giovedì 8 ottobre 2009

4 - venute dell'angelo

Negli ultimi tre anni, dopo lunga assenza, l’Angelo è venuto cinque volte.
La prima volta è stato per frapporsi tra il mio corpo e il muro di una galleria in autostrada, mentre l’auto si sbriciolava nell’impatto a 100 all’ora.
La seconda si è manifestato per darmi la forza di cambiare la mia vita in tutti i sensi, mostrandomi nel corpo un arto atrofizzato che aspettava di essere rimesso in funzione, che è la preghiera. Mi ha mostrato che questa cosa si manifesta in modo intermittente e selvaggio. Si può domare se stessi sotto l’effetto di essa, ma lei non può essere domata. E ha il potere di distruggere quell’impalcatura oltraggiosa che è la religione.
La terza mi ha abitato sottopelle per tre mesi, dettando parole, modellando nei miei organi visioni; ha instillato goccia a goccia un liquido incandescente in me fatto vaso. E mi ha ordinato di fare un libro. Farlo con le mie mani, col cartone, per darlo a mano a 50 persone. Scendendo dalle impalcature delle ambizioni. Scendendo dalla brama del successo e del prestigio. In questo, si è dimostrato in pieno accordo con Simone Weil. E per un attimo il volto serio di lei mi è apparso tra i lineamenti impalpabili di lui.
La quarta volta ha fatto incursione in forma di illuminazione dentro un piccolissimo testo di Walter Benjamin. Allora mi ha svelato il suo volto di cane, mi ha rivelato il mio nome segreto. Mi ha legato per sempre alla mia origine, alla mia destinazione. E alle vere alternative che albergano nello spazio della mia libertà. Mi ha rivelato anche alcuni dei suoi altri nomi, e la loro spiegazione. Mi ha insegnato alcuni significati del mio nome pubblico. Ma non tutti.
La quinta volta è arrivato quando già stavo per partire. E’ comparso in modo inatteso, come sempre, mentre uscivo dal bagno di un ristorante. Mi ha detto, usciamo, e per strada mi ha chiarito che tutta l’idea del mio viaggio, la sua preparazione, erano opera sua. Ti voglio asciugare l’immaginazione addosso, ha detto, ti voglio insegnare il realismo, il mio tipo di realismo. Perché tutto è reale. Ascolta: in questo nostro viaggio ti darò lezioni sul realismo spirituale.
So che l’Angelo si irrita facilmente a sentire le mie domande sciocche. Ma gli ho chiesto lo stesso se mi sarebbe stato accanto per tutto il tempo, e in che modo si sarebbe svolto questo apprendistato. Camminavamo e non rispondeva. Mi sono girato e lui non c’era. Ho fatto un altro passo, senza pensarci, ed ero già in Palestina.
In quei 30 giorni non ho mai pensato all’Angelo. E lui non si è mai fatto vivo.
Però ho avuto sempre la pelle elastica e riarsa, del tutto prosciugata ma non assetata; e anche piuttosto lucente.
Cosa che accade ogni volta che lui mi alita accanto.

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