a conoscere molto più da vicino i virus: questi esseri che nel profano possono incutere una paura ancestrale e irrazionale al solo sentirli nominare; creature che, nel caso di una grave crisi, e sotto una comunicazione politica e mediatica martellante, possono diventare nell’immaginario comune feticci, nemici dalle caratteristiche metafisiche che possono soltanto essere esorcizzati, non compresi e gestiti. A costo di bruciare il corpo della strega pur di salvare la sua anima, di ricacciare il Male da dove è venuto. Non perché ci sia un vero interesse per "l'anima" della persona-strega, beninteso, ma perché non si tollera di vedere incarnata davanti a sé una propria paura.

venerdì 3 luglio 2020

Il modulo e la libertà

Il modulo e la libertà

Il mio quarantesimo compleanno, compiuto alla fine di marzo dell’anno venti-venti, in quarantena, sotto Quaresima, segregato in casa come tutti da un decreto persecutorio dietro cui il governo ha nascosto la propria incapacità di gestire sanitariamente una crisi sanitaria, me lo voglio ricordare così: con queste sue opere straordinarie di Francesco Chiacchio, donatemi una da Ramona (l’Autocertifi-Carlo) e una dall’artista (l’Autocertifi-Gatto). Dove la libertà e la gioia della creazione irridono (ma ancor più ignorano, involandosi da essa come da un trampolino) la modulistica cartacea - simbolo materiale della prevaricazione burocratica di un potere autoritario e debole.