lunedì 15 ottobre 2012

bollettino #8: fluttua (risale)

– fluttua Felice Baum, per le strade, cammina in verticale nel vano dell’ascensore, precipita dal quinto piano sfogliando le pagine, osserva la ragazza del cartellone pubblicitario, prende il caffè al bar all’angolo, sta in bilico sul bordo del marciapiede, nascosto dietro il platano addosso al muro, si tocca il membro da dentro la tasca, osserva le nuvole grigie addensarsi sulla collina, fa un altro mestiere per ore, rincasa in orari diversi, scrolla lo zerbino davanti alla porta, pulisce le scarpe, anche se inizia a piovere, cucina le pentole, telefona in Australia, accade solo una volta, brevemente, parla spesso con la madre, accende il computer, osserva la strada dai vetri, anche se piove, fa acquisti in internet, la pioggia, guarda le nubi, compra molte cassette d’acqua, molto scure e dense, le porta su per le scale, scende per strada, cammina a ritroso, prende l’autobus, va in centro, va all’agenzia, mangia la carne, ascolta la musica sul divano, nel buio, non sa non ricorda, la nuca poggiata allo schienale, le palpebre abbassate sul viso, si tocca il costato, preme col palmo, infila le dita nei vani intercostali, sente il battito, non sa non risponde, conta le costole, conta mentalmente le vertebre, non sa il numero esatto, si perde, suona il telefono, si conta i denti passando la lingua, crede di conoscerne il numero esatto, ha un dubbio tra trentadue e ventotto, preme il lato della bottiglia sugli occhi, chiusi, uscita dal frigo, fredda, per schiudere il tempo, di dentro, si apre qualcosa di azzurro, o grigio-azzurro, osserva per terra i lepidotteri in fila, avanzare, come in processione, con passo regolare, osserva il meccanismo degli arti, tre alla volta, vanno anche in verticale su per il muro, si alza dal letto, scende per strada, si butta dal balcone, beve d’un fiato, rimuove le cause del decesso, tenta di salvare una vespa accanto al tombino, ne distende il corpo sul bancone del bar, prende un’altra birra, un caffè, una tisana, un piatto freddo, le zampe si piegano e spiegano lentamente, colleziona i tappi delle bottiglie, a migliaia incollati sulla parete, dietro il letto, conduce spedizioni domenicali, da solo, sulla circonvallazione, sedendo sull’autobus, in fondo, osserva, conosce le cose oltre il vetro, ritorna, precipita dal quinto piano, muovendo le dita sul costato, roteando gli occhi e le braccia, sentendo i vuoti intercostali, distoglie lo sguardo dal suolo, dagli insetti, dimentica le persone, osserva gli aerei, centinaia sopra le nuvole, molto dense e nere, a settentrione, al margine dello spazio, è stato più volte nello spazio, una volta su un altro pianeta, ha staccato le stelle dal nero, torna a casa, ritrova le piante sul pianerottolo, dove erano state rubate, le annaffia, nel cuore della notte, gli insetti, vestito da tigre, si spacca un ginocchio, lo batte sul marmo, picchietta la penna sull’unghia, dimentica tutto, non sa non racconta, raccoglie le pigne, le succhia, cade nell’ascensore, Felice Baum –risale –

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