giovedì 12 novembre 2009

39 - salto in basso

Non c’è conoscenza - e con conoscenza intendo qualcosa che si rivolge interamente all’umano, e ne coinvolge la sfera in uno slancio fiammeggiante- non c’è conoscenza che non sia un saltare da una forma all’altra di espressione, da un emisfero all’altro del cervello, da un’epoca a un’altra nell’arco di un solo istante. Continui viaggi nel tempo, slittamenti di prospettiva. Forse non c’è verità; di certo non c’è verità immobile, abbracciabile con un solo colpo d’occhio (o di pensiero).
Oggi, chi più mi illumina e mi dà soddisfazioni rispetto a questa convinzione, è certamente John Berger. Critico, filosofo, poeta, militante, viaggiatore, pittore. Straordinario come riesce e creare fili che si intessono in arazzi trasfiguranti, spalancando tra le fibre quei vuoti improvvisi in cui un’intuizione ingovernabile si fa all’improvviso strada, spostando il discorso -verso la direzione inattesa che si rivela all’improvviso quella giusta. E la commozione finisce per sgorgare là dove non si sarebbe mai immaginato; e l’implacabile lucidità si applica là dove si ergevano le barriere della cattiva stupidità, alzate a difesa e a velamento di una colpa che non andava svelata.
Berger scrive saggi che si trasformano in lettere, e poi ti ritrovi non sai come, che stai leggendo una poesia; e il commento politico finisce in una fenomenologia atea della presenza dei morti intorno a noi.
Il salto, come dice Maria Zambrano -e come ha praticato, distillando perle immortali, Cristina Campo- è necessario a discendere: in linea retta verso la realtà delle cose -e questa è la conoscenza di cui parlo-, verso la loro natura, verso l’origine, dentro l’energia potenziale, intellettuale e affettiva delle cose. Discendere così tanto dai palchi e dai catafalchi delle nostre ideologie, dai nostri tecnologici sistemi di ammortamento mentale, da trovarci allo steso livello delle cose reali, e accorgerci, infine, nell’esplosione di un giubilo in parte dolente, che le cose sono allo stesso tempo dentro e fuori di noi: e non, o dentro o fuori.
Da qui parte la conoscenza che è desiderio, creazione, militanza, abbassamento, svelamento, spoliazione: la conoscenza che è quel corpo a corpo che non ha esiti prevedibili e non è senza rischi: trattandosi in fondo di nient’altro se non del rapporto d’amore primario e essenziale.

1 commento:

  1. "nell'esplosione di un giubilo in parte dolente" - mi piace molto quel che ho letto qui, anche per come è scritto. Vorrei offrire (una mia traduzione di) un frammento di Maria Zambrano sulla bellezza irrununciabile: "Si deve a un con-discendimento, non alla ricerca di un'altezza. Si sa che la cosa più difficile non è ascendere ma discendere. Ma ho scoperto che il con-discendimento è ciò che dà legittimità, più della ricerca delle altezze ... vedo che val meglio con-discendere davanti all'impossibilità piuttosto che camminare erranti, perduti negli inferni della luce ... ho preferito l'oscurità, che in un tempo ormai passato scoprii come penombra salvatrice, al camminare erranti, soli, perduti, negli inferni della luce" (Filosofia e Poesia). La prossima volta ti scrivo del Metodo dei Chiari del Bosco, che credo tu conosca già: Hay que dormirse arriba en la luz........ Ciao Carlo, Una militante

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