lunedì 31 ottobre 2011

Per Martina

A volte si salta da una cosa all'altra distraendosi continuamente, perché niente sembra abbastanza interessante per soffermarcisi sopra. Martina salta continuamente da una cosa all'altra, considerando tutto ciò che la circonda, perché tutto per lei è troppo interessante. E ogni cosa su cui posa lo sguardo sembra essere più interessante di tutte le precedenti messe insieme. E così un attimo dopo, e quello dopo ancora. Per questo, credo, Martina, nella sua fluttuante attenzione che non assomiglia alla distrazione, appare così seria e intenta. E sorride moltissimo. Il futuro abita in lei. Come una nidiata di gattini nel tronco cavo di un albero sacro.

sabato 29 ottobre 2011

Per Agatino Filia – e gli altri 56

come è dolce il canto degli uccelli
anche dal fondo di una cella
mi prende mi porta a vette
ineguagliate
poi smette
mi sf
rac
el
l
o

sabato 22 ottobre 2011

Semi ottica del tunnel delle Bagnese

Se nel tunnel della Gelmini corrono i neutrini, in quello delle Bagnese scorrazzano ben altri animali. E ’sta volta è toccato a me andare più veloce della luce: non per farmi lustro di sconvolgenti scoperte, ma per salvarmi la pelle. Avevo scavalcato le transenne per indagare sui motivi dell’epocale ritardo nella chiusura del cantiere. Avanzavo nel buio puntando davanti a me la luce fioca del cellulare, quando l’eco di un grugnito mi ha fermato; un’alitata umidiccia mi ha inquietato; la carica di quattro bestioni mi ha messo in fuga. Sbucato sano e salvo alla luce del sole, con le braghe piene di puzzolente spavento, sono andato a chiedere lumi al vicino benzinaio. “O che se’ grullo? Un l’è mi’a pe’ l’automobili, i’tunne: l’è fatto per far correre cignali!”. Un vecchio professore del Galluzzo che passava il pomeriggio ad aspirare i vapori della pompa si è inserito: “Bischerate: il tunnel qui c’è sempre stato, ora l’hanno solo ritirato fuori. Dentro ci stanno divinità etrusche in forma di animali. Si dice che se l’attraversi senza farti infilzare, sbuchi fuori in un mondo migliore”. Tornando a casa ripensavo alla orbite matte di quel vecchio invasato. E ho deciso di dargli retta, e tentare: stanotte torno là, mi lancio attraverso il tunnel, e se la scampo forse sbuco in un mondo senza intrighi pubblici, né cantieri infiniti, né prese per i fondelli di ogni specie. E senza Gelmini.


(Su "Cultura Commestibile" n.38, con "Il Nuovo Corriere", edizioni toscane, 22-10-11)

venerdì 21 ottobre 2011

Omaggio a Mandel'stam 1891-1938

ci tagliano lembi di pelle sul torace
due strisce a forma di bretelle come fanno ai Ceceni
estraggono tasselli di carne per infilarci fagioli
scrivono editti di morte intrecciando i capelli di lei

nel vuoto il silenzio la stanza la salma dell’ornitorinco
il mostro conta i minuti inchiodato a bracci d’attesa
gli ficcano voci lusinghe minacce dentro orecchie pelose
puntellato agli antipodi sembra resistere e per un istante
     ricordare il nome

col mitra si fanno buchi perfetti nel groviera
a riempirli di sangue ci ha già pensato il poeta
che andava per tutta la Russia a gridare io sono il poeta
e la neve continuava a cadere su ciò che non c’era




Pubblicata su
Nazione Indiana
Poetarum Silva



giovedì 13 ottobre 2011

4 pensieri sulla poesia (e l'arte)

La poesia non asseconda l'impulso interiore, lo contrasta. Cerca intenzionalmente (ma anche con un "secondo" abbandono: una lascivia "innaturale") le discontinuità all'interno dell'impulso, per sterzare improvvisamente e spiazzare gli esiti prefigurati. In questo la poesia frustra le pretese, le aspettative, le esigenze dell'io sentimentale. Ma non esprimendo, attua, e attuando potenzia. Aumenta le possibilità. Rende più potente la vita che le si aggira intorno; quella di chi le si aggira intorno. Molto prima della avanguardie, lo diceva anche Leopardi. E Spinoza. E Bruno.

