sabato 11 agosto 2012

Viaggio in Viet Nam #8: Na Trang e Hoi An

Da Tra Vinh a Saigon in bus (5 ore), il tempo di cenare e pisciare e quindi subito un altro bus per un viaggio notturno per Na Trang, a nord, tappa necessaria per spezzare il lungo viaggio verso Hoi An, nostra prossima meta. Sempre sleeping bus, dove si sta sdraiati in sedili recinabili competamente, disposti su tre file con due corridoi in mezzo, su doppio livello. Il primo bus non è male. Il secondo così così, ma dormire è praticamente impossibile. Non tanto per via del bus, quanto per la strada, e la guida: pur andando a una lentezza estenuante sembra di procedere su un campo sterrato. Buche e cesure nell`asfalto diventano sobbalzi e scossoni inspportabili per la sgangherate sospensioni del bus, e per le nostre schiene. Ogni volta che ci riusciamo ad addormentare un contraccolpo ci fa sgranare gli occhi. Inoltre velocità e frenate, clacson sempre e comunque, il motore che sembra quello di un tir.

Insomma, a Na Trang arriviamo distrutti, e ci buttiamo in spiaggia. La guida la descrive come la città balneare più cool del Viet Nam, quindi siamo pronti a sopportare una specie di Rimini o Viareggio asiatica, piena certamente di italiani. Invece la spiaggia è praticamente deserta, ci sono dieci "ombrelloni" di foglie di palma liberi e una donna con cappello a cono, completamente vestita, con mascherina davanti alla faccia e guanti di lana, che sembra fare la bagnina. Le diciamo che vogliamo prendere un ombrellone con sdraio. Ci dice: ok, 80.000 dong. Tre euro. Tutto il giorno. Restiamo praticamente soli lì, a goderci il mare tropicale e le palme, a soffrire un caldo umido mostruoso, combattendolo con frequenti immersioni in acqua.


Quella della mascherina è una faccenda che va spiegata. Chi vive in una città invasa da turisti giapponesi come Firenze sa di cosa parlo: quella mascherina di stoffa che portano legata alle orecchie, a coprire bocca naso e mento, come quella di un chirurgo. Qui la portano tutti. Soprattuttoi quando vanno in motorino (e quindi pensavamo per via dell`inquinamento), ma anche camminando, o stando fermi per strada, anche nel villaggio di Tra Vinh, dove di certo l`aria e` pulita. Si tratta del sole. Sembra che l'idea di prendere il sole li ripugni profondamente. Soprattutto le ragazze e le donne. Nessuno mai sta al sole, se proprio deve starci sta coperto completamente, con maniche lunghe, mascherina, perfino guanti. Anche noi alla fine ci siamo comperati le niostre mascherine, per girare in motorino per il Delta del Mekong. Infatti io non mi sono scottato in naso: in compenso gli avambracci mi sono diventati rossi come quelli di un maialino arrosto, avendo dimenticato la crema solare.

A Na Trang accadde questo: verso le 17, quando il sole cominciava ad abbassarsi (qui alle 18.30 il sole cala, e dopo 10 minuti e` buio pesto) la spiaggia ha cominciato a essere coperta dall`ombra dei grattacieli. Allora, via via che l`ombra avanzava verso il bagnasciuga, la gente (vietnamita) arrivava. In capo a mezz`ora la gran parte della spiaggia era completamente invasa da famiglie, bambini, ragazzi, vecchi, venditori e venditrici. I piu` vestiti di tutto punto, anche per fare il bagno, con jeans e maglietta a maniche lunghe, o con i soliti vestiti\pigiamini di cotone che portano spesso le donne. Una festa collettiva straordinaria, rapida, improvvisa, gioiosa: chi cucinava su graticole tascabili, chi mangiava, chi giocava. La nostra bagnina nel frattempo si era svegliata dal torpore che l`aveva attanagliata per tutto il giorno e si era messa a sistemare, preparare e riparare giubbottini galleggianti arancioni: decine e decine. Che i bambini andavano a chiederle per immergersi. Un lavorio impressionante. Quando abbiamo lasciato la spiaggia verso le 18 per andare a riprendere l`ennesimo autobus, la spaggia era un unico brulicare di persone che non lasciavano un metro quadrato libero, sulla spiaggia e nel mare, per chilometri a perdita d`occhio. Di li` a mezz`ora sarebbe stato completamente buio.

