blog di Carlo Cuppini

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sabato 15 maggio 2021

"Sogni al quadrato": libri all'altezza dei bambini

Voglio parlare ancora di Emanuela Nava: maestra di parole buone, di parole coraggiose, di parole con radici profonde e con rami carichi di fiori e frutti da cui si diffondono semi, parole impegnative perché impegnano – a essere integri e sinceri, a essere vivi e non scappare. Parole che inchiodano, parole che accarezzano. Parole misteriose che velano, parole cristalline che rivelano. Con le sue parole d’argento Emanuela Nava illumina molti sentieri, per il cammino di bambini e ragazzi. Anche di quelli che vivono dentro di noi e pretendono di esistere, di essere ascoltati.


Ma voglio parlare anche di un progetto editoriale che, oltre a lei, coinvolge molte persone.

Nelle foto vedete due albi illustrati, per i bambini più piccoli (3-6), scritti da Emanuela Nava e illustrati da Annalisa Beghelli (“La piccola volpa rossa”) e da Emanuela Bussolati (“Drommi vince la paura”). Entrambi fanno parte della collana “Storie al quadrato” di Carthusia Edizioni. Bisogna ringraziare la direttrice editoriale Patrizia Zerbi per questa iniziativa perché - lo dico con le sue parole - “Con bambine e bambini si può parlare di tutto, anche di ciò che fa paura”. E tutti gli altri curatori della collana.

I 25 libri di questa collana fanno esattamente questo: parlano ai bambini “di tutto”, cioè delle cose di cui è più difficile parlare – e di cui quindi è più importante parlare. Con coraggio e gentilezza parlano ai bambini del coraggio che dobbiamo trasmettere loro e della gentilezza che devono poter trovare in noi. Parlano soprattutto delle avventure difficili che i bambini, certi della vicinanza fisica e ideale degli adulti, devono affrontare da soli, tenuti al riparo dall’angoscia. Prima di parlare, però, questi libri ascoltano: ascoltano i bambini, ascoltano gli esperti di bambini. Così in fondo, dopo la storia illustrata, si trovano stimolanti attività di immaginazione, scrittura e disegno, che rendono protagonisti i piccoli lettori. E si trovano anche le loro voci, dei bambini, raccolte dai curatori del progetto. E accanto a quelle, brevi scritti di esperti, psicologi, educatori.

“La piccola volpe rossa”, incantevole fiaba del freddo e del fuoco, della malattia e dalla salute, parla - senza parlarne - della leucemia e dei duri percorsi che attendono i bambini affetti da questa malattia. Parla in realtà soltanto di una strana sensazione con cui la piccola volpe all’improvviso si trova a fare i conti: e di un freddo che si fa strada dentro, fino al ritrovamento del fuoco che scalda, scioglie, cura e salva. Come in Vassilissa la bella e tante fiabe tradizionali, in fondo. Ma qui, invece della Baba Jaga, c’è da sfidare il terribile sguardo di un leopardo bianco che ruggisce da tanto lontano… L’aiuto di due nuovi amici, oltre all’amore della famiglia, sarà fondamentale perché la piccola volpe possa riuscirci.

“Drommi vince la paura” affronta il tema dell’esperienza del covid dal punto di vista dei bambini: non come malattia, ma come paura, privazione – un mondo inspiegabilmente mutato, le relazioni sospese. Una cappa di oscurità e solitudine scesa su tutte le cose. Cosa potrebbe dissiparla, se non le luci delle torce puntate verso il cielo per mandare segnali ai propri cari lontani? E i disegni apotropaici di mitici guardiani, immaginari ma comunque capaci di mettere paura alla paura, fino a farla scappare. Bella l’ambientazione mediorientale, beduina, il deserto, le dune a mezzaluna, le oasi.

Questo è un vero tendere le mani ai bambini, per trovarsi insieme in un luogo dove si deve parlare e ascoltare, narrare e dialogare, nello scambio intergenerazionale.
Il contrario del modo in cui questa epoca nuova e improvvisata ha preteso di irreggimentare i bambini in un “quadro svedese” di norme più utili a “rieducare” che a limitare il contagio: “rieducare” secondo una pedagogia autoritaria che credevamo forse superata per sempre; ma che la crisi attuale ha riportato in auge, insieme a tante altre imperdonabili debolezze degli adulti. Irreggimentare e colpevolizzare: uno schema tetro e irresponsabile con cui gli adulti hanno cercato di esorcizzare le proprie paure, trasferendo il rischio alla generazione successiva, a spese dei figli. Un conto ancora difficile da quantificare.

Con iniziative come questa – grazie alla sensibilità, alle qualità e all’impegno di persone come Emanuela Nava e Patrizia Zerbi – torniamo alla gioiosa responsabilità di costruire il futuro per e con i più piccoli.

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