domenica 20 dicembre 2009

77- progetto per un film sui campi profughi

Il campo potrebbe essere Al Ain, margini della città di Nablus, territorio della Cisgiordania. O qualunque altro. In Palestina, o altrove.

prima sequenza
la telecamera avanza attraverso i vicoli e gli spazi del campo. a un metro dal suolo, punto di vista sbassato, ad altezza di bambino.
il movimento dello sguardo è lento e costante.
le vie larghe un metro o un metro e mezzo costringono a un'ossessiva prospettiva centrale, rinascimento deviato.

lo sguardo incontra spesso, alla stessa altezza, volti e sguardi di bambini e bambine che popolano il campo; come quelli di uomini e donne anziane che siedono sul gradino di casa, a guardare il muro grigio eretto poche decine di centimetri dal loro naso.
lo sguardo procede sempre senza fare soste. a volte ruota leggermente per soffermarsi su un volto, un corpo, un paio di occhi, ma continua ad avanzare.
viene battuto tutto il labirinto delle strade del campo. saranno una trentina di vicoli in tutto. poi il montaggio farà una selezione e una sintesi.
lo sguardo entra anche nel piccolo e fitto cimitero del campo. si aggira tra le lapidi, restando sempre a un metro di altezza. si intravedono bambini e donne, poche figure. è qusi deserto. si vedono insegne e vessilli di associazioni combattenti, sulle lapidi.
si sente il richiamo alla preghiera cantato dal muezzin. potrebbe essere un venerdì del mese di ramadan. il canto sarebbe quindi prolungato, più accorato ed energico, un grido che lacera l'aria fino ad altezze irraggiungibili.

seconda sequenza
interno di una casa
vita quotidiana. una donna cucina. un ragazzo telefona col cellulare.
"Pronto. Majd. Ciao Salah. Stasera al centro culturale? Ok. Ti faccio vedere un video su you tube"
un uomo si lava le mani prima di avvicinarsi al libro sacro posto su un leggio di legno intarsiato, solo oggetto pregiato nella casa.

terza sequenza
primo piano di una donna di circa sessant'annni, aria nord europea, intervistata:
"riguardo all'occupazione... io sono contraria, sono una persona di sinistra. credo che abbiano diritto ad un loro stato. credo che l'occupazione dovrebbe finire"
voce dell'intervistatore, lo sguardo resta sul volto di lei:
"cosa ne pensa dei 750 mila profughi del '48 e dei loro discendenti? Crede che abbiano il diritto di far ritorno alle loro case?"
silenzio.
voce dell'intervistatore:
"Lei è daccordo con il suo governo a continuare a negare il diritto al ritorno per tutti i profughi evacuati dalle loro case?"
"Nel '48 c'è stata una guerra. I profughi sono il prezzo della guerra. Non l'abbiamo voluta noi"
"Si, ma la convenzione di ginevra sancisce il diritto dei profughi di fare ritorno alle loro case alla fine del conflitto"
Silenzio.
Poi:
"I profughi non sono un problema che noi ci possiamo accollare"

quarta sequenza
esterno notte.
il campo è visto dall'alto, dai tetti. solo qualche luce nel campo. le luci della città in lontananza.
voce militare al megafono, in lontanaza:
"Coprifuoco per 12 ore. Chi esce di casa è passibile di essere arrestato o sparato. Coprifuoco di 12 ore da adesso. Fino alle ore 12 di domani"
silenzio.
poi, ancora:
"Donne. So che avete pianto e gridato vedendo morire i vostri ragazzi. Teneteli a casa questa notte. Perché noi abbiano una gran voglia di suonare questi mitra. Buona notte a tutte"

quinta sequenza
interno.
una minuiscola casa, decorosa. una donna, un ragazzo, una ragazzina e una bambina.
la madre il figlio e la figlia più grande sono seduti intorno a un tavolo. la piccola è seduta su un tappeto.
il ragazzo:
"Cani figli di puttana"
la madre gli dà uno schiaffo rapido e silenzioso.
il ragazzo si alza senza espressione. sale le scale. va in camera sua.
c'è un poster di marlyn manson sulla porta. sul muro è scritto punk's not dead.
chiude la porta. sta fermo appoggiato alla porta.
si sentono rumori sommessi fuori. un grido soffocato. scalpiccio di diverse persone che corrono. una rapida mitragiata. ancora scalpiccio di passi e voci. i rumori vengono dall'alto.
il ragazzo digita un numero al cellulare:
"Majd. Sono sui tetti. Stanno inseguendo qualcuno. Forse Khalil. Vengono in direzione di casa tua. Allerta"
attacca.
silenzio.
silenzio.
squilla il telefono. una musichetta dance americana.
voce al ricevitore:
"Salah, li ho sentiti. sono passati qui accanto un attimo fa. hanno sparato diverse raffiche. figli di puttana. speriamo non sia tuo cugino."

sesta sequenza
interno.
stessa casa, piano di sotto.
la donna e le due bambine stanno in silenzio.
il marito e l'altro figlio stanno sulla credenza. in forma di foto.
l'uomo è in carcere da tre anni.
il ragazzino è stato ucciso due anni prima, mentre tirava pietre contro un carroarmato. aveva 14 anni.
silenzio.

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