mercoledì 10 febbraio 2010

Rapido

rapido
bulbi oculari rasi al suolo
rumore
capelli intrecciati a seppellire
più forte
Pakistan Yemen
nuvola
passaggio di un drone
5 milioni di dollari di fabbricazione
massacro d’alto bordo
ad altissima tecnologia
da terra un pulsante per radere al suolo
suolo di polvere e roccia
e mine antiuomo
fare eco dal basso
Afghanistan Iraq
e ora la Serbia
no lì è già passato
l’arcobaleno della morte
Milosevic schiantato di cuore all’Aja
mentre
si difende da solo
inchioda il suo corpo alla storia
lasciando sgomento di pallore
il carnevale
la colonna di profughi
Uganda
con la schiena spaccata dal bagaglio
per quanto frugale
c’è da spostare un’esistenza
affidarla a decenni di polvere e vento
oppure a generazioni di dolore
come i cinquantanni di deportazione
Palestina
celebrati senza petardi
quelli servono a chiamare gli occupanti
attirare su baracche sciami di zanzare
nucleari
prodighe di polvere bianca
fosforo incendiario
piena sconfitta sul lago Vittoria
il pesce coloniale ha fatto razzia
di ogni altra specie
ittica metafora dei noti processi
di esportazione del male nostrano e saccheggio
senza dazi doganali
pelle spaccata dal sole a Dakar
blocchi di sale caricati sulle spalle
vecchi donne bambini
regolari lavoratori
imbarcare tutto per l’Europa
a raffinare in terra di Francia
averlo indietro in un mese
condire a chicchi di riso
da infilare nella faccia scoppiata
di fame

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