lunedì 5 ottobre 2009

1 - militanza

Scriverò un breve testo al giorno. In questo spazio. A proposito di tutto. Spesso prosaicamente, prevedo. Spesso di cronache o spunti attuali. Non solo. Vorrei ospitare voci. Voci di amici palestinesi, ad esempio. O progetti di romanzi, di film, di esperienze. O poesie. Saltando di palo in frasca. Perché questo è un modo più efficace per discendere. Mostrando le relazioni. E’ la sola strategia per la militanza interamente umana che sento in corpo. E' tutto un rispecchiarsi di dimensioni. Il corpo è geografia, la casa è universo, la politica è circolazione del sangue, creare è salvare. Il viaggio materiale è viaggio interiore. L'approccio è sempre lo stesso. Viaggiatore nel tempo e nello spazio. Contro le correnti. Ciò che nella lampada fa la luce, si chiama resistenza. Solitario in campo aperto. A tutto campo, contemporaneamente. Senza perdere occasione.

Nel buio, scelgo due luci. Simone Weil, perché davvero è discesa fino in fondo. E perché ha detto:
"l’uomo deve fare l’atto di incarnarsi perché è disincarnato dall’immaginazione. Ciò che in noi procede da Satana è l’immaginazione."
E Maria Zambrano. Che parafraso liberamente: la conoscenza non può avvenire che per salti, discontinuità, spaesamenti, imprevisti, travasi, contrattempi.
Altre luci arriveranno via via.
Una terza c'è già, implicita nel titolo del quaderno. Zeami, il teorico del Teatro No... il fiore, la giovinezza, il duro lavoro, la creazione, la grazia...

Incarnazione, conoscenza, creazione. Senza immaginazione. Tutto è reale. Non ci sono scuse. Non ci sono fraintendimenti.

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