lunedì 26 ottobre 2009

22 - Gesù va in vacanza in Palestina

Gesù va in vacanza in Palestina.
E' pieno di bei posti da visitare, e poi tutto gli ricorda la sua infanzia, la sua vita da uomo, le sue pazzie giovanili. Quanti ricordi, quanta dolcezza, che malinconia struggente...
Eccolo a Betlemme, e non c'è da stupirsi che voglia cominciare proprio da qui. Gli hanno detto che c'è una bella chiesetta ortodossa, piena di luci, costruita proprio sopra la sua grotta. E bella lo è per davvero. Ma scusa, cosa sono quei brutti buchi sulla parete esterna della basilica?. Un uomo dalla pelle scura e segnata da molte rughe fuma appoggiato a un angolo della piazza. E' lui che gli risponde. "Quei buchi è quando l'esercito israeliano ha preso a cannonate la chiesa. Ci si erano rifugiati dentro una cinquantina di palestinesi ricercati".
Caspita, pensa Gesù con un brivido, neanche durante le crociate era mai stato violato questo posto.
Vabbe', andiamo avanti, si dice Gesù, qua tutto sommato c'è un bel clima, un'atmosfera accogliente... tutti questi arabi calorosi, per lo più cristiani, mi sento bene, mi sento da dio.
Ecco che lo invitano in una casa a prendere il caffè, a gesti perché Gesù non capisce l'arabo. Però si intendono bene. Alla fine spunta fuori un ragazzetto che parla inglese e Gesù può togliersi qualche curiosità:
"Cos'è questo paese? Siamo sempre a Betlemme? C'è un'aria diversa..."
"No questo è il campo profughi Aida, appena fuori Betlemme"
"Ah. E cos'è questo coso enorme a un metro dalle case?"
"E' il muro che i soldati hanno costruito quattro anni fa. Di là c'era il nostro campo di ulivi dove i bambini giocavano."
"Cosa vuol dire Aida?"
"E' il nome di una donna che abitava qui quando sono arrivati i profughi, nel '48. Lei era una giovane donna cristiana, i profughi erano migliaia, e lei diede da bere e da mangiare a tutti, i primi giorni. Per gratitudine gli abitanti hanno chiamato il campo con il suo nome".
Va bene, Gesù ne ha abbastanza di Betlemme e va sul Giordano, nel luogo dove Giovannino battezzava la gente, e dove battezzò anche lui. Che nostalgia, quei tempi...
Bum. Gli esplode qualcosa sotto i piedi. E per fortuna che è Gesù, sennò ci sarebbe rimasto secco. Il corvo sulla cima dell'albero inforca gli occhiali e sfoglia una guida turistica: "Il luogo del Battesimo di Cristo si trova oggi in un campo minato. Le mine furono messe dai giordani quando Israele occupò tutta la Palestina nel '67, per evitare che fosse invasa anche la Giordania.Al contrario di molti altri siti, gli Isrealiani non hanno sminato questa area, indirizzando la funzione delle mine contro gli stessi Giordani che le hanno poste".
Seccato Gesù si scrolla la polvere dai calzoni e se na va anche da qui.
Via, a vedere il panorama dal Monte degli Ulivi! Li si si sta bene di sicuro!
Ah, che aria buona da lassù, e che vista splendida di Gerusalemme! Gesù si gira a guardare la vallata anche dall'altra parte. Ma cos'è quell'obbrobio? Un muro alto otto metri che separa casa da casa, scuola da ospedale, orto da giardino, famiglia da famiglia. Incontra un prete che chiacchiera con un imam, e deve avere un'aria parecchio spaesata perché quelli gli dicono in coro: "Guardi quell'affare? E' il muro di separazione. Tirato su proprio in mezzo alla parte araba di Gerusalemme"
Gesù si ricorda di Betlemme. In effeti è lo stesso muro, avrebbe dovuto riconoscerlo.
"Ma questa zona non è dentro lo stato palestinese?"
"Sì. E allora? Gli israeliani stanno inglobando tutto, con la scusa della sicurezza", rispondono i due con identica aria rassegnata.
"Be'.. date a Cesare quel che è di Cesare". E' un po' confuso Gesù, non gli esce niente di meglio che questa. Non sa neanche lui a cosa si riferisca. Ma bisogna capirlo: gli si stanno prospettando delle vacanze di merda.
Il prete e l'imam non gli danno neanche retta e se ne vanno a braccetto, un po' mesti, un po' infervorati da discorsi sopra i massimi sistemi.
Basta. Gesù decide di affidarsi a un'agenzia. Non vuole cazzi, basta col turismo fai da te!
