domenica 29 novembre 2009

56 - ringhiando a pochi centimetri dal suo naso

C'è la storia di una bambina che scappa perché è ebrea, e i nazisti vogliono eliminarla, come hanno fatto con il resto della sua famiglia. Allora lei, che ha appena 7 anni, riesce a mettersi in salvo dopo una fuga precipitosa dalla cantina dove sta segregata. E va nel bosco. E il bosco è fitto, buio e freddo. Perché siamo nel Belgio occupato del '43; ed è autunno.
Nel bosco, la bambina incontra i lupi. E visto che i cattivi, in quegli anni come in questi, erano esseri umani, i lupi allora dovevano essere buoni. E non la sbranarono. Anzi, la adottarono.
La bambina era coraggiosa: si unì al branco, diede dei nomi ai lupi, per mesi condivise in tutto e per tutto la loro vita, a quattro zampe. All'inizio stando in fondo alla rigida gerarchia del branco. Poi un giorno venne promossa, e le furono affidati i cuccioli mentre tutti gli altri adulti andavano a caccia. Era una dichiarazione di fiducia incondizionata da parte di tutto il branco.
Non so perché, ma la cosa che più mi ha toccato del racconto è un episodio legato al cibo. La bambina, erano i primi tempi della sua adozione, osservava i cuccioli chiedere cibo alla lupa che era stata a caccia: strofinavano il muso su quello della lupa, mugolando. La lupa allora vomitò un bel mucchio di carne masticata che i lupetti divorarono. Quando il pasto fu terminato, la bambina si avvicinò ai resti perché stava morendo di fame. Ma la lupa adulta le saltò addosso immobilizzandola. La tenne schiacciata a terra a lungo, ringhiando a pochi centimetri dal suo naso. Poi la lasciò libera e si allontanò un po'. Allora la bambina ebbe l'intuizione fondamentale: si avvicinò cauta alla lupa, a quattro zampe, mugolando e piangendo, e strofinò la sua faccia sul muso e sulla bocca dell'animale. Moriva di fame, il suo mugolio era un'implorazione.
Allora la lupa vomitò per lei tanto cibo quanto quello che aveva dato ai figli. E lei mangiò, come un lupo. L'incontro è fatto di attenzione e rispetto, e tutto è cultura: anche il chiedere, il supplicare, il chiedere aiuto, il mangiare. Tra tutti i viventi. C'è qualcosa che può farci davvero condividere e incontrare e comunicare: tra umani e umani, tra umani e animali. Tra tutti i viventi. E, forse, non solo. C'è qualcosa, che deve avere a che fare con una forma di rispetto e di attenzione, che ci permette di essere tutti sullo stesso piano, uguali, fratelli. Quei lupi erano pronti a dimenticare ogni differenza tra la propria specie e quella della bambina. E non c'era pelliccia, forma, colore, che tenesse. Attraverso i secoli, viene in mente Francesco. Un altro bambino in fuga delle guerre degli umani.
Tempo dopo ci fu un conflitto tra il capobranco e un lupo più giovane. Il giovane si trovò messo in minoranza e dovette scegliere di abbandonare il branco. La bambina era legata a lui, e con dolore scelse a sua volta di lasciare il branco, per restare unita a lui. Si consumarono i rituali dell'addio. Senza rancori. Ma tra il lupo giovane e la bambina in capo a poco tempo si incrinò qualcosa. Entrambi avevano perso il loro contesto familiare, erano irrequieti. Il lupo voleva stare solo.
La bambina fu di nuovo sola, nel bosco. E quando il sentiero la condusse a uscire dalla selva, la guerra era finita, i nazisti non c'erano più, e alcuni umani erano pronti ad accoglierla, nella sua selvatichezza, per reintrodurla alla comunità degli umani.
La bambina si chiamava Misha Defonseca. Ora è una donna anziana. Dopo molti anni dalla sua vita nei boschi, decise di scrivere la sua storia. Mi sono imbattuto nel suo libro per caso, due anni prima che ne fosse tratto un film. Non ho visto il film: mi basta il ricordo di questa storia vera, raccontata malamente, ma vera. E' come se me l'avesse raccontata mia nonna, e non c'è bisogno di metterci sopra delle immagini.
Non so perché, ma per me questa resta la più bella storia sul nazismo, sulla guerra e sulla persecuzione degli ebrei. Anche se non si parla affatto di nazismo, di guerra e di ebrei.

1 commento:

  1. Purtroppo la storia è falsissima, la stessa autrice, che non è neppure ebrea e ha scritto soto pseudonimo, è stata costretta ad ammetterlo nel febbraio del 2008 Si è scusata con tutti quelli che le hanno creduto, quindi forse anche con te.

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