lunedì 23 maggio 2011

"Poesie e canzoni per farsi ammazzare"

Questo potrebbe essere il sottotitolo per una raccolta di poesie.
Perché la poesia – non quando vuole essere discorso impegnato, ma sempre e in quanto tale – è intralcio al procedere delle macchine del potere. Il quale, in questo tempo, si esercita sommamente attraverso l'appropriazione del linguaggio e il suo impiego unilaterale. Non abbiamo altro modo di rapportarci scientemente alla realtà se non cogliendone i frammenti che ruotano dentro e intorno alle nostre esistenze  con quella rete che è il linguaggio. Così il potere, una volta appropriatosi del linguaggio, dei suoi nessi, delle sue chiavi di accesso, ha già vinto: ci ha asserviti, ha piegato il nostro consenso ai suoi scopi, senza neanche usare fucili e galere.
Non soltanto quando acquistiamo merci noi consolidiamo il potere delle oligarchie che ci dominano. Ma anche ogni volta che apriamo bocca per parlare replichiamo e rafforziamo le strutture di un potere che proprio nel linguaggio ha annidato i suoi cecchini, i suoi censori, la sua polizia segreta.
La poesia – quale che sia il suo obiettivo, la sua forma, il suo contenuto esplicito – è sforzo di liberazione del linguaggio. Non c'è poesia che non sia insurrezione dello spirito materiale del verbo, quello spirito incompatibile con il potere, che intralcia i suoi scopi semplicemente perché contraddice l'unilateralità del suo voler significare.
Dunque "poesie per farsi ammazzare". Perché fare poesia, leggere poesia, affermare poesia, è gesto analogo a quello di chi si è frapposto all'avanzata di un carro armato a petto nudo; o a quello di Rachel Corrie, che a Gaza si piantò davanti a un buldozer per ostacolarne il procedere devastatore, e, con totale disinvoltura, fu stritolata. Come Garcia Lorca, come Anna Achmatova, come Osip Mandelst'am, come Jan Palach.
"Poesie per farsi ammazzare": non per farsi vanto di uno slogan, ma perché oggi tutto ci spinge a dire "se questo è ciò che volete, se questo è ciò che fate, se questa è la direzione in cui mandate le cose, allora ammazzateci tutti, perché noi opporremo poesia al vostro agire, al vostro essere, al vostro stesso esistere, opporremo poesia, e nient'altro che poesia, fino alla morte".

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