lunedì 21 dicembre 2009

78 - donne

1
Cercando libri in preparazione di un prossimo viaggio a Istanbul, mi sono imbattuto nel racconto di viaggio di Ella Maillart, pubblicato da EDT con il titolo La via crudele. Nel 1939, mentre l'Europa prendeva la strada dell'autodistruzione, la fotografa svizzera, insieme a un'amica scrittrice, prendeva la strada per l'Oriente. Alla guida di una Ford.
Ella aveva circa 35 anni, e aveva già girato parecchio, tanto da poter dire: arrivate a Istanbul non ci interessava visitare la città, tanto la conoscevamo bene.
Il libro racconta con tono spigliato, rapido e senza sentimentalismi l'avventura di due giovani donne europee che, ben prima della catastrofe del turismo, attraversano l'Europa e il Medio Oriente fino a Kabul, spinte dalla sete implacabile del viaggio, della conoscenza diretta, dell'incontro. Che fossero donne, e che si trattasse degli austeri, critici, anni '30, non costituiva un problema. Grazie alla sua avventatezza, all'intransigente e sconvolgente fedeltà alla sua vocazione, Ella ci ha lasciato documenti straordinari.

2
La storia di Ella e della sua compagna mi hanno fatto tornare alla mente la vicenda di Pippa Bacca, nipote di Manzoni l'artista, come non hanno mancato di ripetere fino alla noia i media nostrani che ne hanno parlato: come se a fare notizia fosse la sua ascendenza familiare, e non il fatto che una giovane donna, una giovane, intrepida artista, avesse viaggiato a piedi e in autostop per mezza Turchia, in abito da sposa, con un'amica al seguito, per realizzare un atto artistico-magico capace di rafforzare l'importanza della libertà e del coraggio nel mondo degli umani. Prima che venisse sequestrata, stuprata e ammazzata da un criminale qualunque. So che una mostra con gli scatti che raccontano il loro viaggio incompiuto -ma in un certo senso compiuto- sta girando, faticosamente, l'Italia, per iniziativa di parenti e amici di lei. Credo che varrebbe la pena vedere questa mostra.

3
A Ramallah, capitale de facto della Palestina (almeno finché la parte araba di Gerusalemme non sarà liberata), chiedo a un ragazzo incontrato per strada se sia vero, come ho letto, che il sindaco di Ramallah è una donna, per di più cristiana.
Lui aggrotta le sopracciglia, sembra rifletterci un attimo, ma senza eccessivo sforzo, come se si trattasse di una domanda di poco conto. Poi mi dice: "Ah sì. E' una donna. Cristiana"
"E' brava?", continuo a indagare.
"Si, molto."
"Tu l'hai votata?"
"Sì"
Quel "ah sì" della prima risposta mi rivela che ciò che per me era sconcertante e impensabile, per lui è normale. E questo, a sua volta, mi rivela che ciò che noi pensiamo del rapporto dei musulmani, e degli arabi, con le donne e con le altre religioni, è completamente sbagliato. A cosa potrebbe corrispondere, in Italia, qualcosa come una donna cristiana che è sindaco della capitale della Palestina?

4
Poche persone oggi mi suscitano un sentimento di ammirazione come Benazir Bhutto e Aung San Suu Kyi. Due donne che hanno rappresentato l'opposizione politica, ideologica, sociale, civile e spirituale, contro i regimi dei rispettivi paesi - il Pakistan e la Birmania. Fino a pagarne le estreme conseguenze: fatali, nel caso della Bhutto. Ed è appena il caso di ricordare che né l'una né l'altra sono state elette ai loro incarichi e ruoli grazie a "quote rosa". Quel fenomeno politico che nella liberale, laica, egualitaria e paritaria Europa (e in particolare in Italia) sono tanto in voga.

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