mercoledì 5 giugno 2013

Giornata del Mal Vivente


Piovono palle di fango dal cielo, altroché gita al mare. Il Mal Vivente richiude la porta di casa su un paesaggio di gente che corre china per schivare la caduta dei gravi – che per quanto semisolidi potrebbero nuocere se ricevuti sul capo. Tolti i mocassini e ripostili con metodo nella scarpiera, infila i piedi nelle pantofole poc’anzi abbandonate: la casa sarà dunque la sede delle iniziative e delle esperienze odierne, questo è il punto da cui ripartire. Il Mal Vivente cammina un po’ avanti e indietro nel corridoio, riflettendo svagatamente sul da farsi; poi comincia a girare per le stanze, perlustrandole senza ostinazione, soffermandosi in particolare sugli angoli delle pareti e sugli aloni di umido nel soffitto. Non ha fretta di decidere il modo in cui impiegare il tempo della giornata; è disposto a sprecarne una buona parte nullafacendo. A mezzogiorno in punto (come attesta l’orologio alla parete) il Mal Vivente si trova a transitare tra la cucina e il soggiorno; rimane bloccato con un piede sospeso per aria, perfettamente inscritto nel rettangolo antropometrico della soglia; ed è in quel frangente che riceve la visione risolutiva. Si reca nello sgabuzzino e ne esce con una cassetta di legno tra le mani; la appoggia a ridosso della parete più lunga del soggiorno, accanto al divano. Spostato tutto il mobilio, comincia a disegnare la scena. Nel giro di qualche ora l’epica battaglia tra le nutrie e le anatre comincia a prendere forma: le prime, inadatte allo scontro, si limitano a mostrare denti spropositati; le seconde attaccano invece senza esitazione, per colpire, coi becchi dentati che puntano alle code. Nel tardo pomeriggio il Mal Vivente abbandona il carboncino e comincia a riempire le forme con ampie campiture di colore, restando sui toni del marrone, del verde acquitrino, dall’azzurro opaco. È notte fonda quando l’opera può considerarsi conclusa; il Mal Vivente la osserva estenuato e moderatamente appagato. Appoggia la schiena alla parete opposta e lentamente si lascia scivolare fino a terra. Dopo una lunghissima pausa (alle finestre si comincia a intravedere il primo bagliore dell’alba), si alza, si scuote; va alla scarpiera, infila i mocassini, ripone le pantofole con metodo; apre la porta di casa. Chiude gli occhi, inspira intensamente l’aria frizzantina e pungente; quando rialza le palpebre il blu scuro del cielo è sospinto via da una striscia di luce giallo-azzurra distesa sull’orizzonte; l’aria che entra nelle narici sembra più temperata. Non piovono palle di fango dal cielo. Sembra annunciarsi una bella giornata. Senza voltarsi, il Mal Vivente allunga un braccio, afferra il coltellino appeso alla parete, si tira dietro la porta. Andrà a dare fastidio a qualche povero disgraziato in periferia, lasciando perdere tutte le dispute metafisiche a cui è stato invitato.