giovedì 24 aprile 2014

Cielo

Alzo gli occhi e vedo distintamente l'orsa maggiore. La disposizione degli edifici permette di vedere da qui tutta l'eclitti da dove corrono i pianeti, la luna e il sole. Adesso c'è un pianeta rosso quasi allo zenit, e uno più giallastro schiacciato verso l'orizzonte, a ovest. L'aria è fresca e umida, l'erba è bagnata e lucente, in camicia fa quasi freddo, ma va bene così. Grosse lumache sul cotto e sui vasi, come ogni notte. Altri getti di kiwi pendono spezzati senza più energia. Non resta che staccarli dalla pianta e buttarli nel secchio. Inizialmente davo la colpa ai gatti della vicina, che saltano la siepe e vengono nel nostro giardino. Ma forse mi sbagliavo: devono essere i merli, che si posano dovunque capiti, in ogni posto rialzato o sospeso, e i nuovi rami del kiwi non sono ancora abbastanza robusti da reggere il loro peso, i loro salti.
Tra le varie notizie impressionanti della giornata, quella che più mi ha colpito, come credo molti, è la croce dedicata a Wojtyla - enorme, eretta in un luogo solitario sui monti - che, spezzandosi, ha ammazzato un ventenne. A tre giorni dalla canonizzazione di Wojtyla. Se uno crede ai miracoli (e avere fatto miracoli è requisito fondamentale per essere dichiarati santi) questo fatto andrebbe inteso come un anti miracolo. Tragico, e increscioso. Che c'entra ammazzare un povero ragazzo in gita con l'oratorio, tre giorni prima di diventare santo? Ma poi, perché i santi? Credo che ai tempi di Francesco (il santo) non esistesse il concetto di santità, ma solo quello di beatitudine, che era una condizione, un modo di vivere e non uno status pre o post mortem. Nelle prime rappresentazioni di Francesco che riceve le stimmate, si vede sulle sue mani, sui suoi piedi, sul costato, crescono escrescenze di carne. Coerentemente con il primo, più autentico racconto della sua vita. In seguito si prese a raffigurare il cherubino che spara "raggi" misteriosi, tipo laser, che fora mani piedi e costato del santo. C'è una differenza abissale: la beatitudine è prodotta dal corpo, quasi uno sconvolgimento psicosomatico derivante da una modalità di vita sperimentale, che forzi i limiti della specie umana, come fece Francesco; la santità invece viene sparata da Dio o chi per lui, l'uomo è passivo nel ricevere le stimmate-buchi, il santo non è un uomo ma un supereroe eletto. Il santo non è uno di noi, è un'entità da pregare da stampare sui santini, da raffigurare in chiesa. È tutto fuorché un modello, perché c'è una cesura metafisica, incomprensibile e incolmabile tra il suo stato e il nostro. La tragedia di questo povero ragazzo mi fa pensare che non abbiamo bisogno di santi più di quanto abbiamo bisogno di Batman, ma di una vita beata, plausibilmente beata - cioè folle, gioiosa e libera - questo sì.