venerdì 20 novembre 2009

47 - va' pensiero

Scrivere una nota polemica su un'iniziativa della Lega Nord può sembrare un esercizio ozioso, scontato e fin troppo banale. Ma quando entra in scena il surreale, vale sempre la pena dedicare attenzione alla cosa, anche se lo spunto viene da quella fonte. Il surreale insegna, e fa ridere.
Dice quindi che vogliono sostituire l'Inno d'Italia con il Va' pensiero di Verdi. Dice anche, contraddicendosi,  che il Va' pensiero è l'Inno della Padania separata dall'Italia. Dice che non c'è cittadino "padano" che non conosca le parole del suo inno. E dice che, per chi avesse bisogno di ripassarlo, tutti i giorni viene trasmesso su Radio Padania alle 10.30, e il fine settimana viene ripetuto ogni ora. Il sito di una sezione locale della Lega Nord dice tutto questo.
Ma anche altra gente, non "padana" e non leghista, è favorevole alla sostituzione dell'inno.
Certo la musica di Verdi è sublime.
Ma viene da chiedersi se qualcuno di questi signori abbia decodificato il significato delle parole, e il loro contesto. Non li si può biasimare comunque: la decodifica dei significati, per quanto sia un'operazione relativamente semplice per noi umani, sembra essere oggi uno sport poco in voga.
Ecco quindi qualche informazione.
All'interno della storia raccontata nel Nabucco, il Va' pensiero rappresenta un momento un cui gli schiavi ebrei scappano dall'Egitto e vagheggiano il ritorno alla loro patria. Si parla di una "Patria" di cui non si fa il nome, ed è identificata solo dal riferimento a tre luoghi caratteristici: il Giordano, Sionne, Solima. Il Giordano non ha bisogno di spiegazioni. Sionne è Sion, il monte sacro per gli ebrei, alle porte di Gerusalemme, il centro ideale della nazione. Solima è il nome greco e latino di Gerusalemme.
Dunque si vorrebbe che l'inno d'Italia fosse il canto di un gruppo di ebrei  che pensano ad Israele, piuttosto che una canzonaccia barricadera, artisticamente mediocre come è l'inno di Mameli, ma certo intrisa della passione clandestina e rivoluzionaria di chi la cantava a squarciagola nel 1948 esponendosi alla repressione (l'inno era vietato in quanto filo-repubblicano), e poi nel '60 dai garibaldini, e poi ancora nel '70, con la presa di Roma e il crollo dello Stato Pontificio.
Canteremo l'inno dell'Italia sionista... sarebbe un caso unico e stupefacente, non c'è che dire!
Comunque, per tornare al surrealismo, l'Italia è sempre stata qualcosa di straordinariamente surrealista in sé, senza neanche bisogno che i leghisti ci mettano del loro: quindi, per concludere, bisogna ricordare che, se l'inno di Mameli è l'Inno d'Italia de facto, l'Italia non ha ufficialmente alcun inno nazionale: né Mameli, nè Verdi, né niente. Credo sia un caso unico al mondo, o quasi. Infatti nel '48 i costituenti non si misero d'accordo, e la cosa rimase in sospeso. In seguito ci furono vari tentativi di disegni di leggi o modifiche costituzionali (fino all'anno scorso) per riconoscere ufficialmente l'inno e stabilire la versione corretta e le modalità di esecuzione. Ma la cosa non è mai andata in porto.
Quindi ognuno può cantare l'inno che gli pare.
O, anche, non cantarne nessuno.


Va', pensiero, sull'ali dorate
va', ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano, tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate...
Oh, mia patria, sì bella e perduta!
Oh, Membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perchè muta del salice pendi?
Le memorie nel petto riaccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t’ispiri il Signore un concento
che ne infonda al partire virtù!

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