Calarsi nel corpo della poesia è iniziarsi alla realtà. Pur nel lavorio innaturale della voce, c'è un elemento iniziale, aurorale che resta fondamentale. La poesia è un'auroreggiare continuo, o non è; è un'aurora boreale, epocale, personale, civile.

La poesia, bonificata dall'ego-massage, è sfondamento di un muro nel tentativo di riappropriarsi di ciò che ci è stato negato, da cui siamo stati estromessi, e che però rimane la cosa più appagante che ci possa capitare di esperire: la realtà. E, con essa, la storia.

Militanza non significa altro che: volere intensamente il bene; credere che con il proprio agire si possa perseguire (e non solo enunciare) un bene; che lo si possa in qualche modo, concretamente, aumentare. In questo senso la militanza non è legata ai contenuti della politica o del sociale. Tutto può essere militante. Di certo può esserlo la poesia.

Libia 1984

E' un momento storico interessante, bisogna prestare attenzione: sta avvenendo sotto i nostri occhi, in tempo reale, la trasformazione degli "amici" in "nemici". Non mi riferisco a Facebook, sto parlando della Libia, ma è come se parlassi di 1984 di George Orwell.
Gli eroici e buoni "ribelli" che abbiamo appoggiato con raid aerei e forniture di armi stanno cominciano a diventare "estremisti" e perfino, in certi casi, "terroristi". Si comincia a parlare degli abusi e delle torture verso gli "altri" africani presenti in Libia, civili inermi, perché a dire dei "ribelli" sarebbero arrivati in Libia per volontà di Gheddafi. E quindi meritano di essere violentati e bastonati e eventualmente ammazzati. Si comincia a parlare di bombe nelle moschee, repressione della minoranza Sufi, torture, rappresaglie e uccisioni arbitrarie dei soldati dell'esercito libico regolare imprigionati.

Improvvisamente i media nostrani, in sintonia con i politici nostrani, cominciano a incrinare l'immagine pura e romantica dei "ribelli", e nel giro di pochi giorni già ci viene già da guardare con diffidenza a questa banda di "arabi", "tribali", "islamisti", "fondamentalisti","terroristi".
Ma saranno davvero gli stessi di qualche mese fa? O sono stati sostituiti nottetempo dagli alieni? O forse sono stati mutati geneticamente per un'esperimento della CIA?

E perché adesso è necessaria la trasformazione degli "amici" in "nemici"? A quale esigenza geopolitica corrisponde questa operazione mediatica? O non sarà forse che qualcuno è stato troppo frettolosamente dichiarato "amico", mesi fa, pur di avere il pretesto di mettere a ferro e fuoco e colonizzare un paese succulento? Se di guerra civile si è trattato, e si tratta, come abbiamo fatto a decidere tanto in fretta chi erano i "buoni" da difendere e chi i "cattivi" da massacrare? L'appoggio a Gheddafi è stato il discrimine? Quanti "cattivi" abbiamo ammazzato? Quanti "cattivi" stanno ammazzando i nostri "amici"? Un libico che sostiene Gheddafi, è necessariamente "cattivo"? E' necessariamente un "miliziano" o un "soldato"? Il fatto che un torturato apprezzi sostenga Gheddafi costituisce un'esimente o un'attenuante per il torturatore?

In 1984 le tre megapotenze cambiano a turno ruoli e relazioni: l'amicizia e l'inimicizia reciproche si invertono, ribaltando continuamente il fronte e la direzione delle armi. Ma subito la storia passata viene riscritta, si cancella ogni documento che testimonia del precedente assetto, perché tutti sappiano e pensino che il nemico è sempre stato quello, e l'amico sempre quell'altro. Questo grande gioco permette ai potenti di mantenere il potere e di mantenere le persone sotto un'invisibile dittatura dell'irreale, deportando le coscienze di tutti in un piano puramente immaginario e arbitrario, indefinitamente manipolabile.