Gia` eravamo provati dalla nottata in sleeping bus, e il viaggio da Na Trang ad Hoi An ci ha dato il colpo di grazia. Un autobus a dir poco obsoleto, dove tutto, all`interno era in qualche modo scassato: mancava un pezzo qua o là, i sedili sbrindellati erano malamente coperti da materassini, aria condizionata malfunzionante, tutto vecchio e tremendamente rotto. L`idea di passarci la notte non era entusiasmante. Dieci minuti dopo essere partiti il bus si e` fermato. Non voleva saperne di ripartire. L`autista e` uscito, tra le proteste dei passeggeri (tutti turisti questa volta), e` andato a piedi fino al primo benzinaio ed e` tornato con una tanica di olio. Due botte al motore, una stretta a un bullone con una chiava inglese e siamo ripartiti. In qualche modo, incredibimente, siamo anche arrivati, 12 ore dopo, questa mattina. E, cosa ancora piu` stupefacente, io e Ramona siamo riusciti a dormire quasi ininterrottamente, nonostante tutto. Ogni tanto aprivo un occhio e vedevo che eravamo su stradine di montagna, incolonnati dietro corriere, camion e quant`altro possa arrancare in modo improbabile su strade tortuose.


Dopo questa due giorni faticosa e avventurosa, Hoi An e` un sogno. Nessuna parola migliore per descriverla. Una delle poche cittadine scampate alla distruzione della guerra, risparmiata dai raid americani che hanno raso al suolo la quasi totalita` del Viet Nam. Un villaggio storicamente abitato da vietnamiti, cinesi e giapponesi, per via del fiorente commercio di seta e ceramica che acnora lo caratterizza. Qui tutto e` rimasto come un tempo, un tempo immobile e calmo, tradizionale, le casette basse, semplici e stuccate e verniciate di verdino all`interno. la natura lussureggiante, che riempie tutto di orchidee, ninfee, fiori di loto, palme, banani, alberi giganteschi appoggiati alle casette, un fiume ampio e basso che scorre placidamente, attraversato da barchette di legno dipinto, guidate da donne con lunghi pali. Il traffico e` asse4nte, anche i motorini non accedono a certe zone, la pace e` totale. Sartorie su sartorie in stile cinese sono disponibili per fare abiti su misura in giornata. E al calare del sole tutta la citta` viene illuminata soltanto da lanterne di seta colorata appese ovunque: agli alberi, alle case, ai ponti: migliaia e migliaia. Uno spettacolo incredibile. E gli alberi: questi colossi con radici fluttuanti che scendono da rami imponenti e si avvinghiano ai tronchi per cercare il suolo, con altre piante che vi crescono sopra, e foglie gigantesche, e fiori rossi, grossi, duri, generosi, profumati... alberi come antiche divinta`, tant`e` che la gente di infla nei grossi meandri della corteccia batoncini rossi di incenso, che bruciano e inondano l`aria di odore, e celebrano le divinita` sparse nel tutto... Nell`interno delle case (spalancate come dappertutto), si intravede sempre l`altare dedicato ai morti e alle divinita`, con le camdele, gli incensi, il cibo (frutta) e i bicchierini. Alcune piccole case hanno degli altari imponenti, quasi delle stanze nelle stanze. E qui compare, nelle case, il tritratto delloi Zio Ho, quasi in tutte. Al sud era molto raro vederlo, e la storia di questo paese puo` aiutare a capire la ragione.


Staremo dentro questo sogno ancora tutto domani e dopodomani ci sposteremo piu` a nord, a Hue`, antica capitale dell`impero vietnamita. Ma dal sogno tutelato dall`UNESCO (anche ad uso turistico, certamente) ci risvegliamo leggendo un giornale locale: che ci ricorda l`attualita` di una guerra finita quasi 40 anni fa: l`agente arancio usato dagli americani nella loro guerra che fu anche una guerra chimica, di sterminio di massa, l`agente arancio leggiamo continua a mietere vittime, a causare la nascita di bambini malformati ecc. La bonifica e` molto lontna dall`essere completata. Il terreno e` intriso di questa sostanza simile alla diossina. Il governo ha deciso che da quest`anno il 10 agosto sara` il giorno dedicato alle vittime dell`agente arancio. Un`altra notizia ci colpisce: un professore di chimica del liceo e` stato condannato a 6 anni di carcere per avere diffuso propaganda ``anti stato`` e per avere postato in internet ``con la complicita` di elementi reazionari stranieri`` materiali contro il governo vietnamita. Infine ci soffermiamo su un curioso trafiletto che annuncia e compiange la scomparsa di una famosa stilista italiana, ottantaduenne, di cui noi non abbiamo mai sentito parlare.
Occhei, torniamo a goderci questo sogno fuori dal tempo, forse fuori dal Vietnam, per stasera, senza porci tante domande. Domani prendiamo un motorino e giriamo i dintorni, tra risaie, isole, campagne, villaggi. E forse vedremo un altro mondo, certramente vivido, e non tutelato dall`UNESCO.

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