domenica 20 aprile 2014

Militanza del fiore - un ciclo nuovo

Il ciliegio ha perso i suoi fiori bianchi ed è già carico di piccoli frutti verdi che crescono in fretta. Non credevo che appena un mese dopo essere stato interrato il giovanissimo albero, alto come un bambino, avrebbe fruttificato. L'erba nuova comincia a essere lunga e aspetta il primo taglio, che deve essere fatto alto. Ma bisogna che passino alcuni giorni consecutivi senza pioggia e senza umidità, perché il terreno sia ben asciutto e sufficientemente duro - altrimenti l'erba si strappa. Per questo è stato finora impossibile procedere.
Dal muro di pietra della casa di fronte è tutto un via vai di merli, giovani e adulti: i più piccoli sono nati un mese fa e hanno un piumaggio striato che li distingue dai più vecchi. Vanno e vengono nel giardino, strappano le foglie più tenere dalle piante aromatiche - la menta, la salvia, soprattutto - e tornano nei loro nidi nelle fessure del muro. Dice che fosse il muro di una chiesa antica; il finestrone murato a sesto acuto parrebbe attestarlo.
Giorno di Pasqua. Un progetto. Ascoltare, raccontare, scrivere, da questo luogo nuovo, intimo ma aperto, spazio di azione e di concentrazione, il giardino. Tutto qui è nato da poco. Tutto qui si sta formando in questi istanti, e continuerà a farlo, crescendo. Tutto qui è preso in un suo ciclo, legato a una norma logica e inafferrabile. Bisogna stargli dietro, non si può perdere un passaggio. Misterioso bilico tra vita activa a vita contemplativa.
Maia, da parte sua, è sporta sull'orlo di imparare a parlare, imparare a muoversi, imparare a volare. Lanciarsi nel mondo, verso tutto. Sembra apprezzare il giardino, con slancio accoglie ogni novità, ogni movimento. Con gridolini di approvazione e partecipazione ogni mattina osserva le trasformazioni maturate durante la notte. "Ghe!" è l'approvazione, "Ba!" la stupefazione. Non servono molte altre parole per commentare il mondo, per il momento.
Un nuovo ciclo di militanza del fiore. Una breve nota, giornaliera o quasi. Un resoconto dal fazzoletto di terra che è il giardino. Guardando dentro, intorno e fuori. Perché, come sempre, tutto fluisce in un unico corpo, soffiato in un unico respiro. Dire amore, dire politica, dire giardino. Cercare le parole per dirlo. Cercare il modo di esistere, quello buono, che non lasci rimpianti.
Cose terribili e sinistre nel discorso ufficiale che ci avvolge, nel linguaggio dei media. Scrittori e cantati disciolti nello show business, pronti a tutto; guerre, fisiche e immateriali, lontano e vicino a noi; deportazione nel nulla, il solito meccanismo, sempre.
Ma anche: cose sublimi e impalpabili nei cammini degli uomini e delle donne; splendore sui sentieri nascosti e resistenti che possiamo scoprire, ci è dato di percorrere.
L'argine al male sta sempre su un piano diverso dal male. E' un linguaggio incommensurabile, che scompare in controluce.
Raccontare di ciò che giunge all'orecchio, e dentro il cuore, da questo luogo-argine.