lunedì 30 novembre 2009

57 - storie vere

L'anonimo commentatore della mia nota di ieri mi ha aperto gli occhi forzatamente sul grande inganno in cui sono caduto. E' vero, la storia che ho riportato della bambina adottata dai lupi è clamorosamente falsa, inventata di sana pianta dall'autrice, che è stata poi costretta a ritrattare tutto, in lacrime, dopo le verifiche svolte in seguito all'uscita del film. Non è mai vissuta nel bosco con i lupi. Non è ebrea. E non si chiama Misha De Fonseca.
Lì per lì, appena ho verificato tutto questo, mi sono arrabbiato con il commentatore anonimo: perché mi aveva rotto le uova nel paniere, e aveva fatto svanire una bella illusione, e soprattutto aveva vanificato una militanza del fiore.
Subito dopo però ho pensato che niente di tutto questo è vero. In fondo quella che ho raccontato ieri, per me resta la storia più bella sul nazismo, sulla guerra e sulla persecuzione degli ebrei. Come ho detto. Anche se non parla di niente di tutto ciò. Come ho detto. E anche se è una storia falsa.
Tutti i romanzi sono falsi. E una volta giocavano oziosamente e deliberatamente su questa ambiguità, come il Manzoni. Il fatto che l'autrice in questione spacci la sua storia per vera però è qualcosa di diverso dalla finzione del romanzo: è una menzogna.
Non so perché, ma in questa colossale mistificazione ci trovo qualcosa di affascinante -e lo dico a mio discapito, dato che sono stato io stesso uno dei buggerati. Eppure, nonostante l'orgoglio ferito, non posso non simpatizzare per una donna che è riuscita a far bere una storia del genere a mezo mondo, per anni, spudoratamente. Tanto spudoratamente da far leva sul nostro tabù fondamentale: il senso di colpa universale verso gli ebrei. Con la dose rincarata dalla presenza dell'infanzia. Non è stato Tarantino a infrangere il tabù degli ebrei durante il nazismo: è stata la falsa Misha De Fonseca, molto tempo prima, e clandestinamente, che se ne è fatta gioco prendendo tutti per il naso.
Nella menzogna così deliberata c'è un cortocircuito tra il piano attivo e militante della realtà e quello passivo e disinnescato dell'immaginazione. I situazionisti e Luther Blisset lo sapevano bene: mentire per mentire, per gettare il caos nelle abitudini cognitive, per destabilizzare tutto, per fare la rivoluzione.
Ma i situazionisti erano bravini e ordinati, tutto sommato. Perché erano marxisti, e condizionati dall'eterno, hegeliano, moralistico, dover essere, dover fare.
La falsa Misha De Fonsaca è stata destabilizzante come un Luther Blisset. Ma è stata più anarchica. Selvatica, indomita, egoista, irriducibile. Una piccola criminale. Ha fatto tutto questo solo per sé, con brama e indifferenza di animale.
Quindi penso che, forse, alla fine si dovrà scoprire che la sua confessione era falsa, e che lei ha stretto davvero un patto coi lupi, per poter diventare quello che è diventata e fare quello che ha fatto.

1 commento:

  1. intanto mettiamo i puntini sulle i fra situazionisti e Luther Blissett:

    http://www.scribd.com/doc/13650119/Leonardo-Lippolis-Togliti-i-Baffi-Ti-Abbiamo-Riconosciuto-Luther-Blissett-is

    che è divertente ^_^

    dopodichè che dire... è bello credere alle favole, hanno sempre un fondo, e dico un fondo, di vertità.

    s.

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