domenica 7 ottobre 2012

bollettino #89: labbra (dire)

– labbra, le labbra, sebbene l’analisi, del sangue, nei dintorni della vena ferita, la ferita che hai inferto, su labbra, che stuzzichi ancora, quel lembo di labbra, di pelle, che stacchi, quel limbo, epitelio, che levi, sollevi, richiudi, rischiacci, avendo al di sotto nascosto, oscurato, negato il foglietto, piegato in quattro con cura, passando le unghie sulla piega, ogni volta, per quattro, riposto, con su scritte le cose, quelle cose, che non si sentivano dire, da un pezzo, nessuno ricorda, per sbaglio – ti guardo l’ascesso, infezione, il rossore, l’aureola giallastra, purulenta, appena un alone che smargina il rosso – ci vado intorno coi denti, ringhiando, sbavando, mordendo, a smembrare l’icona, circolare, frontale, aurorale, a slacciare slacciare il cucito, il nero del filo, cotone, la cerniera alla meglio, fatta in fretta, che tiene chiusi quei lembi, rammendati di fretta, per non farti notare, sperando sparisse alla svelta, alla vista, in quattro e quattr’otto – prima che uno, prima che tutti, o nessuno, prima che prima, che tu, o che io, o che prima ancora comunque, che sparisse ogni traccia, del foglietto sepolto, interrato, nel vivo – che brucia, che espelle, rigetta, si gonfia, di certo, che ustiona, lo leggo con l’occhio del dito, passando il polpastrello sul vetro, gli occhi coperti, di voci, lontane, di vetri, liquidati in un baleno – e i bambini si rincorrono sulle bici, e manca un’ora al tramonto, cadendo sui sassi, strusciando, scrostando, riaprendo la ferita, ridendo, stuzzicando il rammendo, il prurito, l'aperto impossibile, divaricato – finché la mano è in cancrena, sussulta una volta ogni dito, scompare tra i sassi, nel ghiaino, sotto le altalene, dove il bambino si invola, più in alto, più in alto, all’indietro nel tempo, sempre più indietro, finché si ferma, sospeso – il bambino che eri, il volto lo stesso, lo sguardo di lampo, si volta, più in alto, più indietro, si volta a guardarti, ti sfiora – con grande schiaffone, non senti più niente, gli insetti nel braccio – ghiaino, non lo puoi dire –

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