martedì 27 ottobre 2009

23 - il re è morto

Il re è morto e il suo popolo resta attonito intorno al suo corpo. Il corpo è ancora caldo, sembra fumare nella radura umida, nel cuore della foresta. Si solleva un leggero vapore dalla sua pelle nuda. Forse è l'anima che svapora, un po' alla volta. Il corpo del re è disteso, enorme, gli occhi chiusi, il torace sollevato è imponente. E' stato un grande re, amato dal popolo; un individuo grandissimo, a partire dalla statura. Un re spodestato, alla fine, quando, dopo 15 anni di regno, il suo stesso figlio usurpò il trono. E allora il veccho re fu costreto a farsi indietro, non senza avare sostenuto una selvaggia lotta per il potere. E alla fine della battaglia, il popolo giurò obbedienza al nuovo giovane sovrano, ma continuò ad amare e a rispettare il vecchio re, che non fu neanche costretto all'esilio. Continuò a vivere con il suo popolo, tra la sua gente, con la sua famiglia ancora per molti anni. Fino a pochi giorni fa, quando la malattia l'ha ucciso. E ora giace sulla nuda terra.
Per forza la gente lo amava: il re aveva salvato il suo popolo dall'annientamento. Durante la guerra civile che devastò la regione in cui vivevano, causando centinaia di migliaia di morti, il re portò il suo popolo lontano, oltre i confini del paese, strisciando acquattati nella foresta, nascosti tra gli alberi, con intelligenza e coraggio.
Il re fu seguito per tutta la sua vita da una donna europea. La donna aveva un debole per il sovrano, voleva sapere tutto di lui, lo seguiva ovunque e dedicò tutta la vita a lui. Fu uccisa per lui, da gente malvagia. Perché era amica del re e del suo popolo, mentre questa gente malvagia era nemica del re e del suo popolo.
Ora che il re è morto, è calato n silenzio spettrale e impressionante nella foresta. Anche suo figlio, il nuovo sovrano, si avvicina con rispetto e, sembrerebbe, con dispiacere, al corpo del padre. A volte qualcuno dei presenti si avvicina fin quasi a sfiorarlo, con la mano tesa, tremante, per assaggiare il mistero della morte e sentire per un ultima volta la vibrazione dell'anima del re, la potenza del suo carisma, la sua statura morale.
Stanno tutti in silenzio, sgomenti, ma senza lacrime: concentrati e assorti davanti al mistero della morte che è ancora più grande e importante della tragedia di un popolo che resta orfano.
Il popolo del re morto è molto attento, si stringe intorno al cadavere e mentre vengono svolti i rituali funebri, la pulizia, la lavanda, alcuni montano la guardia tutto il tempo, dandosi il cambio, e non allentano mai l'attenzione. Sono circospetti, quasi elettrizzati e pronti a scattare: perché sentono la presenza di creature tutto intorno, invisibili, nascosti tra le fronde. Sanno che queste creature potrebbero avvicinarsi e profanare il corpo del re, prima che venga consegnato degnamente all'eternità. Temono che queste creature potrebbero addirittura trafugare il suo corpo e utilizzarlo per i loro scopi empi e malvagi. Per questo montano la guardia, armati, pronti a difendere il corpo del re, pronti a difendere se stessi, la propria identità, il proprio destino.
Perché conoscono bene queste creature che stanno acquattate e li osservano da lontano: sono gli umani.
E il re è Titus, sovrano dell'ultima popolazione di gorilla. La donna europea era Dian Fossey, onore alla sua memoria. Gli uomini che l'hanno uccisa sono dei cacciatori di frondo, della stessa specie di quelli che hanno portato i gorilla all'estinzione. La regione da cui Titus ha portato via il suo popolo è il Ruwanda dei tempi del genocidio, 1994.
Il re è morto. Viva il re.

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