mercoledì 18 novembre 2009

45 - lettera

Mia zia ha preso un foglio e ci ha scritto sopra:

"Svegliati, mio intimo, svegliatevi, arpa e cetra
voglio accelerare l'aurora"

Poi ha piegato il foglio, lo ha messo in una busta e me lo ha spedito.
Aprire la busta e leggere questa formula magica mi ha portato un'invasione di gioia. E il fatto che una persona si sia presa la briga di scriverla su un foglio e, come si faceva una volta, comprasse un francolbollo e una busta e infilasse il tutto in una cassetta della posta, immaginando, io credo, il preciso momento in cui io lo avrei aperto e tenuto tra le mani e letto la sua grafia; tutto questo ha spinto la mia emozione della gioia ancora più in là, nel campo dell'impossibile e del miracoloso.

Queste parole non sono tratte dalle Illuminazioni di Rimbaud: si tratta di due versetti di un Salmo biblico. Tempo fa mia zia mi ha regalato un libretto con una nuova traduzione, letterale, dei Salmi e dei Cantici, organizzati secondo la liturgia delle ore cristiana: questo rituale quasi del tutto dimenticato, ma bellissimo e selvatico, come un abbaglio di sole tra il fieno seccato, nei campi dove si svolgeva la vita dura dei nostri nonni e della civiltà contadina, che pregavano con il corpo e la poesia.
Vorrei fare altrettanto: scrivere queste parole in un foglio, tante volte; infilare ogni foglio in una busta e indirizzarla a voi, alla piccola comunità, alla trentina di persone che ogni giorno legge questi appunti. Ma conosco solo pochi di voi, alcuni non so dove abitano; della maggior parte non conosco nè il nome nè il volto.
E poi oggi mi trovo a Bruxelles per lavoro; tira un vento gelido che sembra avvicinarsi il Natale; e sono molto di fretta e sconcentrato da pensieri. Allora affido il pensiero che mi è stato donato a questa trasfigurazione elettronica di dati; anche se manca la carne, e lo sguardo, e l'impronta, e il soffio. Ma confido enormemente nella realtà dell'energia del desiderio, che ci porta ben al di là di dove siamo: noi, le nostre azioni, le nostre intenzioni; e le parole che inventiamo, o che soltanto veicoliamo.

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