blog di Carlo Cuppini

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domenica 14 febbraio 2021

Mascherine al banco: una parziale vittoria per i bambini

Da oltre tre mesi i bambini sono costretti a portare per almeno 8 ore al giorno la mascherina, a prescindere dalla situazione epidemiologica locale, e da qualunque considerazione di rischio psico-fisico. Il volto cancellato. L'"interesse superiore del fanciullo" - affermato dalla legge dello Stato 176/1991 - dimenticato. L'ordinanza del TAR del Lazio ordina al governo di "riesaminare la disposizione ... avendo rilevato vizi nell'istruttoria." Un provvedimento molto più soft e vago della precedente ordinanza del 4 dicembre, che costituiva una durissima accusa verso il modus operandi del governo. Il dpcm attualmente in vigore, che tra le altre cose pone l'obbligo di mascherina al banco, scade il 5 marzo. Da come il nuovo governo vorrà recepire l'ordinanza del TAR si capiranno moltissime cose su quello che aspetta tutti noi, e i bambini italiani. In ogni caso, continuiamo a lottare: è necessario fare pressione a ogni livello. Qui il mio articolo sul tema per "Radio Cora", piattaforma di informazione, laboratorio di nuova resistenza, cantiere per l'elaborazione e lo scambio di idee (http://www.radiocora.it/post?pst=39310&cat=news).

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Da tre mesi i bambini in Italia sono obbligati a indossare la mascherina anche al banco, continuativamente, a prescindere dalla situazione epidemiologica locale, per disposizione posta dal governo con il Dpcm del 3 novembre e rinnovata con quello del 14 gennaio (che scade il 5 marzo). Per i bambini delle primarie con il tempo lungo significa obbligo di mascherina per almeno 8 ore al giorno: aggiungendo gli altri momenti in cui devono indossarla prima e dopo la scuola, i bambini passano i 2/3 del tempo di veglia, ogni giorno, 5 giorni su 7, senza volto, ben consci che l’efficacia comunicativa delle loro espressioni facciali è disattivata, esclusi dal legame empatico con compagni e maestri nella misura in cui questo è legato all’espressività corporea e al linguaggio non verbale, la cui sede privilegiata è appunto il volto.

Avere negato a cuor leggero il volto all’infanzia, per un tempo tanto lungo, dimenticandosi del principio di proporzionalità e di “scalabilità delle misure di contenimento” (affermato dal CTS), resterà il contrassegno di un Paese naufragato nella sua crisi di panico, collassato sotto la propria incapacità di rispondere a un pericolo concreto, grave e circostanziato, se non con reazioni isteriche, indiscriminate, massimaliste, indifferenti a qualunque considerazione giuridica e, prima ancora, morale; al punto da non esitare a voltare le spalle alla sofferenza dei propri figli, lasciati soli di fronte a rischi non calcolati.

Di fronte ai dubbi, alle obiezioni e alle proteste di alcuni riguardo all’obbligo di mascherina imposto ai bambini, i consulenti del governo e gli esperti interpellati dai media hanno risolto la questione con una sostanziale alzata di spalle: con un variamente declinato (già da luglio scorso) “non c’è problema, perché non c’è impatto sull’ossigenazione né sul sistema immunitario” (addirittura dai tre anni secondo Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, nonché membro del CTS). L’idea di bambino che sta dietro queste posizioni evidentemente è: ammasso di materia organica coinvolto in processi chimici e meccanici. 

Chi ha criticato anche duramente questo obbligo sono stati alcuni pedagogisti, diversi garanti per l’infanzia regionali e locali, psicologi, educatori e genitori. Dall’imposizione dell’obbligo, a novembre, si sono susseguite manifestazioni, petizioni e ricorsi.

Il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato hanno mosso forti critiche e sollevato molti dubbi sulla proporzionalità e la motivazione del provvedimento. Dopo la pesantissima ordinanza del 4 dicembre, che metteva in discussione l’intero modus operandi del governo, il TAR del Lazio, con l’ordinanza 873 del 13 febbraio 2021, afferma che:

“Deve essere riesaminata in tempi brevi la disposizione del d.P.C.M. 14 gennaio 2021 (che, nelle more, non è sospeso), che impone l’uso delle mascherine in classe ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, avendo rilevato vizi dell’istruttoria.” Questa è la sintesi pubblicata sul sito istituzionale.

Non è di certo un provvedimento vincolante, e non sospende l’obbligo di mascherina per i bambini. In questo senso, è estremamente deludente per chi si è battuto e si batte contro l’obbligo di mascherina al banco. Sostanzialmente, il Tribunale ripassa la palla al governo.

La cosa buona è che, a seconda di come il nuovo esecutivo vorrà intendere questa ordinanza del TAR e tratterà il tema della mascherina al banco, capiremo esattamente quello che ci aspetta nei prossimi mesi.

Vedremo per prima cosa se Draghi vorrà dare seguito all’esercizio arbitrario e dispotico del potere inventato dal suo predecessore, perpetuando la pratica dei Dpcm (che probabilmente molti, quelli che “dipende dal prossimo dpcm”, danno ormai per scontata).

Vedremo anche se il collocamento di Marta Cartabia al Ministero della Giustizia significherà garanzia di un modus operandi del governo che non deroghi di un millimetro dal dettato costituzionale; o se al contrario avrà il senso di una aprioristica legittimazione di ogni possibile violazione della Costituzione eventualmente commessa dal governo. (Personalmente ho stima per la Cartabia e non penso che la seconda ipotesi possa essere confermata; al contrario sono certo che, qualora fosse opportuno, la Cartabia non esiterà a entrare in contrasto con il Presidente del Consiglio e con gli altri ministri, a tutela della Costituzione e della legalità).

In altre parole, entro il 5 marzo potremo dire, senza paura di sbagliare, “il re è vestito”, oppure “il re è nudo”. In ogni caso porteremo avanti la battaglia per il bene e per il rispetto dei bambini e dei ragazzi. 

Vale la pena ricordare qui che l’OMS, nel documento redatto congiuntamente con UNICEF con le linee guida sull’uso delle mascherine per i bambini, pubblicato il 21 agosto scorso, elenca una serie di rischi psico-fisici da tenere attentamente in considerazione qualora si opti per imporre l’obbligo tra i 6 e gli 11 anni; oltre a una serie di condizioni dalle quali dovrebbe derivare l’eventuale imposizione di tale obbligo, tra cui la considerazione della situazione epidemiologica “locale” (non nazionale o regionale). Lettera morta, in Italia, tanto il discorso sui rischi, quanto quello sulle condizioni.

Infine, a proposito di rischi, riporto l’esito di un recente rilevamento condotto in Germania sugli effetti della mascherina sui bambini, sottoposti a un utilizzo di 4,5 ore al giorno in media (la metà, rispetto ai bambini italiani): 

“Su un totale di 25.930 bambini, i disturbi causati dall’uso della maschera sono stati segnalati dal 68% dei genitori. Questi includevano irritabilità (60%), mal di testa (53%), difficoltà di concentrazione (50%), meno felicità (49%), riluttanza ad andare a scuola / all’asilo (44%), malessere (42%) disturbi dell’apprendimento (38% ) e sonnolenza o affaticamento (37%).”


Fonti:

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

DIRITTO SCOLASTICO

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA 2

RESEARCH SQUARE

WHO.INT

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