Se la Libia diventa come l'Iraq, questa sarà la - ennesima - dimostrazione che stiamo soltanto sognando di vivere dentro il romanzo di Orwell. Perché, semplicemente, questo manipolazione criminale che consente di uccidere centinaia di migliaia di persone, con buona pace di tutti (gli altri), non può essere la realtà. Quella in cui nasciamo, quella a cui doniamo la nostra energia migliore, quella in cui moriremo, quella che ci chiederà conto delle nostre azioni, scelte, omissioni.

La sibilla padana

"Duriamo, ma non so quanto"
"Governo fino al 2013? Mi sembra troppo lontano"
"Crolla tutto? Per adesso no"
"Prevedo che domani sera il Governo ci sarà ancora"
"Governo? Può succedere qualunque cosa"

Da quando ha sciaguratamente perso l'uso del linguaggio e del  raziocinio, Bossi è stato assurto dai giornalisti italiani a oracolo nazionale. Il leader della Lega Nord viene interrogato non tanto per conoscere le posizioni del suo partito, quanto per ottenere vaticini, che risultano per lo più oscuri vaghi e poetici, talvolta enigmatici e indecifrabili - come da tradizione aruspicina. In ogni caso la dichiarazioni sono piene di quella poesia che manca tanto al volgare scenario politico nazionale. E questo ci conforta e nutre il nostro spirito.

"Se l'Italia va giù / la Padania va su"
Un mirabile doppio settenario.

Bondi al confronto, con le sue rime approssimate e i suoi metri zoppicanti, sprofonda nell'anonimato.
"Federalismo o brutta morte": in questo lapidario novenario l'ancoraggio della declamazione civile alla lamentazione esistenzialistica è irresistibilmente convincente.

"Prevedo uno scontro rivoluzionario"
E' il vate civile e misterico, che ogni tanto emerge nella storia con esiti alterni – da Rimbaud a D'Annunzio, da Jim Morrison a Pasolini –, che torna a incarnarsi nel nostro Umberto.

Presso la Mondadori è già in preparazione un Meridiano intitolato Previsioni, oracoli e poesie della sibilla padana, che uscirà subito dopo la sua morte. Sulla quale, stranamente, non sembra ancora avere avuto premonizioni.

sabato 8 ottobre 2011

Denaro e Bellezza – e singhiozzo

Teschio, morte, diamanti e denaro – hirst! – Denaro e Bellezza, sì!, elogio dei miliardi sonanti, encomio dei mercati fiorenti, fiorentini, sì!, pìttici e medicei, perché il lusso è un diritto, e i diritti son per pochi, e i pochi comandano, e comandare è un diritto, è sillogico, sì!, illogico, e dopo l’ostensione in Palazzo Vecchio del teschio tempestato di diamienti – hirst! – a Firenze non cessano di mescolarsi sterco di diavolo e pulcritudo – hirst! –, Denaro e Bellezza, Bellezza e Denaro, Bellezza è Denaro e Denaro è Bellezza! – hirst! – e allora ecco in bella mostra a Palazzo Strozzi il ritratto di Francesco Datini, genio pratese che inventò la Cambiale – hirst! – proprio adesso che la finanza s’è rivelata per quel che è: un passatempo criminale – hirst! – e intanto qua si va a picco – come la Grecia! come la Grecia! si dice – hirst! e insomma in Grecia che diavolo accade? che un tizio si dà fuoco per via del mutuo, ci hanno mostrato i fotogrammi, ravvicinati, immagini nitide, belle, cinematografiche – hirst! – per carità, Denaro è Bellezza – hirst! hirst! – anche quando è Denaro che manca, e mancando uccide, manca al poveraccio, non manca affatto, in realtà, al sicuro in cassaforte – hirst! – appena qualche metro più in là – hirst! – così anche le foto dell’uomo combusto potranno diventare artehirst! – a prova di cattivo gusto – hirst! –, semiotichiàmoci un po’ su, dài, non ricorda Persona di Bergman o il finale di un film di Tarkovskij, con il megafono in una mano e la tanica nell’altra, questo povero diavolo in fiamme di cui non sappiamo neanche il nome?! – hirst! –, e non ricorda forse anche Jan Palach e pure il tunisino Bou’azizi, seme di primavera tostato?!, sì!, perché non fare una mostra intitolata “Fili da Torce-re. Crisi, Sacrifici Umani e Bellezza” – hirst! hirst! – che qua noi si va davvero a picco, a picco-li passi nel baratro, nelle fauci di creditori esattori strozzini, e questa strozzi-mostra – hirst! – dal sapore vagamente fuori luogo ce la saremmo anche risparmiata, in questo momento, visti i chiari di luna, però ci andiamo lo stesso al vernissage, giusto per fare un assage – di tramezzini – e ne mangiamo anche troppi, ché lo stomaco è vuoto da troppo – hirst! – tempo, e così ci è venuto il singhiozzo – hirst! – e il conto corrente è sempre più vuoto, e il salvadanaio non ha salvato il danaio – hirst! – e lo stomaco è già vuoto di nuovo, e il mutuo invece è sempre lì, e insomma siamo rimasti col cerino in mano, e ci sforziamo di tenerlo lontano dalla tanica, ché anche il litro di benzina che servirebbe a incendiarsi costa troppo – hirst! – 1 euro e 70 al litro con l’aumento dell’IVA – hirst! hirst! – e stiamo cercando di imparare a campare senza bisogno di Denaro, facendo di necessità virtù – ma alla Bellezza no, a quella non rinunciamo (e il singhiozzo, lo vedi, alla fine è passato).




Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.36, con "Il Nuovo Corriere di Firenze" dell'8/10/11
(Per leggere le precedenti "semi ottiche" clicca su "articoli" nella finestra "sezioni" a destra)

venerdì 7 ottobre 2011

Aspiro

dopo una poesia di Novella Torre 
(per via di una svista, come si conviene)

aspiro la polvere
lavo le stoviglie
asciugotutto
disgorgo


non è vero niente
la casa è un disastro
percorsa da correnti
le stanze in balia dei venti


la casa è sana e salva
abitata da rettili
felini nascosti tra i giunchi
non mangio più i mammiferi


intendo essere mangiato
dalle bocche dell'edera in corridoio 
dichiaro che aspiro – non polvere
aspiro – fermamente a

mercoledì 5 ottobre 2011

Carne fuori dal corpo

Dopo anni di tentennamenti, qualche giorno fa ho preso la fatidica decisione: ho messo al bando i mammiferi dalla mia alimentazione. Sono convinto che tra un cane e un vitello non corra alcuna differenza, a livello di capacità di provare dolore e di capire il dolore. Questo non vale solo per la sofferenza fisica, ma anche per i sentimenti: vi è mai capitato, in montagna, di dormire accanto a un branco di mucche che per tutta la notte urlano il dolore di essersi viste portare via i figli pronti per la macellazione?

sabato 1 ottobre 2011

Semi ottica 6 - Lucchetti d'amor

Lucchetti d'amor

Grazie Moccia! Federico santo subito! Protettore e sponsor di lucchetti, tu ci hai insegnato le gioie e i dolori dell’amore sotto chiave. Ponte Milvio e mille altri luoghi in tutta Italia ormai e non solo portano i segni metallici installati dai devoti al culto che hai fondato. Qui a Firenze per esempio sul Lungarno, all’affaccio degli Uffizi, c’è un bel cespuglio di catenacci. Frotte di adolescenti né brutti né belli (tutti uguali anche senza essere fratelli, scialbe copie di scialbi modelli) passano il tempo a inchiavardare e schiavardare amori e chiavistelli. A volte gli ci scappa di chiavare. Stamattina però un poeta mi ha insegnato con che gioia si può amare una danzante bambina portoghese: col cuore aperto, spalancato, ignorando lucchetti promesse e serrature. E all’ingresso dell’amore: nessuna chiave.


Pubblicato in "Cultura Commestibile" n.35, con "Il Nuovo Corriere" (edizioni toscane), 1/10/2011