Allora lo mandano a fare un tour del fantastico, nuovissimo, parco archeologico ebraico proprio sotto le mura della città santa. Perbacco, le tombe dei patriarchi... questo sì è emozionante!
Ma... cos'è quella catapecchia a tre piani in mezzo al parco?
Risponde la guida, tossicchiando: "Purtroppo le autorità non sono ancora riuscite a cacciare quella famiglia di arabi, e quindi non hanno potuto ancora demolire la casa..."
"Ma di chi è quella casa?"
"Be'... è loro. Ma è nella nostra terra"
"Ma questa non è Palestina?"
"No. E' la nostra terra. La terra di Israele. Ce l'ha data YHWH.
YHWH gli stava sulle palle anche 2000 anni fa, a Gesù. Anche se cercava di non dirlo troppo ad alta voce, che gli avevano detto è pericoloso. Che tanto poi l'hanno ammazzato lo stesso, tanto valeva dicesse tutto quello che pensava, pane al pane vino al vino.Un dio che dice: "esiste un solo dio, che poi sarei io, e non è un dio per tutti gli uomini: io sono il dio di un club privato, il club dei quattro gatti, nello specifico di 14 milioni di persone. Gli altri 7 miliardi, cazzi loro. Io sono il solo Dio, e non sono per loro. Puppa!"
Un Dio così, a Gesù, gli faceva girare le palle. E ora gli girano ancora di più, dopo avere sentito questa guida, e questa storia delle centinaia di case demolite per fare il fantastico parco archeologico israeliano, i terra palestinese. Lui che ha dato tutto per l'universalismo. Tutti gli uomini sono uguali, e Dio è il padre di tutti... Un corno, risponderebbe la suddetta guida ebrea.
"Vado a trovare Abramo, so dov'è la sua tomba, ho guardato su internet!", questo è ciò che scrive Gesù sul diario di bordo.
E quindi prende un autobus e va a Hebron. Eccolo, nel cuore della Palestina, e anche qui è tutto un offrire caffè, tè, pasticcini. E non c'è un cane che parli inglese, qua. Ma Gesù è un tipo espansivo, si fa capire a gesti. E anche questi famosi palestinesi sono così, proprio come si dice.
Hebron è proprio bella, ha fatto bene a venire qua, si sta rilassando davvero, adesso, Gesù.
Si ferma davanti a una statua e legge nella guida per capire di chi si tratti: pare sia Baruch Goldstein, un tale colono ebreo ultraortodosso che una ventina di anni fa ha fatto irruzione nella moschea della città e ha preso a mitragliate i ragazzi che stavano inginochciati a pregare. Ne ha ammazzati 30, prima di essere ammazzato a sua volta dalla security. Per questo gli hanno fatto una statua.
Gesù ha la nausea, non ne può più.
"Domani riparto e vado a Sharm El-Shiek, giuro su Dio. E intanto, oggi pomeriggio vado a sbracarmi sul Mar Morto, già che è a due passi da qui!"
Eccolo sbracato, in bermuda, con i piedi a mollo nelle acque salatissime e salutari, tra vecchi miliardari russi e ucraini circondati da puttane e travestiti. Se la spassa, finalmente riesce a non pensare a niente. C'è anche qualche pellegrino cristiano che non lo riconosce e lui decide di restare in incognita. Questi lo travolgono di racconti entusiastici: "...E poi abbiamo fatto la via crucis con una croce di legno vero sulle spalle, cantando e pregando... è stato incredibile! Ora siamo qui a rilassarci un po' prima di ripartire. Israele è un posto fantastico, molto spirituale". Gesù ha un brivido, incassa la testa tra le spalle e si rimette gli occhiali da sole.
Arriva il proprietario dello stabilimento, con aria americanissima e una gran bandiera israeliana stampata sulla maglietta...
"Cristosanto! Ma qui siamo in Palestina!"
"Palestina??? Questo è Israele, è tutto Israele! Questa è la mia piccola colonia, vedi, c'è l'esercito che mi difende, ci sono le bandiere bianco-azzurre per ricordare a quei cani qui fuori che tutto questo è nostro, e noi, conquisteremo tutta la terra che ci ha dato YH..."
Gesù si è già alzato e gli ha mollato un pugno nel grugno. Non lo vuole neanche sentire nominare quel nome. E ha deciso: altroché Sharm El-Sheik: andrà in vacanza a Cuba, a fumare un sigaro con Fidel prima che muoia, con una keffya sulla testa a proteggerlo dal sole e dalle mosche.

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