martedì 5 ottobre 2010

Premesse, un anno dopo

A volte è bene dimenticarsi delle premesse, per potere andare più lontano, o dove non si sospettava. Poi, in certi momenti, è necessario tornare a riconsiderare le premesse esattamente per quello che erano, per fare il punto dell'andamento, dei cambiamenti di rotta, dei tradimenti.
La militanza del fiore è iniziata esattamente un anno fa. Oggi voglio tornare per un attimo alle premesse. Ecco cosa diceva il primo post, il 5 ottobre 2009.


Scendere 
Possiamo scendere un po’. La realtà è lì. Anche se ridotta a un cumulo di macerie. E’ lì appena fuori di noi. Appena dentro di noi. La membrana è sottile. Un solo gradino più in basso, rispetto alle impalcature che sorreggono le nostre tecnologie del pensiero. Un disarmo nucleare cerebrale. Bisogna fare accuratamente il massimo sforzo per ottenere il minimo risultato, quando si scende. Ma che gioia scongelarsi le membra. C’è una realtà che non corrisponde alle mappe dei nostri navigatori satellitari. Le mappe sono tutte sbagliate. Quella realtà che quando si vive c’è da piangere di gioia, e quando si muore si muore e non è un videogioco. La guerra è immateriale e totale. Siamo sottoposti ad attacchi sproporzionati. La psiche è sotto assedio. I nervi sotto assedio. La mente sotto assedio. Il cuore sotto assedio. Hanno anche tolto il coprifuoco: tanto l’attacco è in ogni luogo. E’ la terza guerra mondiale. Il fronte è ormai quasi del tutto interno. E non c’è verso di sradicarsi il germe della mistificazione, dell’ignoranza piena di immagini e informazioni che ci rende patetici e irreali. E inconsapevolmente criminali. Il danno più incalcolabile è già stato fatto: i destini sono preconfezionati, la potenza umana di ognuno disinnescata. Mi aggiro su una distesa di macerie. Questo deserto sono io. Ma tra i detriti c’è roba che pulsa, che pensa, c’è ancora tanto da salvare. Ed è un continuo entrare e uscire. La membrana è sempre più sottile. Fino a incontrare qualcuno. Finalmente. E l’incontro è irreversibile. Quegli occhi... Fino a sentire il calore dei morti. Anche questo è irreversibile. I morti tuoi, che parlano nella tua testa. E altri morti, che parlano attraverso il vento, o i libri. Come Simone Weil. Dostoevski. Francesco. Che sono discesi fino in fondo, fino al punto più alto. Fino al limite della specie. Dove l’esperienza si fa irreversibile. E per questo militante e sovversiva, di una sovversione spontanea. Di una militanza umana totale. Il potere odia e teme ogni cosa irreversibile. Perché l’irreversibilità ci fa diventare reali. E seri. E infinitamente forti e propensi ad agire. Il potere oggi sponsorizza stupidità e ironia, che rappresentano sommamente l’illusione della reversibilità. Le immagini della stupidità ci colonizzano, ci depotenziano, disinnescano. Ma accanto a un morto niente è reversibile, nessun è stupido. Lo stesso vale quando guardi il mondo dal basso. Potenti tanto da potere di nuovo dispiegare le membra: intelligenza, sensibilità, emozione, azione, chiaroveggenza. Allora il destino diventa incalcolabile, la potenza di ognuno inaudita. Non c’è più nulla che sia prescritto. Si può cominciare. E, da ora, siamo per sempre stati.

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