giovedì 1 settembre 2011

Lettera a Sofri sul termine "antisemitismo"

A commento della Piccola Posta di Adriano Sofri del 1° settembre [vai]

Caro Adriano,
vorrei produrmi anche io in un ipercorrettismo. La parola "antisemitismo" è stata coniata da Wilhelm Marr, nazionalista e razzista tedesco, fondatore della Lega Antisemita e precursore di certe trovate naziste. Il termine si è poi imposto nel linguaggio comune, nonostante l'infelicissima origine, diventando addirittura 'il' termine politically correct per esprimere l'odio antiebraico.
Marr sarebbe oggi doppiamente soddisfatto: primo, per il compiacimento proprio dell'inventore e iniziatore di una consuetudine; secondo, perché l'uso del termine propaga in sé un'altra forma di razzismo (di cui Marr non era certo cosciente, così come non ne è cosciente quasi nessuno anche oggi): il termine infatti dovrebbe indicare un'ostilità rivolta a chi appartiene al gruppo umano detto "semitico", e si dà il caso che a tale gruppo appartengano, oltre agli ebrei, gli arabi, e un mazzetto di altre antiche etnie difficilmente rintracciabili al giorno d'oggi. Eppure, nell'uso corrente del termine, con "semiti" si intendono unicamente gli "ebrei". Si tratta di una vera pulizia etnica semantica!
Perché non dire "antiebraismo" o "antigiudaismo"?
Credo peraltro che il principale "antisemitismo" in essere oggi sia proprio quello rivolto contro gli arabi. E credo che il sedicente "Stato ebraico" contribuisca non poco ad alzare il livello di questo fenomeno. Un saluto affettuoso. C.

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