giovedì 29 marzo 2012

Marco Parente, parole per "Militanza del fiore"

Mi piace l'idea di poter parlare di poesia in un momento in cui, proprio, la poesia non interessa a nessuno. Forse perché la forma più vicina alle nostre paure? Forse perché specchio che riflette le nostre miserie?
Il libro si intitola Militanza del fiore, il suo poeta si chiama Carlo Cuppini, il suo editore è Maschietto Editore.
Eviterò di mettermi in cattedra a speculare su parole più che autosufficienti, non azzarderò neanche una sorta di recensione, quella la fa magistralmente Adriano Sofri, che del libro cura con maestria l'introduzione: avvincente, emozionante e appassionata come e quanto i preziosi componimenti di cui parla.
Non dirò niente sulla tecnica poetica di Cuppini, anche perché sarebbe molto presuntuoso da parte mia scavalcare chi questo sa fare e fa di mestiere, con dedizione e senza bisogno di riflettori invertebrati. Dunque mi limiterò a sostenere, (questa volta sì senza modestia ma con solidale “militanza”) la sanità di queste parole e l'integrità d'anima/o di questo poeta, giovane d'aspetto quanto maturo di talento che scrive, canta e urla e ama così come impreca, delira e si illude illudendoci con coraggio, quasi soldatesco.
Infine fa ordine e rimette in ordine il senso per me primo e ultimo della poesia: produrre bellezza delegittimando la realtà, “le cose così come stanno” e lo fa come solo il poeta sa fare, come un bambino con la pistola... che perde quando troppo arrabbiato, tornando adulto solo per un attimo, per fortuna.
Di tutto questo far fuori “Realtà”, Carlo Cuppini se ne assume rischi e conseguenze (anche perché la Realtà si è fatta fuori da sola, dice lui, “è irrintracciabile… ci hanno deportati nel regno dell’insensato…”), sapendo benissimo che in Italia chi cerca... trova rogne. Ma se Dio vuole non è solo in tutto questo affanno, sa circondarsi di buoni amici-musa: come l'esilarante “preistorica nonnina”, o Amleto, qui sotto complice fatale nella disciplina dell'errore:

Amleto
facciamo l'errore più grande
della nostra vita
facciamolo per una volta
con assoluta convinzione
per quel che ci riguarda
andremo a rotoli
ma c'è caso che il mondo
uscito fuori dai cardini
ricominci a girare
davvero

Sbagliando s’impara... a sbagliare dico io.
Ecco finalmente un buon motivo per morire, per impazzire e anche “per farsi ammazzare”. Ma la pazzia come la poesia ce la dobbiamo meritare e guadagnare. Di sicuro Carlo Cuppini non è pazzo,
ma poeta sì, e se lo merita! Sottolineo, voce del verbo “essere poeta”, perché tutti possono scrivere poesia, ma quasi nessuno lo è.

In conclusione, mentre ci chiediamo se Capossela possa saccheggiare i Classici, Jovanotti i quotidiani, Morgan i Preraffaelliti, Bianconi Flaubert (sognando Pasolini), Battiato i suoi cereali mediorientali e... chi più ne ha più ne metta:
Leggete Militanza del fiore! Perché la poesia, come la bellezza, è oggettiva e a rischio estinzione.
Comprate Militanza del fiore! Perché come diceva Gregory Corso... “i poeti vanno pagati”.

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Il sito ufficiale di Marco Parente è http://www.marcoparente.it/

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